10 dopo l’originale, diretto da Oliver Hirschbiegel, basato sul romanzo Black Box di Mario Giordano e sull’esperimento carcerario di Stanford, torna al cinema The Experiment. Ad occuparsene, in quest’occasione, non più il cinema tedesco, che nel 2001 portò in sala con successo l’esperimento con il titolo Das Experiment, bensì Hollywood, con Paul Scheuring, creatore di Prison Break, in cabina di sceneggiatura e di regia, e Adrien Brody, Forest Whitaker, Elijah Wood e Cam Gigandet protagonisti.
Aspettando news ufficiali sull’uscita nei cinema americani, datata 2010 ma senza altre informazioni, il film ci regala oggi il primo inquietante ed angosciante trailer. Nell’originale tedesco la storia era incentrata su un gruppo di uomini comuni che si prestano a prendere parte ad un esperimento scientifico. Vengono quindi assegnati loro dei ruoli - prigionieri o guardie - e tenuti rinchiusi per osservare come il loro comportamento verrà modificato in base al ruolo assunto, al potere ed al controllo. Brody vestirà i panni del leader dei prigionieri mentre Whitaker sarà una delle guardie, corrotta dal potere. Straordinaria, nel film originale, la prova di Moritz Bleibtreu.
Soul Kitchen (Soul Kitchen, Germania, 2009) di Fatih Akin; con Adam Bousdoukos, Moritz Bleibtreu, Birol Ünel, Wotan Wilke Möhring, Jan Fedder, Peter Lohmeyer, Dorka Gryllus, Lukas Gregorowicz, Maria Ketikidou, Catrin Striebeck, Marc Hosemann.
ll giovane Zinos, proprietario di un ristorante, non naviga in buone acque. La fidanzata Nadine si è trasferita a Shanghai, i clienti del suo “Soul Kitchen” stanno boicottando la cucina del nuovo cuoco e Zinos soffre anche di mal di schiena. Per il locale, le cose iniziano a girare nel verso giusto quando l’innovativo stile culinario comincia a venire apprezzato da un pubblico alla moda. Zinos, invece, continua a soffrire per amore. Decide quindi di andare a trovare Nadine in Cina, lasciando il ristorante in mano all’inaffidabile fratello Illias, ex-detenuto…
Non è la prima volta che Fatih Akin dimostra di saperci fare con la commedia. Certo, Soul Kitchen a suo modo è una rivelazione, un film che è una commedia tout court, ma basta vedere il film per cui il regista di origini turche è diventato famoso nel mondo cinefilo per rendersi conto che l’energia e il controllo del genere appartengono già al dna del regista. Si tratta de La sposa turca, Orso d’Oro a Berlino, bel melò che però ha una prima parte divertente, travolgente ed energica. Proprio come tutto Soul Kitchen.
Certo, poi c’è stata la conferma di talento con un’altra storia drammatica, l’altrettanto bello e forte Ai confini del paradiso, premio per la sceneggiatura a Cannes. Il tutto per dire che, qualunque storia racconti e qualunque stile narrativo decida di adottare per raccontare le storie dei suoi personaggi, Fatih Akin resta una forza della natura, a tratti esagerata, e per questo davvero godibile e a tratti liberatorio.
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Soul Kitchen è firmato da Fatih Akin ed interpretato da Adam Bousdoukos, Moritz Bleibtreu, Birol Ünel, Wotan Wilke Möhring, Jan Fedder, Peter Lohmeyer, Dorka Gryllus, Lukas Gregorowicz, Catrin Striebeck.
Il giovane Zinos ha un ristorante ma il locale non fa buoni affari. Ad un certo punto tutto cambia e i clienti aumentano. Zinos però sente la mancanza della fidanzata che si è trasferita. Decide di partire per starle vicino e lascia il ristorante al fratello Illias…
Il film sarà nelle sale dall’8 gennaio 2010, qui trovate il trailer.

Mr. Nobody - di Jaco Van Dormael (Concorso)
Quello di Van Dormael è senza dubbio il film più strano visto dalla sottoscritta qui in Laguna quest’anno. Tanto strano che ha spaccato a metà l’opinione dei presenti alla proiezione stampa di ieri sera. Da una parte chi fischiava, dall’altra chi applaudiva entusiasta. Auspico che una seconda visione possa chiarire le idee anche agli indecisi. Alcune scelte cromatiche e registiche sono molto azzeccate, ma il film risente di eccessiva lunghezza
Il film, un po’ troppo pretenzioso, mescola fantascienza, filosofia esistenziale e romanticismo, portando in scena la storia di Nemo Nobody in una sorta di Sliding Doors caleidoscopico. Se a Gwyneth Paltrow, perdendo la metropolitana, veniva offerta la possibilità di dare un differente corso alla propria vita, a Nemo Nobody vengono offerte possibilità quasi infinite, almeno due per ciascuna scelta che il protagonista deve prendere nel corso della propria esistenza. La macchina da presa esplora ognuna di esse, seguendo tre filoni principali, le tre vite che Nemo avrebbe potuto vivere accanto ad Anna, Elise e Jeanne. Ma chi è veramente Mr. Nobody, quali delle tante possibili vite ha veramente vissuto? Buone le prove attoriali di Jared Leto, Sarah Polley, Diane Kruger, Rhys Ifans e Juno Temple…ma non basta. Una piccola nota per i Potteriani: Toby Regbo (Nemo a 16 anni) è attualmente impegnato nelle riprese di Harry Potter e i Doni della Morte, nel ruolo di Silente da giovane.
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Marco Müller si è detto particolarmente felice di avere in concorso Fatih Akin, che non era mai stato prima alla Mostra di Venezia. Dopo i due film che l’hanno definitivamente consacrato, ovvero gli acclamati e riusciti La sposa turca e Ai confini del paradiso (rispettivamente Orso d’Oro a Berlino e Prix du scénario per la miglior sceneggiatura a Cannes), Akin torna al cinema con una commedia, ovvero Soul Kitchen.
Il giovane Zinos, proprietario di un ristorante, non naviga in buone acque. La fidanzata, Nadine, si è trasferita a Shanghai, i clienti del suo “Soul Kitchen” stanno boicottando la cucina del nuovo cuoco e Zinos soffre anche di mal di schiena. Per il locale, le cose iniziano a girare nel verso giusto quando l’innovativo stile culinario comincia a venire apprezzato da un pubblico alla moda. Zinos, invece, continua a soffrire per amore. Decide quindi di andare a trovare Nadine in Cina, lasciando il ristorante in mano all’inaffidabile fratello Illias, ex-detenuto. Entrambe le decisioni si rivelano però un disastro: Illias perde al gioco il ristorante che finisce in mano a un losco agente immobiliare e Nadine ha ora un altro compagno.
Il cast è composto da Adam Bousdoukos, Moritz Bleibtreu, Birol Uenel, Anna Bederke e Pheline Roggan. Soul Kitchen scenderà in campo giovedì 10 settembre, alle 19.30 in Sala Grande. In attesa di vederlo, gociamoci questa gallery di immagini.
Festival di Venezia 2009: Soul Kitchen di Fatih Akin - Gallery d’immagini



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Un programma al di sopra delle aspettative. Chiariamolo fin da subito, a scanso di equivoci: il cartellone della 66. Mostra Internazionale del Cinema di Venezia sulla carta promette un’edizione molto buona. Concentriamoci per ora sui film in concorso, e più tardi parleremo delle altre sezioni. Non preoccupatevi se vedete qualche nome mancante: è probabile che il film che cercate sia fuori concorso, ma qui le sorprese non mancano.
Confermati innanzitutto i rumors delle ultime settimane sugli italiani: ancora una volta, come l’anno scorso, i titoli nostrani del concorso ufficiale sono quattro. Si tratta ovviamente del film d’apertura Baaria di Giuseppe Tornatore, de Il Grande Sogno di Michele Placido, con Scamarcio, Trinca, Argentero, Orlando e Morante, La doppia ora, opera prima di Giuseppe Capotondi con Filippo Timi e Ksenia Rappoport, e, unico film Rai contro tre Medusa, Lo spazio bianco di Francesca Comencini, con Margherita Buy.
Sorprendente la sestina americana: dopo gli ormai sbandieratissimi Moore, Herzog, l’esordio di Tom Ford con A single man, fa piacere anche vedere confermato il nuovo Todd Solondz, The Road di Hillcoat e soprattutto -in concorso!- Survival of the Dead di zio Romero. Nella triade orientale, spunta la sopresona Tsukamoto con il suo nuovo capitolo di Tetsuo. Ottima la selezione francese, con Denis, Rivette, Chéreau confermati e la “new entry” Mr. Nobody di Jaco Van Dormael. Due lavori tedeschi (ma ovviamente Akin ha origini turche e Shirin Neshat iraniane), uno austriaco, e poi ancora Sri Lanka, Egitto e Israele. E manca ancora il film a sorpresa, per un totale di 24 film in corsa per il Leone d’Oro.
Dopo il salto, tutti i titoli del concorso ufficiale di Venezia 66.