Nella più squallida periferia di Torino, la giovane clandestina romena Luminita vive alla giornata borseggiando i paganti per pagare gli aguzzini che le hanno rubato i documenti. Luminita sta però organizzando un piano per scappare e ottenere una nuova identità, ma per farlo ha bisogno di soldi. Per compiere il suo progetto ha bisogno di una vittima, una persona sola e possibilmente debole. Sceglierà Antonio, un uomo anziano e malato che vive in una situazione di grande miseria e che necessita continue cure mediche. In ospedale avverrà il primo incontro tra i due, ma questo strano rapporto sarà destinato a evolversi in qualcosa di diverso e di inaspettato.
Si parte da lontano, dall’alto. Le sette opere di misericordia, almeno quelle corporali, sono state elencate dallo scrittore ecclesiastico Lattanzio (secondo secolo dopo Cristo) e sono enumerate così: dar da mangiare agli affamati, dar da bere agli assetati, vestire gli ignudi, alloggiare i pellegrini, visitare gli infermi, visitare i carcerati, seppellire i morti. La storia di Luminita e di Antonio raccontata dai fratelli De Serio segue questa singolare scansione a capitoli, rifacendo a una tradizione che fin dalla pittura caravaggesca è stata fonte di ispirazione artistica.
Il punto di partenza è decisamente impegnativo, si potrebbe avvertire una punta di presunzione da primi della classe, se non fosse che i fratelli De Serio sono già noti per i loro cortometraggi e documentari dai temi maturi e non decisamente semplici. Rileggere in chiave attuale le opere di misericordia non è un processo semplice e, in questo caso, non ha nulla di mistico o religioso.
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