Emily Watson ed Hugo Weaving sono i principali protagonisti di Oranges and Sunshine, esordio dietro la macchina da presa del figlio di Ken Loach: Jim Loach. La pellicola è stata presentata in Concorso lo scorso anno al Festival di Roma (e qui c’è la nostra recensione) senza però riuscire ad infiammare gli animi. In vista della release statunitense, prevista per il prossimo 21 ottobre, arriva on-line un nuovo trailer che vi mostriamo qui sopra.
Oranges and Sunshine porta sullo schermo uno dei più discussi scandali inglesi degli ultimi 50 anni. Basato su Empty Cradles, libro di memorie di Margaret Humphreys, la pellicola di Loach racconta di come la Humphreys, assistente sociale di Nottingham, scoprì un segreto nascosto per anni dal governo britannico: 130.000 bambini inglesi indigenti inviati all’estero, soprattutto in Australia, alla fine degli anni ‘50. Bambini di pochi anni, a cui fu raccontato che i loro genitori erano morti, deportati all’altro capo del mondo, rinchiusi in istituti e spesso oggetto di terribili abusi. A questi bambini veniva promessa una vita “piena di arance e sole” ma ad attenderli c’erano solo privazioni, orfanotrofi, preti poco evangelici.
La storia è davvero interessante, il tema attuale e scottante, gli interpreti sono di indubbio talento…credo possa valere la pena di dare un’occhiata all’opera di esordio di Loach, nonostante registicamente al di sotto delle aspettative. Riusciremo a vederlo sugli schermi italiani? Personalmente nutro dei seri dubbi in proposito. Forse si può sperare che approdi sul mercato dell’home-video o venga trasmesso da qualche canale televisivo in pay-per-view. Che ne dite?

E arrivò anche il tempo dei pronostici. Il V° Festival Internazionale del Film di Roma si avvia alla conclusione, dopo 10 giorni di proiezioni, più o meno apprezzate, in un Auditorium che anche quest’anno ha comunque superato la prova d’esame, resistendo a vari disastri organizzativi che hanno visto proiezioni doppiate (The Social Network), e clamorosamente saltate e solo dopo recuperate (Carlos). Ma chi riuscirà a far suo il Marc’Aurelio d’Oro, lo scorso anno finito tra le mani del danese Brotherhood? Il Concorso, e questo è innegabile, ha regalato pochi titoli davvero apprezzabili. Se le altre sezioni hanno proiettato film che hanno conquistato applausi e consensi, basti pensare a The Social Network, Animal Kingdom, Let Me In, Gasland e Waiting for Superman, le 16 pellicole in Concorso hanno suscitato pochi apprezzamenti, tranne rare eccezioni.
A correre per il titolo più ambito sarebbero rimasti in quattro: Heaven (In a Better World) di Susanne Bier, candidato danese all’Oscar 2011 e in sala stampa considerato da molti come favorito numero uno, il drammatico Rabbit Hole di John Cameron Mitchell, il convincente Oranges and Sunshine e la sorpresa belga, Kill Me Please, per il sottoscritto autentico vincitore di un Festival che ha osato poco, se non con quest’ultimo titolo, low budget, girato in poco più di due settimane, grottesco e divertente, con una morte in bianco e nero da deridere e rappresentare. Possibile sorpresa, tra i 4 in volata, l’australiano Little Sparrows di Yu-Hsiu Camille Chen, da molti amato e al tempo stesso odiato, dividendo la critica. Difficile pensare ad una vittoria ‘italiana’, con Una Vita Tranquilla a cui probabilmente andrà il Premio per il Migliore Attore, a Toni Servillo, che sarebbe meritatissimo.
Più complessa la corsa al riconoscimento per la Miglior Attrice, con Nicola Bartlett di Little Sparrows e Nicole Kidman di Rabbit Hole in lotta con la straordinaria Emily Watson di Oranges and Sunshine, mia personalissima vincitrice. In base a chi farà suo il Marc’Aurelio d’Oro, avremo di conseguenza il Gran Premio della Giuria, che potrebbe andare a premiare uno dei quattro delusi rimasti a bocca asciutta. Ma sarà davvero così? Dopo il saltino, aspettando la cerimonia di premiazione di domani pomeriggio, i miei pronostici per i premi maggiori:
Una giornata ricca e impegnativa. Visti in mattinata il convincente Burke & Hare e lo splendido Animal Kingdom, il 2° giorno ufficiale del Festival di Roma si è concluso con due titoli particolarmente attesi, ovvero In a Better World e Oranges and Sunshine. Il primo diretto dalla più famosa regista scandinava, Susanne Bier, di ritorno a Roma due anni dopo Noi due sconosciuti, mentre il secondo impreziosito dall’esordio alla regia di Jim Loach, figlio del pluripremiato Ken.
Titoli scottanti, capaci di trattare temi delicati, che hanno provocato e continueranno a provocare polemiche, soprattutto in patria, con applausi più o meno sentiti alla fine di entrambi le proiezioni. Dalla Bier, figlia del Dogma larsvontrieriano e candidata all’Oscar nel 2006 per Dopo il Matrimonio, ci si aspettava il film del riscatto, dopo l’immeritata indifferenza suscitata dal suo ultimo titolo, e in parte riscatto c’è stato. La regista danese vola alto, azzardando un collegamento tanto forte quanto probabilmente reale, paragonando l’apparente quiete occidentale al caos da guerriglia del Sudan. Perdono e vendetta, ci ricorda la Bier, non hanno confini, sono universali, tanto in Africa quanto in un freddo paesino della Danimarca.
Attraverso sguardi, volti, lacrime trattenute e smorfie di dolore, Susanne Bier disegna i protagonisti della sua storia, divisi tra Sudan e nord dell’Europa, tra un campo medico di accoglienza in mezzo al nulla, con uno psicopatico a piede libero che per puro divertimento sventra donne incinta, e una scuola di periferia dove la violenza è pronta a colpire, ovunque, anche tra i banchi, tra i ragazzi, adolescenti ma non per questo privi di rabbia, frustazione ed odio. Aiutata da un parterre di attori di primissimo grado, con uno dei due piccoli protagonisti maledettamente inquietante, la Bier non fa prigionieri, portando in sala un mondo dove la violenza, più gratuita che giustificata, è sempre più all’ordine del giorno, dando così allo spettatore l’opportunità di scegliere da che parte stare. Perdono o vendetta? Quando l’uno viene letteralmente sopraffatto dall’altra?
Dopo l’annuncio del Presidente di Giuria, ovvero Sergio Castellitto, ecco arrivare un’altra importante news per il Festival Internazionale del Film di Roma 2010, ovvero l’ingesso nel programma ufficiale di Oranges And Sunshine, esordio alla regia di Jim Loach, figlio dell’immenso Ken.
41 enne, Jim ha trascorso gli ultimi 10 anni a realizzare film tv, per passare ora al grande schermo, con questo Oranges And Sunshine, interpretato da Hugo Weaving ed Emily Watson. Tratto dal libro di Margaret Humphreys, Empty Cradles, il film, sceneggiato da Rona Munro, autore anche di Ladybird Ladybird per ‘papà’ Ken, porterà in sala la vera storia di Margaret Humphreys, assistente sociale che negli anni Ottanta portò alla luce uno scandalo legato alla tratta illegale di bambini, sotto tutela statale inglese ma deportati in Australia e in altri paesi del Commonwealth.
Dopo Rabbit Hole, Crime d’amour, Winx Club 3D – Magica Avventura e Last Night, ecco così arrivare un altro titolo per il 5° Festival del Cinema di Roma.