Chi ha parlato? Chi cazzo ha parlato? Chi è quel lurido stronzo comunista checca pompinaro che ha firmato la sua condanna a morte? Ah, non è nessuno eh? Sarà stata la fatina buona del cazzo!

Stanley Kubrick moriva dieci anni fa nella sua casa di campagna all’età di 70′anni. La stampa e la rete giustamente lo ricordano: lui, regista per eccellenza, oggetto infinito di studio, di dibattito, di letture, interpretazioni ed opinioni. Un regista freddo, un regista da amare ad ogni costo, un regista senza eredi: le definizioni si sprecano. E in molti ricordano anche il progetto incompiuto del Napoleon, in “risposta” al film-fiume di Gance.
Non c’è corso di cinema, libro sugli audiovisivi, sulla regia, sulla sceneggiatura che non analizzi abbondantemente qualche suo film, qualche sequenza, qualche momento. Kubrick è il modello da studiare, un metro di paragone inarrivabile e alieno. Ma, senza voler essere provocatori, Kubrick è anche regista di emozioni. Un paradosso, un’assurdità: basti pensare alla perfezione maniacale della tecnica dei suoi film e alla (presunta) glacialità che le sue immagini regalano allo spettatore.
Ore ed ore spese a studiare la fotografia di un’inquadratura, ore spese a studiare la prospettiva, le posizioni degli attori. E una documentazione impressionante del campo artistico, come si vede facilmente in Barry Lyndon. Ma sotto l’inattaccabile e affascinante cura tecnica, sotto l’estetica più perfetta del perfetto, si nasconde sempre e comunque un’etica che, colta anche solo per un attimo e in minima parte, distrugge tutto e re-inventa il pensiero. C’è chi la chiama filosofia.

Avete ancora tre settimane per visitare la mostra dedicata a Stanley Kubrick al Palazzo delle Esposizioni a Roma che chiude il 6 gennaio 2008. Si potrà vedere materiale inediti scovato negli archivi di Kubrick: copioni, appunti, costumi, fotografie, filmati dietro le quinte dei suoi capolavori.
Per chi non riuscisse ad andare fino a Roma vi regalo una galleria di foto scattate dalla bravissima fotografa Ribes Sappa che ringrazio tanto, le altre le trovate sul suo sito.
Buon viaggio.
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La forza del potere che governa le scelte degli uomini è sempre stata una delle tematiche importanti della filmografia di Kubrick. Accade anche in questo capolavoro del 1957, molto probabilmente il miglior film di guerra (o sulla guerra) di tutti assieme ad altri tre o quattro titoli, tra cui compare sempre del grandissimo regista anche Full Metal Jacket.
Prima di affrontare la guerra coi toni grotteschi, taglienti ed ironici de Il Dottor Stranamore, Kubrick guarda alla Prima Guerra Mondiale con toni lucidissimi e drammatici. Orizzonti di gloria è riflessione su una follia che mette i brividi, è un urlo filosofico contro l’essere umano capace di intollerabili orrori, è amarissimo e straordinario. Provate a (ri)guardarvi l’ultima scena, di un coraggio, di una sensibilità e di una bellezza rare. Come tutto il film, diretto in modo esemplare dal primo all’ultimo secondo: conferma che Kubrick è -e non solo è stato- il “più perfetto” regista di sempre.
Meravigliose interpretazioni di Kirk Douglas (che ha prodotto anche il film) e Adolphe Menjou. Da vedere e rivedere.
Oggi, 14:00, La7