
Ricordate la Top 20 di fine anno di Quentin Tarantino? Erano in molti ad aver storto il naso non tanto per la qualità dei film presentati (anche se in molti hanno notato la presenza di certe pellicole tutt’altro che esaltanti), anche perché lì si va a gusti e tant’è, ma per la mancanza “sorprendente” di un titolo in particolare: Somewhere di Sofia Coppola, che Tarantino e la sua giuria hanno premiato col Leone d’Oro all’ultima Mostra di Venezia.
Il sito Vulture ha contattato proprio il regista di Kill Bill per avere delle delucidazioni, chiedendosi se il problema stia nel fatto che Tarantino pensi che Innocenti Bugie e Robin Hood (sono i due titoli citati dall’articolo) siano meglio del film della Coppola. Ecco cos’ha risposto:
Sono un po’ imbarazzato, in realtà. Perché non era mia intenzione tirare una frecciatina a Somewhere o a Sofia. Semplicemente non ho considerato nessun film di quelli visti a Venezia per la classifica. Il mondo sa già cosa penso riguardo a quei titoli… li ho messi in una “scatola” diversa, quello era un lavoro ufficiale, non guardavo i film al cinema in modo indipendente. Ora vorrei aver messo Somewhere nella lista - non pensavo qualcuno c’avrebbe fatto caso. Se l’avessi saputo, l’avrei messo in Top 10.
E così si spiega anche l’esclusione di altri titoli che Tarantino ha molto amato al Lido, come Ballata dell’odio e dell’amore di Álex De la Iglesia, che ha applaudito fino a spellarsi le mani. Tarantino non ha voluto specificare però quale titolo avrebbe tolto dalla classifica per fare spazio a Somewhere.

Una vittoria ‘dimezzata’. Annunciato primo posto al box office americano per Vi Presento i Nostri, uscito mercoledì e capace d’incassare 48 milioni di dollari in 5 giorni, con una media per sala di 9,620 dollari, ovvero come indovinato dal 17% di voi al Fantaboxoffice. Un risultato non esaltante per la commedia della Universal, costata 100 milioni di dollari e riuscita, nel Natale 2004, ad incassare oltre 70 milioni di dollari nello stesso lasso di tempo con il capitolo due. Ci ritroviamo quindi ad un ‘meno 22′ milioni di dollari rispetto al capitolo precedente. Il fatto che il 24, il 25 e il 26 abbiano combaciato con il weekend ha ovviamente influito sui risultati finali dell’intera Top10. Ad esordire in seconda posizione, a sorpresa, sono stati i fratelli Coen con True Grit, remake de Il Grinta. Da anni un film dei Coen non beneficiava di un numero così consistente di sale a disposizione (oltre 3000), tanto da arrivare ad incassare 37 milioni di dollari in 5 giorni di programmazione, con una media per sala di 8,402 dollari. Mai Joel ed Ethan erano andati incontro ad un esordio tanto ‘ricco’, con quasi 26 milioni di dollari raccolti nelle ultime 72 ore, segno che il western, negli States, e soprattutto il loro cinema, da anni giustamente applaudito, ancora tirano. Battuto anche il weekend d’apertura del vero favorito agli Oscar 2011, ovvero The Social Network, per un film, acclamato dalla critica americana con il 94% di recensioni positive su RottenTomatoes, costato poco meno di 40 milioni di dollari e pronto a raggiungere e superare ‘incasso più alto fatto segnare da un titolo dei Coen, fino ad oggi in mano a Non è un Paese per Vecchi, riuscito nel 2007 ad arrivare ai 74 milioni di dollari casalinghi. Allora fu Premio Oscar, chissà che il tutto non si ripeti.
Dopo appena una settimana è così scivolato addirittura in 3° posizione Tron Legacy. Numeri tutt’altro che positivi per il blockbuster della Disney, costato complessivamente poco più di 300 milioni di dollari (170 di budget, 150 di marketing). - 54.3% sugli incassi rispetto al fine settimana passato e ’solo’ 20 milioni di dollari incassati nelle ultime 72 ore, per un totale che, dopo 10 giorni, ha toccato quota 88 milioni. Pochi, troppo pochi, dinanzi ad un titolo che deve assolutamente superare i 500/550 milioni di dollari worldwide per iniziare ad andare in attivo. Attualmente ha raggiunto appena i 160. E la strada si è fatta clamorosamente in salita. Quarta piazza per Narnia 3, riuscito a perdere pochissimo rispetto al weekend scorso, -12.8%, ed arrivato ai 64 milioni di dollari (193 worldwide), dopo esserne costati 155, seguito da The Fighter, arrivato ai 28 milioni di dollari, dopo esserne costati 25, e L’Orso Yoghi 3D, a dir poco deludente con i suoi 37 milioni, dopo esserne costati 80. Uscito ieri in sala, I Fantastici Viaggi di Gulliver in 3D avrebbe incassato poco più di 7 milioni di dollari in 48 ore, con una media per sala di appena 2,828 dollari, confermando l’annata ‘no’ della Fox. Mentre Black Swan prosegue la sua marcia (-21.3% sugli incassi), toccando quota 30 milioni di dollari, dopo esserne costati 13, Rapunzel supera finalmente Megamind, arrivando ai 144 milioni, Harry Potter 7 arriva ai 273 milioni di dollari, e The Tourist si appresta ad abbandonare la top10 con una triste nona posizione ed un totale decisamente ‘povero’, nomination ai Golden Globes o no, che segna 41 milioni di dollari, dopo esserne costati 100.
Da segnalare la clamorosa uscita dalla Top10, dopo appena 10 giorni di programmazione, di James L. Brooks e il suo Come lo Sai, costato la folle cifra di 120 milioni di dollari e riuscito ad incassarne appena 15. Una botta pazzesca per la Sony e per lo storico produttore, a volte prestato alla regia, con tanto di Premio Oscar sul comodino. Tra i film in corsa per l’ambita statuetta e lanciati in quest’ultimo fine settimana con poche copie a disposizione The King’s Speech, riuscito ad incassare quasi 5 milioni di dollari, con un’ottima media per sala di 6,511 dollari ed un totale di 8 milioni e mezzo di dollari, dopo esserne costati 15, 127 Hours, che non decolla ed arriva ai 10 milioni di dollari, dopo esserne costati 18, Country Song, riuscito ad incassare 17,300 dollari con 2 sale a disposizione, lo splendido The Illusionist, che ha esordito con poco più di 50,000 dollari con 3 sale a disposizione, The Tempest, floppone annunciato costato 20 milioni di dollari, spernacchiato a Venezia ed arrivato ai 194,000 dollari, Rabbit Hole, ancora ‘lento’ nel partire, con appena 176,000 dollari incassati in 10 giorni, dopo esser costato 5 milioni, e Somewhere di Sofia Coppola, lanciato in 7 copie e riuscito a raccogliere 196,000 dollari in 72 ore. Assolutamente privo di uscite di rilievo il prossimo fine settimana, con Blue Valentine e Another Year che sbarcheranno rispettivamente in 4 e 6 copie. La sfida, in sostanza, si giocherà ancora una volta tra i Coen, Vi Presento i Nostri e Tron Legacy. Chi riuscirà a spuntarla?
Scandalosamente uscito da Venezia senza neanche un premio, l’esilarante Potiche di Francois Ozon sbarcherà nei cinema italiani il prossimo 5 novembre. Qui da noi recensito in anteprima, il film, dopo averci mostrato il trailer italiano pochi giorni fa, torna a far parlare di se’ grazie all’arrivo di una clip inedita, sempre in italiano, con protagonista assoluta lei, una divina, incantevole e maestosa Catherine Deneuve, vista da tutti come super favorita alla Mostra per la Coppa Volpi come Migliore Attrice, andata poi all’attrice di Attenberg, Ariane Labed. Al fianco della Deneuve, autentica paladina femminista, Gerard Depardieu e Fabrice Luchini.
1977, Sainte-Gudule, Francia del nord. Suzanne è una moglie tutta casa e famiglia sottomessa al ricco industriale Robert Pujol. Robert dirige la sua fabbrica di ombrelli con il pugno di ferro e ha un atteggiamento sgradevole e dispotico sia con gli operai, sia con i figli e la consorte, che considera solo una bella statuina. A seguito di uno sciopero e del sequestro del marito, Suzanne si ritrova a dirigere l’azienda e, con grande sorpresa di tutti, si rivela una donna intelligente, capace e determinata. Ma quando Robert torna a casa in piena forma dopo una cura di riposo, la situazione si complica…
Una volta visto il film, tratto da una pièce teatrale, capirete i mugugni in Laguna per il discusso trionfo di Somewhere di Sofia Coppola, visto che Potiche, almeno per il sottoscritto, è come minimo due spanne superiore. Da non perdere.

Un esordio indubbiamente non esaltante, anche se soddisfacente, tanto da trasformarlo nel miglior esordio della saga al boxoffice nostrano. Sono poco più di un milione gli euro incassati da Resident Evil: Afterlife al botteghino italiano, caratterizzato da un altro weekend di caldo e bel tempo, per la ‘gioia’ degli esercenti. 1.181.327,50 gli euro incassati dal film grazie al 3D, ai quali vanno sommati gli incassi relativi al 2D, per un totale di 1.344.277 euro, come indovinato dal 33% di voi al FantaBoxOffice. Ad approfittarne, per il terzo fine settimana consecutivo, è Shrek e Vissero Felici e Contenti. Sono 14 e mezzo i milioni di euro raccolti dal film della Dreamworks, lontano dai predecessori e pronto a chiudere la propria corsa a quota 17/18 milioni, diventando così il cartoon più visto dell’anno nel nostro paese. Sicuramente non esaltanti le altre due uscite forti del fine settimana, ovvero La Solitudine dei Numeri Primi e The American. 906.608,95 gli euro incassati dal film di Saverio Costanzo, come indovinato dal 40% di voi al FantaBoxOffice, per un titolo che a questo punto dovrà puntare con forza al passaparola, onde evitare di fermarsi ai 3 milioni di euro (se non addirittura sotto), risultato che, se confermato, sarebbe estremamente deludente, considerando il milione e mezzo di copie vendute dal romanzo di Paolo Giordano.
Peggio è andata al film con George Clooney protagonista. Solo 512.621,47 gli euro raccolti dalla pellicola, quasi interamente girata in Italia ma probabilmente dallo scarso appeal sul grande pubblico, tanto da portare la Universal a non fare nessun tipo di promozione, lasciando così sul Lago di Como il bel George. Deludente. Scendendo in classifica non sfondano I Mercenari di Sly Stallone, arrivati a superare i due milioni di euro, mentre si attende la ‘ventata veneziana’ per Somewhere di Sofia Coppola, fino ad oggi pessimo al botteghino, considerando anche l’enorme lancio promozionale che l’ha visto protagonista, con poco più di un milione di euro incassato.
Mentre prosegue il ‘caso’ Giustizia Privata, straordinario con i suoi 4 milioni di euro, supera il milione e mezzo di euro Karate Kid, inattesa sorpresa in negativo al botteghino nostrano, con L’Apprendista Stregone che supera i 6 milioni di euro, avvicinandosi ai 7, e Nightmare che si appresta ad abbandonare la Top10 con 1.878.002 euro in tasca. Estremamente ricco anche il prossimo weeekend, con Come Cani e Gatti 2, Sharm El Sheikh - Un’estate indimenticabile, Mangia, Prega, Ama, Fratelli in Erba e Mordimi all’assalto dell’Orco Verde. Chi riuscirà a detronizzarlo?
Venezia. La Mostra il giorno dopo le Leoni piangenti. Piangono gli esclusi, parte del pubblico, parte degli addetti ai lavori, parte degli opinionisti. Una bella festa, non c’è che dire. Eppure Quentin Tarantino, presidente carismatico e gestore di una unanimità bulgara (come si dice) della giuria, merita i riflettori per un motivo che supera la scelta di Somewhere di Sofia Coppola, leoncina dalle lacrime di gioia, e quelle degli altri film o degli altri premiati.
Ricordiamoli: i loro nomi figureranno nell’albo d’oro della Mostra in una pagina che probabilmente in futuro verrà girata in fretta, per andare oltre. Leone d’argento alla regia per Alex de la Iglesia, Balada triste de trompeta, tristissima pagliacciata sulla sfondo del franchismo, un gran sbracciarsi per un fumetto che invidia Batman; premio ahinoi anche per la sceneggiatura.
Leone d’oro all’insieme dell’opera a Monte Hellman, regista amato dai cinefile, autore di un esangue, commemorativo di generi giallo-pirandelliani e di se stesso, Road to Nowhere. Miglior attore Vincent Gallo per Essential Killing, ci può stare, diretto da Jerzy Skolomoskji, regista polacco, un vecchio ragazzo, che ha avuto il premio speciale. Miglior attrice Arian Labed, meritato, protagonista del film greco Attenberg. Miglior attrice emergente Mila Kunis in Black Swan. Ecco tutto.
E anche quest’anno la kermesse cinematografica veneziana è giunta al termine. Come sempre accade, c’è chi è soddisfatto dei premi assegnati e chi avrebbe voluto vederli tributati ad altri titoli. Fa parte del gioco. Il nostro Gabriele ha già esaurientemente commentato qui tutti i premi di questa 67a edizione del Festival di Venezia, perciò non spenderò troppe parole per descrivere la serata. Lascio che a parlare siano le immagini; quelle del red carpet della cerimonia conclusiva, e quelle dei premiati Sofia Coppola, Alex De La Iglesia, Monte Hellman e Ariane Labed.
Le foto di Dame Helen Mirren e del cast di The Tempest - film di chiusura di quest’anno - saranno on-line domani. Tornate a trovarci!

C’è un po’ di amarezza, forse di delusione, nel seguire la cerimonia di chiusura della 67. Mostra del Cinema di Venezia. Parliamoci chiaro: noi siamo tra i sostenitori di Somewhere, e chi scrive ha gradito decisamente il film. E a suo modo Quentin Tarantino ha avuto “coraggio” nel voler premiare un fim che evidentemente ha davvero amato, passando sopra le barriere che tutti avevano già messo tra lui e la ex Sofia Coppola.
La puzza di conflitto d’interessi resta, ma soprattutto resta l’idea che, nonostante (ribadiamo) Somewhere ci sembri un bel film, doveva essere premiato altro con il Leone d’Oro. Siamo felicissimi per Alex de la Iglesia, che con il suo splendido Balada triste de trompeta si porta a casa sia il Leone d’Argento per la regia, sia l’Osella per la sceneggiatura. Sommando i premi, possiamo dire che abbiamo un Leone d’Oro morale?
Scherzi a parte, non ci dispiace anche il Premio della Giuria per l’”essenziale” e bel Essential Killing di Jerzy Skolimowski, e un po’ ce l’aspettavamo. Ci aspettavamo poi la Coppa Volpi a Vincent Gallo sempre per Essential Killing: non lo nascondiamo, ma tifavamo clamorosamente per lui. Che deve posare la macchina da presa e smettere di fare film, abbassare un po’ la cresta (battuta scontata…), ma che resta un attore bravissimo, nel caso specifico del film di Skolimowski impressionante.

Un weekend ancora ‘estivo’, forse l’ultimo. Nonostante le tante uscite forti, l’ultimo settimana ha visto incassi ridotti rispetto alle previsioni della vigilia. Resta così in vetta Shrek e Vissero Felici e Contenti, 4° ed ultimo capitolo della celebre saga Dreamworks. Sono 11 i milioni di euro raccolti dal film dopo 12 giorni di programmazione, ovvero 4 in meno rispetto a quelli incassati alla fine del secondo weekend in sala dal capitolo precedente, arrivato poi a fine corsa ai 20 milioni. Un risultato, quest’ultimo, difficilmente raggiungibile da Shrek 4, anche dinanzi all’aiuto dei rincari dovuti ai ticket 3D. I Mercenari di Sly Stallone non ce l’hanno così fatta ad agguantare il primato, deludendo. Con 5 giorni di programmazione alle spalle, il film, distribuito dalla 01, si è portato a casa ’solo’ 1.267.496,72 euro, staccando 196.282 ticket, ovvero come indovinato dal 12% di voi al FantaBoxOffice. Un risultato magro, per un titolo particolarmente pompato anche in Italia, incapace di replicare in sala l’entusiasmo esploso in rete.
Ancora peggio sono andate le altre 3 new entry di peso del weekend. Disastroso il remake di Karate Kid, riuscito a dar vita ad incassi importanti un po’ in tutto il mondo tranne che da noi, con appena 724.992,67 euro raccolti, per una media per sala nettamente inferiore ai 3000 euro e 113.598 spettatori paganti. Di questo passo difficilmente raggiungerà i 3 milioni di euro. Particolarmente ’spinto’ da tv e quotidiani, anche Somewhere di Sofia Coppola non ha fatto faville, raccogliendo 474.559,57 euro in 72 ore di programmazione, anche se con quasi 250 copie in tasca, mentre ancora peggio è andata ad Amore a mille… miglia, accontentatosi di appena 152.902,56 euro. Spiccioli, considerando le quasi 200 sale a disposizione. Finito lo stillicidio delle novità, chi continua a stupire è Giustizia Privata, arrivato ad un passo dai 3 milioni di euro, per la gioia della Moviemax, probabilmente sorpresa quanto noi da questo inatteso boom.
Sono invece 6 i milioni di euro raccolti da L’Apprendista Stregone, a conti fatti comportatosi benissimo nel nostro paese, considerando anche i numeri provenienti dal resto d’Europa e soprattutto dagli States, mentre si conferma un enorme delusione Nightmare, arrivato al milione e mezzo di euro dopo 10 giorni di programmazione. Weekend sulla carta pesante anche il prossimo, con tre titoli pronti a scannarsi al botteghino, ovvero Resident Evil: Afterlife, The American e La Solitudine dei Numeri Primi. Riuscirà Saverio Costanzo a battere le corazzate hollywoodiane?
Un weekend decisamente ricco, che ha visto arrivare titoli particolarmente ‘ricchi’ come I Mercenari e Karate Kid ma anche film un po’ più di nicchia, ma non per questo meno attesi, come Somewhere e Amore a Mille Miglia. Finalmente usciti anche nei cinema italiani, li avete visti?E se sì, vi sono piaciuti? Vi ha convinto il ritorno di Sofia Coppola? Condividete le ottime critiche ricevute a Venezia o ritenete il film sopravvalutato? E la commedia romantica ed atipica con la Barrymore protagonista, vi ha divertito o lasciato indifferenti? Insomma, a voi voti e commenti. Il cinema, come sempre qui su Cineblog, è nelle vostre mani.
Lo sapete. Sofia Coppola al Lido con Somewhere. Brividi italoamericani al Lido. Succede a volte così. Quando il nostro cinema rimane un po’ in ombra, ci si ricorda di Frank Capra, Martin Scorsese, Bob De Niro, Francis Ford Coppola, e via discorrendo. Ovvero, italoamericani di svariate generazioni che sanno qualche parola di italiano, qualche volta solo un dialetto stentato sentito in casa dai genitori. Il cinema ha di bello che viaggia il mondo, integra linguaggi e ispirazioni, e non cambia le situazioni.
I registi e gli attori di cui sopra sono fieri della loro origine, spesso tenuta sotto traccia, e sono soprattutto fieri di aver partecipato al sogno americano, di cui sono diventati le star. E’ il gioco delle emigrazioni e della sorte. Per ricordarcelo, la Mostra ha chiamato a presiedere la giuria il genio Quentin Tarantino - che vuole Lino Banfi per il suo prossimo film- e anche la sua ex fidanzata (dicono le gazzette): Sofia, figlia del regista che ha una meritata fama per “Il padrino” e in particolare, a mio parere, per “Apocalipse Now; e che è anche un noto e apprezzato vitivinicoltore. Cinema e bottiglie doc.
Sofia era già stata a Venezia con uno dei suoi primi film, il grazioso (per non dire carino) Lost in Translation. Questa volta ha portato in concorso una sagra di banalità su Hollywood e note ambientali che può persino sconcertare. Niente di nuovo sulla capitale delle grosse produzione e sulle sue magiche storture fra gli affari, le frustrazioni e, come si diceva anni fa, le angosciose alienazioni dal troppo o troppo poco successo. Eppure. Però.
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