
Al Festival di Berlino del 2009 London River fruttò il premio per la migliore interpretazione maschile a Sotigui Kouyate. Con un anno e mezzo di ritardo (ma in alcuni casi è ancora valido il motto ‘meglio tardi che mai’) a partire dal prossimo 27 agosto potremo finalmente vedere il film sceneggiato e diretto da Rachid Bouchareb anche sugli schermi italiani. Nel cast Brenda Blethyn, Roschdy Zem, Sami Bouajila e Bernard Blancan.
Qui di seguito e dopo il salto trovate la locandina italiana ed una gallery di immagini della pellicola. Il trailer italiano lo trovate qui, mentre qui c’è la nostra recensione in anteprima.
Foto e locandina italiana di London River, nei cinema dal 27 agosto
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London River di Rachid Bouchareb, con Brenda Blethyn e Sotigui Kouyate.
Londra, la mattina del 7 luglio 2005, intorno alle 9 quando le strade sono affollate per l’ora di punta, quattro bombe esplodono in diversi quartieri della città. I terroristi hanno fatto detonare delle cariche esplosive contenute nei loro zaini, mentre viaggiavano sui mezzi pubblici, in pochi minuti è il caos. 56 morti e oltre 700 feriti sconvolgono una città che era sempre stata considerata sicura.
Il vecchio Ousmane, musulmano che vive in Francia, e la signora Sommers, preoccupati per la sorte dei rispettivi figli si recano nella capitale inglese sperando di trovarli. Le loro vite si incroceranno scoprendo che i due ragazzi si amavano e vivevano insieme. La signora Sommers dovrà fare i conti con i suoi pregiudizi e il suo velato razzismo nei confronti dell’islamismo, ma presto il loro destino li stringerà sempre più vicini.
Attraverso gli straordinari volti di Brenda Blethyn (Segreti e Bugie, L’erba di Grace) e Sotigui Kouyate (The Mahabharata, Genesis) il regista franco-algerino Rachid Bouchareb, autore di Little Senegal (2001) e Indigènes (2006) premiato a Cannes, racconta la storia toccante di due genitori alla disperata ricerca dei rispettivi figli negli attimi drammatici che seguono gli attentati nella città di Londra. I due genitori, provenienti da realtà completamente differenti, sono costretti a confrontarsi con le loro paure e devono accettare di superarle insieme per poter superare il dolore della perdita.
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Tutti contenti dei verdetti della Giuria capitanata da Tilda Swinton, a quanto pare. Nessuno scandalo, nessun premio immeritato e tanta soddisfazione. Si chiude così la 59a edizione del Festival di Berlino, che, vuoi per la mancanza di star, vuoi per la presenza poco “glamour” dei film ha fatto poco parlare di sé.
Eppure c’è stata tanta gente al festival: 270000 biglietti venduti, 20000 accreditati da 136 paesi. Un record per la Berlinale, e di conseguenza tanta felicità per il direttore Dieter Kosslick. Commozione soprattutto per Claudia Llosa che con il suo La teta asustada porta alla ribalta il Perù, per la prima volta in competizione, vincendo l’Orso d’Oro.
Prendendo spunto da una leggenda che vuole che ai figli delle donne violentate venga trasmessa per eredità una malattia, il film racconta la storia di Fausta nel ventennio che va dal 1980 al 2000, tra violenza e guerriglia. Vera sorpresa è stata Gigante di Adrian Biniez, direttamente dall’Uruguay: una commedia ambientata in un supermercato che narra le vicende di un’enorme guardia di sicurezza che tenta di dichiararsi all’amata donna delle pulizie. Per lui tre bei riconoscimenti (Gran Premio della Giuria, Premio Alfred Bauer, Miglior Opera Prima).
Dopo il salto tutti i premi di questa edizione della Berlinale.
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