
Trionfatore a Cannes e in assoluto tra i film favoriti ai prossimi Oscar, The Tree Of Life di Terrence Malick ha suscitato non poche discussioni, sia tra la critica (qui la nostra recensione e qui le nostre ‘analisi’) che tra il pubblico. Costato 30 milioni di dollari, e riuscito ad incassarne 40 in tutto il mondo, 12 dei quali negli Usa, il film Fox Searchlight torna quest’oggi a far parlare di se’ grazie a delle piccate dichiarazioni rilasciate da Sean Penn, co-protagonista da Oscar apparso decisamente ’sprecato’, se paragonato al suo enorme talento. D’altronde il montaggio adoperato da Malick ha tagliato ore ed ore di pellicola, tanto che nei mesi scorsi si è parlato di una versione homevideo da 6 ore, finendo per ‘limitare’ la presenza in sala dell’attore, che si è così sfogato sulle pagine del Le Figaro .
“Non ho affatto trovato sullo schermo l’emozione dello script, che è in assoluto il più bello che io abbia mai letto. Una narrazione più chiara e più convenzionale avrebbe aiutato il film senza, a mio parere, diminuire la sua bellezza e il suo impatto. Francamente, sto ancora cercando di capire quello che ho fatto e quello che avrei dovuto aggiungere in quel contesto! Per di più è lo stesso Terry a non essere mai riuscito a spiegarmelo in modo chiaro. È un film che consiglio a condizione che venga visto una sola volta, senza preconcetti. Sta a ciascuno cercare di trovare una connessione personale, emotiva o spirituale, con la pellicola. Coloro che ci riescono lasciano la sala molto commossi”.
Dichiarazioni stizzite, da parte di Sean, probabilmente infastidito dalla poca presenza del suo personaggio sullo schermo, letteralmente oscurato dall’inattesa e straordinaria bravura di Brad Pitt. In realtà nulla di nuovo per il regista, famoso per la maniacalità con cui in fase di montaggio taglia quasi completamente intere parti. Come dimenticare il ‘povero’ Adrien Brody, inizialmente protagonista de La Sottile Linea Rossa, per poi essere drasticamente ridimensionato? Per non parlare di Mickey Rourke, Bill Pullman, Viggo Mortensen, Gary Oldman e Martin Sheen, addirittura completamente tagliati in post-produzione.
Ora, dando per scontato che Malick mai e poi mai risponderà pubblicamente a Penn, voi che ne dite. L’attore ha ragione, o molto più semplicemente non ha ancora accettato i pesanti tagli a cui è dovuto andare incontro?

Dopo The Tree of Life (l’avete visto?) Terrence Malick è pronto per un nuovo film che ancora non ha un titolo quindi lo chiameremo Untitled Terrence Malick Project. Oggi Cineblog vi racconta la trama e vi parla del cast:
Neil (Ben Affleck) e Marina (Olga Kurylenko) sono marito e moglie ma lui l’ha sposata solo per non farle scadere il permesso di soggiorno e per non farla espatriare. Non si amano e entrambi hanno storie fuori dal matrimonio. Cercano aiuto da Padre Quintana (Javier Bardem), ma i loro problemi coinvolgono anche la figlia…
Nel cast: Rachel McAdams, Ben Affleck, Rachel Weisz, Javier Bardem, Barry Pepper, Olga Kurylenko, Jessica Chastain, Amanda Peet, Charles Baker. Scritto da Terrence Malick. Nelle sale dal 2012.
Nella foto qui sopra Ben Affleck e Rachel McAdams, fotografati da Mary Cybulski – © RedBud Pictures.

600,000 metri di pellicola girata (370 miglia, 595 km), per una versione iniziale di 8 ore. Alla fine in sala ne è arrivata una di ’soli’ 138 minuti. Pochi, troppo pochi per una storia simile, che prova a riscrivere la nascita dell’Universo. Terrence Malick ha in mente di rimetter mano al suo The Tree of Life, trionfatore a Cannes e in odore di Oscar, con una versione director’s cut di 6 ore. Dopo mesi e mesi di tagli, che hanno tardato quasi all’infinito l’uscita in sala del film, il leggendario regista avrebbe in mente questa ‘follia’ cinematografica. Ad annunciarlo il suo direttore alla fotografia, Emmanuel Lubeski, alla rivista Les Cahiers du Cinéma.
Una versione fiume che concentrerà la propria attenzione sulla maturazione dei bambini, sul rapporto con il padre e la madre, con i piccoli ancor più protagonisti. D’altronde nella versione approdata al cinema è evidente come Malick dia attenzioni differenti ai tre fratelli. Nella versione finale, pensata per l’homevideo, molto probabilmente tutto si riequilibrerà. Ma sei ore non saranno forse un po’ troppe?
Fonte: Playlist
Volete un buon motivo per andare a vedere The Tree of Life, superando magari la pigrizia che vi trattiene dall’andare in uno dei pochi cinema che lo proiettano? Se nemmeno la nostra recensione è riuscita a smuovervi, probabilmente allora ci riusciranno due come Christopher Nolan e David Fincher, registi che sicuramente non hanno bisogno di presentazioni (a meno che negli ultimi anni non abbiate vissuto su Marte).
Non “potendo” avere Terrence Malick a descrivere il proprio lavoro davanti alla telecamera, Fox Searchlight si è rivolta a Nolan e Fincher per realizzare una featurette dedicata proprio a The Tree of Life, nella quale i due registi parlano sia del lavoro specifico fatto da Malick, che della loro ammirazione per il regista nato a Waco, in Texas.
Come dicevamo, se finora niente e nessuno vi hanno convinti nell’andare a vedere The Tree of Life, probabilmente dopo aver visto questo video riconsidererete la cosa. Altrimenti ci arrabbiamo.
Via | Firstshowing.net

Vinta la Palma d’Oro al Festival di Cannes, The Tree of Life di Terrence Malick è uscito 7 giorni fa anche negli States. Solo 4 copie a disposizione per il momento, e una sbalorditiva media per sala, pari a 93,230 dollari, per un totale di 589,840 dollari incassati. Ebbene, quei 4 cinema che l’hanno proiettato hanno ricevuto non solo la copia della pellicola ma anche dei precisi accorgimenti, scritti dallo stesso Malick, da prendere al momento della proiezione. Quattro ‘comandanenti’ che alimentano la ‘leggenda’ di questo regista, maniacale non solo in cabina di regia, e di montaggio, ma anche al buio della sala. Perché il film, secondo Malick, andrebbe proiettato in questo modo:
1.) Proiettare il film utilizzando il rapporto 1.85:1
2.) Impostare il fader dei sistemi Dolby e DTS a 7.5 o 7.7 (più elevati rispetto all’impostazione standard di 7)
3.) Visto che sono assenti i titoli di testa, chiede che le luci siano spente completamente ben prima della proiezione del primo fotogramma
4.) Le lampade di proiezione dovrebbero essere “Proper Standard” (5400 Kelvin) “, con il livello di Foot-Lambert possibilmente di 14 fL
Richieste dettagliate, da autentico cinefilo, per un regista attento anche a quei minimi particolari che potrebbero rovinare una proiezione, nel caso in cui venissero tralasciati. E visto il livello spesso bassissimo, per non dire becero, in cui vengono proiettati alcuni film, tra immagini sfocate e pellicole rovinate, i comandamenti di Malick dovrebbero diventare ‘una regola’. Perché il primo a dover pretendere una proiezione ‘perfetta’, al buio della sala, dovrebbe essere proprio colui che quel film l’ha diretto.
Fonte: Collider

Si sono spenti i riflettori sulla Croisette e si sono subito accese numerose polemiche in merito a vincitori e vinti. Ma non è nostra intenzione affrontare l’argomento in questo post. Altri colleghi ne hanno già parlato e ne parleranno. Per ora limitiamoci a guardare le ultime foto in arrivo dal tappeto rosso e dal photocall dei premiati della kermesse cinematografica più celebre d’Europa e dedichiamoci a commenti più leggeri e gossipari. A Festival concluso vi chiedo: quale abito da sera visto in questi giorni sul red carpet ci è piaciuto di più? Chi la star più elegante?
Fonte: Zimbio

The Tree of Life di Terrence Malick ha vinto il Festival di Cannes 2011, Cineblog lo ha amato (ecco la nostra recensione), voi l’avete giudicato così e i critici della carta stampata come lo hanno accolto? Ecco qualche stralcio per discutere con voi. Il disegno qui sopra è opera del nostro vignettista Andrea Lupo.
Paolo Mereghetti - Il corriere della sera: (…) qui si ha l’impressione che il regista si sia fatto guidare dall’intuito, dalla visionarietà, dall’ambizione, senza chiedersi fino a dove la sua scommessa fosse intellegibile. Così, dopo essersi fatti affascinare da immagini straordinarie, dopo aver seguito la scoperta delle durezze della vita attraverso gli occhi di un adolescente e aver capito che il sogno americano (inculcato dal padre Brad Pitt e messo in opera dal figlio Sean Penn) rischia di farci perdere il senso profondo della realtà, restiamo comunque con qualche dubbio, come di fronte a un’opera di cui si ammira l’ambizione ma che finisce anche per esserne un po’ soffocata.
Giacomo Visco Comandini - Il Riformista: (…) Il merito di Malick è di condurre lo spettatore in un viaggio extracinematografico, utilizzando però armi convenzionali del cinema: un montaggio di suoni, immagini, musica. Il regista texano vola alto, anzi altissimo per sollevare il suo sguardo sull’universo. Realizza un requiem sulla morte e sulla vita (…) La forza di Tree of Life è allo stesso tempo il suo difetto ovvero quello di concedere allo spettatore una sola possibilità: o abbracciare o abbandonarsi completamente a questo viaggio oppure rinunciare a tutto e tornare a casa. (…) il nuovo Malick è un film da un colpo solo: prendere o lasciare.
Continua a leggere: The Tree of Life: le recensioni della carta stampata
Al solito, ci sarà da discutere e le polemiche non mancheranno. Il 64. Festival di Cannes chiude i battenti con alcune dimenticanze, tra quelle segnalate dalla critica: in primis il super-favorito Le Havre di Aki Kaurismaki. Quelli da premiare, poi, forse ci sono tutti, ma con una doppia dimenticanza che ci riguarda da vicino: This Must Be The Place di Paolo Sorrentino, fino a questa mattina tra i favoriti per un premio importante, e Habemus Papam di Nanni Moretti, fuori dai giochi per la Palma ma con possibilità sin da subito per un premio a Michel Piccoli.
La Palma d’Oro alla fine è andata a The Tree of Life di Terrence Malick, che ovviamente non è salito a prendere il premio, ritirato da due produttori (nell’immagine qui in alto). Vince un cinema difficile, molto discusso, fischiato, applaudito. Lascerà un segno nella Storia? Signori, come facciamo a dirvelo: è uscito da quattro giorni… Ex-aequo per il Grand Prix con Il ragazzo con la bicicletta dei fratelli Dardenne e Once Upon A Time In Anatolia di Nuri Bilge Ceylan. I primi sono abbonati ai premi cannensi, ma il loro è un cinema che evidentemente conquista tutte le giurie, al di là della facile ironia. Il secondo fa un cinema ostico che continua a non convincere tutti: ma un motivo ci sarà se anche lui è costantemente premiato?
Premio della Giuria per Polisse di Maïwenn, racconto tosto e dallo stile documentaristico, secondo molti un film notevole. Ma la grande sorpresa del palmarès è il premio alla regia al grande Nicholas Winding Refn per Drive, che sale sul palco, legge il discorso dall’iPhone e ringrazia Ryan Gosling. Qui c’è lo zampino di De Niro. Sorprese anche per le interpretazioni: nonostante Von Trier, Kirsten Dunst vince per Melancholia (Lars, le fai vincere tutte!), e Jean Dujardin è il miglior attore per The Artist. Standing ovation per lui (campanilismo?). Miglior sceneggiatura al tagliente Joseph Cedar di Footnote.
Dopo il salto tutti i premi di Cannes 2011.

Uscito mercoledì in Italia, e in odore di Palma d’Oro al Festival di Cannes, The Tree of Life di Terrence Malick può finalmente essere commentato anche da voi. Da noi esaltato, e questa mattina da Gabriele ‘analizzato’, il film, distribuito da 01, ha incassato 306.898,46 euro in 4 giorni di programmazione, con 50.051 ticket staccati. Voi siete tra questi cinquantamila che son corsi al cinema per ammirarlo? Vi è piaciuto? Annoiato, esaltato, ammaliato, commosso, infastidito? Vi ha convinto l’epico racconto del leggendario regista, con tanto di ‘nascita dell’Universo’? E gli attori, vi hanno soddisfatto? Credete anche voi, come il sottoscritto, che Brad Pitt si mostra finalmente per quello che è, ovvero un grandissimo attore? Pregi e difetti della pellicola? E infine, credete che sia da Palma d’Oro, senza dimenticare gli Oscar del prossimo anno? Insomma, a voi voti e commenti.

Il post è PIENO ZEPPO DI SPOILER. Non leggete se non avete visto The Tree of Life.
Continuo a pensare una cosa che ho scritto fin da quando sono usciti i primi tweet di commento dopo la proiezione stampa di The Tree of Life: è un film che fa paura. Nel senso che mette in soggezione e fa un po’ paura criticare, ovvero analizzare, (ri)pensare, scriverne, e forse fa paura “schierarsi” (uno dei mali della critica, oggi). Ho visto ieri il nuovo film di Terrence Malick e vorrei dire la mia, anche se ne sono un po’ intimorito in prima persona, e infatti questi sono “appunti”, pensieri critici personali che spero possano stimolare un dibattito sul film.
Mi è capitato di leggere che The Tree of Life è un film sotto forma di poesia. Lo ha detto anche Brad Pitt in conferenza stampa a Cannes. Sarà, ma credo che bisognerebbe partire da altro per approcciarsi al film: ed è il fatto non secondario che Malick ha studiato filosofia, si è laureato e per un periodo l’ha anche insegnata. Lo si ripete spesso quando esce un suo film, e mi sembra un buon punto di partenza anche in questo ultimo caso.
Terrence Malick è quindi uno studioso di filosofia, e per un’analisi approfondita su The Tree of Life credo bisognerebbe avere qualche conoscenza (che personalmente non ho, mea culpa) sulla teodicea. Ce lo dice subito la didascalia iniziale, con i versetti di Dio a Giacobbe: “Quando io ponevo le fondamenta del mondo, tu dov’eri?“. Ripercorriamo velocemente la storia di Giobbe e accantoniamolo per un po’ (ma se avete visto A Serious Man non occorre il ripasso), tanto tornerà dalla finestra.