Lontano dal paradiso (Far from Heaven, USA, 2002) di Todd Haynes; con Julianne Moore, Dennis Quaid, Dennis Haysbert, James Rebhorn, Patricia Clarkson.
Stasera, 20.40, RaiTre
Perché Lontano dal paradiso è un film di Todd Haynes e non può essere di nessun altro? Innanzitutto una premessa doverosa: il film arriva dopo l’eccentrico Velvet Goldmine, che ripercorre le strade del Glam Rock anni ‘70. I due film vanno a braccetto soprattutto per un semplice motivo: sono costruiti sulla falsariga di altri due film.
Se l’indagine di Velvet Goldmine seguiva la costruzione (e spesso ne citava alcuni movimenti di macchina, alcune soluzioni e alcune scene) di Quarto Potere, Lontano dal paradiso riprende in parte la trama di Secondo amore di Douglas Sirk. Negli anni ‘50, una donna, madre e moglie perfetta, scopre che il marito è “ammalato” di omosessualità; troverà un altro amore tra le braccia del giardiniere, un uomo di colore.
La poetica di Todd Haynes non si ferma alla citazione o alla riproposizione di un modello: in entrambi i casi, non si tratta di lesa maestà o cinefilia fine a sè stessa. Semmai va oltre, e soprattutto in questo caso racconta, con lo stile del mélo di quegli anni, con gli splendidi colori accessi di Sirk e il ritmo avvolgente di un perfetto film anni ‘50, di tematiche improponibili per quel periodo. Ed è ormai ben chiaro cosa ossessiona il regista: in primis il perbenismo di una società malata e il tema dell’omosessualità (spesso repressa). Coraggioso e originale, come il successivo e splendido Io non sono qui.
E’ stata presentata a Torino la 23esima edizione del GLBT Film festival “Da Sodoma ad Hollywood”, la terza che si avvale si avvale della gestione e dell’organizzazione del Museo Nazionale del Cinema, che si svolgera’ dal 17 al 25 aprile al cinema Ambrosio, fatta eccezione per la serata d’inaugurazione e per la serata finale, entrambe in programma all’Ideal.
Grazie a uno sguardo acuto e sensibile, anno dopo anno il festival è cresciuto diventando una delle principali finestre e occasioni di dialogo per la comunità glbt e il grande pubblico. Suo, inoltre, il merito di aver fatto conoscere in Italia le prime opere di registi come François Ozon, Gus Van Sant, Derek Jarman, Todd Haynes e, recentemente, Eytan Fox, Apichatpong Weerasethakul, Alain Guiraudie, Auraeus Solito, Brillante Mendoza e tanti altri.
Fra gli eventi del Festival, è d’obbligo citare l’omaggio a Divine, icona per eccellenza del camp, scomparsa prematuramente a soli 43 anni nel 1988 (e già omaggiata indirettamente con i film di John Waters nel 2005) il Festival la ricorda attraverso l’immagine-regalo di Francesco Vezzoli e con la proiezione di un film di Paul Bartel, “Lust in the Dust” (1985), dove appare in coppia con Tab Hunter.

Che cosa rende un film ancor più magico ed emozionante? La musica, quella giusta, quella che ti entra nelle orecchie, nel cuore, nel cervello! In questa puntata di Cine-Contest vorrei proporvi un pò di musica, ma di quella giusta!
Per capirlo basta farsi avvolgere dall’atmosfera di un film e di una colonna sonora diventati autentici cult… Potremmo parlare di “The Blues Brothers” . Considerato un pilastro del cinema musicale americano, diretto da John Landis ed uscito nel 1980, “The Blues Brothers” raccolse l’ eredità del rithm’n’blues dei ghetti metropolitani e del soul delle periferie disagiate, divenendo una commedia musicale che celebra i grandi artisti ed icone che dagli anni ’40 agli anni ’70 resero popolari e famosi questi due generi musicali prevalentemente “black”.
Per non parlare del mitico The Wall di Alan Parker, dove la straordinaria musica dei Pink Floyd trova la sua espressione migliore. Un film psichedelico, catastrofico, visionario, angosciante. Un film dove immagini e la musica ci penetrano l’anima fino in fondo!
In questa puntata vorrei riunire tutti i film che hanno raccontato la nascita di una band musicale, di un nuovo talento della musica, i provini, le prime esibizioni, il successo, i fiaschi, gli eccessi delle rock-star, i loro drammi esistenziali…
Io non sono qui (I’m not there, USA, 2007) di Todd Haynes; con Christian Bale, Heath Ledger, Cate Blanchett, Richard Gere, Marcus Carl Franklin, Ben Whishaw, Charlotte Gainsbourg, Michelle Williams, Julianne Moore.
Le varie tappe di un uomo, in una ricostruzione falsa o vera che sia che comunque ha dell’incredibile. Lungo la sua vita, una persona si evolve, cambia, assume caratteristiche che si vanno rafforzando ed accentuando. E se attraversi varie tappe storiche importanti e ti chiami Bob Dylan, la tua storia è perfetta per un biopic. Questo deve aver pensato Todd Haynes, ad oggi tra i più geniali ed originali registi americani, quando ha deciso di iniziare il progetto di questo splendido I’m not there, da noi Io non sono qui, presentato in questi giorni in concorso al Festival di Venezia.
Bob Dylan lungo tutto il film ha vari nomi come John, Jude, Woody, ed ha i volti di Christian, Heath, Cate, Marcus, Richard e Ben. E non certo perchè i sei (eccezionali) attori solamente lo intepretino in epoche e momenti differenti. Più che altro è notevole lo sforzo di Haynes, nella sceneggiatura, di rendere le varie sfaccettature del cantautore, che ha approvato il film, forse perchè lo rappresenta come nessuno lo aveva mai rappresentato prima: in tutte le sue contraddizioni, in tutto il suo essere uomo.
Si inizia con Bob da ragazzino, che fugge in cerca di fortuna, e pian piano vengono introdotti gli altri attori, in un intreccio che bada più che alla logica alle emozioni e alle sensazioni, il tutto con un ritmo impressionante. C’è spazio anche per le donne della sua vita, come Claire (in realtà è Sara, interpretata dalla Gainsbourg), Alice… e sì, anche Edie (qui si chiama Coco), interpretata da una splendida Michelle Williams, che si mangia la factory girl Sienna con pochissime inquadrature.
Continua a leggere: Io non sono qui: recensione in anteprima
A pochi giorni dalla prima veneziana arriva finalmente l’attesissimo trailer di I’m not there!
La pellicola, diretta dal geniale Todd Haynes, con un cast suntuoso del calibro di Christian Bale, Richard Gere, Cate Blanchett, Heath Ledger, Michelle Williams, Charlotte Gainsbourg e Julianne Moore, la vedremo nelle sale italiane a partire dal 7 settembre.
Per ora godiamoci il trailer, dopo aver cliccato su continua, accompagnato dall’indimenticabile Like A Rolling Stone in sottofondo.
Film che sarà un prossimo protagonista agli Oscar, pronto ad accettare scommesse!
Velvet Goldmine. Regia: Todd Haynes con Jonathan Rhys Meyers (Brian Slade), Ewan MacGregor (Curt Wild), Christian Bale (Arthur Stuart), Toni Collette (Mandy Slade), Eddie Izzard (Jerry Devine).
C’è un film uscito nel 1998 che merita senz’altro di essere visto e ascoltato. “Velvet Goldmine” è un folle omaggio al periodo del glam rock, quello di Brian Eno, di David Bowie (a cui uno dei protagonisti è chiaramente ispirato), di Brian Ferry e Lou Reed…solo per citarne alcuni. Tutto inizia da un’inchiesta giornalistica: Artur Stuart, che ha il volto di Christian Bale, ha l’incarico di indagare su una rock star degli anni ’70 scomparsa ormai da una decina d’anni, Brian Slade. Artur è stato fan di Slade e di tutto quello che rappresentava: il glam rock, l’eccesso, la libertà di mostrare la propria ambiguità sessuale, di ribellarsi ai dictat del benpensanti. L’inchiesta diventa quindi un ritorno alla giovinezza di Artur, periodo che viene sintetizzato così: «Pensavamo di cambiare il mondo ed invece abbiamo cambiato soltanto noi stessi».
Il film è concepito con continui flash back: si contrappongono gli anni ’80 in cui i protagonisti sono adulti e disillusi e gli anni ’70, folgoranti e carichi di aspettative.
Sarà ricordato come un programma ricchissimo ma che lascia un po’ un senso di amaro in bocca, quello di Venezia 64. Tre importanti titoli che giravano da mesi non sono presenti in nessuna sezione. Via il dente, via il dolore: Sweeney Todd non ci sarà. Il film che più aspettavate e speravate avesse la sua anteprima al Lido (così magari da accelerare i tempi per la sua distribuzione nelle sale) non lo vedremo a settembre; in compenso, per il Tim Burton Day, sarà presentata la versione 3D di Nightmare Before Christmas.
Gli altri due grandi assenti sono Eastern Promises di Cronenberg e There Will Be Blood di Paul Thomas Anderson (due fra i film più attesi da voi lettori, secondo le risposte al sondaggio di ieri). Anche Planet Terror di Rodriguez non c’è. Mettiamoci l’anima in pace e guardiamo con ordine e in dettaglio il programma di questo 75° anniversario del Festival, che comunque contiene nomi grandissimi e molte conferme delle supposizioni che si sono fatte lungo questi mesi.
Iniziamo, come facciamo sempre nei casi dei programmi dei festival e delle mostre, con i film in concorso. 22 film “capeggiati”, come ormai sapete, da Espiazione (Atonement). Nel bel listone di quest’anno, troviamo in concorso, fra quelli del nostro sondaggio, Wes Anderson, Todd Haynes, Ang Lee e Ken Loach. E dove sono finiti Allen e Kitano? Tranquilli, ci sono, ma fuori concorso (ne parleremo tra pochissimo). In compenso, ecco una bella chicchetta da parte di Marco Müller: Takashi Miike in concorso, col suo western Sukiyaki Western Django! Chi c’è fra gli attori del film? Un certo Quentin Tarantino…
Su continua, i film in concorso nel dettaglio, con relativi link. Senza scordarci il solito film-sorpresa: che uno dei tre titoloni che non abbiamo letto oggi sia proprio la rivelazione di questa edizione?

Torniamo volentieri a parlare di I’m not there, dopo avervi mostrato un’interessante clip e dopo aver ripercorso la bella filmografia del suo regista Todd Haynes. Tra una settimana avremo la conferma della presenza del film a Venezia 64; intanto Azzurra (che ci segnala una notizia riguardo la pellicola per la seconda volta: non sono il solo che attende con ansia questa pellicola!) ci segnala un sito in cui si parlerebbe della trama della pellicola, ma soprattutto dei ruoli che i vari attori interpreteranno.
Ricordiamo che gli attori sono sei ed interpreteranno Bob Dylan in diversi momenti della sua vita e carriera. Prima precisazione: nessuno nella pellicola si chiamerà Bob Dylan, e i vari amici non avranno i loro veri nomi.
Iniziamo da Christian Bale, che interpreta il cantante all’inizio degli anni ‘60, e ci si concentrerà sulla data del 13 Dicembre del 1963, quando Dylan ritirò il Tom Paine Award, tre settimane dopo l’assassinio di John Fitzgerald Kennedy a Dallas. Dylan accettò il premio, che veniva consegnato ad un personaggio pubblico che avesse contribuito alla causa dei movimenti civili, ma fece un discorso riguardante soprattutto Lee Harvey Oswald, l’assassino di Kennedy, che fece scandalo… Il suo personaggio, secondo Imdb, avrà due nomi: John e Jack, forse perchè dall’agosto 1962 il cantautore cambiò nome facendosi chiamare da lì in avanti proprio Bob Dylan…
I’m not there è uno dei film più attesi del Festival del Cinema di Venezia, e non solo perchè è un biopic fuori dalla norma e originalissimo, ma anche perchè il suo regista è a tutti gli effetti uno dei più interessanti registi americani.
Nella pellicola firmata da Todd Haynes, il grande Bob Dylan sarà interpretato da sei diversi attori, per sottolineare alcune differenze nelle diverse tappe della vita dell’amato cantautore. Chissà come Dylan ha appreso la notizia che uno degli attori che l’avrebbe interpretato… sarebbe stata Cate Blanchett! Per ora nessuna sfuriata, come fu nel caso di Factory Girl. Chissà che anche lui non abbia apprezzato l’originalità di Haynes e ne sia rimasto soddisfatto.
Ricordiamo anche gli altri cinque attori che interpreteranno il cantante: Christian Bale, Marcus Carl Franklin, Richard Gere, Heath Ledger e Ben Whishaw. Ma nel cast sono presenti altri attori notevoli come Michelle Williams, Charlotte Gainsbourg e Bruce Greenwood, e non poteva mancare la musa del regista, Julianne Moore, qui alla sua terza collaborazione con Haynes.
La nostra lettrice Azzurra ci segnala una clip dal film in cui possiamo notare come la Blanchett si sia calata nei panni di Bob Dylan, mentre noi vi regaliamo anche alcune immagini scovate su KillerFilms. Trovate tutto su continua.
Continua a leggere: Una clip da I'm not there di Todd Haynes

E Bob Dylan si fece in sei. Non siamo diventati matti d’un colpo, ma è la rilettura che il regista americano Todd Haynes vuole fare nel suo nuovo I’m not there, che forse sarà presentato a Venezia 64. In sostanza, non un normale biopic, anzi: Bob sarà interpretato da sei attori diversi in sei diversi momenti della sua vita. A calarsi nei suoi panni saranno Christian Bale, Marcus Carl Franklin, Richard Gere, Heath Ledger, Ben Whishaw e… Cate Blanchett! Se pensate che Haynes sia un po’ pazzo, non avete tutti i torti: basta riguardare la sua filmografia, che certo non è vastissima (cinque film, compreso l’ultimo, in sedici anni, esclusi i lavori per la tv e qualche corto prima del suo primo lungometraggio), ma di certo interessante.
Se pensiamo che Poison, il bel primo film del regista (inedito in Italia, ma lo potete recuperare ad esempio su dvd.it) è un film che si divide in tre, raccontando tre diverse storie con tre stili differenti, allora abbiamo già chiaro di chi stiamo parlando. Lavoro estremamente sperimentale e originale, Poison mette le carte in tavola sin da subito su quali saranno gli elementi della filmografia di Haynes: l’omosessualità, la società per bene che cade a pezzi, lo spettro delle malattie (AIDS su tutte), un repertorio tutt’altro che banale nelle citazioni, e una cura per la messinscena che, anche se questo è un film indipendente a bassissimo budget, è già evidente.
Bollato subito come un film a tematica omosessuale, persino un queer horror, il film è come abbiamo detto diviso in tre (Hero, Horror, Homo), con stile, in ordine, documentaristico-televisivo il primo, in bianco e nero ad omaggiare la sci-fi Fifties il secondo, colorato ma cupo e intervallato da flash-back il terzo. Di orrore, nel senso del genere, ce n’è poco: ma ci sono gli “orrori”, appunto, quale la malattia contagiosa del secondo episodio come spettro dell’AIDS, il perbenismo della società sempre del secondo episodio ma anche nel primo, l’omosessualità repressa e che deve in qualche modo esprimersi nel terzo.
Elementi che si ritrovano tutti nei seguenti film: Safe, Velvet Goldmine e Lontano dal paradiso.
Continua a leggere: Todd Haynes: dalla sperimentazione a Bob Dylan