Mentre qualcuno si chiede se le notizie recenti sull’attualità politica abbiamo trasformato in realtà quello che veniva raccontato dal film Il Caimano di Nanni Moretti, un altro film (decisamente meno recente) sembra essere profetico rispetto alla realtà che, volenti o nolenti, stiamo vivendo.
Si tratta del film Gli Onorevoli, film di Sergio Corbucci del 1963 (quasi cinquanta anni fa!) con il grande Totò e Gino Cervi, Franca Valeri, Peppino De Filippo e Aroldo Tieri. Quando si dice che i classici non finiscono mai di raccontarci il giorno d’oggi.
Passione Regia di John Turturro. Con Mina, Spakka-Neapolis 55, Avion Travel, Pietra Montecorvino, Massimo Ranieri, Misia, Lina Sastri, M’barka Ben Taleb, Peppe Barra, Gennaro Cosmo Parlato, Angela Luce, Max Casella, Raiz, Fausto Cigliano, Rosario Fiorello, Fiorenza Calogero, Daniela Fiorentino, Lorena Tamaggio, Enzo Avitabile, Pino Daniele, James Senese
John Turturro è nato a Brooklyn nel 1957, ma come il suo cognome non nasconde di certo, le origini della sua famiglia affondano nel meridione d’Italia. Il padre Nicola è nato infatti in provincia di Bari, mentre la madre Catherine era una siciliane di Aragona. Non è certo la prima volta che John Turturro, da molti considerato uno degli attori più interessanti e versatili di Hollywood, dimostra l’attaccamento con le sue origini, in Italia infatti ha lavorato con film come La Tregua di Rosi e Il miracolo di Sant’Anna, esperienza italiana firmata da Spike Lee. Più recentemente anche il teatro ha dato nuove occasioni a Turturro per ricercare le radici arcaiche della cultura della nostra penisola, con la sua singolare (e non riuscitissima) interpretazione delle Fiabe Italiane di Italo Calvino.

Venezia mi ricorda i miei primi amori giovanilissimi: il cinema di Ingmar Bergman. Ma, a distanza di anni, dopo varie esperienze, quando mi hanno chiesto di insegnare sceneggiatura all’università, mi sono detto: che faccio con i ragazzi, comincio a farli scrivere, provando e riprovando, partendo dai copioni di Bergman? Ci ho pensato un po’ e mi sono risposto: no. Bergman è un arrivo non una partenza. E allora, come modello di impostazione delle scene e del modo di raccontare una storia, ho scelto di studiare insieme ai ragazzi i copioni di certi film di Totò, il massimo dello spettacolo, un capolavoro in questo senso “Totò, fifa e arena”.
Scoprimmo quanto erano bravi qui e in altri testi i già bravi Age & Scarpelli- i maghi della commedia all’italiana- nel condurre e nell’ “usare” il grande attore (non solo comico), il principe Antonio De Curtis. Ricordo questi fatti stimolato da una speranza che mi nasce dentro in un Festival veneziano che vive un periodo in cui accadono cose curiose, su cui fare un pensierino. Tutti i giornali insistono sui film e sui doc, sui temi e sugli autori impegnati al Lido. Impegnatissimi. Fateci caso.
Ciò viene da un passato tipicamente italiano, sui non mi soffermo adesso, mentre viviamo in una situazione cambiata, tutta da capire. Un esempio? Venezia si apre ai cartoni animati premiando con il Leone d’oro alla carriera il mago della Disney-Pixar. Finalmente. Un altro passo in avanti, a mio parere. Ma c’è di più. I contagi non dovranno mancare.
Un sondaggio su internet ha stabilito che il pubblico decreta anche a distanza di anni il trionfo – da mandare ai posteri- di film “Il signore degli anelli”, “Guerre Stellari”, “Matrix”, e così via. Cosa succede? Succede che il mondo sogna di giocare e gioca volentieri con il cinema spettacolare. Ci voleva internet a scoprirlo? Chissà che il cinema, quello troppo e impegnato senza fantasia, impari la lezione senza fare lezione, e torni al piacere del racconto e dell’intrattenimento. Arrivano in questi giorni al Lido i film di Michele Placido, Francesca Comencini, Citto Maselli. Facciano il piacere, direbbe Totò, di piacere; o almeno provare a piacere. Siamo pronti all’esperimento.

Alcuni vandali hanno sfregiato la tomba di Totò, nel cimitero del Pianto, A Napoli, rubando anche lo “lo stemma nobiliare” che “il principe della risata aveva costruito con le sue mani”.
Liliana De Curtis, la figlia dell’attore, è amareggiata e così anche gli abitanti della zona che si vergognano di come Napoli venga dipinta “per colpa di poche mele marce”.
Via: Corriere
Update 3 giugno: lo stemma è stato ritrovato dalla polizia e presto verrà riconsegnato alla famiglia.
Uccellacci e uccellini (Italia, 1966, grottesco, 85′)
Regia Pier Paolo Pasolini; soggetto e sceneggiatura Pier Paolo Pasolini; fotografia Tonino Delli Colli, Mario Bernardo; montaggio Nino Baragli; musiche Ennio Morricone; scenografia Luigi Scaccianoce, Dante Ferretti; produzione Arco Film; con Totò, Ninetto Davoli, Femi Benussi, Rossana Di Rocco, Renato Capogna, Pietro Davoli, Rosina Moroni, Lena Lin Solaro, Gabriele Baldini, Riccardo Redi, Francesco Leonetti, Vittorio La Paglia, Renato Montalbano, Mario Pennisi, Fides Stagni Ruoli.
Questa sera su La7 alle ore 1:25
Padre e figlio, Totò e Ninetto vagano per la periferia romana. Dovrebbero sfrattare dei poveracci, e strada facendo incontrano un corvo intellettuale e marxista - come precisa pure una didascalia del film: “Per chi avesse dei dubbi o si fosse distratto, ricordiamo che il Corvo è un intellettuale di sinistra -diciamo così- di prima della morte di Palmiro Togliatti”.
L’animale racconta loro l’apologo di due monaci francescani - ancora una volta Ninetto e Totò - che vengono inviati da San Francesco ad evangelizzare i falchi ed i passeri. Verranno rimproverati dal Santo perché, anche se sono riusciti a convertire le due specie, hanno minor fortuna nel porre fine alla loro rivalità.
E’ la prima tappa di un viaggio visionario - sempre assieme al corvo - che li porta tra l’altro ai funerali di Togliatti, ad incontrare i partecipanti al “1° convegno dei dentisti dantisti”, una prostituta, un gruppo di attori itineranti su una cadillac, alcuni proprietari terrieri che gli sparano perché stanno invadendo il loro terreno… Alla fine, affamati e stufi delle sue chiacchiere, tirano il collo al corvo e se lo mangiano.
Questa fiaba politica è a tratti geniali, ed ottenne due Nastri d’argento per il soggetto di Pasolini e la recitazione di Totò, oltre ad un premio al Festival di Cannes a Totò. Per un giudizio più completo sul film, vi rimando a quanto avevamo scritto in questo post.
Quali sono i comici italiani più amati? La risposta viene da un’indagine del giornale online quinews che ha intervistato un campione di 1.000 individui con diverse età (under 18, over 20, 30, 40, 50, 60 e 70) sesso e collocazione geografica (Nord, Centro, Sud e Isole). Ecco i risultati:
1. Totò: 50,5%
2. Alberto Sordi: 21,5%
3. Massimo Troisi: 10%
4. Roberto Benigni: 5%
5. Aldo Fabrizi: 4%
6. Nino Manfredi e Peppino De Filippo: 3%
7. Walter Chiari, Carlo Verdone e Franco Franchi: 1%
Che ne dite? Siete d’accordo? Avreste aggiunto o tolto qualcuno?
Signori si nasce (1960) di Mario Mattoli. Con Totò, Delia Scala, Peppino De Filippo, Carlo Croccolo, Liana Orfei, Luigi Pavese.
Oggi 26 dicembre su Rai 3 alle ore 15:15
Signori si nasce… ed io lo nacqui, modestamente! E’ il barone Zazà degli Ulivi (Totò) a parlare, discendente da nobile famiglia ma dedito alla bella vita e quindi senza il becco di un quattrino. Questo piccolo particolare non gli impedisce di continuare a sperperare, sfruttando le famigerate cambiali. Finché un creditore minaccia di esporre la sua morosità al regio tribunale. E Zazà si vede costretto a rivolgersi al fratello Pio (Peppino De Filippo).
Pio, uomo molto religioso, che ha fatto fruttare i soldi ereditati in una sartoria ecclesiastica, non vede di buon occhio il fratello, per la sua vita senza regole, e quindi gli rifiuta il prestito necessario ad appianare i debiti. Il genio Zazà, però, non si da certo per vinto così facilmente, ed inscena una farsa per ingannare il credulone Pio, facendosi aiutare dal suo fido maggiordomo (il grande Carlo “bellezza mia” Croccolo) e da una ballerina di belle speranze (Delia Scala) ma con un manesco fidanzato.

Continua la grande sfida riservata agli attori comici più divertenti della storia del cinema. I giochi ci permetteranno di eleggere il migliore comico di tutti i tempi. Per il calendario della manifestazione vi rimando al post introduttivo.
I partecipanti di questo ottavo girone di comici sono: Charlie Chaplin, Stan Laurel & Oliver Hardy, Fratelli Marx, Totò, Fernandel, Vittorio De Sica, Aldo Fabrizi.
Ricordo che di questi comici passeranno alla finalissima solo i primi 4. Nella pagina sequente troverete alcune sequenze esilaranti dei comici di questa sfida. Ma ora non vi resta che votare i migliori comici dagli anni 20 agli anni 50! Clicca su gioca!
Continua a leggere: Morti dal ridere 13. Vota i migliori attori comici di tutti i tempi. Anni 20-50
Lo chiamano qualunquismo oppure oggi identificano tale pensiero con Beppe Grillo… ma il pensiero che furbescamente i media identificano con l’antipolitica non è che una caratteristica insita nel DNA delle popolazioni italiche.
E Totò sembra aver ben captato e interpretato tale umore (meglio dire malumore) nell’immediato dopoguerra. La sua gag nel vagon lit con l’Onorevole Cosimo Trombetta (interpretato dal grande Mario Castellani e tratta dal film Totò a colori di Steno), rappresenta l’ennesima rivincita (recitata da Totò) dell’uomo comune nei confronti di una classe politica considerata non solo distante dai cittadini ma addirittura estranea alla realtà.
Totò nello sketch difatti sembra non riconoscere mai l’Onorevole Trombetta in quanto politico… anzi, nel momento in cui il politico si presenta come tale la ridicolizzazione operata da Totò aumenta ulteriormente… Nella pagina seguente la seconda parte dello sketch e la versione diversa, in bianco e nero, apparsa in Tuttototò.
Continua a leggere: Le scene cult. Ma mi faccia il piacere! ovvero Totò e la politica (2. parte)
Totò firma uno dei pezzi comici della storia italiana repubblicana nel film di Sergio Corbucci Gli onorevoli. Un pò facendo il verso al Duce, un pò prendendo in giro il conformismo democristiano, un pò deridendo il grigiore comunista, Totò (”e poi dici che ti butti a sinistra” ripeteva, ma lui era monarchico) fa tabula rasa di ogni credibilità della scena politica italiana. Ancora oggi non sappiamo se ridere o piangere… Nella pagina seguente Totò che urla “dormite, borghesi pantofolai!” sempre tratta dal film Gli onorevoli.
Continua a leggere: Le scene cult. Vota Antonio la Trippa, ovvero la politica secondo Totò