Al Festival di Roma 2009, in mezzo ai film (per ora non da impazzire), c’è il cinema Sì, perché esiste un cinema con dentro i film (ed è il cinema che va in scena) e poi c’è il cinema senza film. Paradossalmente. Lo dimostrano, anche in questa rassegna romana, le molte iniziative collaterali o centrali che, a secondo i casi, ricordano personalità importanti che non sono né attori né registi né attori.
Una di queste persone, di queste personalità, è stato Tullio Kezich, critico, scrittore, autore teatrale, produttore, sceneggiatore, memorialista. Tutte queste valenze stanno sicuramente alla base dell’attenzione che tocca a Kezich a due mesi dalle scomparsa; e che durerà: la Fondazione Fellini di Rimini gli dedicherà un convegno a novembre.
Non voglio né ricordare né celebrare Tullio. E’ già stato fatto. Voglio parlare, citando il titolo di una serie televisiva Six Feet Under, dei sei piedi sotto terra. Sono certo che Tullio si divertirà.
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Se n’è andato oggi a Roma a 80′anni il critico cinematografico Tullio Kezich dopo una lunga malattia. Per sua stessa volontà non ci saranno funerali e la salma verrà cremata. Nato a Trieste il 17 settembre 1928, Kezich fu anche scrittore e autore teatrale. Oggi era tra le firme del Corriere della Sera.
Iniziò la sua esperienza da critico nel 1946 per l’emittente Radio Trieste, occupandosi della Mostra del Cinema di Venezia. Passerà poi alla carta stampata nel 1950 con Sipario, di cui sarà anche direttore all’inizio degli anni ‘70. Successivamente ha collaborato con Settimana Incom, Panorama, La Repubblica e infine con il Corriere. Tra i vari libri pubblicati, ricordiamo quelli su Federico Fellini, come Federico. Fellini, la vita e i film, e i recenti Dino. De Laurentiis, la vita e i film e Noi che abbiamo fatto “La dolce vita”.
Kezich collaborò anche attivamente nel mondo del cinema: lavorò con Ermanno Olmi ne Il posto e La leggenda del santo bevitore, e fu tra i fondatori della casa di produzione cinematografica 22 dicembre, che produsse fra gli altri L’età del ferro di Roberto Rossellini. Tra gli altri lavori, ha prodotto diversi film e serie tv per la Rai.
Se vi va di leggere una bella e completa biografia su Fellini, scritta in tono non saggistico ma semplice, questo libro fa al caso vostro.
Tullio Kezich, l’autore, vanta un’amicizia con il Maestro che risale alla prima proiezione dello “Sceicco bianco” a Venezia, quindi quarantennale: il legame tra i due è diventato con gli anni molto intimo ed è per questo che Kezich si è potuto permettere di scrivere un libro, anche lungo, che contiene tanti racconti di vita e molti aneddoti che in pochi conoscono. Nel corso della prima parte viene descritta la vita di Fellini prima del suo incontro con il cinema: la sua giovinezza a Rimini, la “fuga” a Roma nel 1939 dove inizia a collaborare con il giornale “Il Marco Aurelio”. Diviene rapidamente molto popolare.
Il suo incontro con il mondo del cinema è quasi causale: è amico di Aldo Fabrizi, popolarissimo nel varietà, che se lo porta dietro come sceneggiatore. Gli anni in cui Fellini fa lo sceneggiatore sono racchiusi in una ipotetica seconda parte del libro: in queste pagine si leggono storie e aneddoti dei più grandi registi e attori del cinema italiano, quelli del neorealismo, per intenderci.
Su invito di Lattuada, nel 1950 Fellini dirige a quattro mani “Luce del varietà”: il film è un insuccesso commerciale ma è con questo episodio che ha inizio l’avventura da regista di uno dei geni del secolo scorso.
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