Il ret carpet per i divi non c’è stato; ci hanno camminato sopra con tacchi senza spilli e pugni chiusi i Centoautori che si sono presentati al Festival numerosi e sereni, sotto gli occhi di carabinieri e poliziotti anche loro molto calmi. Chissà se c’era, da qualche parte, qualcuno che si stava mangiando le mani per la troppa tranquillità e il buon senso di manifestanti e polizia.
Tognazzi, l’ottimo Ugo, avrebbe spazzato via questo qualcuno con una delle sue formidabili risate senza spocchia, genuine, ruspanti da gran varietà. A proposito di Ugo. La figlia Maria Sole, molto intelligente, regista che sa il fatto suo, ha presentato un film dal titolo Ritratto di un padre, apprezzato anche per la ricchezza di documenti originali, film di famiglia, come si dice, girati in super8 e tramandati ai posteri che possono così ringraziare Ugo & Famiglia per riprese e conservazione delle stesse.
Sicuro che Maria Sole avrebbe fatto una proposta composta, garbata, con misura, avevo provato un brivido nel leggere una battuta di Federico Fellini sull’attore ricordata da Lietta Tornabuoni sulla “Stampa” di Torino. Questa la battuta pronunciata come reazione “disperata” quando al regista, nella fase preparatoria del Viaggio di G. Mastorna, veniva continuamente indicato il nome di Ugo: “Ha lo sperma in faccia, com’è possibile”.
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In una Roma baciata dal sole, e da un gelido vento, la V° edizione del Festival Internazionale del Film è ormai alle porte. Se il red carpet verrà ufficialmente srotolato domani, le proiezioni per la stampa sono iniziate oggi, con un sentito omaggio ad Ugo Tognazzi da parte della figlia, Maria Sole Tognazzi, con il ducumentario Ritratto di Mio Padre. Presentanto in ‘anteprima mondiale’, in un Auditorium dove incredibilmente tutto sembra ancora un cantiere, il film verrà trasmesso da La7 domenica 31 ottobre alle ore 14. Un ricordo doveroso, visto che proprio oggi si celebra il ventennale della morte del celebre attore, scomparso il 27 ottobre del 1990.
Un documentario, quello di Maria Sole, che ci mostra un Tognazzi inedito, il Tognazzi privato, quello sconosciuto al grande pubblico. Mattatore teatrale, televisivo e cinematografico, e autentico divo degli anni 50 e 60, Tognazzi ha segnato più di una generazione con la sua recitazione, personale, satirica, malinconica, mai banale e sempre pronta a vestire i panni più disparati, e con il suo amore per la vita. Quattro figli avuti da tre donne diverse, lo ’scandaloso’ Tognazzi rivive sullo schermo grazie a questo documentario, trascinato da un’infinità di materiale d’archivio, resuscitato dalle mitologiche e ricchissime bacheche Rai, da spezzoni tratti dai suoi film più amati e soprattutto da splendidi inediti filmati girati dallo stesso attore, in Super 8. Dinanzi a una vita così ricca e ad una carriera così vasta Maria Sole purtroppo si perde, alternando continuamente il Tognazzi privato a quello pubblico, saltando così troppo spesso da un punto di vista all’altro, finendo per essere caotica e poco lineare.
Gli esordi televisivi con Raimondo Vianello, il boom degli anni 60, il mitico ‘Villaggio Tognazzi’ a Torvaianica, che per anni si trasformò in autentica Hollywood sul litorale laziale, la celebre passione di Ugo per le donne e soprattutto per il cibo, il figlio norvegese avuto da giovane, il rapporto con gli altri tre figli, Ricky, Gianmarco e Maria Sole, per un’Italia che grazie a Tognazzi scopriva e toccava con mano la prima vera ‘famiglia allargata’ dello show business nazionale. C’è davvero tutto nel ricordo montato da Maria Sole. Il suo è un ricordo sentito, accorato, ma troppo didascalico, con amici, attori e registi, da Villaggio a Bertolucci, passando per Monicelli, Scola, Michele Placido e Michel Piccoli, che raccontano i propri aneddoti, privati e non, attraverso un montaggio che sinceramente non convince del tutto.
Voto: 5,5
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Susan sarandon, come non amarla? L’attrice premio Oscar, 63 primavere portate magnificamente, è in trattative per vestire, in The Big Valley - adattamento cinematografico dell’omonima serie televisiva degli anni ‘60 - i panni che furono di Barbara Stanwyck.
In attesa di sapere se la vedremo nel ruolo di Victoria Barkley, matriarca di una famiglia di rancheros a San Joaquin Valley nel 1870, apprendiamo con grande piacere che Susan è fra gli ospiti attesi nella Capitale durante i prossimi mesi, per un incontro con il pubblico organizzato in attesa della prossima edizione del Festival del Cinema di Roma.
Da febbraio ad aprile, torna Viaggio nel cinema Americano, format a cura di Mario Sesti e Antonio Monda, che prevede incontri tra attori e registi americani con il pubblico: Susan Sarandon, Wes Anderson e Paul Schrader hanno già dato la propria disponibilità, aspettando due noti registi americani ancora top secret. Lezioni di cinema nelle scuole di Roma, Firenze e Torino per Isabella Ragonese, Alba Rorhwacher, Michele Riondino e Cristiana Capotondi, che porteranno anche un film di Ugo Tognazzi a ricordare il grande attore nel ventennale della morte. Sono queste alcune delle iniziative messe in campo dalla Fondazione Cinema per Roma, “per tenere viva l’attenzione sul grande cinema per tutto l’anno, oltre la kermesse festivaliera“, ci tiene a sottolineare Piera Detassis, direttore artistico del Festiva del Film di Roma.
Fonte: The Hollywood Reporter e Adnkronos
Oltre alla leggendaria Lancia Aurelia de Il sorpasso, auto simbolo del boom economico italiano è la Fiat 500, diventata icona mondiale in Cars-motori ruggenti. Le automobili in generale venivano usate dagli sceneggiatori della commedia all’italiana degli anni 60, come il veicolo simbolo delle distorsioni sociali che si verificavano a causa della grande vitalità economica del periodo. Inutile aggiungere che l’auto simbolo del conseguente flop economico (dagli anni 70 in poi) è la Bianchina del ragionier Ugo Fantozzi…
Ho intenzione di fare un gioco sfida sulle auto simbolo del cinema, datemi una mano (oltre alla Delorean, il maggiolino Herbie, Ferrari di Magnum PI, il Generale Lee, Aston Martin di 007, Lamborghini Countach di Automan, la batmobile ve ne ricordate altre?): nella pagina seguente l’elenco provvisorio di quelle che ho trovato…

I comici che si sfideranno in questo girone sono: Alberto Sordi, Peter Sellers, Ugo Tognazzi, Jerry Lewis, Bud Spencer e Terence Hill, Paolo Villaggio, John Belushi, Gene Wilder, Woody Allen.
Ricordo che di questo raggruppamento passano i primi 4. Ma ora non vi resta che votare il migliore comico degli anni 60-70. Clicca su gioca! Nella pagina seguente tante scene iondimenticabili di questi comici immensi.
Continua a leggere: Morti dal ridere 14. Vota i migliori attori comici di tutti i tempi. Anni 60-70
Io la conoscevo bene (Italia, 1965) di Antonio Pietrangeli; con Stefania Sandrelli, Nino Manfredi, Ugo Tognazzi, Enrico Maria Salerno.
Stanotte, 01.55, RaiTre
Il capolavoro di Antonio Pietrangeli è uno dei film simbolo della cinematografia italiana, e non solo degli anni ‘60. Spietato ritratto dell’Italia di quell’epoca, Io la conoscevo bene continua la galleria di volti femminili che Pietrangeli descrive sin da Il sole negli occhi, e raggiunge una vetta di analisi lucidissima.
Adriana (interpretata magnificamente da Stefania Sandrelli, scelta dal regista perché non era conosciuta: una scelta che andava contro tutto e tutti, ovviamente vincente) è specchio della società in cui vive e che sogna di scalare. Annoiata, moscia, senza una vera passione e senza grinta, idee e voglia di fare: la descrizione che le fa lo scrittore è terribile per quanto vera.
Costruito come un insieme di episodi quasi intercambiabili in cui Adriana si presenta vestita e pettinata in modo diverso, Io la conoscevo bene raggiunge il suo epilogo con una grande forza: merito della sapiente sceneggiatura e del lavoro degli attori (grandissimo il cameo di Tognazzi). Ma anche grazie alla sua regia: basta ricordare il drammatico finale, risolto con un bellissimo movimento di macchina.
La grande abbuffata (La grand bouffe, Francia Italia 1973) di Marco Ferreri con Ugo Tognazzi, Michel Piccoli, Philippe Noiret, Marcello Mastroianni, Andrea Ferreol.
Quattro amici dell’alta borghesia parigina – Philippe, un giudice (Noiret) che vive ancora con la possessiva balia, Ugo uno chef (Tognazzi) in crisi con la moglie, Marcello un pilota di linea (Mastroianni) sessuomane ma ormai impotente e Michel un produttore televisivo (Piccoli) decisamente annoiato – decidono di rifugiarsi in una villa alle porte della capitale francese per quello che all’apparenza potrebbe sembrare un tranquillo weekend di bagordi.
In realtà il quartetto di goliardi ha organizzato un suicidio multiplo in grande stile; gli amici, di comune accordo, hanno deciso che mangeranno fino a morirne. E come immaginare una morte migliore di quella causata da un’overdose di manicaretti di un cuoco della Parigi bene? Marcello qualcosa da ridire la trova: mancano le donne.
Vengono opzionate, quindi, tre prostitute, a cui si aggiunge una rispettabile maestrina di una vicina scuola elementare, invitata da un sognante Philippe. Andrea, la maestrina, si trova immediatamente a proprio agio nell’atmosfera di convivialità creata dai quattro ospiti. Anzi, col passare del tempo la donna intuirà le intenzioni dei morituri e, lungi dal fuggire disgustata, con grande connivenza si trasformerà in perfetta entreneuse, accompagnatrice e aiutante, allietando le ultime ore dei quattro amici.
I Cultissimi di Cineblog La Grande Abbuffata di marco Ferreri: foto e recensione




Continua la grande sfida riservata agli attori comici più divertenti della storia del cinema. Sarà un lungo percorso, ma ciò ci permetterà di eleggere il più grande di tutti. Per il calendario della manifestazione vi rimando al post introduttivo.
I partecipanti di questo primo girone di comici sono: Alberto Sordi, Jerry Lewis, Louis De Funes, Franco e Ciccio, Jack Lemmon, Nino Manfredi, Vittorio Gassman, Peter Sellers, Ugo Tognazzi. Di questo secondo girone se ne qualificano quattro.
Per partecipare alla sfida vi rimando al gioco che opporrà tutti i partecipanti come in un virtuale campionato di comici. Ma ora non vi resta che votare i migliori comici degli anni 60! clicca su gioca!
Cineblog è lieto di segnalarvi TV, posto di polizia con testi e regia di Italo Moscati. Vediamo di cosa si tratta:
I gialli, i libri, il cinema, la televisione. Agata Christie, George Simenon, Dashiell Hammet, Raymond Chandler, Alfred Hitchcock. Montalbano ma anche Maigret, il tenente Sheridan e il tenente Colombo, Sherlock Holmes e l’ispettore Derrick. Ma anche il prefetto Achille Serra, il “poliziotto senza pistola”, come si autodefinisce nel libro in cui rievoca la sua lunga vicenda al servizio della giustizia; e con lui altri investigatori veri,noti e meno noti.
Un programma che fa un bilancio di cinquant’anni e oltre della tv italiana che ha sempre avuto un’attenzione speciale per i misteri da chiarire e i casi da risolvere. Tanto da suggerire il titolo: “Tv, posto di polizia”; ovvero, il piccolo schermo che si è trasformato e si trasforma in luogo dove si cerca e si riflette sul crimine, in tanti modi diversi: dal dramma alla commedia, in tutte le possibilità di versioni, compresi il divertimento, l’ironia, la satira. “Tv, posto di polizia” racconta una doppia storia. La storia del “giallo” e degli investigatori più popolari fin dall’inizio delle trasmissioni della Rai. E la storia vera,vicina, della criminalità e della cronaca nera nel racconto degli investigatori di professione, polizia di stato e carabinieri.
Continua a leggere: TV, posto di polizia: tra cinema, fiction e realtà
Sì vabbè ora basta. Prima se ne va Ingmar Bergman, ora scopro che è morto anche Michel Serrault. Che razza di lunedì è?
Già, è morto ieri nella sua casa della Normandia, Michel Serrault, 79 anni, da tempo malato. Ma ve lo ricordate con Ugo Tognazzi ne Il Vizietto? Ma non è stato eccezionale? Meraviglioso Albin. Quanto ridere con quel film.
Michel Serrault nasce a il 24 gennaio 1928, il suo destino era quasi segnato. Michel avrebbe dovuto entrare in seminario ma fugge da questa via perché si innamora di una ragazza, incontrata per caso sul metrò. Nel 1946 firma il suo primo contratto per una tournèe teatrale ed entra così nel mondo dello spettacolo.
Su continua vi regalo un estratto da Il vizietto: la scena in cui sono al bar e Tognazzi insegna a Serrault come essere ‘etero’. Vi prego se non avete mai visto questo film, recuperatelo!