Martin David è un esperto di comportamenti animali selvaggi e la sua dote principale è quella di avere una grande sensibilità nella caccia in luoghi remoti. Avvicinato da due uomini, Martin viene ingaggiato da una grossa multinazionale biotecnologica per una missione piuttosto singolare. I due inviati che lo hanno fermato nella hall dell’aeroporto sono eleganti, ingessati, con un forte accento russo e consegnano a Martin una valigetta. Al suo interno ci sono contenitori per prelevare campioni di sangue e tessuto biologico. La missione che gli affidano è quella di stanare l’ultimo esemplare rimasto in vita della Tigre della Tasmania, un predatore simile a un grosso lupo che per molti anni è stato creduto estinto definitivamente. Nel suo sangue ci sarebbero tracce di una misteriosa tossina, molto ambita nella ricerca scientifica.
Il lavoro di Martin, inizialmente interessato tanto ai soldi che all’adrenalina di questa caccia misteriosa, subisce un rapido cambiamento di direzione quando comincia ad avere un rapporto, via via più stretto, con la moglie e i figli di guida scomparsa in quella stessa zona selvaggia dove è diretto per la stanare l’animale.
L’atmosfera cupa e umida della giungla della Tasmania è uno specchio dell’anima del film di Daniel Nettheim, che riesce a fondere in un contesto unico la sensazione magica che si può provare nel momento in cui si affronta un animale leggendario, quasi trasformato in un mito e, al contempo, con lo scontro dei più oscuri meandri della mente umana.
Attenzione la recensione contiene spoiler!
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La rubrica de Il CercaFilm non risente della crisi ed è sempre oberata di lavoro, questa volta la richiesta ci arriva da Arezzo e a mandarla è Andrea che vorrebbe ritrovare un film visto tanto tempo fa…
Un uomo di colore, tormentato per aver perso moglie e figlia nell’incendio dovuto al malfunzionamento della caldaia del suo palazzo, malfunzionamento di cui lui incolpa se stesso, fa una vita da barbone. Viene avvicinato da un uomo che gli propone un lavoro, mi sembra come guida in montagna per un gruppo di cacciatori. Una volta in montagna scopre che l’hobby di questi è sì la caccia, ma di uomini. Così si ritrova solo e disarmato a dover scappare in mezzo ai boschi.
Il primo film che mi viene in mente di “cacciatori i uomini” è Un tranquillo weekend di paura, ma lì non c’era nessun uomo di colore a fare da guida. Forse a voi è già venuto in mente un altro titolo!
Quattro ragazze partono per un campeggio in canoa accompagnate da una guida, fratello di una di loro, che le porterà a scoprire il selvaggio Canadian Shield.
La ragazza, Steph ha una terribile paura dell’acqua, cosa che immancabilmente porterà parecchi guai alla spedizione. Ovviamente la vacanza non sarà certo un viaggio di piacere e diventerà un disperato percorso di sopravvivenza per ritornare alla civiltà.
Surviving Crooked Lake è una moderna versione femminile di Un tranquillo weekend di paura.
Curiosa la terzina di registi che dirigono il film, Sascha Drews, Matthew Miller e Ezra Krybus. Nel cast Alysha Aubin, Candice Mausner, Morgan McCunn, Stephannie Richardson e Guy Yarkoni.
Dopo il continua potete vedere il trailer.
Continua a leggere: Surviving Crooked Lake - La locandina e il trailer
In effetti, anche questo cultissimo non poteva mancare nella rubrica EcoCinema, e giustamente eccolo qui. Un fine settimana all’insegna della natura per quattro amici si trasforma in un angosciante e terribile inferno. Colpisce durissimo ancora oggi, questo film di Boorman…
Goddamn, you play a mean banjo!!! - Drew
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