
Le immagini parlano da sole. Erano in migliaia (chi dice tremila, chi solo millecinquecento, ma comunque tantissimi) i manifestanti che hanno invaso questa sera il red carpet inaugurale della quinta edizione del Festival Internazionale del Cinema di Roma. Attori, registi, volti noti (Valeria Golino, Paolo Sorrentino, Isabella Ferrari, Cristina e Francesca Comencini, Riccardo Tozzi, Alessandro Haber, Beppe Fiorello, Ettore Scola, Barbara Bouchet, Massimo Ghini, Marco Risi, Ettore Scola, Monica Guerritore, Francesca Inaudi, Carlo Verdone, Kim Rossi Stuart, Neri Marcoré, Paolo Virzì e Michela Ramazzotti, Nanni Moretti, Mimmo Calopresti…) e meno noti; sceneggiatori, tecnici, costumisti, montatori, scenografi, lavoratori dell’industria cinematografica armati di striscioni e cartelli, riuniti per protestare contro i tagli del governo allo spettacolo e il mancato rinnovo delle agevolazioni fiscali per il settore.
Il cast di Last Night, film di apertura della kermesse, ha rinunciato a sfilare e si è unito alla protesta. Eva Mendes e Keira Knightley sono comparse con il collega Guillaume Canet e la regista Massy Tadjedin fra i manifestanti davanti all’Auditorium Parco della Musica, passando per il backstage. “Non siamo qui ad una prima ma in quanto colleghi e artisti. Così abbiamo rinunciato volentieri al red carpet per solidarietà con voi” ha detto la Tadjedin al microfono. Canet ha rincarato la dose aggiungendo “Senza cultura il paese è nulla“.
Solidali anche la madrina Valeria Solarino, che ha dato pieno appoggio alla protesta, così come la giuria internazionale, guidata da Sergio Castellitto che, prima davanti alla Cavea e poi sul palco dell’inaugurazione, ha letto un documento (lo potete trovare qui) condiviso da tutto il movimento “Tutti a casa”.
Roma 2010: la protestaprotesta inaugura il Festival, invaso il red carpet di Last Night
Fonti: Corriere della Sera - Il Sole 24 Ore - L’Unità
Foto: Zimbio
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Atteso al 5° Festival Internazionale del film di Roma, La Scuola è Finita di Valerio Jalongo uscirà nei cinema italiani il prossimo 12 novembre. In questi mesi di grandi proteste studentesche e di contestatissime riforme universitarie, il film offre uno sguardo cross generazionale sul mondo della scuola e dei giovani, descrivendo queste realtà in una maniera che si preannuncia “attenta e veritiera”, attraverso i diversi punti di vista degli studenti e dei professori. Protagonisti della pellicola, che ci regala oggi poster e trailer ufficiale, da vedere dopo il saltino, Valeria Golino, Vincenzo Amato e il giovane Fulvio Forti, con il supporto di un’energica colonna sonora firmata in gran parte da Le Vibrazioni
Istituto Pestalozzi, Roma. Una scuola pubblica come tante, dove alunni e professori condividono ormai la stessa noia e lo stesso sfinimento. Ci sono anche momenti di gioia, però. Alex Donadei (Fulvio Forti) li distribuisce a pagamento in pasticche colorate, durante la ricreazione. Ecco perché Alex è così popolare tra i ragazzi, e così poco amato dai professori. Fanno eccezione la professoressa Daria Quarenghi (Valeria Golino), che col suo Centro d’ascolto è impegnata in un solitario tentativo di salvare il ragazzo, e il professor Talarico (Vincenzo Amato), che una mattina se lo vede affibbiare in classe dalla Preside. Non sono due professori modello, Daria e Talarico, anzi a dirla tutta sono in un momento della vita in cui sembrano entrambi aver perso la bussola. E recuperare uno come Alex, che la scuola l’ha presa storta da sempre, sarebbe un’impresa anche per professori migliori di loro. Come se non bastasse, Daria e Talarico entrano in competizione tra loro e si contendono le attenzioni del ragazzo, intessendo con lui un rapporto educativo e affettivo fuori dalle regole, coinvolgendolo nei propri problemi e nelle proprie passioni…
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Lo scorso anno a Venezia più di qualcuno si mangiò le mani per essersi fatto sfuggire L’uomo che Verrà di Giorgio Diritti, visto a Roma, dove vinse il Gran Premio della Giuria Marc’Aurelio d’argento, e poi premiato con il David di Donatello, in quanto Miglior Film dell’Anno. Per non ripetere l’errore, Marco Muller in Laguna quest’anno ha imbarcato un numero mostruoso di film italiani (più di 40), mettendo in seria difficoltà il Festival capitolino, giunto alla sua 5° edizione ma a quanto pare pronto a calare un tris di pellicole nazionali.
Secondo LaRepubblica, all’ombra del Cupolone potrebbe arrivare Una vita Tranquilla di Claudio Cupellini, regista di Lezioni di Cioccolato, con l’ormai onnipresente e straordinario Toni Servillo nei panni di un boss mafioso, pentito e trasformatosi in ‘pizzettaro’ in Germania.
Oltre al film di Cupellini, tra gli italiani in gara per il Marc’Aurelio d’Oro, potrebbero concorrere anche Io sono con te di Guido Chiesa, film che porta in sala la storia di Maria, madre di ‘Gesù’, e La scuola è finita di Valerio Jalongo, con Valeria Golino tra le protagoniste.
L’amore buio (Italia, 2010 - Drammatico) di Antonio Capuano con Irene De Angelis, Valeria Golino, Gabriele Agrio, Luisa Ranieri, Corso Salani, Fabrizio Gifuni, Alfio Alessi, Anna Ammirati.
Ciro e i suoi amici passano una giornata spensierata tra mare, pizza, discoteca, alcool e motorino. A notte fonda prendono di mira una ragazza, Irene, e la violentano. Il mattino dopo Ciro però decide di denunciare il fatto, e viene condannato assieme agli amici a due anni di reclusione in un carcere minorile. Successivamente inizia a mandare lettere ad Irene, in attesa di ottenere una qualunque risposta.
Antonio Capuano, uno dei registi “invisibili” del nostro panorama sdoganato definitivamente da La guerra di Mario, non a caso uno dei film invisibili più acclamati degli ultimi anni, torna al Lido tra le polemiche riguardanti il motivo per il quale Muller e la sua squadra non abbiano accettato il suo L’amore buio nella selezione ufficiale. Detto questo, il film ha raccolto gli applausi anche nella sezione collaterale delle Giornate degli Autori: per il pubblico alla fin fine la sezione in cui un film viene presentato non dovrebbe essere una nota di merito o meno.
Detto ciò, l’obiettivo di Capuano sembra limpido sin da subito: descrivere l’idea di carcere attraverso due figure agli antipodi. Ciro fa parte della classe operaia, ha pochi soldi e il suo carcere è quello fisico delle quattro mura che lo imprigioneranno per un paio di anni. Irene vive con una famiglia agiata e ricca, ed è questa società che la imprigiona, forse anche il rapporto con il suo ragazzo.
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L’amore buio (Dark Love) sarà presente a Venezia 2010 nella sezione Giornate degli Autori. La regia è di Antonio Capuano e nel cast ci sono Irene De Angelis, Valeria Golino, Gabriele Agrio, Luisa Ranieri, Corso Salani, Fabrizio Gifuni, Alfio Alessi, Anna Ammirati.
Trama: quattro ragazzini approfittano della giovane Irene (Irene de Angelis). Ciro (Gabriele Agrio) però la mattina dopo va a denunciare tutto alla polizia e il gruppo viene condannato a due anni di reclusione. Irene e Ciro cominciano però a riavvicinarsi nonostante lui sia in carcere.
Qui sopra il trailer, ecco cosa ha dichiarato il regista:
Quando ti appresti a realizzare un film, dopo averne tu stesso scritto, soggetto e sceneggiatura, sai (ti illudi?) come metterci mano. Lo hai ascoltato, ne conosci la voce. lo hai guardato. Spiato. Pesato. Dei personaggi riconosceresti in giro le facce, gli sguardi, gli occhi!. (Gli occhi!). Sai come trattarlo, da quali angoli guarda la vita, che luce vuole. Ecco, la luce. In questo progetto dovrebbe, per tutto il film, avere diciamo così, due facce. Quando racconta Ciro e il suo mondo: colorata, accesa, febbrile, quasi bruciata. Estrema. Quando invece c’è Irene e il suo mondo: pallida, pulita, fredda, quasi elegante. Sai che è agevole realizzare ciò, perché sul set Ciro e Irene si incontreranno, quanto forse i loro mondi. Mai. Questo è stato il preciso codice per tutti noi. Individuare, ognuno nel proprio campo, i segni dei due mondi, o meglio, le due facce. Quella proletaria, picaresca, di strada. E quella borghese, chiusa, privata, incomunicabile. Gli ambienti e gli abiti innanzitutto e, l’attenzione a quando i segni di queste due realtà, sgretolassero o magari tendessero verso l’altra. Anche per scegliere i protagonisti ho seguito i due canali. Ciro, l’ho cercato e trovato nelle scuole di periferia. Istituti professionali, dove i ragazzi dovrebbero imparare a diventare fotografi, cuochi, elettricisti. Irene nei licei della città. Specie in quelli classici. Ne ho visti e sentiti migliaia. La ricerca è durata un anno. Irene l’ho individuata abbastanza subito. Ciro no. Ho passato molte notti a pensare, guardare e riguardare gli ultimi provini. A tre giorni dall’inizio ho deciso. Una sola volta si sono incontrati sul set. Si sono ignorati. Lo sai ormai, che misurarsi con i giovanissimi alla prima prova è una specie di salto nel vuoto. Lo fai ancora una volta. Ma hai sempre tenuto stretta Irene con la sinistra, mentre con l’altra stringevi Ciro. E viceversa. Attraverso di me, io lo so, l’ho visto, si sono toccati e tenuti insieme. Così vorrei fosse il film.

Lunghi applausi e commozione per la proiezione, ieri, di Pietro di Daniele Gaglianone in Concorso al Festival internazionale del Cinema di Locarno. Il film, ambientato in una Torino dove regna la desolazione dei sentimenti umani, racconta la storia di un ragazzo che per vivere distribuisce volantini e sopporta suo malgrado le prepotenze del fratello maggiore tossicodipendente.
Il film, di cui avremo presto modo di parlare in modo più approfondito, è la dimostrazione che anche in Italia è possibile fare del vero cinema indipendente. Prodotto da Gianluca Arcopinto, Pietro è stato girato con 12 giorni di shooting ed è costato l’esigua cifra di 120 mila euro (che diventerebbero 300 se le maestranze avessero ricevuto i dovuti compensi). Se prendete come termine di confronto il cortometraggio Armandino e il madre, sempre presente a Locarno, realizzato da Valeria Golino e pensate che c’è alla base praticamente lo stesso budget, lascio a voi ogni tipo di riflessione.
Ieri è stata la giornata del grande John C Reilly con cui abbiamo avuto un breve scambio di battute, ma ne parleremo a breve. Oggi invece è il concorso a fare la parte principale del programma con ben tre film presentati: alle 14:00 il lussemburghese La Petite Chambre, di Stéphanie Chuat che racconta il difficile rapporto tra l’anziano Edmond e la sua infermiera Rose. Alle 16:15 è la volta del curioso canadese dal titolo Curling, di Denis Côté in cui una ragazzina scopre che oltre la strada di casa ci può essere qualcosa di spaventoso. Alle 18.30 invece è la volta di Cold Weather dell’americano Aaron Katz in cui un’amicizia casuale si trasforma in un’avventura degna dei detective dei romanzi gialli.
Il cinema italiano sta vivendo un momento di riscoperta del cortometraggio d’autore grazie al mecenatismo di alcune aziende che hanno deciso di investire su questo particolare tipo di comunicazione.
Questa volta tocca a Valeria Golino a lanciarsi nell’inedita veste di regista per un film di ambientazione napoletana per Armandino e il Madre, film prodotto dal Pasta Garofalo e ambientato nel Museo d’Arte Contemporanea Donna Regina, storico palazzo napoletano.
Il corto è in onda su alcune televisioni nazionali in questi giorni, in attesa di vederlo in rete ecco qui sopra il backstage di produzione.
Si tratta solo di un corto, ma rappresenta un passo importante per un’attrice italiana che ha ottenuto grandi consensi all’estero, scegliendo poi un ritorno in patria per progetti di grande interesse (basti citare il bellissimo Respiro di Emanuele Crialese. Inizia così la carriera da regista per Valeria Golino, oggi alle prese con il primo ciak nei pressi di Napoli per le riprese di Armandino e il Madre.
Il Madre non è un genitore dalla mutevole sessualità, bensì il Museo d’Arte Contemporanea Donna Regina, storico palazzo napoletano, che per una settimana ospiterà la troupe della Golino.
Il corto racconta la sotira di una giovane restauratrice, del suo innamorato Roberto, un giovane rom legati da un “messagger d’amore” il piccolo Armandino, si propone come scaltro intermediario.
Armandino e il Madre fa parte di un progetto di cortometraggi d’autore, insieme a L’Alchimia del Gusto di Edo Tagliavini e Questione di Gusti diretto da Pappi Corsicato prodotti grazie al supporto di Pasta Garofalo.
Sergio Rubini torna alla regia con L’Uomo Nero, una commedia romantica ambientata nella puglia degli anni ‘60 ed interpretata da Valeria Golino e Riccardo Scamarcio, Anna Falchi, Margherita Buy, Fabrizio Gifuni e Maurizio Micheli.
La sceneggiatura firmata da Carla Cavalluzzi e Domenico Starnone, racconta di un uomo che torna in un paesino della Puglia per l’estremo saluto al padre morente, Ernesto (Rubini), un capostazione con la passione per la pittura, il quale, in punto di morte, farfuglia qualcosa al figlio, facendo tornare Gabriele Rossetti (Gifuni) un bambino di otto anni (Guido Giaquinto), che vive il rapporto con il padre in modo conflittuale e fa riferimento allo zio Pinuccio (Scamarcio), fratello della madre, professoressa di italiano (Golino).
Dopo il saltino vi attendono il trailer, la locandina ed una ricca gallery di immagini del film. L’Uomo Nero sarà nelle sale a partire dal 4 dicembre.
Trailer, locandina e fotogallery de L’uomo Nero, diretto da Sergio Rubini
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Apriamo la fotogallery di oggi con le immagini del red carpet di Brooklyn’s Finest di Antoine Fuqua, comparso sul tappeto rosso in compagnia di Ethan Hawke, Wesley Snipes e la splendida Shannon Kane. Archiviata la parentesi dedicata a George Clooney ed Ewan McGregor, le fans apprezzeranno senz’altro gli occhi verdi di Riccardo Scamarcio, presente al Lido assieme a Jasmine Trinca e numerosi altri membri del cast artistico e tecnico, per la premiere - in programma questa sera - di Il Grande Sogno di Michele Placido. Vedremo anche Valeria Golino in passerella? Tornate a vedere la foto galleria fra qualche ora, in serata aggiungeremo le nuove immagini.
Fra i protagonisti della giornata troviamo i registi George A. Romero ed Abel Ferrara; Franco Battiato, Toni Servillo ed il cast di Deserto Rosa, Adriano Giannini e le protagoniste di Women without Men.
Forza, cliccate su continua!
Cartoline da Venezia 66 - Ethan Hawke, Riccardo Scamarcio e George Romero