Ma vi immaginate se qualche anno fa fosse uscito un videogame dal titolo Shining? Sarei impazzita nello stare ore e ore davanti allo schermo. Tra i titoli proposti in questi ipotetici giochi quale vi esalta di più?
Via: GammaSquad

La notizia non è certo fra le più allegre, ma sembra proprio che uno dei capolavori del cinema postmoderno, Videodrome di David Cronenberg, subirà il solito trattamento con cui oramai vengono calpestati classici vecchi e nuovi, il temibilissimo remake banalizzatore.
Come mai sono così sicuro che avrà lo spessore filosofico dei pokemon? Prima di tutto David Cronenberg non fa parte della squadra che dovrebbe riportare al cinema Videodrome, secondo perché lo sceneggiatore incaricato di riscrivere lo script è quel Ehren Kruger che ha scritto cose come Scream 3, The Ring e I Fratelli Grimm, niente da dire a riguardo, sarà pure un ottimo scrittore, ma non credo che abbia le capacità per dire qualcosa di interessante (e da un nuovo punto di vista) sulla nuova carne.
Poi non capisco che senso abbia rifare oggi un film che è tutto incentrato sulla riflessione sull’immagine televisiva, non che oggi l’immagine televisiva sia poco importante, ma sicuramente non è più così rilevante come nel 1983; ma per ovviare a questo i produttori hanno già pensato di “aggiornare” la storia inserendo nanotecnologia e amenità varie, loro si che hanno capito tutto del film.
Fonte: Slashfilm

Il percorso di David Cronenberg fa subito pensare ad una cosa da non sottovalutare: si parla di uno dei registi contemporanei più coerenti sul campo. Il suo cinema è sempre quello, dalle origini fino ad oggi. Detto così, sembra un gran limite. Ma il cinema di Cronenberg è come i suoi protagonisti: il soggetto è lo stesso, ma si trasforma, si evolve in qualcosa di sempre più inquietante.
Dagli inquilini dell’edificio de Il demone sotto la pelle alle promesse dall’est de La promessa dell’assassino: la materia, che sia quella della carne o che sia quella dell’anima, diventa altro, ed è sempre in fieri. E così è il suo regista: un continuo divenire. Chi l’avrebbe detto che, all’epoca di Rabid - Sete di sangue o Brood - La covata malefica, Cronenberg avrebbe diretto dei noir rigorosi, lucidi e tesi come A History of Violence e La promessa dell’assassino?
Col senno di poi ce lo dovevamo aspettare, forse quando Cronenberg ha diretto tre capolavori, uno di seguito all’altro, come Il pasto nudo, M. Butterfly e Crash (per chi scrive il suo film più geniale e sconvolgente). In cui la materia del b-movie, dell’horror, diventava materia esteticamente altissima, raffinata, ma internamente ancora più malata di prima, e ancora più sorprendente rispetto a film già enormi come Scanners o La mosca (forse il vero film-spartiacque tra i due periodi pre-noir del nostro).