Questo weekend gli Stati Uniti si sono fermati per il Superbowl, la finale del campionato NFL di footbal.
Non solo un grande evento sportivo, ma soprattutto mediatico. Le quotazioni degli spot infatti raggiungono livelli stellari.
Ma cosa sarebbe successo se alla regia ci fosse stato un regista come Quentin Tarantino, David Lynch, Jean Luc Godard, Werner Herzog o Wes Anderson?
Continua a leggere: Superbowl, se fosse diretto da registi famosi
Fading of the Cries è una curiosa amalgama di generi cinematografici diversi, che spaziano dal fantasy all’action, dall’avventura all’horror.
Un giovane uomo armato con una spada dal potere mortale salva la vita a una ragazza selvaggia di nome Sarah. Insieme cercheranno di combattere una maligna forza distruttrice che ha ridotto in povertà un’intera nazione quasi come un’epidemia di un male incurabile.
Per riportare la pace nel loro villaggio i nostri eroi dovranno andare alla ricerca di un antico amuleto appartenuto alla famiglia di Sarah da innumerevoli generazioni. Per riportare Sarah sana e salva a casa dovranno percorrere i pericolosi sentieri di foreste incantate, labirinti sotterranei, per le infide vie di villaggi abbandonati, inseguiti da orde di creature demoniache.
Il regista di questo progetto, che non mancherà di appassionare i fan del mondo fantasy, è Brian Metcalf, pubblicitario di successo qui al suo esordio cinematografico. Protagonista del film è l’attore feticcio di Werner Herzog, il grande Brad Dourif. Al suo fianco ci sono Thomas Ian Nicholas, Elaine Hendrix, Hallee Hirsh, Mackenzie Rosman, Jordan Matthews.
Dopo il continua potete vedere il suggestivo trailer del film.
Continua a leggere: Fading of the Cries - La locandina e il trailer
Werner Herzog sta vivendo un anno decisamente felice, dopo aver avuto addirittura due film in concorso all’ultima Mostra del Cinema di Venezia, con Il cattivo tenente e il film a sorpresa My Son, My Son, What Have Ye Done. Una nuova soddisfazione per Herzog arriva dal Festival di Berlino che lo ha proclamato presiedere della giuria per la sessantesima edizione della Berlinale.
La kermesse berlinese aprirà i lavori il giorno 11 e dopo 10 giorni di proiezione proclamerò il film vincitore dell’ambito Orso d’Oro. Secondo il comunicato dell’organizzazione del Festival, questa decisione è stata presa soprattutto alla luce della lunga carriera di Herzog e di quanto le sue opere abbiano fortemente influenzato il cinema tedesco (ma non solo) e siano state una inesauribile fonte d’ispirazione per un’intera generazione di cineasti.
Quasi meglio che un “premio alla carriera”. Quelli, si sa, portano male!
Continua a leggere: Berlinale - Sarà Werner Herzog il presidente della giura
Il 18 novembre esce nelle sale New Moon che ha riportato sui schermi la passione per i vampiri. Da oggi Cineblog vi regala un viaggio nel mondo dei ciucciasangue con post dedicati ai film che hanno fatto la storia del vampirismo cinematografico. Cominciamo con il film muto Nosferatu del 1922 di Friedrich Wilhelm Murnau. Pronti?
Nosferatu, il vampiro (Nosferatu, eine Symphonie des Grauens, Germania, 1922, Horror, durata 80′, b/n) di Friedrich W. Murnau con Max Schreck, Gustav von Vangenheim, Greta Schroeder.
Trama: Hulter lavora in un’agenzia immobiliare e viene mandato nei Carpazi per servire il conte Orlock. Qui si troverà a fronteggiare il vero orrore, il conte è un Nosferatu, un non morto!
La storia è tratta dal Dracula di Bram Stoker con nomi però modificati per problemi legali collegati al romanzo. Il film ebbe dei problemi di distribuzione perché il regista venne denunciato dagli eredi di Stoker e dovette distruggere le copie. Noi abbiamo potuto vedere la pellicola solo grazie ad una fortuna sfacciata: una copia si salvò.
Continua a leggere: Aspettando New Moon: Nosferatu di Murnau - il film, le foto, i trailer

Sempre personaggi “oltre”. Non si smentisce Werner Herzog, che all’ultima Mostra di Venezia ha presentato in concorso due film: prima Il cattivo tenente - Ultima chiamata New Orleans, non-remake del film di Abel Ferrara e già uscito da noi l’11 settembre, e My Son, My Son, What Have Ye Done, film a sorpresa dell’edizione numero 66 che è valso ad Herzog il record come unico regista in concorso con ben due pellicole nella stessa edizione di un festival cinematografico.
Del primo film si sa ormai tutto, con Nicolas Cage cocainomane con la schiena dolorante, piegato quasi a mo’ di Klaus Kinski in Nosferatu, del secondo invece si è parlato forse meno, nonostante la sorpresa al Lido e soprattutto l’unione di Herzog e David Lynch (in cabina di produzione con la sua Absurda). My Son, My Son narra le vicende di Brad McCullum, che un giorno uccide la madre e si barrica in casa con degli ostaggi. La polizia arriva sul posto, e grazie ad alcune testimonianze, tra cui quella della ragazza dell’uomo, la storia inizia a delinearsi…
Il film, che ha diviso il Lido, è un’interessante contaminatio tra i mondi dei due registi: ritroviamo la natura affascinante e pericolosa e la follia, temi tipici di Herzog, e poi caratteri grotteschi e anche dei nani come in alcuni film di Lynch. Si è parlato di horror: My Son, My Son non lo è del tutto, comunque. E’ soprattutto un ufo, un oggetto poco identificabile che tuttavia ha almeno nel cast una carta che metterà d’accordo tutti: è infatti formato da Michael Shannon, Udo Kier, Willem Dafoe, Chloë Sevigny, Grace Zabriskie e Brad Dourif.
Non sappiamo se il film di Herzog troverà mai una distribuzione in Italia; in attesa, dopo il salto trovate la locandina ufficiale.
Continua a leggere: My Son, My Son, What Have Ye Done: locandina ufficiale dell'ultimo Werner Herzog
La rubrica Il CercaFilm questa volta cerca di aiutare Claudio, che scrive da Palermo, a ritrovare un film perduto nella sua memoria che ci racconta in questo modo…
Il film che sto cercando è esposto come un’intervista ad un vecchio pescatore del nord Europa, unico sopravvissuto di un incidente su un peschereccio norvegese, durante questa intervista, il regista si fa svelare piano piano il mistero che circonda la storia del pescatore, tramite il racconto e spezzoni di un presunto documentario girato sullo stesso peschereccio, si scopre che il pescatore faceva parte di una spedizione per trovare, al polo nord, l’entrata(un passaggio) che conducesse al polo sud (almeno credo fosse questo lo scopo primario, ora non ne sono più così sicuro, purtroppo), il peschereccio però si blocca nel ghiaccio, e piano piano muoiono tutti, al centro dell’azione c’è un tizio, un ricercatore (credo), che incontrata una tribù di indigeni che diciamo sterminerà impazzendo, in fine il protagonista e pochi altri trovano il passaggio, ormai unica possibile via di fuga dalla regione artica, l’unica cosa che di esso è svelato dalle sfocate(a questo punto della storia) immagini del documentario registrato è che è fondamentalmente una zona sulfurea, sembrano le vicinanze di un vulcano, nei quali pressi il protagonista sviene, per poi ritrovarsi unico superstite in salvo, miracolosamente. Il film è girato in uno strano filtro di colore, probabilmente per far sembrare reali le scene che il marinaio va raccontando, che viene detto sono spezzoni di un documentario, registrato da un altro membro dell’equipaggio, morto in seguito.
Alla fine del film il regista viene allontanato dalla casa del pescatore, e al suo ritorno, per continuare la storia, il pescatore è deceduto, il regista/intervistatore crea comunque questa sorta di documentario, per il quale il film è spacciato sin dall’inizio, sono numerosi le pause, i silenzi le descrizioni terrificanti delle situazioni che nel circolo polare questo equipaggio si trova ad affrontare, nonché strani avvistamenti di orsi bianchi e indigeni dove invece non se ne supponeva la presenza, o delle aurore, del buio e del freddo. Il film è lento, ma decisamente interessante.
La storia raccontata da Claudio pare molto anche a me di grande interesse, in bilico tra un film di Werner Herzog e un mockumentary, ma così non mi viene in mente un titolo. Dalle vostre memorie riaffiora qualcosa?
Continua a leggere: Il CercaFilm: Il pescatore sopravvissuto al naufragio
Premio FIPRESCI
miglior film Venezia 66 a Lourdes di Jessica Hausner
miglior film Orizzonti e Settimana Internazionale della Critica a Choi Voi di Bui Thac Chuyen
Premio SIGNIS
a Lourdes di Jessica Hausner
menzione speciale a Lebanon di Samuel Maoz
Premio Settimana Internazionale della Critica “Regione del Veneto per il cinema di qualità”a Tehroun di Takmil Homayoun Nader

Bad Lieutenant: port of call New Orleans - di Werner Herzog (Concorso)
E’ un Nicolas Cage particolarmente (e sorprendentemente) ispirato quello che vediamo sullo schermo nel film di Werner Herzog, nei panni del Cattivo Tenente del titolo. L’azione si svolge in una New Orleans già devastata dall’uragano (l’incipit è dedicato ai giorni del passaggio di Katrina), location che - secondo il regista - non avrebbe potuto essere più adatta e che trasmette l’idea del collasso del vivere civile. Bad Lieutenant: port of call New Orleans (che arriverà sugli schermi italiani il prossimo 18 settembre) è un noir venato di ironia e humor (nero, of course!), che intrattiene, diverte e che ha ricevuto consensi tanto dalla critica quanto dal pubblico festivaliero.
Non possiamo sapere se Herzog non abbia davvero mai visto la pellicola quasi omonima di Abel Ferrara, quel che è certo che sullo schermo ritroviamo ben poco del personaggio interpretato da Harvey Keitel. Convincente Eva Mendes nei panni di Frankie, Val Kilmer e Fairuza Balk completano il cast in ruoli marginali.
E’ online il trailer italiano di Il cattivo tenente - Ultima chiamata New Orleans (Bad Lieutenant: Port of Call New Orleans) regia di Werner Herzog con Nicolas Cage, Val Kilmer, Eva Mendes, Xzibit, Shea Whigham, Brandi Coleman, Katie Chonacas, Tom Bower, Vondie Curtis-Hall, Irma P. Hall, Lance E. Nichols, Kyle Russell Clements, David Joseph Martinez, Jennifer Coolidge, Fairuza Balk, Brad Dourif, Shawn Hatosy, Denzel Whitaker.
Terence McDonagh (Nicolas Cage) è un detective di New Orleans con problemi di dipendenza da antidolorifici. Ha infatti salvato la vita ad un detenuto durante l’allagamento del carcere per l’uragano Katrina. Medaglia in arrivo e tante lodi ma il dolore è insopportabile. Terence non è nemmeno un poliziotto ordinario e la sua vita sta per essere stravolta…
Werner Herzog ci regala il non remake dell’omonimo film di Abel Ferrara. L’abbiamo visto per voi in anteprima. Ecco qui la recensione. Dall’11 settembre al cinema.
La prima domanda della conferenza stampa di Bad Liutenant: port of call New Orleans, in concorso alla Mostra Internazionale del Cinema di Venezia, viene rivolta al regista Werner Herzog.
Che tipo legame esiste con il lavoro di Abel Ferrara e ha mai fatto lei stesso uso di droghe?
Mi piacerebbe sapere su quale pianeta trascorre il suo tempo - risponde Herzog fra il serio ed il faceto - non ho visto il film di Ferrara, perciò non posso rispondere alla sua domanda. Mi piacerebbe incontrarlo però, e discutere del film con lui, davanti ad una bottiglia di whisky! Per quanto riguarda l’uso di droghe, non ho alcuna esperienza in merito. Non ho mai assunto sostanze stupefacenti, nemmeno una volta in vita mia, perchè non mi piace la cultura della droga. Ho tolto molte scene dalla sceneggiatura originale in cui si parlava di stupefacenti e sul set ho parlato con Nicolas Cage dell’argomento. Nicolas Cage fa largo uso droghe - nel film, naturalmente - e mi sembrava così convincente che ho immediatamente chiesto al supervisore degli effetti speciali di non dargli più cocaina, ma ho scoperto che si trattava di zucchero o qualcosa di simile.
Mi sembra che rispetto al film di Ferrara, lei abbia accentuato gli aspetti sociali e politici. Mi sembra, e le chiedo conferma, che per il suo protagonista non ci sia una salvezza attraverso le istituzioni ma solo a livello personale, grazie ad un incontro casuale. E per Eva Mendes, mi sembra che per la prima volto abbia interpretato un personaggio molto più dolce e vero rispetto agli altri ruoli portati precedentemente sullo schermo…
Come ho detto prima, risponde nuovamente il regista, non posso rispondere alle domande relative a Ferrara. Non lo conosco, non ho visto nessuno dei suoi film. Per quanto riguarda le persone, i personaggi che popolano il mio film, diciamo che sono i caratteri che mi piace vedere sullo schermo; ed ho avuto la benedizione di poter lavorare con Nicolas Cage e Eva Mendes e penso che abbiano fatto un ottimo lavoro insieme. Hanno accettato subito di lavorare nel mio film. Nicolas ha detto di sì in meno di 60 secondi ed Eva…quanto ti ci è voluto per decidere?
Per accettare? Chiede l’attrice. Non ho nemmeno letto il copione. Ho sentito il nome di Werner Herzog e ho subito detto sì, poi hanno menzionato Nick Cage ed ho detto: oh, sì! Ed eccomi qui.
Continua a leggere: Venezia 66 - Bad Liutenant: Port of Call New Orleans la conferenza stampa