Det som ingen ved (What no one knows), di Søren Kragh-Jacobsen - Concorso
Un thriller sui servizi segreti che è anche un thriller familiare. Protagonista è Thomas Deleuran, un uomo come tanti, con un matrimonio in frantumi. Quando sua sorella, Charlotte, muore annegata in seguito ad un inspiegabile incidente, guardando tra le sue carte, Thomas scopre che la donna aveva scoperto un terribile segreto nascosto nel passato del padre, ufficiale di marina e membro dei servizi segreti. Aiutato da Ursula, la compagna di Charlotte, l’uomo inizia ad indagare, cercando di mettersi in contatto con i vecchi colleghi del padre e di rintraccaire una misteriosa donna svedese che sembra essere in possesso di alcune prove. C’è però qualcuno che ha tutto l’interesse a distruggere tali prove, ed è disposto a tutto pur di farle sparire. Anche ad uccidere.
Arriva dalla Danimarca quello che è uno dei migliori (se non addirittura IL migliore) titoli in concorso quest’anno al Courmayeur Noir in Festival. Meritatissimo il premio assegnato alla totalità del cast (per citare alcuni dei protagonisti: Anders W. Berthelsen, Maria Bonnevie, Ghita Nørby, Marie Louise Wille, Sarah Juel Werner) per la migliore interpretazione. Tutti gli interpreti, ci è stato detto, provengono dal teatro. Alcuni sono veterani delle scene danesi, altri esordienti, ma tutti sono invariabilmente straordinari.
Ottima la sceneggiatura, perfettamente cesellata, mai appesantita da forzature eccessive. Sa tenere desta l’attenzione senza perdere mai d’intensità, ed è angosciante al punto giusto. Bella la scelta di dipingere un protagonista che, una volta tanto, non è un novello Bruce Willis ex-poliziotto-agente speciale-investigatore privato, ma una persona comune con problemi molto simili a quelli del nostro quotidiano, con i propri limiti e le proprie debolezze. Già passato al Festival di Berlino lo scorso febbraio e presentato da poco al Festival di Varsavia, speriamo che il film possa giungere presto anche nelle nostre sale.
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In attesa di trovare il tempo per terminare di scrivere il post con le mini-recensioni degli ultimi due film visti al Courmayeur Noir in Festival 2008, ecco le immagini della serata conclusiva di questa diciottesima edizione. Appuntamento al prossimo anno, dal 7 al 13 dicembre.
I giurati Astrid Berges-Frisbey, Valentina Lodovini, Richard Price, Pablo Trapero e Don Winslow, alla presenza degli organizzatori del Festival Giorgio Gosetti, Marina Fabbri, Emanuela Cascia e del Sindaco di Courmayeur, hanno consegnato i premi nelle mani dei vincitori.
Paolo Briguglia, improvvisando qualche frase in finto-danese, ha simpaticamente preso in consegna il Premio per la Migliore Interpretazione per conto del cast di Det som ingen ved (What No One Knows) di Søren Kragh-Jacobsen. Il Premio del Pubblico FoxCrime per The Bank Job è stato consegnato nelle mani del produttore Adrian Wootton e un raggiante Amat Escalante ha ritirato il Premio della Giuria per Los Bastardos. Palpabile l’emozione di Misty Upham e della produttrice Molly Conners, che hanno ricevuto il Leone Nero per Frozen River dalle mani di André Lanièce, Assessore Regionale della Valle d’Aosta.
Courmayeur Noir in Festival - fotogallery della serata conclusiva
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La giuria internazionale per il cinema di questa - ormai conclusa - 18a edizione del Courmayeur Noir in Festival (composta, lo ricordiamo, dallo sceneggiatore Richard Price, lo scrittore Don Winslow, dal regista Pablo Trapero e dalle attrici Valentina Lodovini e Astrid Berges-Frisbey), ha deciso di attribuire i seguenti premi:
Leone Nero per il Miglior Film a Frozen River di Courtney Hunt. “La giuria ha deciso all’unanimità di assegnare il premio per il miglior film a Frozen River. L’opera trascende le convenzioni del noir e ci avvicina a persone reali coinvolte in rapporti profondi grazie ad una sceneggiatura e regia originali, autentiche e dense di sfumature ed alla qualità delle interpretazioni di Melissa Leo, Misty Upham e Jaques Bruno“.
Premio per la Migliore Interpretazione all’intero cast di Det Som Ingen Ved (What no one knows) di Søren Kragh-Jacobsen, “la cui recitazione sensibile e realistica eleva il film al di sopra del genere, rendendolo non un semplice racconto ma un autentico ritratto di famiglia“.
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