Sarà nelle sale italiane il 12 marzo il film Donne senza Uomini (qui la nostra recensione), oggi vi regaliamo una intervista-video sottotitolata in italiano alla regista iraniana Shirin Neshat.
Trama del film: siamo in Iran nel 1953, dopo il colpo di stato tramato dalla CIA, la regista Shirin Neshat riflette sulla Rivoluzione islamica e sulla sua nazione.
Nel cast Pegah Feridon, Shabnam Tolouei, Orsi Tóth, Arita Shahrzad.
Donne senza uomini (Zanan-e bedun-e mardan, Germania / Austria / Francia, 2009) di Shirin Neshat; con Pegah Feridon, Arita Shahrzad, Shabnam Tolouei, Orsi Tóth.
Iran, 1953. Donne senza uomini racconta la storia di quattro donne sullo sfondo del colpo di stato architettato dalla CIA. C’è la prostituta Zarin, alle prese con i suoi clienti; c’è Munis e la sua decisione di suicidarsi; c’è Fakhiri, con un marito che non ama; infine abbiamo Faezeh, donna dal passato traumatico. Ad unire i loro destini c’è un bellissimo giardino di orchidee, un luogo quasi utopico di indipendenza e conforto…
È ovviamente di grandissima eleganza formale l’esordio cinematografico della celebre visual artist iraniana Shirin Neshat, residente a New York ormai da anni. Viene subito da fare un paragone con il cinema iraniano che abbiamo visto negli anni in Italia (poco, e ormai sempre meno) e soprattutto nei vari festival cinematografici come Venezia e Cannes.
La Neshat sostituisce nel suo Donne senza uomini la forma del realismo poetico tipica di Kiarostami o di certo Naderi o la forma derivata direttamente dal cinema neorealista con uno stile curatissimo e perfetto, che a molti ricorderà delle videoinstallazioni. Non è certo un caso: la pellicola della regista consiste appunto nell’unione di alcune videoinstallazioni dirette dall’artista dal 2004 al 2008 che sin dall’idea iniziale della regista avrebbero formato un’unico lavoro.
Continua a leggere: Donne senza uomini - di Shirin Neshat: recensione in anteprima

Leone d’Argento alla 66a Mostra del Cinema di Venezia, Donne senza uomini arriverà in Italia il prossimo anno, esattamente il 5 marzo, al contrario della data annunciata dopo la premiazione veneziana (ovvero il 4 dicembre). Il film fa parte del listino Bim, che ha già distribuito il Leone d’Oro Lebanon e distribuirà a gennaio il Gran Premio della Giuria Soul Kitchen.
Diretto dalla visual artist iraniana Shirin Neshat, che ormai vive a New York da anni, Donne senza uomini narra le vicende di quattro donne sullo sfondo del colpo di stato architettato dalla CIA nel 1953 in Iran. Ad unire i loro destini c’è un bellissimo giardino di orchidee, un luogo quasi utopico di indipendenza e conforto…
A Venezia - inutile negare le apparenze -, il film della Neshat ha diviso parecchio la critica. Alla fine della proiezione in Sala Darsena gli applausi sono stati calorosi e continui, ma in molti non hanno ben capito se questi fossero rivolti all’effettivo valore del film o al suo valore politico. E anche il Leone d’Argento per la miglior regia (tuttavia, di oggettiva eleganza) ha fatto storcere qualche naso.
In attesa della nostra recensione in anteprima (un nostro commento a caldo lo potete trovare intanto qui), dopo il salto trovate la locandina italiana del film.

Via dal Lido di Venezia, felici di portarsi a casa qualche bel ricordo di film visti e di amici incontrati; e basta. Via dal Lido, inseguiti dai verdetti della severa ma seria e giusta giuria internazionale, verdetti che ci inseguono come branchi di cani furiosi che vogliono mordere le terga di noi in fuga, quei morsi meritati che ci faranno pensare (?).
Per la verità, io personalmente, ho fatto un viaggio tranquillo dopo aver pranzato in un ottimo ristorante di Venezia e non del Lido. Le terga le ho messe al riparo. I verdetti mi convincono. Li conoscete. Da Lebanon a Women without men, Soul kitchen, dal Leone d’oro fin giù ai premi cosiddetti minori, si tratta di film che non sono stati mai, dico mai, al centro del cosiddetto dibattito dei festivalieri e dei massmedia. Tranne qualche eccezione, tutti, dico tutti, hanno cincischiato con grandi nomi che la giuria ha ridotto a pigmei.
Il cinema italiano si conferma a Venezia 66 in piena era glaciale, un cartone disanimato fra pellicole piccole di costo e di ampio respiro, coproduzioni europee intelligenti e coraggiose, registi e professionisti semiconosciuti o sconosciuti da conoscere. Il cinema italiano con Gomorra e Il divo vinse a Cannes in un festival che sembra lontano anni luce.
Si sono spente le luci ed è calato il sipario sulla 66esima Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia. Qui l’elenco di tutti i premi ed i premiati. In quest’ultima fotogallery Veneziana, vi offriamo le immagini di tutti i vincitori, degli ospiti in passerella e di Sylvester Stallone, presente al Lido per ritirare il premio Jager Le Coutre “Glory to the Filmmaker Award”.
Cliccate su continua e diteci: siete soddisfatti del lavoro svolto dalle giurie? Oppure avreste voluto assegnare i premi a qualcun’altro?
Cartoline da Venezia 66 - tutti i vincitori. A Stallone il Glory to the Filmmaker Award

Vincono la voglia di pace e la voglia di convivenza in una democrazia degna di tal nome. E’ questo il verdetto della Giuria Internazionale della 66. Mostra del Cinema di Venezia. Il Leone d’Oro al bellissimo e forte Lebanon guarda alla memoria dei soldati che sono sopravvissuti alla guerra ma continuano a ricordare immagini terribili, traumi mai sorpassati.
Il Leone d’Argento a Shirin Neshat per la sua elegantissima regia di Women Without Men dà l’occasione all’artista di poter ribadire ancora la pace e la convivenza con il suo popolo, l’Iran, con un film di urgente attualità. Anche il Premio della Giuria al folle e divertentissimo Soul Kitchen di Fatih Akin alla fine porta in senso lato un messaggio che si può riportare alla convivenza e alla felicità: solo volendo e credendoci si possono ottenere risultati impensati.
Colin Firth vince meritatamente la Coppa Volpi per la sua misurata e commovente interpretazione nella sorpresa A single man di Tom Ford; faranno discutere invece - possiamo immaginare - la Coppa Volpi a Ksenia Rappoport (in realtà davvero brava) per La doppia ora e il Premio Mastroianni a Jasmine Trinca per Il Grande Sogno, che rivelazione fu forse ancora con La stanza del figlio e La meglio gioventù.
Continua a leggere: Venezia 66: Leone d'Oro a Lebanon di Samuel Maoz - Tutti i premi del festival
Festival del cinema di Venezia 2009: Il Leoncino d’Oro Agiscuola per il Cinema è stato conferito al film Capitalism: A Love Story di Michael Moore con la seguente motivazione:
“Non accade spesso che un film riesca ad accumunare le opinioni di una giuria così giovane, così numerosa e con gusti cinematografici così vari; quest’anno è successo. Il pregio di questo film è stato quello di affrontare in maniera coraggiosa e diretta problemi attuali, riuscendo a strappare, nonostante gli argomenti trattati, più di una risata al pubblico. Dissacrante, pungente ma al tempo stesso impegnato, il film mette lo spettatore di fronte alla gravissima situazione in cui versa la società moderna, sollecitando una concreta presa di coscienza”.
La Segnalazione Cinema for UNICEF va invece al film Women without men di Shirin Neshat con la motivazione:
“Attraverso la narrazione di quattro storie private, rappresentate con grande poesia e sottile raffinatezza, il film racconta il dramma dell’essere umano privato dei propri diritti fondamentali. L’artista dipinge uno spaccato sociale, geograficamente e storicamente determinato, che assume il valore di una parabola universale. Esaltando il coraggio di sfidare le regole per riconquistare la propria libertà, il film dona una scintilla per un’auspicata presa di coscienza”.

Survival of the Dead - di George A. Romero (Concorso)
Quando abbiamo visto il programma di Venezia 66, è indubbio che abbiamo esultato quando abbiamo visto la presenza di un maestro assoluto come Romero in corsa per il Leone d’Oro: dopo decenni e decenni di attività, finalmente gli viene riconosciuto qualcosa di così importante.
Ma parliamoci sinceramente: stamattina dobbiamo ammettere tutti di aver visto qualcosa che ci ha fatto piangere il cuore. Perché il sesto episodio che Romero ha dedicato ai suoi amati zombie è forse il suo film peggiore, e si fatica a credere che molte delle idee e situazioni che abbiamo visto sul grande schermo siano state partorite dalla sua mente. Sindrome da Dario Argento, verrebbe da dire.
L’idea alla base del film, lo sapevamo da un po’, è convincente: l’idea che su un’isola due famiglie si combattano, e che una delle due tenga i loro cari imprigionati perché non riesce ad ucciderli, è romeriana in modo commovente. Rientra in gioco poi il messaggio politico: integrazione e dittatura sono i fili conduttori.
Continua a leggere: Giorno 8 a Venezia 2009: Survival of the Dead - Women Without Men
Un programma al di sopra delle aspettative. Chiariamolo fin da subito, a scanso di equivoci: il cartellone della 66. Mostra Internazionale del Cinema di Venezia sulla carta promette un’edizione molto buona. Concentriamoci per ora sui film in concorso, e più tardi parleremo delle altre sezioni. Non preoccupatevi se vedete qualche nome mancante: è probabile che il film che cercate sia fuori concorso, ma qui le sorprese non mancano.
Confermati innanzitutto i rumors delle ultime settimane sugli italiani: ancora una volta, come l’anno scorso, i titoli nostrani del concorso ufficiale sono quattro. Si tratta ovviamente del film d’apertura Baaria di Giuseppe Tornatore, de Il Grande Sogno di Michele Placido, con Scamarcio, Trinca, Argentero, Orlando e Morante, La doppia ora, opera prima di Giuseppe Capotondi con Filippo Timi e Ksenia Rappoport, e, unico film Rai contro tre Medusa, Lo spazio bianco di Francesca Comencini, con Margherita Buy.
Sorprendente la sestina americana: dopo gli ormai sbandieratissimi Moore, Herzog, l’esordio di Tom Ford con A single man, fa piacere anche vedere confermato il nuovo Todd Solondz, The Road di Hillcoat e soprattutto -in concorso!- Survival of the Dead di zio Romero. Nella triade orientale, spunta la sopresona Tsukamoto con il suo nuovo capitolo di Tetsuo. Ottima la selezione francese, con Denis, Rivette, Chéreau confermati e la “new entry” Mr. Nobody di Jaco Van Dormael. Due lavori tedeschi (ma ovviamente Akin ha origini turche e Shirin Neshat iraniane), uno austriaco, e poi ancora Sri Lanka, Egitto e Israele. E manca ancora il film a sorpresa, per un totale di 24 film in corsa per il Leone d’Oro.
Dopo il salto, tutti i titoli del concorso ufficiale di Venezia 66.