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Venezia 64: Leone d'Oro a Lust, Caution di Ang Lee

pubblicato da Gabriele C.

Faranno molto discutere questi premi, non ci sono dubbi. Partiamo da una considerazione, semplice e anti-snobistica: la selezione dei film in concorso era davvero molto buona. C’erano alcuni film bellissimi, e premiarli tutti era impresa impossibile. La giuria ci ha provato (un ex-aequo per il Premio della Giuria, un Leone Speciale, l’Osella per la sceneggiatura a Laverty), ma alla fine ha scelto il suo Leone d’Oro: ancora una volta Ang Lee. Il suo Lust, Caution ha diviso non poco il Lido: eppure secondo il sottoscritto era uno dei migliori film in concorso. Non era il migliore, non è un capolavoro, e si poteva dargli il Leone d’Argento per la regia andato a De Palma (comunque un gran premio: evviva evviva!) invece del Leone d’Oro. Ma mica c’è una legge per cui, se uno ha vinto due anni fa il premio (Brokeback Mountain), non può vincerlo una seconda volta…

I bellissimi film di Haynes e Kechiche ricevono i Premi della Giuria, mentre l’impegno del rinato Mikhalkov (che presenta un buon film girato in pochissimo tempo) ha fatto sì che la giuria gli abbia dato un Leone Speciale. Cate Blanchett ha battuto altre temibili e brave attrici ed ha ottenuto giustamente la Coppa Volpi, ma come l’anno scorso si ripete lo “scandalo” per la Coppa Volpi maschile: perchè dare il premio a Brad Pitt e non a Casey Affleck (bravissimo) per The assassination of Jesse James? Senza contare la quantità di attori bravissimi che potevano scegliere… Mistero.

Giusto Premio Osella alla scoppiettante, intelligente e gradevolissima sceneggiatura di It’s a free world di Loach, scritta dal fidato Paul Laverty, e secondo premio per Lust, Caution per la gran bella fotografia di Rodrigo Prieto (ma a questo punto non era meglio darlo a Nightwatching di Greenaway, rimasto ingiustamente a mani vuote?).
A mani vuote, oltre a Greenaway e ai tre improbabili italiani, Haggis e Branagh (peccato), Anderson (che si consola col Leoncino d’Oro), e i due orientali-cult Miike e To.

Leone d’Oro: Lust, Caution di Ang Lee
Leone d’Argento (regia): Redacted di Brian De Palma
Premio della Giuria: La Graine e le mulet di Abdellatif Kechiche ex-aequo con Io non sono qui di Todd Haynes
Leone Speciale: 12 di Nikita Mikhalkov
Coppa Volpi (femminile): Cate Blanchett (Io non sono qui)
Coppa Volpi (maschile): Brad Pitt (The assassination of Jesse James)
Premio Mastroianni (rivelazione): Hafsia Herzi (La Graine e le mulet)
Premio Osella (sceneggiatura): Paul Laverty (It’s a free world)
Premio Osella (fotografia): Rodrigo Prieto (Lust, Caution)
Leone Corto Cortissimo: Dog Altogether di Paddy Considine
Orizzonti: Sugisball di Veiko Ounpuu
Orizzonti Doc: Wuyong (Useless) di Jia Zhang-ke
Orizzonti - Menzione speciale: Death in the Land of Encantos di Lav Diaz
Leone del futuro: La zona di Rodrigo Plà (Giornate degli autori)

Quanto bell'Oriente c'è a Venezia?

pubblicato da Gabriele C.



L’altr’anno il cinema orientale si è difeso bene al Festival di Venezia, pur raccimolando un “voto complessivo” non più che discreto nell’insieme. C’era tanto Giappone, sia in concorso (Paprika di Kon, Mushishi di Ôtomo), sia fuori concorso (ad esempio Miyazaki jr. e K. Kurosawa) che in Orizzonti (come Oshii e Aoyama). Non sono mancati altri grandi nomi (Weerasethakul, Tsai Ming-liang, Johnny To) e qualche sorpresa (personalmente, il folgorante Jakpae del coreano Ryoo Seung-wan). Quest’anno l’Oriente potrebbe dare ancora prova di essere forse la cinematografia più viva e variegata, o almeno quella con più sorprese e assi nella manica.

Ad iniziare dalla competizione vera e propria, che vede nel suo bel programma due maestri: il cinese (per l’occasione tornato in patria come nelle prime commedie) Ang Lee, Leone d’Oro nel 2005 per Brokeback Mountain, e il giapponese Takashi Miike, per la prima volta in concorso. Il primo ambienta il suo thriller Lust, caution a Shanghai durante la Seconda Guerra Mondiale, con Tony Leung nella parte di un funzionario coinvolto suo malgrado in un omicidio e Joan Chen; il secondo conferma la sua vena anarchica e folle tirando fuori dal cappello il nippo-western Sukiyaki Western Django, girato in inglese e incentrato su due gang rivali, con Tarantino nella parte di un “mistery man” di nome Ringo.

E poi ci sono Jiang Wen, attore in The Missing Gun e I Guerrieri del cielo e della terra, alla sua terza regia con Taiyang zhaochang shenqi (The Sun Also Rises), un film corale ambientato in differenti luoghi e in tempi diversi (un villaggio Yunnan, un campus universitario, il deserto del Gobi…), e l’attore feticcio di Tsai Ming-liang, ossia Lee Kang-sheng, alla sua seconda opera. Il titolo è tutto un programma: Bangbang wo aishen (Help Me Eros).

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