Per la terza volta consecutiva, dopo una locandina “lynchana” e un’altra che omaggiava chiaramente L’avventura di Antonioni, il Festival di Cannes decide di dedicare la sua locandina ufficiale ad una figura femminile.
Secondo gli organizzatori del festival, alle prese con la chiusura del programma ufficiale che sarà annunciato tra un paio di settimane, Juliette Binoche rappresenta una “figura allegorica del cinema” che riesce a dare letteralmente vita all’immagine con una pennellata. Così viene fotografata da Brigitte Lacombe.
La Binoche potrebbe essere sulla Croisette anche come attrice in Copie Conforme, il nuovo lavoro di Abbas Kiarostami. La 63a edizione del Festival di Cannes si terrà dal 12 al 23 maggio e verrà aperto da Robin Hood di Ridley Scott, fuori concorso.

Il cinema in alcuni luoghi del mondo è ancora una voce che si leva contro il potere costituito e che osa sfidare le istituzioni con l’arma dell’intelletto. Negli ultimi anni uno dei luoghi più caldi al mondo è l’Iran e proprio da questo stato mediorientale arriva una triste notizia battuta questa notte dalle agenzie di tutto il mondo.
E’ stato infatti arrestato il regista Jafar Panahi, una delle voci più importanti dell’opposizione al presidente Ahmaninejad. La repressione delle contestazioni, diventata durissima, ora arriva anche a fermare personaggi di fama internazionale come Panahi che nella notte è stato arrestato a Teheran, inseme alla moglie e la figlia da agenti dei servizi di sicurezza.
Panahi ha iniziato come assistente di Abbas Kiarostami. Il suo primo film è il poetico Il palloncino bianco (1995) con cui vince la Caméra d’or al Festival di Cannes. Nel 1997 conquista il Pardo d’oro a Locarno con Lo specchio, film che tratta l’argomento delicatissimo della condizione femminile nel mondo islamico, tema cardine anche del successivo Il cerchio (2000) che gli fece conquistare il Leone d’Oro a Venezia.
Nel 2003 il suo Oro Rosso vince la sezione Un certain regard a Cannes, film che fu proibito in patria. Un curriculum decisamente pesante per una voce troppo scomoda.

Si è concluso da pochi giorni il 60° Festival di Berlino, ma è già tempo di previsioni per Cannes, che si terrà dal 12 al 23 maggio 2010. I nomi in ballo sono davvero tanti, e noi vi proponiamo una selezioni di film papabili (o meno: i festival sorprendono anche per quei titoli che nessuno si sarebbe mai sognato avrebbero potuto accaparrarsi) per la selezione. Ribadiamo, o meglio ribadisco: è una selezione personale e non si tratta di titoli sicuri per il concorso o altre categorie!
Stati Uniti
Ovviamente i titoli in ballo sono davvero molti, anche se l’anno scorso in concorso ci finirono solo due titoli (Tarantino e Ang Lee con Motel Woodstock). L’America potrebbe ruggire sin da subito con Robin Hood di Ridley Scott, in uscita negli Usa il 14 maggio, e quindi vicino alla data d’apertura del festival: papabile film d’apertura? Gli eleventi speciali potrebbero essere tanti: per maggio saranno già pronti Shrek e vissero felici e contenti di Mike Mitchell (21 maggio), Prince of Persia: Le sabbie del tempo di Mike Newell (28 maggio, ma in Francia dal 19) e Sex and the City 2 di Michael Patrick King (28 maggio), di cui però il primo capitolo alla fine non fu selezionato per l’edizione di due anni fa.
Attenzione poi a Toy Story 3 di Lee Unkrich (18 giugno), ricordando la scorsa apertura che fu data ad Up, The Twilight Saga: Eclipse di David Slade (30 giugno) che attirerebbe orde di giovani fan, e Predators di Nimród Antal (7 luglio) prodotto da Robert Rodriguez. Per il concorso si vola altissimo con Inception di Christopher Nolan (16 luglio), di cui però un’anteprima di due mesi rispetto alla data d’uscita svelerebbe forse troppi misteri sul progetto. Papabile anche The Expendables di e con Sylvester Stallone (13 agosto) con un gruppo di guerriglieri da panico (Jason Statham, Jet Li, Dolph Lundgren, Mickey Rourke, Bruce Willis, Arnold Schwarzenegger, Danny Trejo…).

Agosto è ancora lontano ma il Festival del Cinema di Locarno è già in pieno fermento, pronto per l’edizione 2010. Ecco quindi che dalle sponde svizzere del Lago Maggiore iniziano a pervenire le prime notizie su quello che si vedrà attorno alla Piazza Grande.
La notizia di oggi riguarda il premio alla carriera, il Pardo d’onore Swisscom che per la 63ma edizione del Festival sarà attribuito al regista svizzero Alain Tanner. Un premio meritato e che rimane in patria.
Nato a Ginevra nel 1929, Alain Tanner realizza il suo primo lungometraggio per il cinema nel 1969, Charles mort ou vif, premiato con il Pardo d’oro al Festival di Locarno. Due anni dopo, La salamandra (1971) è visto nella sola Parigi da 200mila spettatori. Alain Tanner emerge come uno dei principali esponenti del «nuovo cinema svizzero» portando una ventata di giovinezza e di libertà ben oltre le frontiere nazionali.
Oltre a numerosi documentari per la televisione e per il cinema, Alain Tanner ha firmato 19 lungometraggi di finzione, selezionati dai più importanti festival internazionali, tra cui Jonas che avrà vent’anni nel 2000 (1976), Dans la ville blanche (1983), Gli anni luce (1981, Grand Prix speciale della Giuria a Cannes), Une flamme dans mon cœur (1987), Fourbi (1996), e infine Paul s’en va (2004), film che segna il suo addio al mondo del cinema.
Continua a leggere: Locarno 2010 - Pardo d'onore ad Alain Tanner

Il nuovo film di Abbas Kiarostami sembra tornare su una via meno sperimentale rispetto alle prove che il grande regista iraniano ci ha offerto nell’ultimo decennio. Se infatti fra le pellicole successive a Il vento ci porterà via (era il 1999, e il film vinceva il Gran Premio della Giuria a Venezia) Kiarostami si è dato a documentari come ABC Africa, a film di fiction stilisticamente estremi come Dieci e sperimentazioni come Shirin, con Copie conforme sembra tornare ad un cinema più lineare e forse più affine a quel realismo poetico che l’ha reso famoso in tutto il mondo.
Una novità però c’è in quest’ultimo film, ed è il fatto che per la prima volta Kiarostami si trova a dirigere un lungometraggio fuori dall’Iran. Copie conforme è completamente ambientato infatti in Toscana, tra Arezzo e San Gimignano, e narra del rapporto tra due stranieri che si trovano nella regione italiana: lui, William Shimell, è uno scrittore inglese che studia le opere d’arte e i falsi; lei, Juliette Binoche, è una gallerista francese. Secondo le dichiarazioni rilasciate a Il Mattino, Kiarostami si è basato su una storia vera ed ha scritto la sceneggiatura pensando proprio alla Binoche, già spettatrice dello spettacolo teatrale in Shirin. Tra l’altro i produttori vorrebbero presentare il film al prossimo Festival di Cannes, dove potrebbe finire direttamente in concorso.
Copie conforme narrerà sostanzialmente dell’amore nato quasi per gioco tra i due personaggi, sul filo della verità, argomento che riguarda da vicino ovviamente le opere d’arte e i loro falsi. Anche questo nuovo film sarà bandito in Iran: non una novità per Kiarostami, che dalla Palma d’Oro per lo splendido Il sapore della ciliegia non trova più distribuzione in patria…

Detto sinceramente? Una Mostra sottotono, almeno per ora. Alla seconda giornata abbiamo già tre film in concorso, e per quel che mi riguarda due su tre sono deludenti. Accanto a Jerichow, primo film in concorso, affonda anche Schroeder: peccato, poteva essere il cult di questa edizione. Ma, a sorpresa, delude non poco anche Kiarostami: il suo esperimento metacinematografico poteva andare bene per un corto…
Fuori concorso
Shirin, di Abbas Kiarostami
Bruno Fornara aveva definito Kiarostami come un “fondamentalista cinematografico”, in senso buono. Era l’anno di Dieci, discusso ma bellissimo film sperimentale dell’indiscusso maestro iraniano girato con due videocamere digitali all’interno di una macchina, guidata da una moderna donna iraniana che si confrontava con sei interlocutori diversi per dieci giri.
Scommetto che molti ridefinirebbero Kiarostami in quel modo, ma in senso negativo, dopo questo Shirin. C’è uno spettacolo teatrale di un poema persiano del 12° secolo: la macchina da presa però non inquadra lo spettacolo, bensì… il pubblico! Per tutti i 90 minuti della pellicola lo spettatore vedrà le reazioni del pubblico, formato da centoquattordici attrici iraniane, che guarda lo spettacolo.