
Se vi state chiedendo se oggi giochiamo a trova le differenze, il classico passatempo da giornaletti di enigmistica, la risposta è negativa. Siamo sempre su Cineblog e la rubrica Cloni e Citazioni si occupa di un film che uscirà nelle sale questo weekend, Il responsabile delle risorse umane (qui potete leggere la recensione). Ecco cosa ci scrive Draven:
“Vi segnalo una piccola considerazione personale. Osservate la locandina de “il responsabile delle risorse umane” di prossima uscita. Quando l’ho vista ho notato subito una netta somiglianza con quella di “Little miss sunshine” (addirittura il colore di sfondo è identico). Poi però ho cercato la locandina originale russa ed effettivamente è differente. La domanda che mi sorge è: avranno fatto apposta in Italia a farla così simile o si tratta di una coincidenza?”
Chissà. Sta di fatto che gli ingredienti sono gli stessi… Un furgone in stile seventies, personaggi strani e un po’ grotteschi, un viaggio verso una meta inconsueta e preferibilmente un cadavere da trasportare. Stiamo forse dicendo che il plagio (o citazione) non si limita alla locandina? Qui la fonte è alta, il film è tratto da un romanzo di Abraham B. Yehoshua, ma il sapore di deja vu rimane!
Oggi la rubrica Il CercaFilm cerca di aiutare Davide a portare a termine una missione, a suo dire impossibile! Proviamo a dimostrargli che per noi nulla è impossibile?
Cari amici di Cineblog, vi scrivo per chiedervi aiuto a scovare il nome di un film. Non è impresa facile, lo vidi una ventina di anni fa in tv. Ma mi è sempre rimasta impressa la scena perché ero molto piccolo. C’era un sottomarino, militare penso, che veniva attaccato da un mostro che sembrava tipo un’alga gigante. Ricordo solo che i militari chiudono una specie di protezione contro la vetrata da cui si vedeva sta cosa. So che è una mission impossible ma siete gli unici che ci proverebbero.
Qui la mente riporta a galla (è il caso di dirlo) immagini degne di Jules Verne con film come 2000 leghe sotto i mari (ah, sapete che ne è in arrivo un nuovo remake!?),
Che fine ha fatto David Lynch? Il vulcanico creatore di Twin Peaks, Mulholland Drive e grande sostenitore della meditazione trascendentale pare non avere progetti cinematografici proprio nell’immediato, a parte alcune apparizioni nel ruolo di produttore.
Chi ben conosce l’opera di David Lynch sa che l’arte, il cinema e il pensiero filosofico non possono essere scissi nella sua opera, qualsiasi sia il mezzo attraverso cui si esprime, dalla tela pittorica ai video in flash per internet.
Nel giugno del 2009, è nato Interview Project, da un’idea di Jason S. e Adrian Lynch, in cui David Lynch interviene come autore e produttore. Per oltre due mesi una piccola troupe ha infatti girato in lungo e in largo gli Stati Uniti, nel tentativo di intervistare un centinaio di da intervistare. Senza un piano di produzione, semplicemente affidandosi al caso sono state scovate delle storie da raccontare.
Ne nasce un ritratto dell’America lontano dalle luci dei riflettori, un sogno disilluso, uno sguardo sulla realtà che ha ben poco a che spartire con esperienze analoghe realizzate da altri in precedenza.
Lynch è alla ricerca della gente vera, quella che soffre della crisi ma che non legge i risultati della borsa sul New York Times. Piccole storie minimaliste, quasi come quelle raccontate da Raymond Carver nelle sue pagine. Documentari in pillole di non più di cinque minuti, introdotti da una frase recitata dallo stesso Lynch che così riassume il senso dell’intervista.
Le interviste sono interamente visibili sul sito di Interview Project, storie che possono (e devono) essere condivise, nel vero senso della parola e secondo le regole del web 2.0 grazie a siti, blog e social network.
Nel paese delle creature selvagge (Where the Wild Things Are) Regia di Spike Jonze, con Forest Whitaker, Paul Dano, Catherine Keener, James Gandolfini, Catherine O’Hara, Lauren Ambrose, Tom Noonan, Alice Parkinson, Max Records, Michael Berry Jr, Robby D. Bruce, Steve Mouzakis.
Una premessa è d’obbligo, il libro Nel paese dei mostri selvaggi (riedito di recente da Babalibri) di Maurice Sendak da cui Spike Jonze è stato ispirato per realizzare il suo ultimo film è un racconto per immagini datato 1963 che in poche pagine e ancor meno parole racconta la storia di Max, un bambino sensibile ma turbolento. Sentendosi incompreso in famiglia, Max fugge in un meraviglioso mondo fantastico su un’isola abitata creature strane e misteriose, le cui emozioni sono selvagge e imprevedibili come le loro azioni. Nominato Re da queste Creature Selvagge, Max crede di aver trovato un suo posto dove tutti saranno felici. Ma un regno non è facile da governare, soprattutto con l’anarchica fantasia di un bambino, Max scopre così che i rapporti con gli altri sono molto più complicati di quanto pensasse inizialmente.
La sceneggiatura del film, firmata da Spike Jonze a quattro mani con il romanziere Dave Eggers, approfondisce il viaggio alla scoperta di se stesso che Max compie verso il Paese delle Creature Selvagge, analizzando e sviluppando i rapporti e i legami che il giovane protagonista intrattiene con quelli che saranno i suoi curiosi sudditi.
Jonze dimostra evidentemente di non aver avuto intenzione di realizzare un film per bambini; al contrario lo scopo di questo adattamento era quello di costruire una storia che parlasse dell’infanzia e di come, attraverso la sua fervida fantasia, un ragazzino possa prendere consapevolezza dei propri comportamenti, della necessità di saper arginare il proprio lato selvaggio all’interno di un agire sociale che i bambini devono conquistare non solo con l’aiuto delle persone adulte, ma soprattutto grazie all’esperienza personale. Ho voluto raccontare di cosa significhi avere otto o nove anni e cercare di capire il mondo – ha detto Jonze – di imparare a rapportarsi con le persone attorno a te e di conoscere le proprie emozioni, spesso imprevedibili e che disorientano.
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