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Box Office Story: ecco i 17 peggiori flop della storia del cinema

pubblicato da dr. apocalypse

Box Office Story: ecco i 17 peggiori flop della storia del cinema

La scorsa settimana abbiamo dedicato la nostra rubrica ‘Box Office Story‘ a due Top20 alquanto curiose, legate ai film che più hanno ‘guadagnato’ nella storia del cinema, in termini % e di incassi ‘reali’. Ribaltando il nostro interesse, oggi vogliamo farvi conoscere i 17 flop più roboanti, ovvero quelli che in base ai costi di produzione hanno guadagnato meno dal botteghino. Perché 17 e non 20 film? Perché in Top20 rientrerebbero anche Milo su Marte, Come lo Sai e Rango, in realtà ancora in sala e per questo motivo assolutamente fuori dai giochi (per ora). Ricordandovi che solo metà degli incassi viene considerato un ‘reale’ rientro economico per i produttori, ecco i 17 flop più cocenti della storia del cinema.

17°) The Mask 2 (2005)
Costo: 100 milioni di dollari
Incasso Worldwide: 59,918,422 dollari
Perdita lorda: -70,040,789 dollari

16°) Alexander (2004)
Costo: 155 milioni di dollari
Incasso Worldwide: 167,297,191 dollari
Perdita lorda: -71,351,405 dollari

15°) Mucche alla Riscossa (2004)
Costo: 110 milioni di dollari
Incasso Worldwide: 76,482,461 dollari
Perdita Lorda: -71,758,770 dollari

14°) Speed Racer (2008)
Costo: 120 milioni di dollari
Incasso Worldwide: 93,394,462 dollari
Perdita lorda: -73,302,769 dollari

13°) Il Giro del Mondo in 80 Giorni (2004)
Costo: 110 milioni di dollari
Incass0 Worldwide: 72,004,159 dollari
Perdita Lorda: -73,997,921 dollari

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Box Office Story: con Amici Miei Come Tutto Ebbe Inizio torna Christian De Sica, Re del botteghino italiano

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Box Office Story: con Amici Miei Come Tutto Ebbe Inizio torna Christian De Sica, Re del botteghino italiano40 anni sulla cresta dell’onda. Piaccia o non piaccia, Christian De Sica da quasi mezzo secolo ’segna’ il botteghino italiano. Da Una breve vacanza di papà Vittorio, del 1973, all’imminente Amici Miei Come Tutto Ebbe Inizio, Christian ha recitato in oltre 70 film, molti dei quali diventati campioni d’incasso. Istrionico ed innegabilmente dotato di un talento comico innato, De Sica diventa da subito uno dei volti più amati della commedia italiana degli anni 80. Da Borotalco a Sapore di Mare, passando per Vacanze di Natale, Acqua e Sapone, Vacanze in America, I pompieri, Yuppies, Grandi Magazzini, Bellifreschi, Compagni di Scuola e Fratelli d’Italia, Christian prende parte a tutti quei titoli che segnano un’epoca, facendo ridere un’intera generazione. Enrico Oldoini e i Vanzina sono i primi ‘mentori’, fino all’arrivo degli anni 90, che combaciano con le prime regie, inizialmente promosse da critica e pubblico (Faccione, Il Conte Max, Ricky e Barabba), per poi crollare sotto i colpi del box office, maledettamente impietoso.

Con l’arrivo del nuovo millennio la scelta è evidente e purtroppo ancora oggi con fierezza cavalcata. Arrivano i cinepanettoni ‘in serie’. Con l’infinita saga di ‘Natale a…’, De Sica ’sposa’ la regia di Neri Parenti, interpretando sempre più o meno lo stesso personaggio, chiamato a recitare più o meno sempre le solite battute. Cambiano le location, a volte i comprimari, ma non gli ingredienti principali. Se il pubblico applaude, la critica si disaffeziona, per non dire che si infastidisce. Fino all’arrivo di Pupi Avati, che disegna per Christian un ruolo diverso dal solito ne Il figlio più piccolo. E’ il trionfo tanto atteso. Per De Sica arriva il Nastro d’Argento come migliore attore protagonista. Segno che un altro Christina De Sica esiste, sotto quegli ingombranti cinepanettoni e quegli ossessivi spot tv che l’hanno sicuramente reso ricco, celebre ed amatissimo, disossandolo però dal punto di vista attoriale.

Dati Cinetel alla mano (per voi dopo il saltino), ovvero dal 1995 ad oggi, i film di De Sica sono riusciti nell’impresa di staccare oltre 50 milioni di ticket. Come se tutti gli italiani avessero visto almeno un suo film in sala. Cocenti i flop ‘personali’, da regista, con i 2.612.849 euro di Uomini, Uomini, Uomini, gli 809.425 euro di Simpatici & Antipatici, i 626.713 euro di Tre e i quasi umilianti 356.720 euro di The Clan, per un attore che si può tranquillamente definire ’sprecato’, viste le indiscusse qualità, figlie di un sangue che non mente.

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Box Office Story: ecco i 20 film che hanno guadagnato il più alto profitto di sempre

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Box Office Story: ecco i 20 film che hanno generato il più alto profitto di sempre

Se ieri vi abbiamo fatto conoscere ‘i 20 film che hanno ottenuto il maggior profitto % di sempre‘, ecco oggi arrivare quelli con il ‘maggior profitto assoluto’, ovvero in dollari effettivi. Ho speso uno, incassato 101 e mi son messo in tasca 50. Nessuna percentuale, bensì soldi concreti, per una Top20 nettamente differente rispetto a quella vista 24 ore fa. Profitti che ovviamente considerano solo la metà degli incassi, solitamente equamente distribuiti tra esercenti e le varie filiere produttive. Quali sono i 20 titoli che hanno guadagnato più soldi rispetto all’investimento fatto? Questi:

20°) Il Cavaliere Oscuro (2008)
Costo: 185,000,000 dollari
Incasso: 1,001,945,358 dollari
Profitto: 315,972,679 dollari

19°) Il Mondo Perduto - Jurassic Park 2 (1997)
Costo: 75,000,000 dollari
Incasso: 786,686,679 dollari
Profitto: 318,343,340 dollari

18°) Harry Potter e l’Ordine della Fenice (2007)
Costo: 150,000,000 dollari
Incasso: 938,468,864 dollari
Profitto: 319,234,432 dollari

17°) Il Signore degli Anelli - La Compagnia dell’Anello (2001)
Costo: 109,000,000 dollari
Incasso: 868,621,686 dollari
Profitto: 325,310,843 dollari

16°) Toy Story 3 (2010)
Costo: 200,000,000 dollari
Incasso: 1,064,384,497 dollari
Profitto: 332,192,249 dollari

15°) Indipendence Day (1996)
Costo: 75,000,000 dollari
Incasso: 817,400,878 dollari
Profitto: 333,700,439 dollari

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Box Office Story: ecco i 20 film che hanno ottenuto il maggior profitto % di sempre

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Box Office Story: ecco i 20 film che hanno ottenuto il maggior profitto dal box office

Spesso quando si snocciolano gli incassi di un film ci si scorda di sottolinearne il budget. Perché il successo di una pellicola che incassa 100, dopo esser costata 100, non può minimamente esser paragonato ad una pellicola che incassa 100, dopo esser costata 1. Il ‘ritorno’ sull’investimento è innegabilmente ciò che conta e andrebbe sempre sottolineato nell’analizzare il botteghino. Se in Italia si fa purtroppo enorme fatica a conoscere i costi di produzione delle pellicole nostrane, questo ovviamente non avviene con i titoli prodotti ad Hollywood. Incrociando gli incassi worldwide con i costi di produzione, è nata un’interessantissima Top20 dei film che hanno ottenuto il maggior profitto al box office in termini percentuali.

Quali sono i magnifici 20? Andiamoli a scoprire insieme, partendo dalla 20° posizione, per arrivare alla pellicola più redditizia di sempre.

20°) Primer (2004)
Costo: 7000 dollari
Incasso: 565,846 dollari
Ritorno sugli Investimenti: 3,941.76%

19°) Saw (2004)
Costo: 1,200,000 dollari
Incasso: 103,096,345 dollari
Ritorno sugli Investimenti: 4,195.68%

18°) La grande parata (1925)
Costo: 245,000 dollari
Incasso: 22,000,000 dollari
Ritorno sugli Investimenti: 4,389.80%

17°) Nascita di una Nazione (1915)
Costo: 110,000 dollari
Incasso: 11,000,000 dollari
Ritorno sugli investimenti: 4,900.00%

16°) Via col Vento (1939)
Costo: 3,900,000 dollari
Incasso: 390,525,192 dollari
Ritorno sugli Investimenti: 4,906.73%

15°) Venerdì 13 (1980)
Costo: 550,000 dollari
Incasso: 59,754,601 dollari
Ritorno sugli Investimenti: 5,332.24%

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Box Office Story: con The Fighter torna il neo Premio Oscar Christian Bale

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Box Office Story: con The Fighter torna il neo Premio Oscar Christian BaleUn trasformista, irrequieto, da quasi 30 anni nel mondo del cinema e da 72 ore circa Premio Oscar come Miglior Attore Non protagonista per la splendida prova in The Fighter. Dopo aver incassato quasi 100 milioni di dollari sul suolo americano con la sua ultima fatica, Christian Bale è finalmente pronto ad approdare nei cinema nostrani. Una carriera, quella dell’attore inglese, iniziata nel lontano 1982, alla tenera età di 8 anni, in uno spot tv, fino al 1987, anno dell’esordio in sala. Steven Spielberg lo fa conoscere al mondo intero con L’impero del sole. Il film si rivela uno dei pochi ‘flop’ del leggendario regista, incassando appena 22 milioni di dollari negli Usa, ma la critica osanna il giovanissimo Bale. Per lui arrivano uno Young Artist Awards ed un premio speciale della National Board of Review of Motion Pictures. Peccato che lo stress emotivo sia troppo alto, tanto da portare Christian ad abbandonare il cinema. Fino al 1989, quando Branagh riesce a convincerlo ad accettare una piccola parte nel suo Enrico V, arrivato ai 10 milioni di dollari incassati. Con Gli Strilloni della Disney il flop si bissa, visto che la pellicola incassa appena 2 milioni di dollari al box office americano, ma Christian ottiene un’altra nomination ai Young Artist Awards.

Visto in Piccole donne, 50 milioni di dollari incassati, e Ritratto di Signora, poco meno di 4 milioni di dollari, delude in termini di incassi con L’agente segreto, appena 106,606 dollari. Ma la svolta per l’ex bambino prodigio è dietro l’angolo. Il 1998 è l’anno di Velvet Goldmine, appena 1,053,788 dollari negli Usa, seguito da titoli presto dimenticati come All the Little Animals, 26,558 dollari, e il sottovalutato Sogno di una notte di mezza estate, film che lo vede diretto per la terza volta da Kenneth Branagh. Fino al boom definitivo che consacra Bale in tutto il mondo. E’ il 1999 e al Sundance approda American Psycho, riadattamento del controverso omonimo romanzo di Bret Easton Ellis. Il film incassa 34 milioni di dollari worldwide e Bale risorge dalle ceneri in cui era finito. E’ (ri)nata una star. Ma le scelte fatte tornano nuovamente ad essere incomprensibili. Shaft (107 milioni di dollari), Il mandolino del capitano Corelli (67 milioni di dollari worldwide), Laurel Canyon (4 milioni), Il regno del fuoco (82 milioni di dollari) ed Equilibrium (5 milioni) dimostrano ancora una volta come un attore possa contribuire a non far decollare la propria carriera. Fino al 2004, anno dell’ennesima svolta. Bale perde 30 kg per lo spagnolo L’uomo senza sonno (8 milioni di dollari in tutto il mondo). Uno sforzo fisico e psichico mostruoso per l’attore, che riconquista la critica. Ma non i maggiori premi statunitensi, che continuano vergognosamente a snobbarlo.

Diventato scheletrico, Bale in appena due mesi riprende 26 kg e aumenta a dismisura la propria massa per vestire i panni di Bruce Wayne in Batman Begins. Scelta curiosa e coraggiosa quella di Christopher Nolan, premiata dal botteghino. 372 milioni di dollari worldwide, ai quali si aggiunge il miliardo di dollari incassato dal sequel, Il Cavaliere Oscuro. Visto in The New World - Il nuovo mondo di Malick, 30 milioni di dollari worldwide, in The Prestige di Nolan, 110 milioni di dollari, in Quel treno per Yuma di James Mangold, 70 milioni di dollari incassati, e in I’m Not There di Todd Haynes, 11 milioni di dollari, Christian conferma di essere uno degli attori più talentuosi della sua generazione. Anche se i premi americano continuano ad evitarlo. Zero nomination sia agli Oscar che ai Golden Globes. Protagonista di Nemico Pubblico di Michael Mann, 214 milioni di dollari, e di Terminator Salvation, 372 milioni di dollari, l’attore finisce nella bufera mediatica per una clamorosa sfuriata ai danni del direttore della fotografia Shane Hurlbut, reo di aver interrotto una scena che lo vedeva protagonista. L’audio finisce in rete e Bale viene accusato da più parti. Ma il giorno del trionfo attoriale è ormai vicino. Con The Fighter perde nuovamente peso, in maniera drastica. Il suo Dicky Eklund annienta il vero protagonista del film, ovvero Mark Wahlberg, ‘costringendo’ i giornalisti della Hollywood Foreign Press Association e quelli dell’Academy ad accorgersi della sua bravura, finalmente premiata. Aspettando ovviamente The Dark Knight Rises, e la sua ennesima trasformazione…

Box Office Story: con Drive Angry 3D torna l'ormai onnipresente Nicolas Cage

pubblicato da dr. apocalypse

Box Office Story: con Drive Angry 3D torna l'ormai onnipresente Nicolas Cage

47 film in 30 anni. Dalla comparsata in Fuori di testa nel 1982 a Drive Angry 3D, film che venerdì uscirà nei cinema americani, Nicolas Cage sarà il protagonista del 13° film degli ultimi 5 anni. Quasi tre pellicole l’anno. Se non è un record poco ci manca. Nipote di Francis Ford Coppola, Nicholas Kim Coppola, questo il suo nome, decide di cambiare il cognome in Cage per evitare che qualcuno associ il suo ‘talento’ alla celebre famiglia. Se non fosse che a lanciarlo in sala sia proprio suo zio, dirigendolo in ben tre film in appena tre anni: Rusty il selvaggio, Cotton Club e Peggy Sue si è sposata. Raggiunto il successo, Cage comincia a camminare con le proprie gambe, trionfando agli Oscar nel 1996 con Via da Las Vegas. In gara con il nostro Massimo Troisi, per Il Postino, Sean Penn, per Dead Man Walking, Anthony Hopkins, per Nixon, e Richard Dreyfuss, per Goodbye Mr. Holland, Cage vince la sua prima e fino ad oggi unica statuetta. Da quel giorno la sua carriera decolla, trasformandolo in un ‘action man’.

The Rock, Con Air, Face Off. 3 titoli in due anni che sbancano il box office, incassando complessivamente 335, 224 e 245 milioni di dollari worldwide. Cage diventa ufficialmente un attore a 360°. Ricercatissimo da mezza Hollywood inizia a sfornare pellicole alla velocità della luce. Omicidio in diretta, 8mm, Al di là della vita, Fuori in 60 secondi e The Family Man chiudono un decennio, quello degli anni 90, semplicemente straordinario per l’attore, incassando 103, 96, 237 e 124 milioni di dollari. Ma gli anni passano, i capelli si perdono, i parrucchini si sommano e soprattutto le sceneggiature frettolosamente accettate, oltre alla perenne e quasi fastidiosa presenza in sala, iniziano a farsi sentire. Con il nuovo millennio la carriera di Cage subisce una brusca virata. L’attore finisce nei guai con il fisco, rischia il carcere e si ritrova a dover lavorare come un matto, non volendo mettere freni alla sua vita sregolata e dall’assegno facile. In 10 anni prende parte a 20 film, senza praticamente mai fermarsi.

Il declino è immediato. Floppano sia Il mandolino del capitano Corelli (62 milioni di dollari in tutto il mondo) che Windtalkers (75 milioni worldwide). Ripreso ossigeno con Il ladro di orchidee e Il genio della truffa, 32 e 66 milioni di dollari incassati in tutto il mondo, Cage con Il Mistero dei Templari da’ il via ad un fortunato franchise che strizza l’occhiolino ad Indiana Jones, sbancando il box office. 347 milioni di dollari con il primo capitolo, 457 con il secondo. Due palesi successi affiancati però da tanti altri titoli che affondano malamente al botteghino americano. Basti ricordare Lord of War (24 milioni di dollari), Ghost Rider (115 milioni di dollari), Next (18 milioni di dollari), Bangkok Dangerous (15 milioni di dollari), Il Cattivo Tenente (2 milioni di dollari), L’apprendista Stregone (63 milioni di dollari) e l’ultimo Season of the Witch, incapace di andare oltre i 25 milioni di dollari. Con l’aumentare dei film, anno dopo anno finiscono così per ricordarsi più i flop che i successi, come Knowing (184 milioni di dollari worldwide), Kick-Ass (93 milioni di dollari) o il discusso World Trade Center di Oliver Stone (163 milioni di dollari in tutto il mondo). Ora, con altri 5 film da sfornare nei prossimi 12 mesi, Cage torna ancora una volta in sala con Drive Angry 3D, provando ad incrementare il già ricchissimo e personale bottino al box office americano, pari a 2,122,370,571 dollari incassati dai 47 film che l’hanno visto se non protagonista comunque all’interno del cast, con una media di 45 milioni di dollari per pellicola. Numeri complessivamente più che positivi per una carriera però in discesa libera, a meno che Nicolas non si decida una volta per tutte di metterle un freno.

Box Office Story: con Burlesque torna Cher, dimenticata di Hollywood

pubblicato da dr. apocalypse

Box Office Story: con Burlesque torna Cher, dimenticata di Hollywood64 anni all’anagrafe, almeno 20 fatti sparire tramite chirurgia, oltre 100 milioni di dischi venduti in 40 anni di carriera, un Oscar come miglior attrice, un Grammy, un Emmy, tre Golden Globe e un People’s Choice Award per i suoi contributi nel cinema, nella musica e nella televisione. Cher, piaccia o meno, è una leggenda dei nostri tempi. Assente dal grande schermo da Un te con Mussolini del lontano 1999, se si esclude una comparsata in Fratelli per la Pelle dei Farrelly in cui interpretava se stessa, Cherylin Sarkisian LaPierre torna ora nei cinema italiani con il discusso Burlesque. Troppo velocemente stroncato dalla critica americana, il film, visto al Festival di Torino e già recensito dal nostro Gabriele, ha ad oggi incassato 81 milioni di dollari worldwide, dopo esserne costati poco più di 50, conquistando un Golden Globe per la miglior canzone originale, You Haven’t Seen the Last of Me, cantata proprio da Cher, e ottenendo una nomination ai Razzies Awards, piovuta proprio sulle larghe spalle della cantante, ingiustamente nominata. Perché tra i tanti difetti del film, comunque più che godibile, Cher sicuramente se ne tira fuori con forza.

Recitato in Jimmy Dean, Jimmy Dean di Robert Altman, Cher nel 1983 fa sua immediatamente una nomination all’Oscar per Silkwood di Mike Nichols. Al fianco di Meryl Streep e Kurt Russell non sfigura, conquistando la critica e vincendo un Golden Globe come miglior attrice non protagonista. Quasi 36 i milioni di dollari incassati dal film della Fox, che sembra lanciare in orbita la carriera cinematografica della cantante. Ne 1985 è addirittura il Festival di Cannes a piegarsi dinanzi alla bravura dell’attrice, premiata per la straordinaria prova in Dietro la maschera di Peter Bogdanovich. Addirittura 48 i milioni di dollari incassati dal dramma della Universal sul suolo americano, ai quali seguiranno i 67 de Le streghe di Eastwick, cult movie di George Miller dell’87 che vede al fianco di Cher Jack Nicholson, Susan Sarandon e Michelle Pfeiffer. Il 1987 è un anno fruttuoso per la cantante, in sala con altre due pellicole, ovvero Suspect - Presunto colpevole, thriller della TriStar che incassa solo 18 milioni di dollari negli States, e soprattutto Stregata dalla luna, film che incorona l’ex moglie di Sonny Bono. Diretto da Norman Jewison, il film diventa il più visto dell’intero anno sul suolo americano, incassando oltre 80 milioni di dollari, vincendo ben 3 Oscar, per la sceneggiatura, la migliore attrice non protagonista, ovvero Olympia Dukakis, e incoronando lei, Cher, eletta Miglior Attrice dell’anno. Non contenta la cantante vince anche un Golden Globe e un David di Donatello.

Al sesto film Cher realizza così il suo sogno, entrando nella storia di Hollywood. Se gli anni 80 la videro protagonista indiscussa, con gli anni 90 inizia il clamoroso crollo. Il decennio inizia con Sirene di Richard Benjamin, capace di incassare poco più di 35 milioni di dollari al botteghino americano, per poi arenarsi. Ci vogliono ben sei anni per rivedere Cher in sala, con il flop Infedeli per sempre, poco più di 2 milioni di dollari incassati, seguito nel 1999 da Un te con Mussolini del nostro Franco Zeffirelli, riuscito ad incassare 14 milioni di dollari sul suolo americano. Da allora, il buio più totale. Hollywood si dimentica di Cher, rinchiudendola a Las Vegas a confezionare concerti serali 300 giorni l’anno dietro lautissima ricompensa, fino all’arrivo di Burlesque, musical che la vede fare da ‘mentore’ alla giovane ed inesperta Christina Aguilera. La recente nomination ai Razzies è sembrata a molti più una candidatura ‘obbligata’ che meritata, visto quanto negli ultimi 15 anni il ‘personaggio Cher’ abbia fatto più rumore “dell’attrice Cher”. Ed è forse per questo motivo che ad Hollywood, incredibilmente, si sono sentiti scandalosamente autorizzati a dimenticarla.

Rapunzel batte Harry Potter 7 al box office americano

pubblicato da dr. apocalypse



Un sorpasso atteso e alla fine arrivato. Harry Potter 7 ha ceduto lo scettro al 3° weekend di programmazione americano, perdendo il 66% degli incassi rispetto al fine settimana passato. Un vero e proprio crollo, considerando soprattutto se paragonato al calo del capitolo precedente, pari al -39.2%. 244 i milioni di dollari raccolti da Potter 7 fino ad oggi al box office americano (627 worldwide) , ovvero - 11 rispetto a quanto incassato dal Principe Mezzosangue. Partito con il vento in poppa, il nuovo Harry Potter rischia seriamente di non abbattere i 300 milioni di dollari. A scippargli il primato Rapunzel, cartoon Disney riuscito ad incassare altri 21 milioni di dollari e mezzo in 3 giorni di programmazione. - 56% sugli incassi per il 50° lungometraggio animato della celebre major, arrivato ai 96 milioni di dollari, dopo esserne costati addirittura 260.

Terzo posto e calo contenuto per Burlesque, sceso ’solo’ del 48.9% sugli incassi, toccando quota 27 milioni di dollari, dopo esserne costati 55, seguito da Unstoppable, arrivato ai 69 milioni, Love and Other Drugs, arrivato ai 22 milioni di dollari, Megamind, arrivato ai 136 milioni, Due Date, arrivato ai 91, e Faster, deludente con i suoi 18 milioni di dollari. Nona deludentissima piazza per l’unica uscita ‘forte’ del weekend, ovvero The Warrior’s Way. Costato quasi 50 milioni di dollari, il film della Relativity ne ha incassati appena 3 milioni in 72 ore, con una media per sala drammatica, pari a 1,881 dollari.

13° straordinario posto per Black Swan, lanciato in appena 18 copie e riuscito a raccogliere la bellezza di 1,394,000 dollari, con una media per sala di 77,000 dollari. Ricchissimo il prossimo fine settimana, con due ‘mostri’ pronti a scontrarsi, ovvero Narnia 3 e The Tourist. Chi vincerà il big match?

Box Office Story: con L'ultimo dominatore dell'Aria torna M. Night Shyamalan, ovvero l'ex "Nuovo Spielberg"

pubblicato da dr. apocalypse

Box Office Story: con L'ultimo dominatore dell'Aria torna M. Night Shyamalan, ovvero l'ex "Nuovo Spielberg"

Alla fine degli anni 90 Hollwyood venne conquistata da un indiano dal nome intrigante e complesso, capace di affascinare pubblico e critica. M. Night Shyamalan viene immediatamente etichettato come ‘il nuovo Steven Spielberg’. Oggi, dopo 11 anni, quell’altisonante soprannome stride dinanzi ai lavori partoriti dallo stesso regista negli ultimi anni. Tutto ha inizio nel 1992, con il quasi sconosciuto Praying with Anger, a cui seguirà nel 1998, in pochissimi cinema statunitensi, Wide Awake, film targato Miramax, costato 6 milioni di dollari e riuscito ad incassarne appena 282,175. Un flop che avrebbe potuto scoraggiare chiunque, ma non Shyamalan, pronto a conquistare il mondo dopo appena 12 mesi con Il Sesto Senso. Costato 40 milioni di dollari, il film ne incassa addirittura 672,806,292, facendo sue 6 nomination all’Oscar, tra le quali quelle per Miglior Film, Regia e Sceneggiatura.

E’ nato un’artista, è nato il ‘nuovo Steven Spielberg’. Con l’arrivo del nuovo millennio il regista indiano continua a stupire, realizzando Unbreakable. Atipico cinecomics, il film della Buena Vista, costato 75 milioni di dollari, ne incassa in tutto il mondo 248. Un primo campanello di allarme comincia però a suonare, visti i 95 milioni di dollari arrivati dal box office statunitense, ovvero oltre 200 in meno rispetto a quelli raccolti da Il Sesto Senso. Passati due anni, Shyamalan guarda agli alieni con Signs. Mentre la critica comincia a storcere la bocca, il film conquista il botteghino, incassando 408 milioni di dollari in tutto il mondo, dopo esserne costati 72. La parentesi ‘Unbreakable’ sembra essere stata per l’appunto solo una parentesi. Il ‘nuovo Steven Spielberg’ è ancora tra noi. Fino al 2004, quando i primi scricchiolii iniziano a sentirsi con forza, finendo addirittura per sancire la fine della storica collaborazione tra Shyamalan e la Disney. Tutto avviene dopo The Village, anche dinanzi ad un incasso di 256 milioni di dollari worldwide, dopo esserne costati 60. Profonde divergenze sul progetto successivo del regista lo portano infatti all’addio definitivo.

Da questo momento Shyamalan vaga, da major a major, passando per titolo in titolo, iniziando a scendere prepotentemente nel bollettino della critica con Lady in the Water, ovvero l’anello dello scandalo disneyano. Costato 70 milioni di dollari, il film si tramuta nel primo vero flop del regista, a causa dei 72 milioni di dollari raccolti in tutto il mondo. C’è chi parla di fine, di regista perso per sempre, di meteora, di ‘ritorno alla realtà’. L’ex ‘nuovo Steven Spielberg’ di un tempo inizia ad essere sbeffeggiato, soprattutto dalla stampa. Passato alla Fox nel 2008 ecco arrivare The Happening - E Venne il Giorno. Costato 48 milioni di dollari, il film ne raccoglie 163 worldwide, facendolo così tornare a respirare. Ora, ad un decennio da quel quasi esordio che stupì tutti, Shyamalan è pronto a tornare con il suo film più stroncato e a lui inadatto, ovvero L’ultimo Dominatore dell’Aria, qui da noi recensito in anteprima. Costato 150 milioni di dollari, ai quali vanno aggiunti i 100 di marketing a quanto pare spesi dalla Universal, il film ne ha incassati ad oggi ’solo’ 290, tanto da mettere in dubbio il proseguo della trilogia. Nuovo Steven Spielberg o sopravvalutazione allo stato puro? Meteora o realtà? M. Night Shyamalan (che piaccia o meno riuscito comunque ad incassare con solo 7 film alle spalle qualcosa come 2 miliardi e 109 milioni di dollari in tutto il mondo ), ancora una volta, è pronto a dividere.

Box Office Story: con Resident Evil: Afterlife il cinema torna ad essere videogioco

pubblicato da dr. apocalypse

Box Office Story: con Resident Evil: Afterlife il cinema torna ad essere videogioco

Da decenni il mondo del cinema prova a trasportare con successo l’universo dei videogiochi in sala. Fallendo. Tranne rari casi, il videogioco al cinema ha quasi sempre fatto flop, tramutandosi tra l’altro 8 volte su 10 in porcate indecenti, capaci di scontentare tanto gli appassionati del videogame in questione quanto i critici. Tanti, troppi sono i casi eclatanti. Come dimenticare Double Dragon, uscito nel 1995 e capace d’incassare poco più di 2 milioni di dollari negli Usa, Super Mario Bros., costato 50 milioni di dollari nel lontanissimo 1993 e riuscito ad incassarne solo la metà, lo stracult Street Fighter, uscito nel 94 e riuscito ad incassare ben 100 milioni di dollari in tutto il mondo, a dispetto dell’atroce qualità, così come accaduto un anno dopo con Mortal Kombat, capace d’incassare 122 milioni di dollari worldwide, e dal sequel, Mortal Kombat: Annihilation, che dimezzò gli incassi, portandosi a casa 51 milioni di dollari.

Se con la metà degli anni 90 si pensava che i titoli videoludici potessero essere il futuro di Hollywood, l’autentica gallina dalle uova d’oro da spolpare, con il passare degli anni, porcata dopo porcata, i flop sono diventati un’autentica costante, tranne rari casi. Uno di questi è indubbiamente Resident Evil. L’anno dopo il boom di Tomb Raider, 274 milioni di dollari raccolti in tutto il mondo, diventati 156 con il sequel, il celebre videogioco Survival Horror della Capcom arriva in sala grazie a Paul W.S. Anderson. Il boom è immediato. Costato 33 milioni di dollari, ne incassa 102 in tutto il mondo, tanto da replicare il tutto con l’ovvio sequel, capace d’incassare 130 milioni di dollari, dopo esserne costati 45, e l’ancor più scontato 3° capitolo, capace d’incassare 147 milioni di dollari worldwide, dopo esserne costati 50.

Peccato che nell’ultimo decennio Resident Evil sia stato uno dei pochi film tratti da un videogioco a macinare guadagni cospicui, tanto da dar vita ad un vero e proprio franchise. A cadere sono stati in tanti. Dal sottovalutato Silent Hill, 100 milioni di dollari dopo esserne costati 50, agli ultimi Doom, 56 milioni dopo esserne costati 60, Hitman, 99 milioni di dollari dopo esserne costati 30, In the Name of the King, 13 milioni di dollari dopo esserne costati 60, Max Payne, 85 milioni dopo esserne costati 35, Street Fighter: The Legend of Chun-Li, 12 milioni dopo esserne costati 50, Tekken, riuscito a raccogliere appena 137,043 dollari, Alone in the Dark, 10 milioni dopo esserne costati 20, Postal, 146,741 dollari incassati dopo esser costato 15 milioni, Wing Commander, 11 milioni dopo esserne costati 30, DOA: Dead or Alive, 7 milioni dopo esserne costati 21, Final Fantasy, costato la folle cifra di 137 milioni di dollari e riuscito ad incassarne 87 in tutto il mondo, e l’ultimo arrivato in ordine di tempo, ovvero Prince of Persia, diventato in assoluto il più visto di tutti, grazie ai 330 milioni di dollari incassati worldwide, che sembrano però bruscolini dinanzi ai 200 milioni di dollari di budget e ai 100 di marketing, tanto da far tremare l’annunciata trilogia. A Resident Evil: Afterlife, in sostanza, l’arduo compito di difendere la categoria, da decenni promessa mai mantenuta di Hollywood.