Dopo il successo del Il Sesto Senso, il regista Night M. Shyamalan si è imbarcato in progetti quanto mai curiosi ma dallo scarso richiamo per il pubblico (Lady in the water su tutti). I suo flop al botteghino però non fermano i suoi progetti tanto da aver fondato una società di produzione, la The Night Chronicles, con la quale prevede di realizzare almeno un film all’anno per i prossimi tre anni. Qualche tempo fa vi avevamo già riportato alcune anticipazioni, ora stiamo aspettando di vedere The Last Airbender.
Il primo film che sarà solo prodotto da Shyamalan, si intitolerà Devil, scritto da Brian Nelson (Hard Candy, 30 Giorni di notte) e dovrebbe vedere alla regia la coppia composta da John e Drew Dowdle (Quarantine).
Devil sarà un thriller sovvranaturale ambientato in un palazzo pieno di uffici. Tra le persone bloccate all’interno di un ascensore ci sarebbe anche il diavolo in persona. Tra gli altri “intrappolati” ci saranno una guarda e un poliziotto che dovranno salvare gli altri prigionieri.
Nel cast dovrebbero apparire Chris Messina (Julia & Julia), Bojana Novakovic (Drag Me to Hell), Bokeem Woodbine (Dead Presidents), Geoffrey Arend (500 Giorni insieme) and Caroline Dhavernas (Breach). Ma chi sarà il diavolo?
Fonte: Worstpreview
L’inventore di favole (Shattered Glass, USA / Canada, 2003) di Billy Ray; con Hayden Christensen, Peter Sarsgaard, Chloë Sevigny, Rosario Dawson.
Stanotte, 03.55, Italia 1
Billy Ray è uno sceneggiatore discontinuo, ma coi suoi due film si è rivelato essere innanzitutto un buon regista, capace tra l’altro di scrivere bene in entrambi i casi anche gli script. Sarà che i progetti sono sentiti, e tra l’altro sono collegati dal tema della finzione e della bugia, ma i due film che ha diretto sono di assoluto rispetto.
L’inventore di favole è, come Breach - L’infiltrato, tratto da una storia vera. Come nel film successivo, qui Ray si dimostra abilissimo nello spettacolarizzare non troppo le vicende narrate, e soprattutto a creare un discorso sul potere e sulla menzogna in modo tesissimo.
La storia è quello di uno scrittore giovanissimo (interpretato molto bene da Hayden Christensen) che su 41 articoli scritti per il New Republic se ne inventò 27, tra l’altro in maniera meticolosissima e creando degli “alibi” impressionanti. Ciò che succede dopo la scoperta è narrato da Ray in maniera ancora più strabiliante di quanto ci si possa immaginare. Un film da vedere, perché non banale, intelligente, ben congegnato.
Breach - L’infiltrato (Breach, USA, 2007) di Billy Ray; con Chris Cooper, Ryan Philippe, Laura Linney, Caroline Dhavernas, Dennis Haysbert.
Il film in questione è ancora al cinema in 39 sale.
Curioso come Breach rimandi ad alcuni film usciti soprattutto di recente, e come sappia comunque fondere un po’ di déjà vu nel migliore dei modi, uscendone a testa altissima. C’è il senso dei valori patriottici e familisti che abbiamo visto in The Good Shepherd, e anche nel film di Billy Ray il protagonista Eric O’Neill deve servire la propria patria a costo di distruggere sè stesso e la sua famiglia come Edward Wilson/Matt Damon; e O’Neill è una talpa che non deve assolutamente farsi scoprire dall’uomo che deve incastrare, l’agente dell’FBI Robert Hanssen che per anni ha svelato importantissimi segreti sugli USA all’Unione Sovietica, come Billy Costigan/Leonardo DiCaprio in The Departed; e ci sono anche varie analogie con il recente e splendido Le vite degli altri.
Eric O’Neill deve entrare nella vita di un altro e nei suoi segreti, che oltre ai tradimenti comprendono alcune perversioni sessuali (”ma quello è il male minore”, suggerisce Kate Burroughs, interpretata da un’ottima Laura Linney). E se vogliamo cercare analogie più vicine a Ray stesso, basta tornare indietro al suo primo film, il bellissimo L’inventore di favole, che presentava un bugiardissimo e giovane giornalista. Anche qui il protagonista è molto giovane, e alla sua primissima prova importante per diventare definitivamente agente, interpretato da Ryan Phillippe, ormai adottato dal cinema d’autore (vedi Haggis ma soprattutto Eastwood), che offre una bellissima prova in bilico tra paura e molti dubbi. Come “l’inventore di favole”, anche lui, per una causa di certo diversa, è costretto a continuare a fingere e a dire bugie su bugie, per portare a termine una missione che ha dell’incredibile e in cui lui stesso, almeno all’inizio, non crede molto. Possibile che un ottimo uomo come Hanssen, attaccato alla famiglia e ultra-religioso fino all’irritante, possa aver fatto ciò che si dice?