Fino ad ora c’è stato solo un momento da brivido nella Berlinale. Parlo ovviamente della sezione ufficiale, quella che seguo quotidianamente. Mi riferisco al film Captive del filippino Brillante Mendoza con l’attrice francese Isabelle Huppert.
Negli ultimi anni, i principali festival del cinema non fanno che contendersi la presenza di questo regista che ha letteralmente imposto, più che presentato, a Cannes i suoi “Serbis” e “Kinatay” e che è poi stato anche a Venezia con “Lola”. Il film che ha presentato negli scorsi giorni a Berlino è la sua opera più ambiziosa, e anche più “convenzionale”, almeno in termini di soggetto e svolgimento cronologico.
Si tratta della storia, realmente accaduta, di un gruppo di stranieri che vengono rapiti da fondamentalisti islamici su di un isola nelle Filippine. Il sequestro assume presto la forma di una lunga marcia nella giungla che dura più di un anno tra il 2001 e il 2002. I numerosi tentativi di riscatto intrapresi dai militari mandati dal governo si trasformano sempre in carneficine in cui rimangono a terra tanto terroristi come sequestrati senza distinzione. La marcia è scandita da una serie di tappe tra cui c’è una sequenza infinita in un ospedale e l’incontro in una scuola.
Normalmente un habitué di Cannes, e dopo aver “provato” l’esperienza di Venezia, il filippino Brillante Mendoza torna al Festival di Berlino per presentare il suo atteso Captive, in concorso. Basato su una storia avvenuta nel 2001, il film è stato girato come sempre da Mendoza con uno stile molto realistico e crudo, usando ambientazioni reali. Del film si sapeva poco o nulla, ma oggi possiamo dirvi la trama ufficiale grazie alla sua presenza alla Berlinale.
Un gruppo di uomini mascherati ed armati, appartenenti al gruppo islamico Abu Sayyaf, irrompe in un hotel di un villaggio turistico e rapisce dodici pensionanti stranieri. L’attacco doveva essere ai danni di alcuni dipendenti della Banca Mondiale, ma questi hanno già lasciato il villaggio. I sequestrati, turisti e missionari cristiani, vengono forzati ad intraprendere un’estenuante marcia attraverso la giungla filippina. Assieme, ostaggi e rapitori si trovano a dover fare i conti con le difficoltà della natura; man mano, il clima di paura, pregiudizio e odio si trasforma in una strana relazione simbiotica. I contorni si sfumano, le certezze vengono meno. Nulla è più lo stesso…
Il cast è composto quasi interamente da attori non professionisti, a parte Isabelle Huppert e Rustica Carpio, già col regista in Lola. Dopo avervi detto la trama ufficiale, oggi possiamo anche farvi vedere ben tre clip del film. La prima la trovate qui sopra, le altre due dopo il salto. E come potete ben vedere, Mendoza sembra essere tornato alle atmosfere senza speranza di Kinatay…
Fonte: Twitch Film
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È uscito ieri in Francia l’ultimo film del filippino Brillante Mendoza, ovvero Lola. Il film è stato presentato come secondo film sorpresa a Venezia 66 (il primo era My Son, My Son, What Have Ye Done di Herzog, in concorso con due opere nella stessa edizione), a soli quattro mesi di distanza dal Festival di Cannes che aveva in concorso un altro film di Mendoza, l’oscuro e discusso Kinatay, vincitore tra l’altro del Premio per la Miglior regia.
Un ragazzo è stato ucciso: la nonna ora vuole pagare tutti i costi del funerale. Intanto un’altra nonna vuole far uscire di prigione il nipote: si tratta dell’assassino del primo ragazzo. All’inizio separate per forza dagli eventi, ma in realtà accomunate dallo stesso modo di “vivere” la città, le due nonne si troveranno man mano più vicine…
Lola (ovvero “nonna”) è sicuramente meno cupo e meno agghiacciante di Kinatay, e anche meno scandaloso di Serbis, ma è un film molto bello e che ha convinto anche i critici che hanno sempre odiato Mendoza.
Dopo il salto trovate il trailer.
Continua a leggere: Lola: il trailer dell'ultimo film di Brillante Mendoza
À l’ouest de Pluton - di Henry Bernadet e Myriam Verreault (Festa Mobile - Figure nel paesaggio)
Il film narra una giornata nella vita di alcuni adolescenti di Quebec City: c’è chi ha problemi a scuola, chi coi genitori, chi con gli amici, chi ha problemi d’amore. E c’è chi sta organizzando una festa che potrebbe sconvolgere le loro vite per sempre.
A Gus Van Sant fischieranno le orecchie per almeno tre anni. Nel film diretto a quattro mani da Bernadet e Verreault Elephant e Paranoid Park sono dietro l’angolo perennemente: non manca neanche un ragazzino skater, con conseguenti riprese della sua attività.
Ma la prima ora del film, nonostante le somiglianze con il cinema di Van Sant (che è comunque il modello con cui per forza si devono confrontare tutti gli indie movie adolescenziali), si lascia seguire senza problemi. Con la seconda parte, ovvero dall’inizio della festa “balorda”, il film si affloscia un po’ e non arriva a conclusioni e momenti forti sperati. Non un brutto film, comunque: ma ci si poteva lavorare di più.
Continua a leggere: Torino Film Festival 2009: À l'ouest de Pluton - Van Diemen's Land - Kinatay

Al solito, leggendo il programma del Torino Film Festival ci si può perdere. In questo caso, è solamente un bene. La direzione passa da Nanni Moretti a Gianni Amelio, ma lo spirito (forse perché la squadra è sempre quella, capitanata da Emanuela Martini) resta uguale a quello delle passate edizioni. Dal 13 al 21 novembre il pubblico a Torino potrà godersi nove giorni di cinema, tra grandi anteprime e film piccolissimi, per un totale di più di 200 film.
Nei 16 film in concorso tornano in gara gli italiani, dopo l’assenza delle precedenti edizioni, con Pietro Marcello (regista del documentario Il passaggio della linea, visto a Venezia e poi acclamato in tutta Italia) che presenta La bocca del lupo, e Gioberto Pignatelli, che presenta Santina. Dagli Usa alle Filippine, dalla Romania alla Norvegia, dal Cile alla Francia, passando per l’estremo Oriente: il concorso della 27a edizione del Torino Film Festival è tutto da scoprire, in attesa di poter giudicare in prima persona le pellicole.
La nostra attenzione va a focalizzarsi infine tra i grandi titoli e i grandi autori di questa edizione. Qualche nome sparso: Fantastic Mr. Fox - Una volpe troppo furba, nuovo atteso film di Wes Anderson; Gigante di Adrián Biniez, Orso d’Argento a Berlino; Kinatay, il penultimo film del regista filippino Brillante Mendoza, ormai sdoganato da Cannes (ha vinto il premio per la regia proprio con Kinatay) e Venezia (dove ha presentato il bellissimo Lola); torna Shane Meadows, molto amato da Torino, con Le Donk & Scor-zay-zee; si continua poi con i nuovi Jonathan Demme, François Ozon, Christophe Honoré, Julien Temple. E, per gli appassionati, non mancherà finalmente anche qualche bell’horror. Senza dimenticare il film di apertura, l’atteso Nowhere boy, e l’anteprima di Tetro - Segreti di famiglia di Coppola. E poi le retrospettive su Ray, Oshima e quella su Nicolas Winding Refn (autore del potente Valhalla Rising), omaggi al cinema italiano e alla Nouvelle Vague, Kusturica e le sue 6 ore di Underground…
Il programma lo potete vedere sul sito ufficiale del festival; dopo il salto invece vi proponiamo le schede dei film in concorso e delle anteprima (ringraziamo Alphabet City).
Continua a leggere: Torino Film Festival 27: ecco il programma
Soul Kitchen - di Fatih Akin (Concorso)
C’è poco da fare: Fatih Akin è una vera forza della natura. Il mondo cinefilo lo ha imparato definitivamente ad apprezzare con i bellissimi La sposa turca e Ai confini del paradiso, rispettivamente Orso d’Oro a Berlino e premio della sceneggiatura a Cannes. Per la prima volta a Venezia, il regista di origini turche (ri)dimostra che con la commedia ci sa fare alla grande.
Infatti non è la prima volta che Akin usa il tono da commedia: basta rivedersi tutta la prima parte de La sposa turca, una commedia bellissima e a tratti esagerata che poi cede il passo ad un doloroso mèlo. Invece Soul Kitchen è tutta una vivace, brillante, divertentissima commedia.
Una commedia sugli affetti, sulla fatica che bisogna fare per tenere in piedi un progetto, sulle seconde possibilità che difficilmente bisogna negare alle persone. E poi sull’amore, sul cibo, sul sesso, sull’amicizia. Un film vitale sulla vita. Diretto magistralmente, con tante idee registiche da parte di Akin che mantengono interessante la pellicola sempre, fino al bel finale. Da applausi tutto il cast, di cui alcuni componenti ovviamente tornano alcuni attori-feticcio di Akin. Da segnalare il montaggio, soprattutto quello “coreografico” delle ricette culinarie. Da non perdere.
Continua a leggere: Giorno 9 a Venezia 2009: Soul Kitchen - Lola - Crush

Ed eccoli qui, immortalati in una ricca fotogallery, i vincitori di questa 62a edizione del Festival di Cannes appena conclusasi. Gabriele ci ha aggiornato in tempo reale man mano che il palmares si andava delineando, durante una cerimonia di premiazione non priva di sorprese.
Siete stati soddisfatti delle scelte attuate dalla giuria? Oppure avreste assegnato la Palma d’Oro a qualcun altro? Diteci…siamo tutt’orecchi…
Festival di Cannes 2009 - il photocall dei vincitori
Foto di Sean Gallup, Francois Durand/Getty Images Europe via Zimbio
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Alla fine il palmares è stato pieno di sorprese. Del Toto-Palma, solo Das Weisse Band di Michael Haneke sembra aver rispettato davvero i pronostici per quanto riguarda i premi principali. Anche se la sua Palma d’Oro farà discutere per la presenza della Huppert in giuria e per il conseguente conflitto d’interessi, qui siamo abbastanza sicuri che il suo film sarà bellissimo.
Un Prophète di Jacques Audiard, il primo serio candidato alla vittoria finale, si “accontenta” solo del Gran Premio della Giuria, non riportando la Palma per la seconda volta in patria: ma anche qui siamo abbastanza sicuri che il film sarà bellissimo. Qui però, spudoratamente di parte, si è commossi per la vittoria di Charlotte Gainsbourg: dopo i buu e i fischi ricevuti da Antichrist, che pare abbiano fatto un po’ star male la bravissima attrice, una bella e doverosa rivincita.
Christoph Waltz porta alla ribalta i Bastardi senza gloria di Tarantino, ma le vere sorprese sono stati i premi assegnati a Kinatay di Brillante Mendoza (regia) e Spring Fever di Ye Lou (sceneggiatura). Standing ovation e grande commozione per il Premio Eccezionale della Giuria ad Alain Resnais, a 50 dalla “nascita ufficiale” della Nouvelle Vague e da un’edizione cannense che vedeva in concorso Hiroshima Mon Amour.
Altra sorpresa il Premio della Giuria al criticato Thirst di Park Chan-wook, odiato da molti ma evidentemente capace di far breccia nei cuori dei giurati. Il suo premio è da dividere ex-aequo con il primo film in concorso di questa edizione, ovvero Fish Tank di Andrea Arnold. Come ci aveva avvisato un rumor dell’ultim’ora, ripreso subito dall’Ansa, nessun premio purtroppo per il nostro Vincere di Bellocchio.
Dopo il salto, trovate tutti i premi del Festival di Cannes 2009.
Continua a leggere: Cannes 2009: Palma d'Oro a Das Weisse Band di Michael Haneke
Ci siamo quasi. Tra meno di 4 orette comincerà la cerimonia di chiusura che vedrà la giuria finire il proprio compito, ovvero quello di distribuire il palmares. Quest’anno le previsioni ancora una volta non sono affatto certe, e la rosa dei nomi per un premio non è molto ristretta.
Sono almeno 5 o 6 i titoli che aspirano alla Palma d’Oro, ma il discorso poi cresce se pensiamo ai premi per le interpretazioni, per la sceneggiatura, per la regia. La Huppert ha detto che da Cannes voleva soprattutto ricevere emozioni: verso le 19 - restate sintonizzati su Cineblog, con aggiornamenti in diretta - inizieremo a capire quali titoli hanno raggiunto lo scopo.
Qui di seguito facciamo un Toto-Palma, una previsione basata soprattutto sulle critiche ricevute dalle pellicole e da ciò che generalmente abbiamo recepito guardandoci in giro.
Los Abrazos Rotos - Pedro Almodovar: generalmente si è parlato di un buon film, un elegante omaggio al cinema. Ma il tutto è sembrato abbastanza congelato. All’inizio Almodovar sembrava avere grosse possibilità per la Palma, visto che l’ha già sfiorata senza afferrarla: difficilmente vincerà, ma mai dire mai.
Fish Tank - Andrea Arnold: dicevamo che il film che ha aperto il festival ha avuto degli applausi convinti. Però, passati i primi giorni, il suo successo sembra essersi ridimensionato. C’è chi pensa che Katie Jarvis potrebbe vincere come miglior attrice.
Spulciando tra recensioni, pareri e commenti, ecco una piccolissima guida per muoversi tra le accoglienze dei primi 10 film in concorso al Festival di Cannes numero 62. Tenendo comunque in conto che molta attenzione l’hanno attirata alcuni attesissimi film fuori concorso, ovvero Up, il film d’apertura della Pixar che ha commosso tutti e fatto urlare al capolavoro, oppure Tetro di Coppola, che non avrà scatenato grandi ovazioni ma sicuramente ha destato tanta curiosità.
Di seguito, troverete i titoli di questi primi film della competizione, un breve commento che riassume le critiche principali ricevute dalle pellicole e, se già disponibile, la precentuale del “pomodorometro” del sito Rotten Tomatoes. E nei prossimi giorni arrivano Tarantino, Almodovar, Tsai, Bellocchio, Haneke…
Fish Tank di Andrea Arnold: ha aperto il concorso e, di conseguenza, ha ricevuto i primi applausi della competizione. Poche voci fuori dal coro per la storia della quindicenne volubile e isolata Mia. Il Guardian lo definisce “superlativo”. Pomodorometro: 91% con 10 recensioni positive su 11.
Continua a leggere: Cannes 2009: i commenti dei primi film in concorso