
Dopo il successo de Il Cigno Nero e il doppio Thor, la lunga serie di film interpretati da Natalie Portman potrebbe arricchirsi anche con un western: la bella attrice viene infatti accostata al nuovo progetto intitolato Jane Got a Gun, e affidato a quanto pare alle mani della regista scozzese Lynne Ramsay (E Ora Parliamo di Kevin, Ratcatcher). A quanto pare, oltre ad avere una parte nella nuova pellicola, per Natalie Portman ci sarà anche il ruolo di produttore.
Secondo quanto ci rivela The Hollywood Reporter, il progetto starebbe crescendo proprio in questi giorni in quel di Cannes, dove si starebbe tentando di ottenere finanziamenti per Jane Got a Gun. Dal canto suo, il film viene definito come la storia di “una donna il quale marito fuorilegge torna a casa appena vivo e ferito con proiettili. È quindi obbligata a raggiungere un ex amante per chiedergli se la aiuterà a difendere la sua fattoria quando la gang del marito tornerà per finire il suo lavoro”.
La curiosità di vedere la bella Natalie (fresca di maternità avvenuta nel 2011) alle prese con un western sarà sicuramente tante, così come chi ha avuto modo di apprezzare i lavori precedenti della Ramsay potrà sperare di vedere nuovamente all’opera la regista: per quanto ci riguarda, come al solito, non mancheremo di tenervi aggiornati.
Via | Slashfilm.com
Foto | TM News

Toccherà a Tim Roth presiedere la giuria della sezione Un Certain Regard nella 65a edizione del Festival di Cannes. Il resto della giuria, come sempre, sarà composto anche da altri artisti, giornalisti e registi, che premieranno il vincitore un giorno prima della chiusura del Festival, ossia il 26 Maggio. L’attore londinese, peraltro, aveva già fatto parte della giuria per i film in Concorso già nel 2006; all’epoca il presidente fu Wong Kar-wai.
Durante una carriera di quasi trent’anni, i film accumulati da Roth (nome d’arte di Timothy Simon Smith) sono parecchi. Tuttavia a noi piace menzionarne cinque in particolare, vale a dire quelli che, in un modo o nell’altro, ci hanno fatto apprezzare quest’attore. Anzitutto il risultato dei suoi sodalizi con Quentin Tarantino, tradotto in pellicole come Le Iene e Pulp Fiction. Ma anche The Million Dollar Hotel, film di Wim Wenders dove Roth non compare nemmeno tra i crediti, e Non bussare alla mia porta, sempre di Wenders. E per finire, quello che a parere di chi scrive resta il miglior film di Giuseppe Tornatore, cioè La leggenda del pianista sull’Oceano - unico, tra quelli citati, in cui l’attore britannico è assoluto protagonista.
L’anno scorso, tornando a Cannes, vi fu un ex-aequo al primo posto, diviso tra il forte Arirang di Kim Ki-Duk e Halt Auf Freier Strecke (Stopped on Track) del tedesco Andreas Dresen. La lista dei venti film che competeranno quest’anno verrà diramata, insieme a quella dei film in Concorso, nella conferenza che si terrà il 19 Aprile.
via | Festival de Cannes
Foto | TM News
Dopo Monica Vitti, Juliette Binoche e Faye Dunaway, tocca a Marilyn Monroe comparire sul poster ufficiale del Festival di Cannes (cliccatelo per vederlo in alta risoluzione). Il 5 agosto saranno 50′anni dalla scomparsa dell’attrice, “omaggiata” di recente da Simon Curtis nel film My Week with Marilyn. Per la sua interpretazione della Monroe durante le riprese de Il principe e la ballerina, Michelle Williams ha ricevuto la sua terza nomination agli Oscar. Nel poster, è Marilyn ad “omaggiare” il Festival di Cannes, spegnendo le candeline dei suoi 65 anni.
Ma torniamo sulla Croisette. L’edizione 2012 si terrà dal 16 al 27 maggio, e vista la pubblicazione del poster, ci si aspetta che da un giorno all’altro venga annunciato il film d’apertura (Update 9 marzo: è Moonrise Kingdom di Wes Anderson). Cineblog prova a fare le sue previsioni sui film papabili per il cartellone di quest’anno. E senza ombra di dubbio potrebbe essere una grande annata per Cannes: Nanni Moretti avrà senz’altro un bel lavoro da fare nel decidere la Palma d’Oro 2012 e gli altri premi… Ricordiamo, come sempre, che le seguenti sono solo delle supposizioni e non c’è ancora nulla di certo.
Stati Uniti
Sia chiaro: i film di Hollywood e dintorni non puntano più troppo su Cannes, preferendo altri festival per iniziare il loro lungo percorso. Non perché Cannes stia perdendo prestigio, anzi, visto che resta ancora il festival n.1 sulla piazza, ma perché l’inizio della stagione cinematografica, che coincide con i primi festival autunnali, è un trampolino di lancio migliore. Ma detto questo, l’America in questa edizione non dovrebbe affatto mancare nella selezione ufficiale.
Tutte le nostre previsioni dopo il salto.
Vi abbiamo mostrato ieri due nuovi trailer di Martha Marcy May Marlene (La fuga di Martha), opera prima di Sean Durkin già vincitrice del premio per la Miglior Regia al Sundance Film Festival; presentata con successo a Cannes e al Sydney Film Festival. Oggi vi regaliamo tre locandine decisamente originali e particolari.
Scritto dallo stesso regista, il film narra la storia di Martha, una ragazza che si è rifugiata in un culto religioso per risolvere i suoi problemi. Ma questo non è servito a nulla. La ragazza è tormentata da dolorosi ricordi, e ciò sta coltivando sempre più i suoi presunti disturbi mentali e la sua paranoia. Dopo aver abbandonato il culto, Martha tenta di riavvicinarsi alla famiglia. Ma la strada è molto faticosa: la ragazza non è più quella di una volta… Il film è interpretato da Elizabeth Olsen, Sarah Paulson, John Hawkes, Hugh Dancy e Brady Corbet.
La pellicola approderà a Toronto Film Festival all’inizio di settembre.

Dopo avervi mostrato il trailer e due clip di We need to talk about Kevin di Lynne Ramsay - presentato in concorso e applaudito al Festival di Cannes - oggi vi offriamo le locandine del film, che parteciperà al prossimo Toronto Film Festival prima di approdare sugli schermi (almeno in patria) il 21 ottobre.
Il film è tratto dal bestseller omonimo di Lionel Shriver. Protagonisti sono Tilda Swinton, John C. Reilly ed Ezra Miller. La Swinton interpreta il ruolo di Eva, una newyorkese intelligente e colta, madre riluttante di un ragazzo difficile ed indesiderato. Quando Kevin, a quindici anni, uccide brutalmente 7 compagni di scuola, un’impiegata della caffetteria e la sua insegnante d’inglese, Eva è costretta ad esaminare la situazione e a chiedersi in quale misura lei sia responsabile del comportamento del figlio.
Le locandine di We Need To Talk About Kevin con Tilda Swinton
This must be the Place, il nuovo film di Paolo Sorrentino presentato in concorso e molto apprezzato a Cannes lo scorso mese - e da noi già recensito in anteprima - ci regala oggi una nuova locandina (ma noi ve ne offriamo anche una seconda, rilasciata nel periodo del Festival) dedicate allo straordinario protagonista della pellicola: uno Sean Penn, quasi irriconoscibile nei panni di Cheyenne.
Il film, scritto dallo stesso Sorrentino e da Umberto Contarello; e prodotto da Nicola Guiliano della Indigo Film ed Andrea Occhipinti di Lucky Red, racconta la storia di un ricco ed annoiato divo del rock ormai ritiratosi dalle scene, che decide di spezzare la noia andando alla ricerca dell’uomo che ordinò l’esecuzione di suo padre, in un campo di concentramento, durante la seconda guerra mondiale. Al fianco di Penn, Frances McDormand e la giovane Eve Hewson, figlia diciannovenne di Bono degli U2.
Se non l’avete ancora letta, trovate qui un’interessante e ricca intervista a Paolo Sorrentino, e qui una clip ufficiale del film. Salvo rinvii, This Must be the Place dovrebbe approdare nei cinema della Penisola il prossimo 20 ottobre.
This Must be the Place - Sean Penn nel poster del nuovo film di Paolo Sorrentino
Al solito, ci sarà da discutere e le polemiche non mancheranno. Il 64. Festival di Cannes chiude i battenti con alcune dimenticanze, tra quelle segnalate dalla critica: in primis il super-favorito Le Havre di Aki Kaurismaki. Quelli da premiare, poi, forse ci sono tutti, ma con una doppia dimenticanza che ci riguarda da vicino: This Must Be The Place di Paolo Sorrentino, fino a questa mattina tra i favoriti per un premio importante, e Habemus Papam di Nanni Moretti, fuori dai giochi per la Palma ma con possibilità sin da subito per un premio a Michel Piccoli.
La Palma d’Oro alla fine è andata a The Tree of Life di Terrence Malick, che ovviamente non è salito a prendere il premio, ritirato da due produttori (nell’immagine qui in alto). Vince un cinema difficile, molto discusso, fischiato, applaudito. Lascerà un segno nella Storia? Signori, come facciamo a dirvelo: è uscito da quattro giorni… Ex-aequo per il Grand Prix con Il ragazzo con la bicicletta dei fratelli Dardenne e Once Upon A Time In Anatolia di Nuri Bilge Ceylan. I primi sono abbonati ai premi cannensi, ma il loro è un cinema che evidentemente conquista tutte le giurie, al di là della facile ironia. Il secondo fa un cinema ostico che continua a non convincere tutti: ma un motivo ci sarà se anche lui è costantemente premiato?
Premio della Giuria per Polisse di Maïwenn, racconto tosto e dallo stile documentaristico, secondo molti un film notevole. Ma la grande sorpresa del palmarès è il premio alla regia al grande Nicholas Winding Refn per Drive, che sale sul palco, legge il discorso dall’iPhone e ringrazia Ryan Gosling. Qui c’è lo zampino di De Niro. Sorprese anche per le interpretazioni: nonostante Von Trier, Kirsten Dunst vince per Melancholia (Lars, le fai vincere tutte!), e Jean Dujardin è il miglior attore per The Artist. Standing ovation per lui (campanilismo?). Miglior sceneggiatura al tagliente Joseph Cedar di Footnote.
Dopo il salto tutti i premi di Cannes 2011.

La prima sensazione a dover parlare delle previsioni per i risultati del 64. Festival di Cannes? Che i premi saranno di qualità. Non sarà facile per Robert De Niro e i suoi giurati dover assegnare dei premi, vista l’importanza dei titoli presentati in rassegna quest’anno, ma difficilmente ne verrà fuori un palmarès brutto e deludente.
Vi abbiamo accompagnato lungo questi 11 giorni con trailer, gallerie, recensioni, commenti, tentando di riassumere per voi il clima e l’aria che tirava sulla Croisette a proposito dei film presentati, ed ora è il momento di tirare le somme. Quindi, prima del verdetto di questa sera (seguiteci, mi raccomando), ecco il Toto-Palma: di seguito, tutti i film del concorso e le loro chance di vincere un premio.
La Piel que Habito - Pedro Almodovar: non è mica scontato che Pedro torni a casa a mani vuote, anzi. Secondo qualcuno un premio per il suo film c’è. Per qualcuno, il Premio della Giuria. Non la Palma, sicuramente. Ma anche con Gli abbracci spezzati c’è chi sosteneva ci fosse un premio: tornò a casa a mani vuote.
Il Toto-Palma continua dopo il salto.

In attesa di sapere chi ha vinto la Palma d’Oro e gli altri premi (seguiteci questa sera!), ecco arrivare i primi premi dalla 64. edizione del Festival di Cannes. Andiamo con ordine. This Must Be The Place di Paolo Sorrentino si porta a casa un primo riconoscimento, ovvero il Premio Ecumenico. Questa la motivazione: “Attraverso Cheyenne, una rock star decaduta e addolorata, Paolo Sorrentino ci invita a seguire un viaggio interiore e l’odissea di un uomo alla ricerca delle sue radici, di maturazione, di riconciliazione e speranza. Dramma classico di grande ricchezza e ricerca estetica, il film offre con grazia diverse piste di riflessione seria e profonda”. E la febbre da Palma cresce…
Due le menzioni speciali: Le Havre di Aki kaurismaki (concorso) a Where do we go now? di Nadine Labaki (Un Certain Regard). A proposito di Un Certain Regard, c’è un bell’ex-aequo: vincono Andreas Dresen con Stopped on track e Kim Ki-duk col suo sofferto Arirang. Il film di chiusura della sezione, Elena di Andrey Zvyagintsev, vince il Premio speciale della Giuria (capitanata da Emir Kusturica), mentre il premio per la miglior regia va a Goodbye dell’iraniano Mohammad Rasoulof, che ovviamente non potrà ritirare il premio perché agli arresti domiciliari.
Altri premi. La Queer Palm, al suo secondo anno di vita, va a Skoonheid di Oliver Hermanus. Ecco invece i premi della Quinzaine des Réalisateurs: Les Géants di Bouli Lanners vince il CICAE (premio degli esercenti indipendenti per sostenere la distribuzione nelle sale d’essai) e il SACD (premio della società francese che gestisce i diritti d’autore). Il Label Europa Cinemas va a Atmen di Karl Markovics. La sempre curiosa Palm Dog va invece al terrier Uggy di The Artist, con menzione speciale per Laika, bastardina di Le Havre.
Ed infine il FIPRESCI (critica internazionale): vincono per il concorso Le Havre di Aki Kaurismaki, sempre più in pole position per un premio importante, per il Regard L’exercice de l’Etat di Pierre Schoeller, e per le altre sezioni il premiatissimo Take Shelter di Jeff Nichols, già vincitore della Semain de la critique.
A chiudere il concorso del 64. Festival di Cannes, a fianco di La source des femmes di Radu Mihaileanu, ecco Once Upon a Time in Anatolia, sesto film firmato dal turco Nuri Bilge Ceylan. Il regista è uno degli habituè della Croisette sin dal suo esordio con il corto Koza, che vinse la Palma d’Oro. Questa è la sua quarta volta in competizione, ma ogni volta che Ceylan presenta un suo film a Cannes porta qualcosa a casa: con Uzak vinse il Gran Premio della Giuria, con Il piacere e l’amore il FIPRESCI e con Le tre scimmie vinse il premio per la miglior regia. Con queste credenziali, e secondo qualche rumor dell’ultim’ora, pare che Once Upon a Time in Anatolia abbia già messo la mano su un premio…
Il film ha un fascino tutto suo sin dalla trama. La vita in un piccolo villaggio è qualcosa di simile a viaggiare nel bel mezzo della steppa: c’è la sensazione che qualcosa di nuovo e diverso salti su da dietro ogni collina, ma sempre attraverso strade tutte simili, strette, che scompaiono o che continuano… In mezzo a questo paesaggio è ambientata la storia del film: la storia di una notte, una notte difficile e di tensione per un medico e per un procuratore nel mezzo delle aride steppe dell’Anatolia.
Interpretato da Muhammet Uzuner e Yilmaz Erdogan, Once Upon a Time in Anatolia potrebbe colpire all’ultimo momento la giuria ed essere domani, al momento della consegna dei premi, una delle sorprese di questa edizione. Oggi vi regaliamo il trailer ufficiale del film.