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CineBlog sconsiglia: Callas Forever

pubblicato da Gabriele C.

Zeffirelli ha amato Maria Callas e ha amato la sua arte. L’idea di offrire al grande pubblico un ritratto degli ultimi giorni della vita della cantante lirica è interessante, anche perché parte non come normale biopic, ma soprattutto come riflessione sull’arte e sulla decadenza del mito. Ma detto questo, Callas forever non ha nulla delle sue premesse.

Il vero problema non è soltanto uno, ma la somma di tanti elementi che fanno uscire fuori una pellicola squilibrata. A partire dalla sceneggiatura su cui il film si basa: non solo i dialoghi, decisamente freddi, ma il modo in cui le varie situazioni vengono descritte, con personaggi a volte davvero inutili. E manca il pathos, il vero strazio, anche se Zeffirelli ci vorrebbe regalare una Callas depressa e farci identificare il più possibile con il suo dolore.

Che la Callas abbia vissuto negli ultimi anni e in quel fatidico 1977 (proprio oggi fanno trent’anni dalla sua scomparsa) uno dei più duri periodi della sua vita, nonostante l’avessero convinta in qualche modo a tornare in scena, lo sappiamo: ma la regia laccata, la mancanza di ritmo e una recitazione poco convincente, nonostante la Ardant e Irons cerchino di fare il possibile, non contribuiscono affatto ad appassionare lo spettatore. Resta la musica, ovviamente: e ci mancherebbe.

Migliore rispetto al documentario Callas assoluta presentato quest’anno a Venezia, ma solo perché è più cinema: però Maria Callas, in entrambi i casi, meritava di meglio.
Stasera, 23.50, Rete 4

Si completa il programma di Venezia 64

pubblicato da Gabriele C.

Tre giorni fa altri due titoli si sono aggiungi al vasto programma del Festival di Venezia edizione 64.
Fuori concorso, nella sezione Maestri, potremo vedere anche il nuovo film del maestro israeliano Amos Gitai, a due anni da Free Zone. Si tratta di Disengagement (Disimpegno), una coproduzione europea tra Germania, Italia, Israele e Francia, e vede come protagonista Juliette Binoche, Coppa Volpi per Tre colori - Film blu. La storia, ambientata nel 2005, l’anno in cui Israele lasciò la striscia di Gaza, è quella di Ana, donna francese di origini israeliane che decide, dopo la morte del padre, di cercare in Israele la figlia abbandonata venti anni prima. Partirà assieme al fratellastro Uli, trovando una situazione ovviamente drammatica… Nel film ci sono altri attori di rilievo come Jeanne Moreau e Liron Levo.

Col secondo titolo si conferma l’idea di un’edizione della Mostra decisamente “musicale”. Nella categoria Orizzonti Doc, dove c’è già Berlin di Schnabel su Lou Reed, sarà presente Callas assoluta (versione estrema del titolo di zeffirelliana memoria?) di Philippe Kohly. Più che un vero documentario, una sorta di “storia” che presenterà allo spettatore le quattro fasi principali (a New York, Atene, Italia e Parigi) della vita della cantante lirica.

Si continua poi con un obbligatorio e necessario omaggio a Michelangelo Antonioni con la presentazione di tre cortometraggi del grande regista (N.U. - Nettezza urbana, Vertigine e Lo sguardo di Michelangelo); l’ultima opera di Alberto Grifi (Autoritratto Auschwitz/L’occhio è per così dire l’evoluzione biologica di una lagrima), scomparso il 22 aprile scorso, e la versione restaurata di Carlo Goldoni Venezian del ‘57 e diretto da Leonardo Autera e Alberto Caldana.

Su continua vi regaliamo, per l’occasione, N.U. di Antonioni, gioiellino del corto documentario.

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