
Presentato ieri sera sulla Croisette, Mud di Jeff Nichols (qui la nostra recensione) ha salutato l’arrivo al Festival di Cannes di una sorridente Reese Witherspoon in avanzato stato di gravidanza. Accanto a lei il collega Matthew McConaughey, i due giovani protagonisti Tye Sheridan, Jacob Lofland e la produttrice del film, Lisa Maria Falcone.
Tanti, gli ospiti alla proiezione ufficiale della pellicola, da Tim Roth ad Alec Baldwin, da Laura Morante a Sting. Cliccate su continua per vedere tutte le foto. Qui, invece, ci sono quelle pubblicate ieri, con Robert Pattinson, Kristen Stewart e Nicole Kidman.
Cannes 2012 - photocall e red carpet di Mud, con Reese Witherspoon e Matthew McConaughey
Foto: TMnews
1942, nelle frontiere dell’URSS occupate dai Tedeschi. Sushenya lavora in un piccolo villaggio nella ferrovia. L’uomo viene ingiustamente accusato di essere una spia, e due partigiani arrivano dalla foresta per avere vendetta. Quando Sushenya tenta di dimostrare la sua innocenza, la sua umanità viene messa duramente alla prova, e viene forzato a fare una scelta morale sotto condizioni immorali…
Due anni fa, Sergei Loznitsa aveva fatto abbastanza parlare di sé proprio a Cannes per il suo particolare My Joy, sempre in concorso. Il regista torna quest’anno con un “war movie” dove la guerra non si vede praticamente mai, ma in cui conta soprattutto l’atmosfera e l’idea della guerra, che è sempre in agguato.
Tratto dal romanzo del bielorusso Vassily Bykov, In the Fog ha sostanzialmente tre protagonisti, ovvero il già citato Sushenya, e i due partigiani, tra cui Konya: capiamo che lui e Sushenya si conoscono già nel momento in cui il primo va a recuperare il secondo a casa per giustiziarlo, ma fino alla fine non sapremo nulla del loro passato. Loznitsa, infatti, procede per scene montate in modo a-cronologico, che come un puzzle ricostruiscono pian piano le vicende dei tre personaggi.
Continua a leggere: Cannes 2012: le recensioni di In the Fog e di The Taste of Money

Due giovani ragazzini trovano un uomo nascosto su un’isoletta nel bel mezzo del Mississippi. Quest’ultimo, Mud, dice di aver ucciso un uomo in Texas e di essere per questo in fuga. I due ragazzini decidono quindi di dargli una mano a fuggire, e di dargli una mano a riunirsi con la sua ragazza, Juniper…
Aspettando che il Matthew Gordon di The Dynamiter o il Clay Jeter di Jess + Moss si facciano per bene le ossa e ci regalino qualche altro film, possiamo incoronare per ora “erede” di David Gordon Green, perso ormai per strada, un grande regista indipendente americano: Jeff Nichols. E mica solo perché Green gli ha prodotto il film d’esordio, lo splendido (ed ovviamente inedito) Shotgun Stories. E, a guardare bene, neanche troppo per le tematiche o lo stile.
Green, con i suoi indie, si è occupato infatti sostanzialmente di coming of age, mentre Nichols si è focalizzato su figure più adulte, inserite tra l’altro all’interno del nucleo familiare. Ma quel che ci fa comparare Nichols al primo Green è la qualità dei suoi lavori, che sono squisitamente “rurali”, dal sapore inquieto e western. Nonché la volontà di non scendere a nessun compromesso, e di restare un indipendente doc, per regalare allo spettatore una visione personalissima.
Continua a leggere: Cannes 2012: Mud - recensione e clip del film di Jeff Nichols

Penultima parata di star sul tappeto rosso del Palais des Festivals a Cannes. Questa sera si chiuderanno ufficialmente i giochi e scopriremo chi farà ritorno a casa con un premio fa le mani. Tanti gli ospiti illustri comparsi alla presentazione di Cosmopolis di David Cronenberg (recensito ieri dal nostro Gabriele), da George Lucas a Paolo Coelho, fino a Bonnie Wright/Ginny Weasley (forse amica di Robert Pattinson dai tempi di Harry Potter e il calice di fuoco). In passerella anche Sarah Gadon e Juliette Binoche, oltre a Kristen Stewart che ha accompagnato il fidanzato ‘osando’ un po’ più del solito, con un abito rosso particolarmente scollato.
Fuori concorso è stato visto Hemingway & Gellhorn di Philip Kaufman (qui il trailer) con Nicole Kidman, apparsa sul red carpet in abito cangiante da sirena, e Clive Owen. Cliccate su continua per sfogliare l’album fotografico di oggi. Se non le avete viste, qui ci sono le immagini del photocall di ieri pomeriggio.
Foto: TMnews

Siamo agli sgoccioli. Stanno per spegnersi i riflettori del Festival di Cannes. Cosmopolis, fra i titoli maggiormente attesi sulla Croisette, verrà presentato questa sera in concorso. Presenti al photocall il regista David Cronenberg, il protagonista Robert Pattinson, Paul Giamatti e le attrici Sarah Gadon ed Emily Hampshire. La pellicola approda oggi anche nelle sale italiane. Se non lo avete visto, qui c’è il trailer e qui la nostra recensione. Verrà proiettato oggi, ma fuori concorso, anche Hemingway & Gellhorn di Philip Kaufman (qui il trailer) con Nicole Kidman e Clive Owen.
Alec Baldwin, Janet Jackson, Milla Jovovich, Kylie Minogue, Karl Lagerfeld, Adrien Brody, Paris Hilton e Gerard Butler: insieme a molto altri nomi celeberrimi del mondo dello spettacolo, si sono prestati ieri sera come battitori d’asta del tradizionale galà amfAR. L’evento mondano più glamour della kermesse cinematografica, Cinema Against AIDS, si è tenuto all’Hotel du Cap Eden Roc ad Antibes.
Visitate la nostra fotogallery per guardare tutte le quasi 140 immagini (non tutte le anteprime sono visibili dopo il salto: sarebbero state troppe!) ci sono anche quelle del red carpet di The Paperboy (la recensione del nostro Gabriele è qui).
Cannes 2012 - i photocall di Cosmopolis e Hemingway & Gellhorn; e le foto del party amfAR
Foto: TMnews

A spectre is haunting the world.
New York è una città in subbuglio, l’era del capitalismo si avvicina alla conclusione. Eric Packer, un “golden boy” dell’alta finanza, entra in una limousine bianca. Mentre la visita del Presidente degli Stati Uniti paralizza Manhattan, Eric Packer ha un’unica ossessione: farsi tagliare i capelli dal suo barbiere, che si trova dall’altra parte della città. Durante la giornata, il caos esplode e Packer osserva impotente il crollo del suo impero. Inoltre, è sicuro che qualcuno voglia assassinarlo. Quando? Dove? Saranno le 24 ore più importanti della sua vita.
I titoli di testa di Cosmopolis sono come dei quadri di Pollock. L’action painting è fortemente legato alla psicoanalisi, il che fa subito tornare in mente A Dangerous Method. Forse, Cosmopolis è un po’ il suo film gemello, pur essendo tematicamente e contestualmente l’opposto. Lì dove c’era un mondo “antico” levigato e perfetto, qui siamo in piena attualità hi-tech. Però in entrambi i film si parla parecchio: nel primo per forza di cose, nel secondo il fine delle parole è diverso.
Adattando molto fedelmente il freddissimo e discusso romanzo di Don DeLillo, Cronenberg ne riporta la gran parte delle situazioni e dei dialoghi. Il motivo è, per chi ha letto il libro, abbastanza evidente, visto che si tratta di battute volontariamente artificiali, di rara freddezza, stranianti e crude. Che cosa ha fatto, in più, il regista per portare sullo schermo così alla lettera un romanzo già scritto? L’ha ovviamente inserito all’interno della sua poetica, costruendone esteticamente e visivamente tutto l’apparato diegetico.
Continua a leggere: Cannes 2012: Cosmopolis - La recensione del film di David Cronenberg

“It’s a dream. Only a dream”
Neil Young
Juan vive assieme alla sua piccola famiglia di città nella campagna del Messico. Qui vivono le gioie e le sofferenze di un mondo che concepisce la vita in un modo diverso. Juan si chiede se questi mondi siano complementari o se, in realtà, si combattano per eliminarsi a vicenda…
Ci sono film ai festival che nascono per dividere. Non solo per mera provocazione, ma perché è la loro natura di cinema diverso, forse ostile, a far sì che le reazioni del pubblico (e soprattutto della critica) siano diametralmente opposte. Di sicuro Carlos Reygadas è un provocatore, ancora di più del secondo provocatore del concorso, Ulrich Seidl, e il suo film segue la scia di pellicole “differenti” del concorso come Paradies: Liebe o Holy Motors.
La sequenza iniziale è di bellezza straniante. Una bimba corre e gioca in un campo pieno di animali (mucche, cavalli, cani…). Con un’estetica che a tratti ricorda certi movimenti di macchina e certi colori dei film di Terrence Malick, vediamo semplicemente questa bambina in mezzo alla natura. Il formato è 4:3, ed alcune inquadrature sono messe a fuoco solo nella parte centrale delimitata da un cerchio, mentre i bordi sono sfocati, creando una strana ed inquieta sensazione.
Continua a leggere: Cannes 2012: recensioni e trailer di Post Tenebras Lux e In Another Country
Il giornalista Ward James torna a casa, assieme al collega Yardley, per investigare su un caso molto particolare. Hillary Van Wetter è stato accusato di aver ucciso uno sceriffo, ma una donna, Charlotte Bless, ha intrattenuto una fitta corrispondenza dalla prigione con il carcerato, ed è convinta della sua innocenza. In mezzo a questa storia, Jack, il fratello minore di Ward, assiste a tutto lo svolgimento dell’indagine e s’innamora di Charlotte…
Non so bene neanche io come iniziare una recensione su The Paperboy. Iniziamo da lontano. Lee Daniels è il regista di Precious, fortunatissimo vincitore del Sundance 2009, che si è portato a casa anche due Oscar. Il sottoscritto non aveva l’apprezzato, trovando l’approccio del regista assolutamente pesante rispetto ai temi e alla parabola raccontata. Però The Paperboy partiva da tutt’altre premesse, e per vederlo in concorso a Cannes le motivazioni dovevano essere state forti per i selezionatori. Non l’avranno mica scelto per il cast stellare, vero…?
Detto questo, il film incomincia, personalmente, alla grande. Siamo in Florida, negli ultimi anni 60. Il clima è torrido, in tutti i sensi. C’è un caldo pazzesco, ma metaforicamente sono gli anni in cui le tensioni razziali iniziano a scoppiare seriamente, e le case dei ricchi borghesi sono ancora piene di cameriere di colore. Anche gli James hanno una cameriera, Anita (interpretata da un’ottima Macy Gray), e Jack ha con lei un rapporto particolare e affettuoso. Forse perché è la persona che vede più spesso, forse perché sente la mancanza di una madre.
Continua a leggere: Cannes 2012: The Paperboy - la recensione del film con Nicole Kidman

Mancano solo tre giorni alla consegna della Palma d’Oro della 65a edizione del Festival di Cannes. Nella speranza di riuscire ad agguantarla, scende oggi in campo The Paperboy, opera terza di Lee Daniels. Schierati in prima linea troviamo Matthew McConaughey, John Cusack, Zack Efron, Macy Gray e Nicole Kidman, splendente in un tubino arancione acceso. In attesa della nostra recensione del film, qui potete trovarne una clip e qui alcune foto ufficiali.
Cannes 2012 - Nicole Kidman risplende al photocall di The Paperboy
Foto: TMnews
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24 ore nella vita di una persona che vive più vite parallele: a volte è un uomo, a volte una donna, a volte è giovane, altre molto vecchio, a volte povero, a volte ricco. L’uomo è assassino, mendicante, presidente di una compagnia, creatura mostruosa, lavoratore, padre di famiglia… L’uomo sta recitando, ovviamente: ma dove sono le videocamere, la troupe, il regista? È costantemente solo, esausto nell’essere ancorato a vite che non sono la sua, esausto di dover uccidere nemici che non sono i suoi nemici, di abbracciare mogli e figli non suoi. Dov’è la sua casa, dov’è la sua famiglia?
Non mentiamo se confessiamo che, quando è stata annunciata la line-up del concorso del 65esimo Festival di Cannes, appena saputa della presenza del film di Leos Carax, abbiamo ipotizzato che avrebbe potuto essere lo scult per eccellenza di questa edizione, magari con bordata di fischi. E già ci immaginavamo i “soliti” a tentare di difendere il meraviglioso fallimento d’artista, che se ne frega di tutto e tutti e va dritto per la sua strada. Colpo di scena: non solo il film è stato accolto alla prima proiezione stampa con una bordata di applausi, ma chi scrive è seriamente molto favorevole rispetto a questo Holy Motors.
Aperto da una serie di cronofotografie di atleti, Holy Motors entra subito nella sua dimensione metacinematografica: il pubblico in sala sta guardando un film (forse le opere di Marey, forse anche altro, visto che dopo si sentono diversi rumori). In una stanza altrove, un uomo interpretato dal fedele Denis Lavant si risveglia. L’atmosfera è oscura, e qualche dettaglio chen illumina l’ambiente con dei neon pare ultra-tecnologico. Il dito indice dell’uomo ha come prolungamento una specie di chiave, con la quale apre una porta nascosta in un muro. Così si ritrova all’interno della sala vista prima.
Continua a leggere: Cannes 2012: recensione e trailer del folle Holy Motors