
Il prossimo 16 maggio approda nei cinema italiani Post Tenebras Lux, l’ultima fatica del regista messicano Carlos Reygadas, pellicola selezionata in concorso al Festival di Cannes 2012 dove ha vinto la Palma d’oro per la miglior regia.
Atmosfere rarefatte nei due trailer del film che vi proponiamo e in cui Reygadas non usa dialoghi (tranne la voce di una bambina) e lascia che a parlare siano i volti di uomini, donne e bambini supportati dai suoni della natura.
Qualche nota sul regista:
A Reygadas piace lavorare sui sentimenti forti e sul modo in cui si esprimono nei momenti culminanti, ispirandosi in questo a Rossellini, per raccontare storie universali. Il suo intento è scatenare sensazioni forti nello spettatore, senza chiudere con interpretazioni univoche ma lasciando che il pubblico costruisca la sua visione. Aspetto molto importante dei suoi film è anche l’ambientazione e il contesto sociale: natura incontaminata e selvaggia in Japón, metropoli soffocante e oppressa da fanatismo religioso, povertà e istituzioni in Battaglia nel cielo. Per Reygadas, infatti, il paesaggio, insieme al sesso, è uno degli elementi che maggiormente influenzano l’uomo. Nel maggio 2007 presenta Luz Silenciosa, in concorso al 60º festival di Cannes dove vince il premio speciale della giuria ex aequo con Persepolis.
Se volete è anche disponibile una nostra recensione in anteprima del film.
Juan e la sua famiglia vivono nella campagna messicana cercando una vita ideale.
Invece sono ben presto ossessionati dalla violenza e dai demoni, loro e degli altri.
Post del 23 aprile 2012
Sono anni che ci si chiede quando il messicano Carlos Reygadas avrebbe completato il suo nuovo lavoro, Post Tenebras Lux (titolo bellissimo, tra l’altro). Eccoci, finalmente: sarà in concorso al 65. Festival di Cannes. Questa la misteriosa sinossi ufficiale del film, che pare concentrarsi sulla dicotomia città/campagna:
Juan vive assieme alla sua piccola famiglia di città nella campagna del Messico. Qui vivono le gioie e le sofferenze di un mondo che concepisce la vita in un modo diverso. Juan si chiede se questi mondi siano complementari o se, in realtà, si combattano per eliminarsi a vicenda…
Si tratta del quarto lungometraggio di Reygadas, e della sua quarta partecipazione sulla Croisette: Japón vinse la Caméra d’Or nel 2002, Battaglia nel cielo era in concorso nel 2005, Silent Light vinse nel 2007 il Premio della Giuria. Nella nostra gallery trovate le prime immagini di Post Tenebras Lux.
Il Dracula di Dario Argento è uscito nelle nostre sale giovedì 22 novembre. L’avete visto? Che ne pensate? Per l’occasione vi riproponiamo la recensione scritta a maggio 2012 durante il Festival di Cannes dove l’abbiamo visto in anteprima.
Transilvania, 1883. Jonathan Harker giunge nel castello del Conte Dracula, per lavorare come suo bibliotecario. Però ben presto il giovane scopre che da quella dimora non può fuggire facilmente, e di essere in prigione. Jonathan risulta ormai scomparso, e la moglie Mina si mette sulle sue tracce. Nel frattempo la migliore amica della donna, Lucy, viene sedotta da Dracula…
Se ne leggono di tutti i colori, sull’ultimo film di Dario Argento. I più “spietati” ci vanno giù duro, i più legati al mito del regista parlano di film almeno dignitoso, o comunque “meglio dei precedenti, dai”. Lungi da noi voler mettere il dito nella piaga, ma i primi sono forse stati fan di Argento e hanno da un po’ smaltito la delusione, mentre i secondi continuano teneramente a cercare Dario Argento lì dove Dario Argento non può (più) esserci. Se scrivo queste cose è perché, un po’, queste cose le so: perché anche io, da fan, per anni ho sperato in un ritorno in gran forma, per poi essere smentito film dopo film.
Fa male dover scrivere certe cose, visto che ad Argento devo personalmente molto, per quel che riguarda la mia formazione cinematografica. Ma sono anche arrivato ad una conclusione, dopo tanti “tentativi”, a volte imbarazzanti col senno di poi, di salvare i suoi film, o trovarne qualcosa di veramente interessante: faccio peggio se ci vado giù piano, addolcendo la pillola, aggiungendo un “perché no” in più, o un aggettivo tipo “passabile” prima di citare qualcosa del reparto tecnico. No, non posso farlo, perché Dracula 3D è un film tremendo.
Continua a leggere: Dracula 3D: la recensione del film di Dario Argento
Amour, firmato Michael Haneke, è uscito nelle sale l’altro ieri, 25 ottobre. Per l’occasione vi riproponiamo la nostra recensione scritta a maggio durante il Festival di Cannes 2012.
Georges e Anne, una coppia sposata, hanno circa ottant’anni. Sono entrambi due raffinati insegnanti di musica in pensione. La loro figlia, anche lei musicista, vive all’estero assieme alla sua famiglia. Un giorno, Anne ha una specie di infarto che la lascia ammutolita e paralizzata, senza che, dopo essersi ripresa, possa ricordarsi di cosa le è accaduto. Il legame d’amore della coppia da questo momento viene messo alla prova, dal momento che Georges decide di prendersi cura personalmente della moglie…
Tra i tanti habituè di questo concorso cannense, uno dei più “forti” è senza dubbio Michael Haneke. Fosse per il palmarès, Haneke potrebbe già prenotare un premio: è la sua sesta partecipazione in concorso, e si è portato a casa un Gran Premio della Giuria (La pianista), il premio per la miglior regia (Niente da nascondere), e la Palma d’Oro (Il nastro bianco). Senza contare i premi minori. Fosse solo per il film in sé, beh… Haneke rischia comunque davvero di vincere la sua seconda Palma d’Oro.
Un gruppo di pompieri irrompe in una casa. C’è un cattivo odore. Una porta è chiusa e bloccata con del nastro adesivo. I pompieri la buttano giù, e dentro trovano il cadavere di una signora anziana sdraiato sul letto, circondato da fiori. Inizia così, Amour, per poi continuare con la storia di Georges e Anne. Una coppia che si ama ancora, dopo tanti anni. Una coppia di cui lui, ancora oggi, dopo essere tornati da un concerto, dice alla moglie che è bellissima.
Continua a leggere: Amour: recensione del film di Michael Haneke
On the Road, tratto dall’omonimo romanzo di Jack Kerouac, è uscito nei cinema italiani l’11 ottobre. Vi riproponiamo la nostra recensione dal Festival di Cannes 2012 che avevamo pubblicato in anteprima a maggio. Fateci sapere se vi è piaciuto o meno!

“I think of Dean Moriarty,
I even think of Old Dean Moriarty the father we never found,
I think of Dean Moriarty.”
Subito dopo la morte del padre, Sal Paradise, un aspirante scrittore di New York, incontra l’affascinante Dean Moriarty, sposato con l’emancipata e seduttiva Marylou. Sal e Dean diventano subito amici. Determinati a non restare imprigionati in una vita soffocante, i due amici partono per un viaggio sulla strada assieme a Marylou. Assetati di libertà, i tre giovani ragazzi si dirigono verso la scoperta del mondo, verso nuovi incontri, e verso la scoperta di loro stessi.
Molto probabilmente, On the Road era il film più atteso del 65esimo Festival di Cannes. Innanzitutto perché si tratta della prima, e per questo “epocale”, trasposizione cinematografica di Sulla Strada, il romanzo cult di Jack Kerouac, simbolo della Beat Generation. Poi perché si tratta di un film dalla gestazione lunghissima. Prima ci aveva provato Francis Ford Coppola a portarlo sul grande schermo, e il regista è rimasto co-produttore del film assieme alla sua American Zoetrope. Infine, era un film atteso perché Walter Salles ha lavorato per anni al progetto, e finalmente oggi ha visto il buio della sala.
Il libro di Kerouac era un minuzioso, episodico e cronologico rapporto in prima persona dei suoi tanti viaggi da New York verso la costa ovest degli Stati Uniti. Uno dei punti focali del romanzo, tuttavia, era il rapporto dell’autore - sotto lo pseudonimo di Sal Paradise - con l’affascinante Dean Moriarty (pseudonimo di Neal Cassady), conosciuto grazie ad alcuni amici comuni. Però, se non ricordo male, nel primo centinaio di pagine Sal viaggiava da solo da New York a Los Angeles: qui questa sezione è ridottissima, e praticamente quasi non esiste, se non per qualche scena iniziale.
Continua a leggere: On The Road: la recensione di Cineblog da Cannes 2012
Switch, del regista cinese Jay Sun, è un action movie che (come potete valutare dal trailer), sembra promettere molto bene agli appassionati del genere.
In bilico tra la tecnologia di Matrix e quella di 007, il film si è avvalso del celebre stunt coordination di Hollywood Bob Brown, uno che di azione ne ha creata molta in carriera. L’anteprima Europea del trailer è stata presentata durante lo scorso Festival di Cannes, suscitando molti interessamente tra i partecipanti del mercato dei film. Difficile dire quanto però un film del genere possa trovare il favore del pubblico occidentale, per ora solo pochi film ci sono riusciti, nonostante grandi sforzi produttivi.
Il film è un thriller ad alta tecnologia, costato circa 25 milioni di dollari americani. Sono 3000 gli shots realizzati per il film, di cui oltre 1200 sono di effetti speciali.Il protagonista è la starAndy Lau.
Xiao Jinhan (Andy Lau), è un agente dell’Iterpol a cui viene assegnata una misteriosa missione dal titolo L’Arte della Guerra. Impossibile immaginare quello che lo aspetta, ma portare a termine il compito vorrebbe dire ripulire la sua credibilità…
Vinto poco più di 12 ore fa il Gran Premio della Giuria al Festival di Cannes, Reality di Matteo Garrone vola negli States. La Oscilloscope Laboratories ha infatti acquistato i diritti per gli Usa del film targato 01 (qui da noi recensito), 4 anni dopo i deludenti ed immeritati risultati fatti registrare da Gomorra, incapace di andare oltre i 1,579,146 dollari incassati sul suolo americano.
“E’ un film eccezionale, unico e ci ha conquistato fin dall’incredibile scena iniziale. E’ una visione complessa, provocatoria e profondamente coinvolgente della nostra cultura ossessionata dai media, realizzata da uno dei filmmaker più interessanti e dotati di talento di oggi. Garrone, nel rendere omaggio a Fellini e Scorsese, crea qualcosa di nuovo e contemporaneo”.
Questo il commento a caldo di David Laub della Oscilloscope, per una pellicola che ha visto Garrone tornare sul ‘luogo del delitto’ 4 anni dopo il Gran Premio ottenuto in coppia con Il Divo di Sorrentino. “Il cinema è un’arte collettiva: condivido questo premio con tutte le persone che hanno lavorato al film, gli attori, la troupe, i produttori, siamo una squadra“, ha confessato lo stesso regista ai microfoni del Tg1, con Nanni Moretti, Presidente di Giuria, particolarmente chiaro nell’espletare i perché dell’inatteso premio:
“Reality è piaciuto per la miscela di dramma e humour, è stato anche apprezzato perché rinnova la commedia italiana”. Ci sono inquadrature che esprimono un mondo. Chi cerca lo stile trova la morte, chi cerca la morte trova lo stile”.
Parole e pensieri firmati Moretti, uscito trionfante da una settimana che l’ha visto autentico ‘Divo’ della Croisette, e al centro di un vero e proprio ’segno del destino’. Perché a ’scoprire’ Garrone, nel lontano 1996, con il corto Silhouette, al Sacher Festival, fu proprio lui.
Fonte foto: TMnews
Fonte: Cinecittà News
“Dove finiscono le limousine di notte?”. Risposta: in un parcheggio, dove parlano e straparlano delle persone che scarrozzano in giro per tutto il giorno. Siamo impazziti? Ma no. Abbiamo solo fatto una piccola fusione fra film. La prima battuta viene da Cosmopolis di David Cronenberg, la seconda “situazione” viene invece da Holy Motors di Leos Carax. E, a voler continuare a trovare similitudini sui film del 65. Festival di Cannes (qui i premi), si potrebbe continuare ancora e ancora.
Ultimo esempio: Firework di Katy Perry è la canzone del festival. La usa Jacques Audiard in Ruggine e Ossa, in una scena emotivamente forte in cui Marion Cotillard, su una sedia a rotelle, ritrova forza ed energie e fa quegli stessi movimenti di “danza” con cui faceva saltare le orche nel parco acquatico, dove lavorava prima del terribile incidente che l’ha lasciata senza gambe. La canzone si sente anche in Madagascar 3 - Ricercati in Europa, e per ben due volte. Questi esempi per dire solo una cosa: ai festival si va perché è un ottimo modo per vedere tutto in una volta quel che passa il convento, certo, ma anche per tirare le somme dello stato di salute del cinema.
Vien da sé che collegamenti e confronti sono spontanei. Così anche la Giuria ha voluto premiare un solo film “folle” e fuori dagli schemi: Moretti ha spiegato che erano tre i film pazzi e provocatori che avevano diviso i giurati (Post Tenebras Lux, Paradies: Liebe e Holy Motors, quest’ultimo molto odiato - sembra - da Nanni). Confrontandosi e confrontandoli, i giurati ne han premiato alla fine solo uno - quello di Reygadas -. Scelta saggia? Chissà. Noi avremmo preferito un premio per il film di Carax, in quello che sembra un palmares molto “corretto”, in fin dei conti, sicuramente frutto di molti compromessi (pare ci sian state non poche discussioni).
Continua a leggere: Cannes 2012: voti e considerazioni finali

Archiviata anche la 65a edizione del Festival, a bocce ferme (qui tutti i premiati di quest’anno) vi regaliamo una gallery fotografica dei vincitori, in attesa di settembre e delle abituali gallerie di immagini dal Festival di Venezia. Cliccate su continua, ci sono anche le foto del red carpet della serata conclulsiva e quelle di Audrey Tautou, Gilles Lellouche ed Anaïs Demoustier al photocall di Thérèse Desqueyroux.
Cannes 2012 - le foto dei vincitori della 65a edizione del Festival
Foto: TMnews
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L’unica Palma d’Oro possibile, forse. A tre anni di distanza dalla vittoria con Il nastro bianco, si porta a casa la sua seconda Palma consecutiva Michael Haneke con Amour. Un film meraviglioso, straziante ed inesorabile, a cui hanno contribuito non poco, come ha detto il Presidente di Giuria Nanni Moretti, le interpretazioni di Jean-Louis Trintignant ed Emmanuelle Riva. Farà molto discutere, all’estero, il Gran Premio della Giuria dato a Reality, vista la presenza di un presidente italiano.
Qualcuno si sarebbe aspettato un “secondo posto” diverso, ma Matteo Garrone, a quattro anni di distanza dal Gran Premio di Gomorra, ce l’ha fatta di nuovo. Il film, come abbiamo già avuto modo di scrivere, è molto più complesso e importante di quel che potrebbe sembrare. Il dubbio è uno e uno solo: che questo premio sia in realtà un boomerang, a livello internazionale, per Garrone. Noi lo vedremo a settembre (mah…). Ma il premio che farà più discutere, forse, è il premio per la regia dato al (fischiatissimo) Post Tenebras Lux: però, ad onor del vero, Carlos Reygadas gira in modo affascinante e unico. A noi è parso però che sotto la superficie, questa volta, ci fosse ben poco.
Il Premio della Giuria è andato al divertentissimo The Angels’ Share: la scelta, si dirà, di premiare il film di Ken Loach è data dal suo contesto sociale. Anche fosse, non ci dispiace per nulla. Doppio (anzi, triplo!) premio per lo slow burner freddo e senza speranza Beyond the Hills: ha vinto per la miglior sceneggiatura, e le due attrici protagoniste hanno vinto ex-aequo il premio per l’interpretazione femminile. Mungiu aveva vinto nel 2007 la Palma con 4 mesi, 3 settimane e 2 giorni. Mads Mikkelsen vince come miglior attore grazie alla prova in The Hunt del “rinato” Thomas Vinterberg: il suo è un ruolo che sicuramente colpisce, e l’attore è bravissimo, al solito.
Restano fuori, purtroppo, alcuni film meritevoli. Si dice in giro che Moretti abbia detestato Holy Motors di Leos Carax, che però resta la “creatura” più strana e originale del concorso. Dispiace anche per la Marion Cotillard di Ruggine e Ossa di Audiard: la sua prova era magnifica. A proposito: avete visto che non ci sono americani nel palmares? Ne parleremo domani nel nostro post finale, ma era quasi “scontato” non sarebbero stati premiati, per la bassa qualità globale (peccato per Anderson, però). In realtà un americano c’è, ed è il vincitore della Camera d’Or per la miglior opera prima: Beasts of the Southern Wild di Benh Zeitlin, vincitore al Sundance e visto nell’Un Certain Regard. Un film magico e pazzesco.
Dopo il salto tutti i premi di Cannes 2012.

Presentato ieri sera sulla Croisette, Mud di Jeff Nichols (qui la nostra recensione) ha salutato l’arrivo al Festival di Cannes di una sorridente Reese Witherspoon in avanzato stato di gravidanza. Accanto a lei il collega Matthew McConaughey, i due giovani protagonisti Tye Sheridan, Jacob Lofland e la produttrice del film, Lisa Maria Falcone.
Tanti, gli ospiti alla proiezione ufficiale della pellicola, da Tim Roth ad Alec Baldwin, da Laura Morante a Sting. Cliccate su continua per vedere tutte le foto. Qui, invece, ci sono quelle pubblicate ieri, con Robert Pattinson, Kristen Stewart e Nicole Kidman.
Cannes 2012 - photocall e red carpet di Mud, con Reese Witherspoon e Matthew McConaughey
Foto: TMnews