
Freschi di assegnazione, anche quest’anno abbiamo la lista dei premiati col David di Donatello 2012. Poche parole prima di passare direttamente ai vincitori. E’ certamente Cesare deve morire (ecco la nostra recensione) dei fratelli Taviani a trionfare nell’edizione di quest’anno, nonostante abbia raccolto un premio in meno rispetto a This Must Be the Place (che ha dominato nelle due categorie dedicate alla musica). Tuttavia sono andati al film girato nel carcere di Rebibbia i due riconoscimenti maggiori, ossia Miglior Film e Miglior Regista. Seguono, in ordine di premi, Habemus Papam e Romanzo di una Strage. Di seguito e dopo il salto trovate l’intera lista con tutti i premiati. Qui, invece, trovate tutte le nomination.
MIGLIOR FILM
“CESARE DEVE MORIRE” regia di Paolo Taviani e Vittorio Taviani
MIGLIORE REGISTA
Paolo TAVIANI e Vittorio TAVIANI per “Cesare deve morire”
MIGLIORE REGISTA ESORDIENTE
Francesco BRUNI per “Scialla! (Stai sereno)”
MIGLIORE SCENEGGIATURA
Paolo SORRENTINO e Umberto CONTARELLO “This Must Be the Place”
MIGLIORE PRODUTTORE
Grazia VOLPI per Kaos Cinematografica “Cesare deve morire”
MIGLIORE ATTRICE PROTAGONISTA
Zhao TAO per “Io sono Li”
MIGLIORE ATTORE PROTAGONISTA
Michel PICCOLI per “Habemus Papam”
MIGLIORE ATTRICE NON PROTAGONISTA
Michela CESCON per “Romanzo di una strage”
MIGLIORE ATTORE NON PROTAGONISTA
Pierfrancesco FAVINO per “Romanzo di una strage”
Continua a leggere: David di Donatello 2012: ecco i premiati - trionfo per Cesare deve morire

Il 4 maggio sapremo chi riceverà gli “Oscar italiani” più abiti, ma già da ora possiamo iniziare a tifare i nostri preferiti tra i candidati alle nomination per i David di Donatello 2012.
Tra i più nominati spicca Romanzo di una Strage di Marco Tullio Giordana con ben 16 ragioni per esultare, seguito da Habemus Papam di Nanni Moretti con 15 candidature (no dico quindici e senza miracoli divini) e This must be the place di Paolo Sorrentino con le sue 14.
Il nostro Orso d’Oro berlinese Cesare deve morire dei Taviani ha ricevuto solo 8 nomination, 6 sono andate a Magnifica Presenza di Ferzan Ozpetek e A.C.A.B. (All Cops are Bastards) di Stefano Sollima … tutto il resto nel dettaglio dopo il salto.

Ci sono realtà molto differenti che ruotano attorno nella galassia del carcere, gli esempi di situazioni di degrado, violenza e miseria sono facilmente tema per articoli di cronaca, reportage sensazionalistici e diventano spesso tema adatto per una fiction legata all’attualità. Esistono però anche esempi di eccellenza, di progetti che offrono una nuova prospettiva a coloro che hanno sbagliato e ora sono costretti a vivere reclusi nell’espiazione della loro colpa.
L’aspra polemica sul valore redentorio del carcere è un tema su cui non è il caso di addentrarsi in profondità, oltre a richiedere ben altre competenze comporterebbe la disamina di troppe variabili provenienti da discipline come il diritto, la psicologia e la scienza del comportamento che trascendono il compito che si siamo affidati scrivendo queste righe. In estrema ratio, volendo semplificare il ragionamento, la pena non deve essere una semplice punizione, ma anche una forma di rieducazione. Il teatro, in questo caso, può essere uno dei modi in cui il carcerato può provare a scollegare il suo ego e lo può proiettare verso un “altro”, offrendogli una possibilità di redenzione attraverso l’atto (purtroppo effimero) della recitazione. Accade così che all’interno dell’ala di massima sicurezza del carcere romano di Rebibbia i provini per affidare le parti nella produzione del Giulio Cesare di Shakespeare si trasformini in un’appuntamento in cui i detenuti possono dimostrare di avere un fuoco nelle viscere che trasforma in veri attori.
I fratelli Taviani entrano con la cinepresa nel carcere di Rebibbia e “trasformano” i detenuti in soggetti cinematografici con un progetto che rievoca il neorealismo di Pier Paolo Pasolini. Gli attori, tutti con condanne che vanno da 15 anni a fine pena mai, trovano la loro libertà nelle ore dedicate alle prove, per poi scontrarsi con la realtà nel momento in cui il secondino richiude la cella alle loro spalle. “Da quando ho incontrato l’arte, questa cella è diventata una prigione” è la frase emblematica che viene ripetuta da uno dei protagonisti, parole pesantissime dette da chi forse non rivedrà mai la libertà, se non quella del teatro, anche a ben vedere sono parole dal retrogusto retorico che non aggiungono molto a quello che il film racconta in modo implicito.
Continua a leggere: Cesare deve morire dei Fratelli Taviani: la recensione in anteprima

Italia. Non faremo affatto gli sciovinisti, non lo abbiamo mai fatto. Ma non neghiamo che, alla notizia dell’Orso d’oro assegnato all’ultima Berlinale ai fratelli Taviani, abbiamo un po’ gioito. Era da un po’ che non vincevamo un premio così importante in uno dei festival internazionali più rinomati. Ma fa benissimo Nanni Moretti, distributore del film attraverso la sua Sacher, a ribadire che si tratta di una vittoria dei Taviani, e non del cinema italiano. Ricordate, dopotutto, gli entusiasmi per le vittorie di Gomorra e Il Divo a Cannes, subito scemate con le proposte italiane del concorso di Venezia? Senza ombra di dubbio è comunque Cesare deve morire il nostro film della settimana: qui trovate le sale dove vederlo. Per restare sempre in Italia, esce dopo due anni anche Henry, il nuovo film di Alessandro Piva, visto in concorso a Torino 2010. Si continua poi con il nuovo film di Carlo Verdone, Posti in piedi in paradiso, e Gli sfiorati tratto dal romanzo di Sandro Veronesi. Vi segnaliamo inoltre che, dopo il trionfo agli Oscar, torna al cinema The Artist, con 115 copie.

È l’italiano Cesare deve morire dei fratelli Taviani a vincere l’Orso D’Oro della 62esima Berlinale, portando Shakespeare dentro Rebibbia e i detenuti fuori dalla tragedia del quotidiano, più a est Barbara di Christian Petzold guadagna l’Orso d’Argento, l’odio per la famiglia rom di Just the Wind il Gran Premio della Giuria. L’Orso d’Oro alla Carriera è tutto di Meryl Streep. Ma procediamo con ordine.
Orso d’Oro alla Carriera: Meryl Streep
Orso d’Oro: Paolo Taviani e Vittorio Taviani per Cesare deve morire
Gran Premio della Giuria: Benedek Fliegauf per Just the Wind
Orso d’Argento per la migliore regia: Christian Petzold per Barbara
Orso d’Argento per la migliore attrice: Rachel Mwanza per Rebelle
Orso d’Argento per il miglior attore: Mikkel Følsgaard per En Kongelig Affære
Orso d’Argento per la migliore sceneggiatura: Nikolaj Arcel e Rasmus Heisterberg per En Kongelig Affære
Orso d’Argento per il contributo artistico: (Per la fotografia) Lutz Reitemeier per White Deer Plain
Premio Alfred Bauer: Miguel Gomes per Tabu
Miglior film d’esordio: Boudewijn Koole per Kauwboy
Orso d’Argento speciale della giuria: Ursula Meier per L’enfant d’en haut
.. e tutti gli altri dopo il salto

La 62esima Berlinale ha premiato con l’Orso D’Oro il film docu-fiction Cesare deve morire dei fratelli Taviani. Paolo Taviani ha ringraziato così:
“Questi detenuti-attori hanno dato se stessi per realizzare il film. (…) A loro va il nostro pensiero, mentre noi siamo qui tra le luci, loro sono nella solitudine delle loro celle. E quindi dico grazie a Cosimo, Salvatore, Giovanni, Antonio, Francesco e Fabione. Anche un detenuto, su cui sovrasta una terribile pena, resta un uomo, grazie alle parole sublimi di Shakespeare. (…) Ci fa piacere vincere un premio in un festival come questo, che non ha un indirizzo generico, ma che al contrario ha un carattere molto specifico: cerca forze nuove e cerca forze che si appassionano a tematiche sociali”.
Franco Scaglia, presidente di Rai Cinema:
“Cesare deve morire è un’opera che tocca magistralmente le corde profonde della vita carceraria, tra battute shakespeariane e dialetti quotidiani, tra il desiderio di riscatto e la durezza delle pene da scontare. Anche per questo l’Orso d’Oro è un premio importante, perché punta una luce nuova su un tema di grande attualità come la drammatica situazione in cui si trova il nostro sistema carcerario, e porta all’attenzione del pubblico il lavoro straordinario svolto quotidianamente dagli operatori che tentano con ogni mezzo, anche con l’arte e il teatro, il recupero di tante vite difficili”.
Paolo Del Brocco, amministratore delegato di Rai Cinema:
“Dopo ben ventun anni il cinema italiano torna a vincere a Berlino. Lo fa con un film su un tema difficile, di forte impegno, con un linguaggio di grande cinema come solo i nostri migliori autori sanno fare. Siamo molto orgogliosi di aver contribuito a produrre “Cesare non deve morire” un’opera che rientra nella nostra linea di produzione di cinema civile, e che risponde appieno al nostro mandato di servizio pubblico confermando l’importanza dell’impatto di Rai Cinema e della Rai sull’industria culturale e cinematografica italiana. I nostri complimenti a Paolo e Vittorio Taviani che con questa opera hanno scritto un’altra grande pagina di cinema”.
Cineblog si complimenta felice con i Taviani.
Aspettando la 62. edizione del Festival di Berlino e tutte le gustose anticipazioni della nostra ‘talpa’ berlinese, possiamo concederci una sbirciata a Cesare deve morire, il nuovo film di Paolo e Vittorio Taviani (Padre padrone, San Michele aveva un gallo, La notte di San Lorenzo), titolo italiano (e unico documentario) in concorso per il prestigioso Orso d’Oro, nelle nostre sale il 02 Marzo 2012.
Un documentario che mette in scena il potere, la mancanza di libertà, la colpa e il rimorso, nella Sezione di Alta Sicurezza del carcere Rebibbia di Roma, dove la maggior parte dei detenuti sono condannati all’ergastolo perché appartenenti alla criminalità organizzata (mafia, camorra, ‘ndrangheta).
Un documentario girato in carcere, con un gruppo di detenuti, una ’sceneggiatura’ cucita sulle peculiarità e i dialetti dei detenuti-attori, un bianco e nero che segue le prove dei laboratori teatrali e le trame della tragedia shakespeariana del “Giulio Cesare” insieme a quelle personali dei vari detenuti, fino alla rappresentazione finale dello spettacolo ripresa a colori. Nell’attesa possiamo sbirciare il trailer, qualche foto dal set, e la scheda tecnica (dopo il salto), insieme all’intervista ai Fratelli Taviani (in inglese), realizzata per la stampa internazionale dall’ufficio Stampa della FilmPressPlus, qui anche tradotta.
Continua a leggere: Berlino 2012: Cesare deve morire di Paolo & Vittorio Taviani: foto e trailer
Partirà il 9 febbraio con la proiezione, in concorso, di Les adieux à la reine la 62. edizione del Festival di Berlino, che si concluderà il 19 febbraio con l’assegnazione dell’Orso d’oro (vinto l’altr’anno da Una separazione) e degli altri premi ufficiali. Il programma del festival è come sempre articolato e costruito in diversi percorsi, tra cui Berlinale Special, Forum, Panorama (tra i quali troviamo i nuovi de la Iglesia, Maddin, McDonald, Herzog…).
Oggi vi presentiamo le due sezioni ufficiali del Festival di Berlino, ovvero quella competitiva e la sezione fuori concorso, in cui troviamo anteprime internazionali e tedesche. Il concorso come sempre è molto cinefilo, meno glamour di Cannes e Venezia, ma non per questo ovviamente meno interessante. Qui troviamo ad esempio il già citato Captive, l’attesissimo nuovo film di Brillante Mendoza con Isabelle Huppert progioniera nella giungla. Ma anche un titolo italiano, ovvero Cesare deve morire dei fratelli Taviani. Non è l’unico titolo nostrano presente a Berlino: ad esempio c’è anche Diaz di Vicari in Panorama Special.
Tra le anteprime di rilievo nella sezione non competitiva troviamo, oltre al “doveroso” omaggio a Meryl Streep, Orso d’Oro alla carriera, di cui verrà proiettato The Iron Lady: Bel Ami di Declan Donnellan e Nick Ormerod, con Robert Pattinson e Uma Thurman, The Flowers Of War di Zhang Yimou con Christian Bale, Flying Swords Of Dragon Gate di Tsui Hark, Knockout - Resa dei conti di Steven Soderbergh, il candidato a sorpresa degli Oscar Molto forte, incredibilmente vicino di Stephen Daldry, ed infine Shadow Dancer di James Marsh con Clive Owen, direttamente dal Sundance.
Dopo il salto trovate tutti i titoli.
Continua a leggere: Berlino 2012: i film in concorso e fuori concorso