Apple-Box (letteralmente cassetta delle mele) è una pedana utilizzata sul set durante le scene di bacio (o di dialogo) tra due attori con notevoli differenze di statura. Se non bastavano i tacchi, naturalmente…
Fonte: Dizionario del cinema (Luigi Allori)
“Niente di porno o di ginnico: la scaletta nel cinema è l’elenco dei fatti più importanti del copione futuro” (Ernesto Gastaldi)
In pratica si tratta di una prima indicazione di come saranno le scene. Se la scaletta viene disegnata allora si chiama Storyboard (letteralmente tavola della storia): una serie di schizzi che presentano le inquadrature.
Alfred Hitchcock ne andava pazzo. David Cronenberg, David Lynch e John Carpenter sono alcuni dei registi che preferiscono non usarlo.

Per il Cine-Dizionario scopro oggi la definizione di Final Girl: è la ragazza che, nei film horror, riesce a sopravvivere fino alla fine. Il termine è stato coniato da Carol J. Clover nel libro Men, Women and Chain Saws.
Un esempio su tutti? Jamie Lee Curtis in Halloween. Ma anche Jessica Biel nel remake di Non aprite quella porta, Neve Campbell in Scream, Naomi Watts in The Ring… e… ora tocca a voi proseguire…
Il mestiere del truccatore può sembrare facile ma non è così. Prendete il nuovo Uomo Lupo, alla base del film c’è la maschera del licantropo ed il truccatore Rick Baker è ormai considerato un genio. Oggi, per la rubrica Cine-Dizionario, ci spiega il mestiere Luigi Ciminelli, truccatore e make up artist della miniserie Quo Vadis, Baby?, prossimamente in onda su SKY. Ciminelli ha lavorato anche con Mel Gibson per Apocalypto.
Torna la rubrica Il Cine-Dizionario. Ma con una novità. Parleremo dei mestieri del cinema facendoci aiutare da alcuni video in cui i diretti protagonisti ci spiegheranno il loro lavoro. Oggi parla Florence Emir, costumista di Gabriele Salvatores e Sergio Rubini, direttamente dal set della miniserie Quo Vadis, Baby? che sarà in onda dal 4 maggio su Sky.
Il-La costumista è quella persona specializzata nel disegno e nella realizzazione di abiti per un film. Spesso deve tenere conto del personaggio da vestire, del carattere o anche solo della scena da recitare e del messaggio che vuole trasmettere. Deve quindi essere a corrente della sceneggiatura e deve parlare con il regista delle sue scelte. Necessari sono gli schizzi che presentano così non solo gli abiti ma anche tutti gli accessori. A volte un film diventa famoso anche solo per un vestito.
Per il Cine-Dizionario di oggi parliamo di Voce fuori campo: è la voce che non proviene direttamente da una persona che stiamo guardando sullo schermo ma dall’esterno. Può essere la voce di un personaggio non inquadrato (tipo il narratore di un film) o di un personaggio inquadrato (i suoi pensieri ad esempio).
Una delle voci fuori campo più famosa nella storia del cinema è senza dubbio l’incipit di Viale del Tramonto dove William Holden racconta la “vera, la pura verità” di quello che è successo. Ed il morto che vediamo in piscina è proprio lui, la voce fuori campo (detta in gergo cinematografico anche voce off).
Vi metto il video dell’incipit dopo il salto ed intanto vi chiedo: vi viene in mente qualche altro esempio di voce fuori campo?
Continua a leggere: Cine-dizionario: voce off o voce fuori campo
Oggi il Cine-Dizionario si occupa di un termine un po’, direi, strano: la Vamp o Femme Fatale, ossia quel tipo di donna che fa perdere la testa agli uomini. Avete presente no?
Il termine deriva da Vampire perché, proprio come i vampiri, la femme fatale succhia l’energia dell’uomo che decide di ammaliare. Vamp fu coniato da una donna, guarda caso, dall’attrice Theda Bara all’anagrafe Theodosia Burr Goodman.
Theda Bara (splendido nome d’arte non trovate? è l’anagramma di Arab Death) è la prima vamp del cinema a cui venne costruita intorno l’immagine della donna perversa ed intrigante, spesso ritratta in pose gotiche o vestita in modo egizio. Godetevela in questa foto gallery.
Theda Bara la prima Vamp del cinema


Continua a leggere: Cine-dizionario: Vamp o femme fatale, foto gallery di Theda Bara
Oggi la rubrica Cine-Dizionario si occupa di due figure che lavorano per e con gli attori: l’agente cinematografico ed il talent-scout.
Agente cinematografico: è quella figura a cui si rivolge un attore per trattare le questioni lavorative, contrattuali e di soldi. Oppure, nei casi disperati, per cercare un ruolo in un film. Ricordate il film Tootsie dove Dustin Hoffman andava dal suo agente per cercare una parte? Ecco. A dir la verità all’agente cinematografico si rivolgono anche i registi od i produttori che sono alla ricerca di volti nuovi o caratteristici per una parte.
Talent-Scout: questa figura è leggermente diversa dall’agente cinematografico perché va letteralmente a caccia di figure nuove, di volti e di carne fresca da proporre al cinema. E poi leggiamo di attrici scoperte da talent-scout mentre facevano la cameriera in un fast-food o storie così. Insomma, ci vuole occhio.
Mea culpa. Ci siamo un po’ arenati con il Cine-Dizionario. Mea Culpa. Rimedio subito. Oggi parleremo di due ‘direttori’ presenti in un film: il direttore della fotografia ed il direttore di produzione.
Direttore di produzione: è la figura responsabile degli aspetti amministrativi e produttivi di una pellicola. Sta a lui tenere d’occhio i costi ed i tempi di realizzazione. E’ lui che firma i contratti e che organizza la troupe. Un lavoro faticoso, direi.
Direttore della fotografia: si tratta del responsabile della fotografia di un film, sceglie tutta l’attrezzatura, decide dove posizionare le luci e spesso anche la macchina da presa per rendere al meglio una pellicola o per dare risalto a particolari scene. Un ruolo da non sottovalutare dunque.
Continua a leggere: Cine-dizionario: direttore di produzione e direttore della fotografia
Una delle tecniche di ripresa più affascinanti del cinema è il piano-sequenza. Per notazioni più precise su questo modo di costruire una scena rimando al post di Carla nella rubrica Cine-dizionario.
Sicuramente è interessante notare quanto un regista può produrre senso ed in modo molto originale senza aver bisogno di staccare la macchina da presa dall’oggetto di ripresa e costruendo un “montaggio” interno alla scena stessa. Gli effetti prodotti da questa tecnica di ripresa sono svariati. L’uso che se ne faceva in passato, ovvero quello di usarlo solamente per sequenze importanti e “solenni”, viene via via affiancato da un uso più giocoso e decostruttivo (il primissimo Godard) o addirittura fuorviante (Tarantino).
Gli unici effetti collaterali di questo modo di concepire una scena possono essere quelli di diventare un’esercizio di stile accademico e/o gratuito (ad es. alcuni movimenti di macchina di De Palma per intenderci) oppure di ricercare una fissità fin troppo esasperata e poco fotogenica (maestri in questo senso sono il lituano Sharunas Bartas o il portoghese Joao Cesar Monteiro). Nella pagina seguente un elenco sicuramente incompleto dei piano sequenza più belli e importanti… mi piacerebbe avere vostri suggerimenti per completare la lista!
Continua a leggere: I migliori piano-sequenza della storia del cinema