Cous cous (La Graine e le mulet, Francia, 2007) di Abdellatif Kechiche; con Habib Boufares, Hafsia Herzi, Marzouk Bouraouïa, Farida Benkhetache, Sabrina Ouazani.
E’ ancora deluso per la sconfitta subita a Venezia, Abdellatif Kechiche. Non ha peli sulla lingua nel dire che sperava e credeva nel Leone d’Oro, andato poi a Lussuria - Seduzione e tradimento. La stessa sincerità e la stessa impulsività che troviamo in queste dichiarazioni le si ritrovano in Cous cous (La Graine et le mulet), il terzo film del regista di origini tunisine.
Come il precedente e bellissimo La schivata, Cous cous è un film personalissimo, originale e coraggioso. Che affascina sul momento, ma soprattutto che continua a crescere col tempo. E diventa ancora più bello. E’ la storia (saga) di una famiglia di origini magrebine, residente in Francia come i ragazzi del film precedente, che vede come protagonista Slimane, sessantenne divorziato con un lavoro al porto che decide di realizzare il suo sogno: aprire un ristorante di cous cous su una barca.
Coinvolge in questo grande e faticoso progetto la famiglia, ma soprattutto Rym, una giovane ragazza che gli è sempre stata a fianco e gli è amica. Da qui nascono tutte le altre storie, con tutti i componenti della famiglia riuniti assieme per pranzare, per parlare, con litigate, discussioni e pettegolezzi. Quello di Kechiche è così, con tutto questo, l’inno più appassionato degli ultimi anni alla naturalezza e al realismo.
A Roma per presentare Cous cous, il suo terzo film da regista in uscita da noi l’11 gennaio, Abdellatif Kechiche ha anche rapidamente parlato di ciò che ha in mente per la sua quarta fatica. Dopo aver esordito con Tutta colpa di Voltaire, presentato nella Settimana della critica a Venezia 57, dove vinse il Premio De Laurentiis per la miglior opera prima, dopo aver raccontato la gioventù dei quartieri magrebini in Francia nel bellissimo La schivata e dopo l’ultimo Cous cous (La Graine et le mulet, Premio della giuria a Venezia 64), è il momento per pensare al futuro.
Il suo stile, fatto di pochissima tecnica, lunghissimi dialoghi e il massimo della naturalezza e del realismo, è ormai noto ai cinefili, ma con il quarto film sarà tutto diverso. “Ho voglia di rottura”, ha commentato Kechiche. Il nuovo film dovrebbe essere una pellicola in costume, addirittura ambientata nel XVII secolo: un grande cambiamento per un regista che ha finora raccontato le fatalità e la normalità dei giorni nostri, forse anche in parte in modo autobiografico.
Il dubbio sulla partenza del progetto comunque ci sono tutti: “è un progetto molto costoso -continua il regista- e devo trovare i finanziamenti”. Chissà, semmai il film si potrà fare, che anche questa nuova storia ambientata in un tempo non recente venga affrontata comunque nel modo più reale possibile, magari con uno sguardo ai nostri giorni. Aspettiamo notizie.
Fonte: Adnkronos
“Il Leone d’Oro del pubblico e della critica”. Questa è la frase di lancio che la Lucky Red ha deciso di dare a Cous cous, prima grande cartuccia da sparare nel 2008 per questa coraggiosa casa di distribuzione. Che, dopo aver brillantemente chiuso il 2007 con Paranoid Park, decide di aprire alla grande il nuovo anno con un bellissimo film che ha fatto -e farà- parlare a lungo di sé.
Vincitore del Premio della Giuria, ex-aequo con Io non sono qui, a Venezia 64, Cous cous (ovvero La Graine e le mulet) è il terzo film di Abdellatif Kechiche. Saga familiare quasi epica, almeno nelle “dimensioni” (la pellicola dura più di 150 minuti), il film vede protagonista Beiji, padre di famiglia con un divorzio alle spalle e un lavoro misero e faticoso in porto.
Il sogno dell’uomo è quello di aprire un ristorante di cous cous (ed ecco il titolo originale, il grano e il muggine), e per questo coinvolge famigliari e amici nel progetto… Il film, pieno di energia e coraggio, scritto e diretto benissimo, ha una carta vincente nella protagonista femminile, la giovane Hafsia Herzi; si vede che Kechiche ha buon occhio per le attrici esordienti, vedi anche la splendida Sara Forestier de La schivata.
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