
Dopo aver incassato oltre 60 milioni di dollari in tutto il mondo, The Last Exorcism, diventato per i cinema italiani L’ultimo Esorcismo, avrà un sequel. Secondo quanto riportato dal sito Vision, il compito di sceneggiare l’arduo capitolo due è stato affidato a Damien Chazelle, 27enne laureato ad Harvard già regista e sceneggiatore del dramma musicale Guy and Madeline on a Park Bench. A produrre il film Studio Canal, per un titolo, il primo, riuscito a sbancare i box office di mezzo mondo. Diretto da Daniel Stamm, e costato appena 1 milione e mezzo di dollari, L’ultimo Esorcismo (qui la nostra recensione) uscì esattamente un anno fa, incassando oltre 20 milioni di dollari all’esordio americano, per poi chiudere sopra i 40 casalinghi.
Guy and Madeline on a Park Bench promette di essere un sorpresa, un musical in bianco e nero girato da Damien Chazelle un giovane regista di 24 anni. Presentato in anteprima allo scorso Festival di Torino, il film di Chazelle è stato definito come un un’improvvisazione di jazz trasformata in film, un esperimento indipendente di grande fascino.
I protagonisti del film sono Guy e Madeline, innamorati che stanno insieme da pochi mesi. Guy è un musicista e suona la tromba, Madeline non sa ancora quale è al sua strada ed è in cerca di lavoro. Un giorno, in metropolitana, Guy incontra Elena e tutto sembra cambiare nel suo mondo. Madeline è costretta così a ricominciare da capo e questa opportunità arriva da un ragazzo francese di nome Paul. Il destino ha in serbo altre sorprese per loro.

Santina - di Gioberto Pignatelli (Concorso)
La Storia di Elsa Morante fa da spunto e filo conduttore per un’opera anomala nel panorama italiano: un giovane ragazzo dal terribile passato comincia una relazione con una vecchia prostituta. La sfrutta, la fa innamorare, ci fa sesso e pretende dei soldi. All’inizio del film accade il fattaccio: lui uccide lei con una forbice…
Il film di Pignatelli si può dire abbia il merito di tentare una via diversa rispetto al panorama para-televisivo di tanto cinema nostrano, così come La bocca del lupo di Pietro Marcello, il primo film italiano in concorso a Torino. Ma forse bisognerebbe ragionare sul fatto che per far “rinascere” il cinema italiano bisognerebbe semplicemente puntare su storie e trame scritte decentemente e girate con un po’ di stile, invece di buttarsi a capofitto con esperimenti che potrebbero rivelarsi fallimentari.
Purtroppo Santina non si può salvare. E’ una contaminazione lunga quasi un’ora e venti di video-arte, teatro e tanta letteratura, che mescolati assieme non ottengono il risultato di essere buon cinema. Tra deliranti animazioni, momenti forzatissimi e trovate “originali” che sanno di già visto, si assiste ad un delirio che non annoia solo perché si guarda con interesse a come possa essere stata girata la sequenza successiva.

Al solito, leggendo il programma del Torino Film Festival ci si può perdere. In questo caso, è solamente un bene. La direzione passa da Nanni Moretti a Gianni Amelio, ma lo spirito (forse perché la squadra è sempre quella, capitanata da Emanuela Martini) resta uguale a quello delle passate edizioni. Dal 13 al 21 novembre il pubblico a Torino potrà godersi nove giorni di cinema, tra grandi anteprime e film piccolissimi, per un totale di più di 200 film.
Nei 16 film in concorso tornano in gara gli italiani, dopo l’assenza delle precedenti edizioni, con Pietro Marcello (regista del documentario Il passaggio della linea, visto a Venezia e poi acclamato in tutta Italia) che presenta La bocca del lupo, e Gioberto Pignatelli, che presenta Santina. Dagli Usa alle Filippine, dalla Romania alla Norvegia, dal Cile alla Francia, passando per l’estremo Oriente: il concorso della 27a edizione del Torino Film Festival è tutto da scoprire, in attesa di poter giudicare in prima persona le pellicole.
La nostra attenzione va a focalizzarsi infine tra i grandi titoli e i grandi autori di questa edizione. Qualche nome sparso: Fantastic Mr. Fox - Una volpe troppo furba, nuovo atteso film di Wes Anderson; Gigante di Adrián Biniez, Orso d’Argento a Berlino; Kinatay, il penultimo film del regista filippino Brillante Mendoza, ormai sdoganato da Cannes (ha vinto il premio per la regia proprio con Kinatay) e Venezia (dove ha presentato il bellissimo Lola); torna Shane Meadows, molto amato da Torino, con Le Donk & Scor-zay-zee; si continua poi con i nuovi Jonathan Demme, François Ozon, Christophe Honoré, Julien Temple. E, per gli appassionati, non mancherà finalmente anche qualche bell’horror. Senza dimenticare il film di apertura, l’atteso Nowhere boy, e l’anteprima di Tetro - Segreti di famiglia di Coppola. E poi le retrospettive su Ray, Oshima e quella su Nicolas Winding Refn (autore del potente Valhalla Rising), omaggi al cinema italiano e alla Nouvelle Vague, Kusturica e le sue 6 ore di Underground…
Il programma lo potete vedere sul sito ufficiale del festival; dopo il salto invece vi proponiamo le schede dei film in concorso e delle anteprima (ringraziamo Alphabet City).
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