
Oggi, 20 gennaio 2012, David Keith Lynch compie 66 anni. Che dire? Cineblog adora David e siamo orgogliosi di dedicargli un post e di augurargli buon compleanno.
- Suo padre Donald era un ricercatore del Dipartimento dell’Agricoltura degli Stati Uniti e la mamma Sunny era un tutor di lingua inglese. Ha due fratelli di nome John e Margaret.
- Sua nonna era tedesca, suo nonno era finlandese.
- Da piccolo entra negli scout e diventa Eagle Scout (il massimo grado nello scoutismo in America) e partecipa come maschera alla cerimonia di investitura del presidente John F. Kennedy.
- Da piccolo voleva diventare psichiatra.
- Durante le superiori frequenta alcuni corsi alla Corcoran School of Art di Washington. Si iscrive poi per un anno alla School of the Museum of Fine Arts di Boston ed intanto lavora in un negozio di cornici. Viene licenziato perché spesso in ritardo.
- Decide di partire per l’Europa e studiare il pittore espressionista Oskar Kokoschka. L’idea era di restare tre anni ma torna a casa dopo soli 15 giorni.
Continua a leggere: 50 curiosità che forse non sapevate su David Lynch
“L’acqua scorre, il vento soffia, la nuvola fugge, il cuore batte… niente muore…”.
Stasera, 22 dicembre, ore 23 su Iris: The Elephant Man (The Elephant Man - 1980 GB/Usa - Drammatico 125′) regia di David Lynch con Anthony Hopkins, John Hurt, Anne Bancroft, Wendy Hiller, Freddie Jones, John Gielgud.
La storia di John Merrick, raccontata da David Lynch, mi commuove sempre, ogni volta che vedo il film. Se amate il regista e se volete vedere un ottimo film ecco l’occasione. Ed ecco qualche curiosità:
• Dopo la morte del vero John Merrick (5 agosto 1862 - 11 aprile 1890) alcune parti del suo corpo sono state conservate per la scienza. Alcuni organi interni sono stati tenuti in barattoli e sono stati presi calchi in gesso della testa, di un braccio e di un piede. Gli organi sono stati distrutti dai bombardamenti tedeschi durante la Seconda Guerra Mondiale ma i calchi sono rimasti intatti e sono conservati presso il London Hospital. Il trucco realizzato per John Hurt è stato progettato direttamente da quei calchi.
• All’inizio David Lynch voleva creare personalmente il trucco dell’Uomo Elefante ma si rese presto conto che non era in grado di farlo.
Continua a leggere: The Elephant Man: trailer originale e 20 curiosità sul film di David Lynch
Ed eccoci alla seconda mostra del Tohorror 2011, dopo quella su The Royal Family Zombies di cui ci siamo già occupati: Il circo dei freaks.
Le immagini esposte sui pannelli che adornano le pareti del Blah Blah, sede di quest’edizione del festival, riproducono vecchie foto, cartoline, disegni e locandine, per lo più di fine ‘800, con al centro persone in vario modo “diverse” e quindi potenzialmente “spettacolari” e capaci di incuriosire un pubblico assetato di stranezze. Sono i “freaks”, come nell’omonimo capolavoro di Tod Browning. Ci sono donne barbute, uomini elefanti (il Merrick all’origine del capolavoro di David Lynch, “The elephant man“), uomini leone, ma anche semplici indigeni di paesi esotici, spesso vestiti con costumi che mai avrebbero indossato nelle loro terre di origine, ma che corrispondevano a come gli occidentali pensavano che dovessero essere.
Ma non bisogna pensare subito allo sfruttamento della deformità e della sofferenza, mette in guardia l’antropologo Gabriele Mina, che ha curato l’esposizione e qui al Tohorror presenta il libro “Elephant man. L’eroe della diversità” (edizioni Le Mani). Perché quello dei freaks era un vero e proprio lavoro nello spettacolo, molti di loro diventavano famosissimi ed era anche un modo per affrontare la propria diversità e, spesso, la propria patologia, farne un punto di forza della propria identità e magari evitare di finire in qualche istituto. La stessa storia raccontata da David Lynch non corrisponderebbe a realtà, perché pare che Merrick, l’uomo elefante, avesse in realtà un ottimo rapporto con il suo impresario e si sentisse invece sfruttato e umiliato in ospedale, sotto lo sguardo scientifico dei medici che lo obbligavano a spogliarsi e lo analizzavano.
Quello del “freaks show” è un fenomeno di notevole interesse per capire l’epoca coloniale e vittoriana e quindi, in prospettiva, la nostra, così intrisa di voyeurismo morboso e spesso osceno che oggi si è spostato dai circhi, alla televisione, fino ad arrivare a internet. E’ infatti negli spettacoli di mostri e selvaggi che si sono sperimentate tecniche di comunicazione e meccanismi poi ripresi e adattati nella società dello spettacolo; sempre secondo le parole di Mina: quando finisce il circo dei freaks, inizia il cinema.
Nella gallery, un breve reportage fotografico di quanto si può vedere nella mostra.
Continua a leggere: ToHorror 2011: mostra "Il circo dei freaks"
L’altro giorno il nostro disegnatore Andrea Lupo mi ha mandato questa mail:
“Ciao Carla,
venerdì ho fatto un “colpaccio” non da poco. A Catania è arrivato nientemeno che il maestro David Lynch. L’incontro previsto era tra lui e il sindaco di Catania Stancanelli e verteva sul progetto “Scuola senza stress” promosso proprio da Lynch e dalla sua omonima fondazione che si occupa della pratica di meditazione trascendentale. Inizialmente doveva essere un incontro privato tra lui e il sindaco ma, data la presenza di molti appassionati in Comune già dal mattino, alla fine si è trasformata in una piccola conferenza stampa durante la quale il maestro ha illustrato i benefici di questa pratica e le sue ripercussioni in ambito scolastico (contro il bullismo e l’ansia e in favore della concentrazione). Lynch si è mostrato non solo persona appassionata e incredibilmente alla mano ma ha stupito tutti per la disponibilità nel rispondere ad ogni domanda degli studenti presenti (prolungando l’incontro per quasi un’ora) e nel firmare autografi (perfino una tesi di laurea su di lui) ovunque, sui libri e perfino su una spalla elargendo abbracci e strette di mano. Una persona squisita come raramente capita di incontrare nel mondo dello spettacolo. Ovviamente l’occasione era d’oro e così sono riuscito a consegnare il mio ritratto…”
Prima di tutto: Andrea ti odio. Secondo: eccovi le foto dell’incontro e il disegno. Terzo: Andrea, ma rapire David e portarlo in redazione a Milano no? Ti devo sempre spiegare tutto!?!?
Vi ricordate Twin Peaks? Gli ultimi giorni delle riprese Richard Beymer (nella serie interpretava Benjamin Horne) prese la sua macchina fotografica e cominciò a scattare. Oggi vi regaliamo 20 di quelle immagini, segnalatemi da Silvia, una mia amica appassionata del “Telefilm” di David Lynch. Se ve lo siete perso vi linko anche il post ricordo dedicato a Bob e uno di Soundsblog dedicato alla splendida e inquietante colonna sonora.
Fonte: WelcomeToTwinPeaks
Continua a leggere: Twin Peaks: le foto di Richard Beymer scattate sul set
Ecco l’ultimo, breve lavoro di David Lynch, ossia uno spot che prende il titolo di The Three Rs. A commissionarglielo è l’organizzatore del Festival Internazionale del Cinema di Vienna, che si terrà dal 20 ottobre al 2 novembre. Un minuto di intense sequenze stranianti, tipiche di Lynch (a qualcuno è sfuggito il suo primo corto, Six Figures Getting Sick?). Una martellante domanda, delle assurde risposte ed un fastidioso sottofondo sono alcuni degli elementi che vengono amalgamati dal regista americano.
Diremmo dell’altro se solo il video in apertura si prestasse ad una più ampia speculazione. Tuttavia il tempo è tiranno, e lo spazio a noi concessoci limitato. Di conseguenza, date da voi uno sguardo al filmato, il quale trasuda lo stile puramente lynchiano che abbiamo imparato a conoscere. Uno stile ambiguo, bizzarro, a tratti destabilizzante. Buona visione!
Il 13 settembre del 1995 moriva a Seattle Frank Silva, il sadico spaventoso e terribile Bob di Twin Peaks. Non so se i più giovani di voi lettori abbiano mai visto la serie tv I Segreti di Twin Peaks di David Lynch ma per chi ha la mia età quel “telefilm” ha cambiato il modo di vedere la televisione e Bob in particolare ci ha fatto cagare addosso dalla paura (non uso eufemismi, è la pura verità).
Oggi vi mostriamo un breve spezzone dal Pilot di Twin Peaks, la scena in cui la mamma di Laura Palmer ha una visione di qualcuno che ruba il ciondolo della figlia appena uccisa. Potete vedere Bob riflesso nello specchio (è la sua prima fugace apparizione, probabilmente non vi eravate nemmeno accorti, io non l’avevo mai visto!).
David Lynch ha sempre spiegato che il personaggio di Bob nacque semplicemente per caso. Frank Silva non era un attore ma lavorava sulla scenografia e aveva collaborato con Lynch anche per Dune, Velluto Blu e Cuore Selvaggio. Un giorno Silva stava sistemando il set della camera di Laura Palmer per le riprese dell’episodio pilota e Lynch lo vide accovacciato accanto al letto. Decise subito che avrebbe usato quell’inquadratura nella storia. All’inizio l’assassino di Laura doveva essere “semplicemente” il padre Leland ma quando Lynch vide i giornalieri del pilot si accorse che una persona era riflessa nello specchio (ecco il video qui sopra). Chiese chi era e quando gli dissero che si trattava di Silva per lui fu uno “splendido incidente” e nacque Bob. Addirittura i vestiti di Bob sono quelli che Frank portava quel giorno, David non cambiò niente.
Ora, non so quanto questo sia vero (mai fidarsi di quel pazzo di Lynch!) ma rimane il fatto che Silva ha dato vita ad un personaggio che spaventa tantissimo con mimica facciale, urla e espressioni degli occhi. A proposito di urla: c’è un’altra leggenda su Twin Peaks. Durante una pausa delle riprese Kyle MacLachlan e Lara Flynn Boyle si erano appartati per stare un po’ da soli. All’epoca avevano una relazione e volevano un po’ di intimità: non si accorsero che nella stanza con loro c’era Frank. Ad un certo punto lui cacciò uno dei suoi urli da Bob e la coppia per poco non svenne dalla paura. Ma ve lo immaginate? Io sarei morta lì.
Dopo Twin Peaks Frank Silva partecipò al film Fuoco Cammina con Me. E’ morto nel 1995 per complicazioni dovute all’Aids ma Bob spaventa ancora adesso. Mi hai terrorizzato Bob, ma grazie Frank.
Nella galleria trovate alcune foto di Bob e dopo il salto qualche video, ci sono degli SPOILER ma credo che tutti voi abbiate visto Twin Peaks:
- Il videoclip Only degli Anthrax a cui ha partecipato Silva (si vede bene verso la fine)
- L’omicidio di Maddy
- Cooper vede Bob e il nanetto ballerino
- Il finale della serie
- La visione di Maddy
Continua a leggere: Twin Peaks: Bob è ancora e sempre nei nostri incubi

Il giorno di Paolo Sorrentino. This Must Be The Place sbarca finalmente sulla Croisette. Aspettando la nostra recensione in anteprima, ad opera del nostro inviato Antonio, torniamo a parlarvi del film grazie ad una ricca intervista al regista, già premiato al Festival con Il Divo, presente nel pressbook ufficiale. Protagonista assoluto del film uno Sean Penn in odore di Prix d’interprétation masculine.
Il film, scritto dallo stesso Sorrentino e da Umberto Contarello, e prodotto da Nicola Guiliano della Indigo Film ed Andrea Occhipinti di Lucky Red, con un budget di 28 milioni di dollari, racconterà la storia di un ricco ed annoiato divo del rock ormai ritiratosi dalle scene, che decide di spezzare la noia andando alla ricerca dell’uomo che ordinò l’esecuzione di suo padre, in un campo di concentramento, durante la seconda guerra mondiale. Al fianco di Penn, Frances McDormand e la giovane Eve Hewson, figlia diciannovenne di Bono degli U2.
Come hai conosciuto Sean Penn e come è nata l’idea di questo film?
Ho conosciuto Sean Penn nel 2008 durante la serata finale del Festival di Cannes, l’anno in cui lui era presidente di giuria e io ho vinto il premio della giuria per Il Divo. In quell’occasione aveva espresso giudizi estremamente lusinghieri sul mio film. La cosa mi sembrò un avvenimento sufficientemente eccezionale da spingermi a pensare, utopisticamente, ad un film con lui. Inaspettatamente, come in un autentico sogno americano, l’utopia è diventata realtà.
Continua a leggere: Cannes 2011 - This Must Be The Place: parla Paolo Sorrentino
Cliccate su play. E’ una canzone di Moby, si intitola Go (1992) ma… le prime note non vi ricordano qualcosa? Esatto: Twin Peaks. Vi proponiamo il video dopo aver letto l’intervista a David Lynch su Soundsblog da cui vi estrapoliamo questo:
Tu e Moby siete amici?
Sì, sì, sono amico di Moby.
Conoscevi la sua musica prima che diventaste amici?
Sì, sì. Cominciò tutto quando realizzò un remix del tema di Twin Peaks [si tratta del singolo del 1991 “Go”, che campiona il “Laura Palmer’s Theme”]. Sapevo che esisteva, ma non l’avevo mai incontrato.
Di seguito il tema di Laura di Angelo Badalamenti e un video di Moby diretto da Lynch.
Continua a leggere: Go: quando Moby citava David Lynch e Angelo Badalamenti di Twin Peaks

Il 20 gennaio del 1946 nasceva David Keith Lynch, regista idolatrato, amato e purtroppo dimenticato da Hollywood. Leone d’Oro alla carriera durante la 63ª Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia, due volte Palma d’Oro a Cannes e Cavaliere della Legion d’Onore, Lynch non ha mai incredibilmente vinto un Oscar, ottenendo 3 nomination. Nato lo stesso giorno di un altro genio visionario come Federico Fellini, Lynch ha innegabilmente contribuito a scrivere la storia del cinema degli ultimi 30 anni, attraverso 10 film, così diversi e conturbanti, riusciti ad affascinare intere generazioni. Rifiutatosi di dirigere Il ritorno dello Jedi, offertogli da George Lucas in persona e poi finito nelle mani di Richard Marquand, Lynch è sempre risultato indigesto alle major, per poi perdersi con l’arrivo del nuovo millennio, partorendo solo due titoli in 10 anni, Mulholland Drive e Inland Empire. Prestatosi ormai quasi totalmente al mondo della musica, non è purtroppo chiaro se farà prima o poi il suo ritorno in sala. Sperando che ciò accada, per il bene della stessa settima arte, ecco quelli che a nostro avviso sono i 5 imperdibili titoli di un vero e proprio Maestro.
- Mulholland Drive (2001) forse il miglior film del decennio passato.
- Cuore selvaggio (1990) Palma d’oro come miglior film al 43º Festival di Cannes, indimenticabile.
- The Elephant Man (1980) 8 nomination all’Oscar, forse la pellicola più toccante della sua intera carriera.
- Inland Empire - L’impero della mente (2006) , ovvero il ’suo’ cinema diventato folle realtà.
- Eraserhead - La mente che cancella (1977), perché sancisce la nascita cinematografica di un irripetibile genio.