
Presentato in concorso al Festival di Roma 2010 (dove è stato visto e recensito in anteprima per voi), Rabbit Hole ha ricevuto quattro candidature (per regia, sceneggiatura, attore ed attrice) agli Independent Spirit Awards che verranno consegnati il prossimo 26 febbraio. Il film, che non ha ancora una data di uscita italiana, ci regala oggi due nuove locandine.
Sullo schermo, Nicole Kidman ed Aaron Eckhart vestono i panni di Becca ed Howie, una coppia felicemente sposata il cui mondo perfetto cambia per sempre quando il figlio Danny di 4 anni perde la vita in un incidente d’auto. Dianne Wiest e Tammy Blanchard completano il cast. Qui c’è il trailer.
Adattamento dell’omonima pièce teatrale di David Lindsay-Abaire vincitrice del Premio Pulitzer nel 2007, sceneggiato dallo stesso Lindsay-Abaire, iretto da John Cameron Mitchell e prodotto dalla Kidman, il film è stato girato in soli 28 giorni e con un ridottissimo budget di 10 milioni di dollari.
Rabbit Hole, il drammatico film diretto da John Cameron Mitchell che verrà presentato al Festival Internazionale del Film di Roma il primo novembre, ci regala una locandina ufficiale.
Adattamento dell’omonima pièce teatrale di David Lindsay-Abaire vincitrice del Premio Pulitzer nel 2007, sceneggiato dallo stesso Lindsay-Abaire e prodotto da Nicole Kidman, il film è stato girato in soli 28 giorni e con un ridottissimo budget di 10 milioni di dollari.
Sullo schermo, la Kidman ed Aaron Eckhart vestono i panni di Becca ed Howie, una coppia che cerca di superare la tragica ed improvvisa scomparsa del figlioletto di 4 anni, morto in un incidente d’auto. Accanto a loro la madre e la sorella di Becca che, animate dalle migliori intenzioni, cercano di tirarli su di morale e di venire a patti con i propri problemi personali, ciascuna a modo suo. Dianne Wiest e Tammy Blanchard completano il cast. Qui c’è il trailer.
Continua a leggere: Roma 2010: poster ufficiale per Rabbit Hole

Diretto da Jake Scott, con Kristen Stewart, Melissa Leo e James Gandolfini; il drammatico Welcome to the Rileys ha debuttalo lo scorso gennaio al Sundance Film Festival ed è pronto ad approdare nelle sale statunitensi il prossimo 5 novembre. Ne possiamo vedere oggi il primo trailer. Dopo l’interruzione.
Doug e Lois Riley, coniugi in crisi a causa della morte della figlia Emily, avvenuta otto anni prima in un incidente d’auto, riescono a riavvicinarsi ed a ricucire gli strappi quando Mallory, una prostituta minorenne e male in arnese, entra improvvisamente nella loro vita.
Scritto, diretto e co-prodotto da Sofia Coppola, Somewhere arriverà nei cinema degli Stati Uniti il prossimo 22 dicembre (dopo una presentazione Veneziana, magari?). Il film drammatico vede protagonisti Stephen Dorff ed Elle Fanning nei panni di padre e figlia. Potete vedere qui accanto il primo teaser poster del film, mentre dopo il salto vi attende il primissimo trailer.
Johnny Marco è un attore sulla cresta dell’onda. Le sue giornate trascorrono annebbiate dall’alcol, fra ragazze, auto veloci e fans adoranti, nella cornice del leggendario Hotel Chateau Marmont di Hollywood. Prigioniero del mondo artificiale indotto dalla celebrità, Johnny ha perso ogni contatto con il proprio vero io. Fino a quando sua figlia Cleo, di 11 anni, entra improvvisamente nella sua vita costringendolo a rimettere i piedi per terra e a ritrovare i contatti con la vita reale.
Oltre che all’interno del celebre hotel losangelino, il film è stato in parte girato in Italia fra giugno e luglio dello scorso anno. Cliccate su continua per dare un’occhiata al trailer: si notano l’Hotel Principe di Savoia di Piazza della Repubblica a Milano ed il palco dei Telegatti. E quella che sculetta sul palco, ha tutta l’aria di essere Valeria Marini…

Alejandro Gonzalez Inarritu, Javier Bardem, Maricel Alvarez e Diaryatou Daff hanno accompagnato sulla Croisette il drammatico Biutiful, spiazzante storia di un padre che si occupa dei suoi due bambini al posto della moglie, mentalmente instabile. Il film, ambientato in una Barcellona solitamente nascosta - quella triste e poco turistica degli emarginati, dei clandestini e dei senzatetto - verrà presentato in concorso questa sera dopo aver già emozionato e diviso, in mattinata, gli intervenuti alla proiezione stampa.
In concorso oggi al Festival di Cannes anche Outrage, ritorno di Takeshi Kitano al genere gangster-movie (qui il trailer).
Fonte: Zimbio
Agora (id. - drammatico, storico - Spagna 2009) Regia di Alejandro Amenábar, con Rachel Weisz, Max Minghella, Oscar Isaac, Ashraf Barhom, Michael Lonsdale, Rupert Evans, Homayoun Ershadi, Richard Durden, Sami Samir, Manuel Cauchi, Oshri Cohen, Harry Borg, Charles Thake
4° secolo D.C. Alessandria d’Egitto all’epoca dell’Impero Romano. Convivono nella capitale (o, più spesso, combattono fra loro) i seguaci di tre religioni: il culto di Serapide, divinità greco-egizia introdotta nella terra dei Faraoni in epoca Tolemaica; ebraismo e cristianesimo. Le violente sollevazioni religiose dilagano per le strade di Alessandria e si diffondono fin dentro la famosa biblioteca della città. Intrappolata dentro le sue mura, la filosofa-matematica-astronoma Ipazia, ultima erede della cultura antica e forse, in quanto donna, massima espressione di una lunga evoluzione civile e di una libertà di pensiero che non si rivedrà più fino all’epoca moderna, viene travolta dalla crisi e cerca con i suoi discepoli di salvare il sapere del mondo antico. Tra di loro, due uomini sperano di conquistare il cuore di Ipazia: l’arguto e benestante Oreste, futuro Prefetto del’Impero; e Davus, giovane schiavo lacerato tra il suo amore segreto per Ipazia e la libertà che gli viene promessa dalla frangia fanatica dei ’soldati di Cristo’, i monaci parabalani.
Presentato al Festival di Cannes nel maggio dello scorso anno, approda finalmente nei cinema italiani il tanto discusso nuovo film di Alejandro Amenábar. Ha sollevato polemiche, negli scorsi mesi, la presunta censura da parte del Vaticano che secondo alcuni avrebbe voluto impedire la distribuzione della pellicola nel nostro Paese. Si levano grida di sdegno - alla luce degli ultimi fatti di cronaca che vedono alti prelati cattolici coinvolti in abusi su minori e casi di pedofilia - che accusano Agora di essere ‘il classico film anti-cattolico e di cavalcare l’onda dell’anticristianesimo che va tanto di moda’ (?). E mentre tutti discutono (il mio consiglio, come sempre, è di vedere il film prima di giudicarlo solo sulla base di un trailer, di una buona critica o, viceversa, di una stroncatura) dove sta la verità? Il film rappresenta davvero un attacco alla cristianità?

La Universal Pictures, a cinque settimane dall’inizio delle riprese, ha abortito il progetto di Cartel annullandone la realizzazione. Spina staccata, capitolo chiuso… La decisione arriva a seguito dei flop al botteghino di Green Zone e Repo Men; a quanto pare a preoccupare la major erano il budget elevato, lo script, e la complessità di dover girare una storia di traffico di droga in loco a Mexico City. La pellicola, sceneggiata da Peter Craig, avrebbe dovuto essere ispirato al film diretto da Ricky Tognazzi nel ‘93, La Scorta.
Spiace per il regista Asger Leth, che lavorava al progetto da oltre un anno ormai; e per Josh Brolin, che avrebbe dovuto vestire i panni del protagonista al posto del rinunciatario Sean Penn.
Fonte: Deadline

Fresca vincitrice dell’Oscar come miglior regista, Kathryn Bigelow è al lavoro sul prossimo progetto cinematografico che la vedrà impegnata dietro la macchina da presa. Si tratta di Triple Frontier (ne avevamo già parlato la scorsa estate), film d’azione drammatico sul traffico di droga, sceneggiato anche questa volta dal compagno Mark Boal. Secondo quanto riportato da The Playlist, Sean Penn, Javier Bardem e Denzel Washington potrebbero far parte del cast. I tre nomi, infatti, sono stati menzionati da Boal nel corso di un’intervista rilasciata tempo fa al NY Times, nella quale affermava di aver contattato alcuni attori per una possibile futura collaborazione.
La pellicola, corale e per questo descritta come una sorta di Traffic, sarà ambientata nella zona di confine tra Paraguay, Argentina e Brasile (detta, appunto, ‘la triple frontera’), dove i fiumi Igazu e Parana convergono, rendendo estremamente difficile per le forze dell’ordine mantenere sotto controllo le attività delle organizzazioni criminali. Perchè lo script - che probabilmente conterrà svariate lingue diverse - venga ultimato ci vorrà ancora del tempo. Nell’attesa, la Bigelow dirigerà per la HBO l’episodio pilota della serie televisiva The Miraculous Year.
Il drammatico Mother and Child, scritto e diretto da Rodrigo Garcia, ci regala oggi una prima locandina ed una breve clip. Protagoniste della pellicola Annette Bening e Naomi Watts, Kerry Washington e Shareeka Epps affiancate da Samuel L. Jackson, Jimmy Smits, David Ramsey, Carla Gallo, Amy Brenneman.
La pellicola, attraverso le storie di una donna che ha dato la propria figlia in adozione 35 anni prima e di un’afro-americana che vorrebbe adottare un bambino, è una profonda riflessione sulle scelte che si fanno, sulle occasioni mancate e sull’inscindibile legame di sangue che unisce una madre e i suoi figli. Dopo un passaggio al Festival di Toronto lo scorso settembre ed al Sundance Film Festival qualche settimana fa, Il film dovrebbe debuttare sugli schermi americani il prossimo 7 maggio.
Continua a leggere: Mother and Child - la locandina ed una clip del nuovo film di Rodrigo Garcia
Invictus (id., drammatico, USA 2009) Regia di Clint Eastwood, con Morgan Freeman, Matt Damon, Tony Kgoroge, Patrick Mofokeng, Matt Stern, Julian Lewis Jones, Bonnie Henna, Grant Roberts, Langley Kirkwood, Robert Hobbs.
Invictus racconta la vera storia di come Nelson Mandela ed il capitano della squadra degli Springboks, Francois Pienaar, unirono le forze per la pacificazione del loro Paese. Per l’occasione vennero coniati slogan quali ‘The Rainbow Nation’ e ‘Una squadra, un Paese’. Il neo eletto presidente Mandela (rimasto in carica dal 1994 al 1999) è consapevole che la sua nazione è divisa dall’apartheid e, sperando di poter riunire il suo popolo con il linguaggio universale dello sport, sprona la nazionale di rugby del Sud Africa alla vittoria del Campionato del Mondo del 1995. Il titolo avrebbe dovuto inizialmente essere, il perchè ci sembra chiaro, The Human Factor (Il fattore umano). Invictus (proviene dal latino e significa invitto ovvero mai sconfitto), fa invece riferimento ad un poemetto scritto da William Ernest Henley del 1875, fonte di ispirazione di Mandela durante gli anni trascorsi in prigione.
L’appellativo di invitto, imbattuto ed imbattibile, potrebbe essere facilmente associato anche al nome di Clint Eastwood, che il prossimo 30 maggio compirà 80 primavere e che non sbaglia un colpo dai tempi de Gli Spietati. Ben lungi dall’idea di andare in pensione, anzichè rallentare il ritmo della propria produzione cinematografica, da qualche stagione a questa parte il cineasta ha cominciato a sfornare capolavori al ritmo di due all’anno. Chiariamolo subito: Invictus non arriva a toccare i livelli di perfezione raggiunti con Gran Torino; non è appassionante come Changeling nè toccante come Million Dollar Baby. Si tratta comunque di un ottimo film, girato con la maestria e la sensibilità tipica di Eastwood, un prodotto in tutto e per tutto ben al di sopra della qualità media offertaci da Hollywood di questi tempi.