Tonino Guerra è morto questa mattina all’età di 92 anni, nella sua Santarcangelo di Romagna.
Forse qualcuno lo ricorda per una serie martellante di spot pubblicitari che ha invaso la televisione qualche anno fa. Tonino Guerra, per chi non lo sapesse, è stato una delle firme più importanti del cinema italiano, Tra il 1957 e il 2009 sono ben centoquattro i titoli da lui firmati (almeno in forma ufficiale secondo Imdb), tra le collaborazioni più importanti ricordiamo quella con Federico Fellini, Michelangelo Antonioni, i fratelli Taviani e Andrei Tarkovsky. Tra i suoi film più noti ricordiamo Amarcord, Nostalghia, Zabrinskie Point, La notte, L’eclisse e Deserto Rosso.
A Santarcangelo lascia la sua casa-museo di Pennabilli, dove è stabilita la sede dell’associazione a lui che porta il suo nome.
Il Doodle di Google di oggi (lo vedete qui sopra), 20 gennaio 2012, celebra il grande Federico Fellini, nato appunto a Rimini il 20 gennaio del 1920. Oggi Cineblog gli dedica un post-sondaggio perché vogliamo sapere da voi quale suo film amate di più.
Curiosità: Federico Fellini si è portato a casa 4 premi Oscar: uno alla carriera (1993) e 3 per il miglior film straniero: La strada, Le notti di Cabiria e 8½.
Per scoprire (o riscoprire) Fellini in libreria vi consiglio due libri: Federico Fellini - La dolce vita di Antonio Costa (edizioni Lindau) e Il secondo libro è Fellini & Fellini - Da Rimini a Roma, inquilino a Cinecittà di Italo Moscati (edizioni Rai-Eri).

Anita Ekberg, all’anagrafe Kerstin Anita Marianne Ekberg, nasce in Svezia il 29 settembre del 1931. Oggi sul Corriere appare una sua foto in prima pagina e un articolo sulla sua situazione attuale. E’ ricoverata in una clinica, nel reparto di lungodegenza appena fuori Roma per la rottura del femore. E racconta:
“Vuol sapere se mi sento un po’ sola? Sì, un po’ sì. Ma non ho rimpianti. Ho amato, pianto, sono stata pazza di felicità. Ho vinto e ho perso. Non ho un marito, non ho figli. Quella suorina che è entrata prima è diventata una mia cara amica. (…) Un anno fa, si spezzò il femore di sinistra… poi, a metà agosto, ha fatto crack il destro. L’operazione è andata bene, ora stanno cercando di rimettermi in piedi. E pensare che a Fellini piaceva moltissimo come camminavo. Dentro la Fontana di Trevi, durante le riprese, feci su e giù una notte intera, senza mai inciampare. Marcello invece aveva freddo e così vuotò una bottiglia di whisky. Cadde tre volte. E per tre volte furono costretti ad asciugarlo. Alla fine gli fecero indossare gli stivaloni da pesca sotto i pantaloni. (…) La Dolce Vita Però non era un gran film. Quel film esiste per quella scena pazzesca. E in quella scena c’eravamo io e Marcello. Più io, in verità, che lui. Ero bellissima. Lo so. (…) Fellini era un genio assoluto. Non ho mai capito quale fu il reale motivo che lo spinse a scegliermi come protagonista de “La dolce vita”. Va bene, ero stata eletta Miss Svezia, e questo forse sarebbe potuto bastare a tanti altri registi, non a lui. Lui leggeva nel cuore degli attori, e li dirigeva come fossero farfalle”.
Anita, non credo che tu ci legga ma tanti auguri. E guarisci presto.

All’anagrafe si chiamava Maria Luisa Mongini, ma il mondo del cinema la conosceva come Dorian Gray, come il personagio del romanzo di Oscar Wilde. La sua carriera di attrice iniziò sui palchi della rivista ma l’apice della sua carriera arrivò nel 1956 con Totò, Peppino e la Malafemmina di di Camillo Mastrocinque.
La dolorosa notizia è che Dorian Gray si è uccisa a 75 anni con un colpo di pistola, nel piccolo paese di Torcegno, nel cuore del Trentino, dove aveva deciso di ritirarsi da oltre trent’anni quando abbandonò la carriere di attrice. Dorian Gray ha recitato a teatro con Wanda Osiris, Alberto Sordi, Ugo Tognazzi e Raimondo Vianello, mentre al cinema la ricordiamo nei panni di Jessy in Le notti di Cabiria di Federico Fellini. Nel 1958 vinse anche il Nastro d’argento come miglior attrice per Mogli pericolose di Luigi Comencini.
Federico Fellini si starà probabilmente rivoltando nella tomba. E se non lo farà lui lo faremo noi, sulle nostre comode poltrone. Lee Daniels, regista di Precious, da noi intervistato a Milano pochi giorni fa, potrebbe dirigere un remake hollywoodiano de Le Notti di Cabiria. Capolavoro felliniano del 1957, con un’indimenticabile Giusetta Masina protagonista, Le Notti di Cabiria è tutt’ora considerato come uno dei film più riusciti di Federico Fellini.
Oscar al miglior film straniero, trionfo a Cannes, 2 David di Donatello, e 4 Nastri d’Argento, ed oggi, 53 anni dopo la sua realizzazione, la possibilità di rinascere per volere di Hollywood.
A lanciare la bomba, senza dare ulteriori dettagli, il solitamente affidabilissimo DeadLine, attraverso un pezzo che stila una serie di titoli che riguarderebbero il futuro prossimo del regista americano, tra i quali spicca inesorabilmente quel Nights of Cabiria che fa sinceramente venire i brividi. Che nessuno rifaccia Fellini. Ne’ ora, ne’ mai.
Fonte:DeadLine
Continua a leggere: Lee Daniels per il remake di Le notti di Cabiria di Federico Fellini?

Tullio Gregory, famoso intellettuale, prefatore del libro di cui diremo, e Gloria Satta, nota giornalista e critico, hanno pubblicato sul Messaggero di Roma un’ampia anticipazione di E le stelle stanno a mangiare (dal titolo di un film d’antan in cui le stelle si accontentavano di stare “ a guardare”). Si tratta di un libro scritto a quattro mani da Mimmo Cavicchia e Franca Foffo. Vi chiederete chi è Cavicchia, che viene presentato come autore di ricordi. Beh, a suo modo è stata una delle colonne della capitale ai tempi in cui Federico Fellini preparava La dolce vita, film che uscì nel febbraio del 1960 e di cui si celebra il mezzo secolo di proiezioni e leggenda.
Una colonna, anzi una cornucopia umana. Ovvero, il proprietario di uno dei ristoranti più celebri dell’epoca dello star system all’amatriciana, di cui facevano parte plotoni di golosi e affamati divi di Hollywood. Qualche nome, tanto per rinfrescarsi la memoria: Frank Sinatra, Audrey Hepburn, Mel Ferrer, Tony Curtis, Liz Taylor e un sfilata di crapuloni sempre a dieta in vista del set. I ricordi di Cavicchia, a tavola e nel piccolo innocente gossip nel suo ristorante ancora oggi tappezzato di innumerevoli fotografia con dediche estasi (di stomaco) sono da segnalare perché dimostrano che dopo cinquant’anni dalla dolce vita praticata la voglia di farli rivivere questi anni di pancia e di talento non stinge, anzi persino aumenta.
Non bisogna arricciare il naso. Le esalazioni, anzi i profumi dei piatti dei leggendari attori o cineasti (come venivano chiamati allora) si mescolano alle iniziative che continuo a tornare a Fellini, alla sua storia, all’epoca dei successi e del glamour che sorse per e intorno a Marcello Mastroianni e ad Anita Ekberg, alla realtà di quella Roma in bilico tra Via Veneto e sanguinosi fatti di cronaca nera che riempivano i giornali, specialmente quelli che uscivano la sera e che non ci sono più.
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Il Festival Internazionale del Film di Roma 2010, come già annunciato, celebrerà Federico Fellini e La Dolce Vita, che compie quest’anno mezzo secolo. Per l’occasione Gucci e The Film Foundation annunciano che Martin Scorsese presenterà la prima mondiale della versione restaurata del capolavoro felliniano, il 30 ottobre prossimo.
Girato a Roma nel corso di 5 mesi indimenticabili nel 1959, le riprese stesse di La Dolce Vita hanno rappresentato un evento mediatico ancora prima che il film fosse finito. Il set fu visitato da tutta Roma, tanto che le sale dei cinema furono letteralmente invase quando il film uscì l’anno seguente. Il Direttore Creativo di Gucci, Frida Giannini, ha dichiarato, “La Dolce Vita è un film che ha aperto la strada ad un nuovo mondo con l’ossessione dello stile, della moda e delle celebrità. Ha segnato un periodo di trasformazione radicale che ha anche aiutato ad esportare lo stile italiano e a creare un’immagine culturale del Paese nel mondo. Questo periodo ha coinciso con un periodo d’oro nella storia di Gucci, quando la casa di moda stava emergendo sulla scena internazionale grazie anche alla visibilità ottenuta attraverso la sua clientela, costituita in gran parte dal jet-set internazionale. Era dunque naturale che Gucci onorasse questa eredità. Grazie alla conservazione di queste opere, l’eredità di registi visionari, come Federico Fellini, può continuare ad ispirare noi e le generazioni future”.
L’affascinante bianco e nero che caratterizza il film, sapientemente catturato dal direttore della fotografia di Fellini, Otello Martelli, è stata restaurato dal negativo originale dalla Cineteca di Bologna e L’Immagine Ritrovata in associazione con The Film Foundation, il Centro Sperimentale di Cinematografia-Cineteca Nazionale, Pathé, Fondation Jérôme Seydoux-Pathé, Paramount Pictures e Cinecittà Luce. Martin Scorsese, atteso sul red carpet romano per l’anteprima mondiale della copia restaurata, ha commentato, “Fellini ha portato qualcosa di nuovo al cinema italiano. E con La Dolce Vita ha conquistato il mondo. E’ difficile spiegare esattamente come questo film ci sembrò speciale all’epoca, e grazie al sostegno di Gucci siamo stati in grado di restaurarlo, dal negativo originale a schermo panoramico, e riportarlo al suo splendore originale”.
Il Festival di Roma, inoltre non ricorderà Federico Fellini solo con il restauro digitale 4K de La Dolce Vita, ma anche con diverse mostre, da scoprire dopo il saltino.

Non dico che sia passato sotto silenzio ma non se n’è parlato molto. Al Festival di Cannes 2010 poche parole e poche immagini per la Palma d’oro che rese mondiale La dolce vita romana di Federico Fellini. Eppure fu un’occasione importante. Il regista di nascita riminese, ma di casa a Cinecittà, trovò sulla Costa Azzurra un successo controfirmato dal padre del giallo-noir francese Georges Simenon, prestigioso giurato del Festival.
Pensavo al “sotto silenzio”, o quasi, quando un giornale mi è recapitato in mano. Un giornale italiano, fra i più importante, uno dei più letti. Mostra la bella foto di una ragazza a seno scoperto mentre suona una chitarra elettrica, volto e corpo da combattente. Alla sua destra una signora non più giovanissima, ai nostri giorni. Sono la stessa persona: Germaine Greer, l’autrice di “L’eunuco femmina”, un libro che ebbe negli anni 70 un grande successo e divenne una sorta di bibbia femminista.
Germaine, nell’articolo del giornale che incornicia le due foto, racconta che Fellini voleva darle un ruolo nel film che stava girando, “Casanova”, e che invece finirono a letto insieme in una casa che Germaine aveva a Cortona, in Toscana. I dettagli li ha pubblicati il “Guardian” e le trombe hanno squillato nel mondo, a Cannes e anche a Roma.
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Compie oggi 90 anni Tonino Guerra. Forse i più giovani oggi lo riconoscono come un testimonial televisivo che inneggiava all’ottimismo. Tonino, classe 1920, iniziò la sua carriera come poeta dialettale negli anni quaranta e come romanziere nel 1952. In pochi anni si trasferisce a Roma dove mette la sua penna al sevizio del cinema lavorano con registi del calibro di Federico Fellini, Michelangelo Antonioni, Francesco Rosi e i fratelli Taviani.
Nella sua filmografia ci sono titoli fondamentali per la storia del cinema italiano, come L’avventura (1960) e Zabriskie Point (1970) di Michelangelo Antonioni, Matrimonio all’italiana (1964) di Vittorio De Sica oltre che al celeberrimo Amarcord (1973) di Federico Fellini, con cui lavorò anche per E la nave va (1983).
Tanti auguri Tonino! Dopo il continua trovate una recente intervista
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2010: quest’anno il film La dolce vita compie 50 anni e sono passati 90 anni dalla nascita di Federico Fellini (20 gennaio 1920). Oggi vi segnaliamo due libri a tema.
Federico Fellini - La dolce vita di Antonio Costa (edizioni Lindau).
” Non c’è titolo di film italiano famoso quanto La dolce vita. Lo si è usato e si continua a usare per evocare di tutto: l’Italia del boom, il mito di Roma tra nobiltà nera e Hollywood sul Tevere, stili di vita, capi di abbigliamento, (cattive) abitudini italiche e peccati, soprattutto peccati, di tutti i tipi. (…) Il libro di Antonio Costa lascia tutto questo sullo sfondo ed entra nel merito del film in quanto tale: ne studia la struttura, si occupa della composizione delle sequenze, analizza i personaggi, discute le tematiche e definisce la mappa delle straordinarie invenzioni di Fellini. Conclude il libro una nutrita antologia di scritti su La dolce vita, scelti per lo più tra quelli di famosi scrittori quali Pasolini, Fortini, Arbasino, Montanelli, Simenon, Vittorini e Le Clézio. Il volume è arricchito da un importante corredo fotografico”.
Antonio Costa insegna alla Facoltà di Design e Arti a Venezia. È autore di Saper vedere il cinema (Bompiani, 1985) che ha avuto una ventina di ristampe e varie traduzioni. Tra i suoi lavori più recenti: Il cinema e le arti visive (Einaudi 2002), I pugni in tasca (Lindau 2005), Ingmar Bergman (Marsilio 2009). Nel suo libro sul cinema ritrovato (I leoni di Schneider, Bulzoni 2002), ha dedicato un capitolo a Maciste all’inferno, il primo, e mai dimenticato, film visto da Fellini bambino.
Edizioni Lindau, pp. 222 - euro 18.
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