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Tutti gli articoli con tag festival di venezia 2011

This is Not a Film, un trailer per Jafar Panahi

pubblicato da carloprevosti

This is Not a Film, questo è il titolo del documentariodiretto da Jafar Panahi in collaborazione con Mojtaba Mirtahmasb, di cui possiamo vedere il trailer, un lavoro (non chiamatelo film) che è stato definito un modo per trasformare la censura in arte.

Un documentario clandestino, realizzato in parte con un telefono cellulare e presentato in anteprima allo scorso Festival di Venezia. In Italia sarà distribuito all’Istituto Luce.

La vita del regista Jafar Panahi, giorno dopo giorno, durante il suo periodo di arresti domiciliari nel suo appartamento di Tehran. Scontando l’assurda sentenza definitiva, 6 anni di prigione e 20 anni di interdizione dal filmmaking, Panahi ci regala una singolare riflessione sull’arte del cinema. Il film sarà distribuito dal 29 febbraio 2012.

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Scialla! (Stai sereno): la recensione in anteprima

pubblicato da carloprevosti

sciallaIl cinema italiano degli ultimi anni ci ha abituato a racconti adolescenziali scritti con le frasi raccolte sulle carte dei cioccolatini. Da Moccia a Muccino il mondo degli under18 sembra essere una bolla di sapone profumata in cui entrano solo cellulari, abiti firmati e tutto il resto è vuoto assoluto. Per fortuna in mezzo a tutte le commedie con titolo da canzonetta (da La notte prima degli esami è nato un vero sottogenere) ogni tanto emerge un piccolo gioiellini, un fiore raro in mezzo a tanta erbaccia, che purtroppo non sempre riesce a sollevarsi quel tanto per ottenere gli sguardi che meriterebbe.

Bruno Beltrame è uno che ha la scrittura nel sangue, ma che da un pezzo ha deciso di vivere una vita disillusa. Abbandonato il sogno di diventare uno scrittore, lasciato anche il mondo dell’insegnamento, per campare scrive su commissione libri che altri firmeranno al suo posto come le auto/biografie di personaggi di successo. Bruno è un pesce fuor d’acqua, un uomo grigio con un forte accento veneto in una Roma popolare dove la cadenza e lo slang sono molto connotati. Mentre sta lavorando alla biografia di Tina, una famosa ex-pornostar diventata produttrice di film hard, scopre che uno fra i più svogliati dei ragazzi a cui da ripetizioni è in realtà suo figlio. Frutto di una notte di passione risalente a oltre quindici anni prima, Luca (chiamato dagli amici Scialla) è un ragazzo con poca voglia di studiare, ma vitale e irriverente. Dovendo partire per alcuni mesi, la madre si è decisa a chiedere aiuto a Bruno, che però non deve rivelare al ragazzo di essere suo padre.

Il rapporto tra Luca e Bruno subisce una serie di evoluzioni, prima lente poi sempre più repentine, con la loro convivenza forzata. Luca trova la passione per lo studio e Bruno inizia a comprendere il significato di responsabilità nei confronti di un’altra persona. Non sarà facile accettare l’altro sotto una luce nuova, ma prima o poi questo passo andrà fatto…

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Festival di Venezia 2011: voti e considerazioni finali

pubblicato da Gabriele C.

Festival di Venezia 2011: voti e considerazioni finaliSe dobbiamo giudicare la strada intrapresa ultimamente dal cinema da questa 68. Mostra del cinema di Venezia, dovremmo dire a prima vista che sta cercando una sicurezza e non vuole prendersi troppi rischi. Su 23 pellicole in concorso, 11 sono tratte da opere letterarie: 4 da testi teatrali, 4 da libri, 3 da fumetti. Ovvero: il cinema è in cerca di certezza, di un testo già collaudato da rielaborare.

Ma è solo un’impressione, perché proprio tra questi si trovano alcune tra le opere più sorprendenti della Mostra. Ad esempio Killer Joe di William Friedkin, Mouse d’Oro con una media pazzesca di 8.05 (battuti i precedenti Solondz, Fincher, Mullan: record!): aiutato dalla pièce teatrale di Tracy Letts, con il regista già in Bug, Friedkin torna alla carica come non faceva da anni (mi sbilancio: è il suo miglior film da Vivere e morire a Los Angeles), con un film divertentissimo, pazzo, lucido e decisamente “giovane”, più dei lavori di molti giovani registi.

Anche il Leone d’Oro è tratto da un’opera letteraria, una delle più importanti di sempre. Aleksander Sokurov però non fa una traduzione cinematografica di Goethe con il suo straordinario Faust, bensì ne sfrutta i tratti principali (i “colori” e gli “odori” delle pagine!) e li usa per un discorso completamente personale. Faust, così come Hitler, Lenin e Hirohito, è metafora perfetta e definitiva della tragicommedia del potere, analizzata dal maestro russo in una tetralogia intellettuale che ha già segnato la storia del cinema e che trova il suo apice forse proprio con questo quarto “ritratto”.

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Venezia 2011: Life Without Principle - La recensione del film di Johnnie To

pubblicato da Gabriele C.

Venezia 2011: Life Without Principle - La recensione del film di Johnnie ToUn’impiegata di banca è costretta a piazzare fondi ad alto rischio ai suoi clienti per raggiungere gli obiettivi di vendita assegnati. Un piccolo malvivente consulta gli indici di borsa, sperando di guadagnare denaro facile per pagare la cauzione del compagno nei guai con la legge. Un inappuntabile ispettore di polizia cade nella disperazione quando la moglie paga un anticipo per un appartamento di lusso che non si può permettere, e quando il padre morente vuole che si occupi della giovane sorellastra che lui non sapeva di avere. Non hanno niente in comune finché non appare una borsa con 5 milioni di dollari rubati, che li trascina in una situazione intricata, costringendoli a prendere decisioni molto difficili fra il bene e il male.

Che i noir di Johnnie To siano solo degli action movie è un’idea superficiale che speriamo sia ormai solo di pochi. Perché coi suoi film, in cui conta molto e forse soprattutto l’aspetto estetico, il regista di Hong Kong fondatore della Milkyway ha raccontato anche gli aspetti più umani e spesso brutali dei suoi personaggi. Si prenda anche soltanto quello che per molti è ancora il suo capolavoro, A Hero Never Dies, storia di due killer che lavorano per due diversi boss che si concentra sull’amicizia che nasce tra i due: chi non si commuove ancora oggi dinanzi a quella bottiglia di vino sullo scaffale del bar?

Tre storie destinate ad incrociarsi. Tre piccoli uomini con un disperato bisogno di denaro nelle loro vite: su questo si concentra il nuovo Johnnie To. Non è più tempo di eroi, nell’epoca di crisi che stiamo vivendo. Non è più tempo perché siano le gang a scontrarsi, e non è più il tempo di “giocare” a guardie e ladri. Johnnie To prende di peso i tempi che stiamo correndo e li trasporta in Life without principle, dove a dover sopravvivere sono anche e soprattutto le persone comuni.

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Festival di Venezia 2011: Leone d'Oro a Faust di Sokurov, a Terraferma di Crialese il Premio Speciale della Giuria - Tutti i premi

pubblicato da Gabriele C.

Festival di Venezia 2011: Leone d'Oro a Faust di Sokurov, a Terraferma di Crialese il Premio Speciale della Giuria - Tutti i premi

Insomma, alla fine ce l’abbiamo fatta a portare l’Italia sul podio. Lo andavano chiedendo tutti da anni, qualche anno fa Bondi aveva detto che avrebbe messo mano nelle scelte della giuria, e i quotidiani non fanno altro che parlare delle possibilità dei nostri titoli in ogni festival del mondo. Missione compiuta, quindi: Terraferma di Emanuele Crialese vince il Premio Speciale della Giuria, per gli amici del Lido il “terzo posto”, della 68. Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia. Chapeau, ma ci sembra il suo film decisamente meno risolto.

Il Leone d’Oro è a suo modo sacrosanto, anche se noi avevamo in un primo momento ipotizzato il premio alla sontuosa regia. Il Faust di Aleksandr Sokurov non sarà il prodotto confezionato per le grandi masse che molti avrebbero voluto veder premiato a Venezia, ma è un cinema enorme, potente, intellettuale e molto personale. Siamo invece molto dubbiosi sul Leone d’Argento a Cai Shangjun per People Mountain People Sea, il film sorpresa, quello che molti non hanno visto perché a 30 minuti dall’inizio in Sala Darsena si è sentita (letteralmente) puzza di bruciato. Cinema urgente, ci dicono. Va bene, ma perché un premio alla regia, non certo la migliore vista al Lido? Sicuri fosse meglio di quella di un Polanski, uscito a mani vuote?

Meno male che ci sono le Coppe Volpi, perché i premi a Fassbender (abbiamo un debole per lui, mai nascosto) e Deanie Yip sono gli unici possibili in campo recitativo in questa edizione. Ottima anche l’Osella per la fotografia superba di Wuthering Heights. Però poi arriva l’Osella per la sceneggiatura, andata a Yorgos Lanthimos e Efthimis Filippou per il più che discusso Alps: noi siamo fra quelli che hanno apprezzato, ma davvero si merita un premio per lo script? Non è che i giurati si sono confusi tra sceneggiatura e soggetto? Solo un dubbio, eh: ma anche qui Polanski grida vendetta. A fianco di altri nomi non calcolati, come Friedkin, Alfredson, Clooney o anche il criticato Cronenberg (che di qualità in sceneggiatura ne ha sicuramente). Come dire: Venezia non riuscirà mai ad avere un palmarès completo, “giusto”, che non lasci ogni volta con l’amaro in bocca. Quasi una maledizione.

Di seguito tutti i premi del 68. Festival di Venezia.

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Venezia 2011 - Quando la notte: la stampa ride e Cristina Comencini risponde

pubblicato da Carla Cigognini

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Cristina Comencini ha portato al Festival di Venezia il film drammatico Quando la notte ma le reazioni della stampa non sono state le migliori; si sono sentite delle risate e la regista ha deciso di rispondere:

“Evidentemente in certi festival non sono accettate le emozioni. (…) E’ un film molto silenzioso, fatto di pochissime parole. Abbiamo mantenuto solo due-tre momenti emotivamente forti. Per il resto abbiamo cercato di oggettivare il romanzo (tratto dall’omonimo libro della Comencini, ndr) attraverso le immagini. (…) Volevo raccontare l’ambivalenza del rapporto madre/figlio. Le donne non ne parlano mai, preferiscono nascondere sotto il cappello dell’istinto materno le difficoltà. Invece la maternità si paga, ti ruba qualcosa. E nello stesso tempo ti regala un’esperienza unica, l’incontro con l’altro. (…) Non volevo evocare Cogne anche se mi sono accorta una volta finito il film che l’accostamento era legittimo. A me interessava mettere in luce l’ambivalenza dei sentimenti e la fatica che si fa ad emergere dai propri conflitti. (…) Non ho mai creduto alla bufala dell’uomo che deve aiutare la donna ad accudire il bambino. Credo invece che l’uomo debba sapere allontanare il bambino dalla donna quando serve. Inoltre prima della relazione tra madre e figlio, ce n’è un’altra che la precede e che mi premeva analizzare, quella d’amore tra due adulti. Altrettanto problematica. (…) La vita stessa è thrilling. Il quotidiano è fatto di momenti di angoscia, raffigurabili con il rintocco delle ore, la pioggia che cade, il silenzio”.

Claudia Pandolfi l’appoggia e l’aiuta:

“Erano risate isteriche. (…) Quando ho visto mio figlio per la prima volta mi sono chiesta chi fosse e dove fosse finito tutto il mio istinto materno. E anche io ho avuto momenti in cui mi sono sentita crollare, anche se non sono mai arrivata a fare nulla contro mio figlio”.

E se ve li siete persi:
- La recensione di Cineblog
- Foto del film
- Foto del Red Carpet
- L’editoriale di Italo Moscati

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Venezia 2011: George Clooney ci fa impazzire e diventa capo del club

pubblicato da Italo Moscati

George-Clooney-GQ-RussiaPremetto che sono un estimatore di George Clooney. Il suo film Good night and good luck mi piacque molto. Una bella storia civile, una bella regia in finto bianco e nero sull’America delle libertà (la vicenda di un giornalista tv incappato nella censura). Lo ammiro e lo invidio. Molto. Va e viene dall’Italia. Ha (o aveva, non sono aggiornato) una casa meravigliosa sul Lago di Como. Ha lasciato la Canalis, sempre nuda, sempre imbronciata, sempre ambiziosa, senza consapevolezza dei propri limiti; a caccia di marito. George ha detto no e la ex valletta, delusa, è andata negli Usa per partecipare a uno show di ballo; sai che viaggio: noi abbiamo Milly Carlucci. Adesso il grande George è tornato al Lido per The Ides of March, suo nuovo film anche in questo caso su temi civili. Lo vedremo.

Intanto, i tamburi hanno rullato. Tutti aspettano George, il tombeur des femmes e des hommes, a braccia aperte. Lui ci accontenta e arriva col sorriso smagliante alla Virna Lisi del divo vincente forever, accompagnato da un’altra compagna che forse ha imparato la lezione e non cerca un marito. Gli basta sapere di essere accanto al presidente del club.

Quale club? Ma quello della Mostra. Composto dai frequentatori, quattro gatti, mondani e no; i dirigenti della Mostra; i critici collaboratori di Muller; i fans che vedono solo qualità e nessun difetto, qualunque boiata filmata o gaffe venga proposta (Greggio e il suo 3D dei poveri); gli osti e i baristi del Lido; le pantegane che emergono ilari dai canali e campielli , da sotto i palazzi dove ci saranno feste mirabolanti per qualche vecchietta in maschera e molti stilisti senza modelli e fatturato.

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Venezia 2011: Vivere con due belle e brave signore, Virna e Madonna

pubblicato da Italo Moscati

Virna_lisiUna delle tradizionali “forze” della vecchia e cara Mostra, non ancora cadente, è da sempre la donna, l’attrice e nel migliore dei casi (mondani) la diva. Quest’anno ce ne saranno due, Virna Lisi e Madonna, che hanno storie interessanti, davvero molto particolari.

Virna- che ho rivisto di recente in tv nella riproposta di “Sapore di mare”, ormai un classico sull’Italia com’era- sarà al Lido per ricevere il Premio Pietro Bianchi (un grande critico dell’altro ieri) attribuitole dal sindacato dei giornalisti cinematografici. Madonna avrà, fuori concorso, la possibilità di mostrare il suo nuovo film W.E., molto ambizioso.

Virna Lisi rappresenta una delle più belle storie del cinema italiano. Cominciò giovanissima- è di Ancona, poi romana- in un cinema che non apriva facilmente le sue parti per le esordienti. Erano gli anni Cinquanta e andavano di moda i film ispirati alle canzoni e alle sceneggiate napoletane; qualche titolo: E Napoli canta, Ripudiata, Desiderio ‘e sole. Poi fece i film adolescenziali: Le diciottenni, Vendicata!. Quindi i film con i grandi comici: Totò, Peppino e la fanatiche. Mi fermo qui. L’elenco sarebbe lungo.

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Festival di Venezia 2011: sinossi ufficiale e gallery di foto per Himizu di Sion Sono

pubblicato da Gabriele C.

Festival di Venezia 2011: sinossi ufficiale e gallery di foto per Himizu di Sion Sono

Uno dei quattro titoli orientali in concorso alla 68. Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia è il giapponese Himizu, l’ultimo lavoro di Sion Sono. Un regista originale e spesso spiazzante che ultimamente sta lavorando davvero sodo: un anno fa era al Lido con l’ottimo Cold Fish nella sezione Orizzonti, pochi mesi fa era alla Quinzaine des Réalisateurs con Guilty of Romance, e adesso si ritrova nuovamente a Venezia in gara per il Leone d’Oro, con un film tratto da un manga firmato da Minoru Furuya. Ecco la lunga sinossi ufficiale riportata sul sito della Biennale:

L’unico desiderio del quattordicenne Yuichi Sumida è diventare un uomo comune. Senza nutrire sogni ambiziosi e sperando solo di vivere senza dare fastidio a nessuno, conduce un’esistenza tranquilla nel noleggio di barche della sua famiglia assieme alla madre, che lo trascura. La sua compagna di classe Keiko Chazawa ha invece l’unico desiderio di trascorrere la vita con una persona amata. La ragazza ha una cotta tremenda per Sumida e trova la felicità nell’averlo conosciuto nonostante lui la percepisca come un fastidio. Il padre di Sumida torna a casa solo quando è ubriaco e ha bisogno di soldi, e ogni volta sottopone il figlio a violenze fisiche e verbali. Sua madre peggiora la situazione scappando con l’amante e lasciando il figlio da solo. Chazawa cerca disperatamente di risollevare l’umore di Sumida, che già sta rinunciando a vivere, e in qualche modo sembra che la situazione si tranquillizzi… Ma una sera il padre ubriacone si ripresenta dal ragazzo, lo maledice per essere nato e come sempre si augura che muoia. Il figlio non riesce più a trattenere la rabbia e la tristezza e, d’impulso, uccide il padre. Rendendosi conto di non avere più possibilità di diventare la persona che ha sempre desiderato essere, “normale e comune“, Sumida sviluppa l’ossessione di prendere misure contro membri della società potenzialmente più malvagi di lui ed è gradualmente assorbito da un mondo di follia e disperazione. Chazawa, che ha notato il suo cambiamento, cerca di riportarlo al suo normale stato mentale. Riuscirà il ragazzo a realizzare il suo nuovo desiderio oscuro o la sua anima guarirà e vedrà l’alba della sua nuova vita assieme a Chazawa?

Interpretato da Shôta Sometani, Fumi Nikaidô, Tetsu Watanabe, Mitsuru Fukikoshi, Himizu scenderà in campo il 6 settembre. In attesa della nostra recensione e di un primo trailer, ecco per voi una gallery di foto. Vi ricordiamo inoltre che Sono sarà il protagonista di una retrospettiva del prossimo Torino Film Festival, nella sezione Rapporto Confidenziale che ha già ospitato Nicolas Winding Refn e l’horror contemporaneo.

Festival di Venezia 2011: sinossi ufficiale e gallery di foto per Himizu di Sion Sono
Festival di Venezia 2011: sinossi ufficiale e gallery di foto per Himizu di Sion SonoFestival di Venezia 2011: sinossi ufficiale e gallery di foto per Himizu di Sion SonoFestival di Venezia 2011: sinossi ufficiale e gallery di foto per Himizu di Sion SonoFestival di Venezia 2011: sinossi ufficiale e gallery di foto per Himizu di Sion Sono

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Venezia 2011: Una boiata pazzesca (direbbe Fantozzi), l’immaginario Nuovo Palazzo del cinema affossa i 150 anni dell’Unità d’Italia

pubblicato da Italo Moscati


Ho raccolto un po’ di informazioni sulla situazione del Nuovo (inesistente) Palazzo del cinema. Facile: si trovano in gran parte su internet. Ma, in esse, si parla assai poco della beffa che si sta consumando. Secondo le promesse, il Palazzaccio del cinema -oggi una grossa buca, tagliatrice di alberi al Lido, assassina del buon gusto e delle speranze degli appassionati- avrebbe dovuto essere pronto e inaugurato in occasione dei 150 anni dell’Unità d’Italia.

Che cosa è successo per impedirlo? Una bomba leghista? Un attacco degli ambientali che non amavano l’ecomostro che stava venendo su? Un sabotaggio da parte dei cinefili che alle megastrutture preferiscono le timide sale di proiezione sul ricordo di gloriosi film studio? Si potrebbe continuare…

La situazione è questa. Dal 1995 quando si cominciò per l’ennesima volta a promettere il Nuovo Palazzacci affossato nel Nulla sono cominciati tocchi e ritocchi al Vecchio Dignitoso Palazzo (riverniciato per il 2011, mica no), gli spazi sono stati integrati con il PalaGalileo e con il PalaBNL. Poi stop. I dirigenti della Mostra facevano la danza della pioggia per invocare progetti e denari. E invece ci hanno pensato politici, amministratori pubblici, teste impensanti, portafogli vuoti, demagoghi per tradizione a creare il Grande Blocco, cioè il Grande Bluff.

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