Presentato lo scorso autunno prima al Toronto Film Festival e poi al Festival Internazionale del Film di Roma, The Woman in the Fifth (anche noto come La Femme du cinquième) ci regala oggi il primo trailer e la locandina. Il film (che ad onor del vero non è piaciuto molto al nostro Dr. Apocalypse) è una coproduzione franco-polacco-britannica. Ethan Hawke e Kristin Scott Thomas sono i protagonisti sullo schermo, mentre la regia è di Pawel Pawlikowski.
Lo scrittore americano Tom Ricks si reca a Parigi nel tentativo di riconquistare l’ex moglie e l’affetto di sua figlia, rimettendo in sesto la propria vita. Le cose, però, non vanno secondo i piani e l’uomo si ritrova a lavorare come guardiano notturno in albergo di periferia. Quando incontra Margit, una bella e misteriosa sconosciuta, inizia con lei una strana relazione….
Forse ci siamo. Tra 48 ore il topolino dovrebbe partorire la montagna. Il CdA del Festival Internazionale del Film di Roma dovrebbe infatti ufficializzare la nomina di Marco Muller, direttore per i prossimi 3 anni, e soprattutto approvare il bilancio di 11 milioni di euro e la nuova proposta di date. Perché l’ex Festa veltroniana quasi certamente non prenderà il via come inizialmente previsto, ovvero a metà ottobre, bensì a novembre. Tra le date più papabili, per la gioia di Gianni Amelio e del ’suo’ Festival di Torino, quelle che vanno dal 9 al 17 novembre. Così si è espresso all’Ansa Paolo Ferrari, presidente della Fondazione Cinema per Roma:
“Le decisioni finali su contratto, date e bilancio, le prenderemo mercoledì dopo aver sentito lunedì i soci fondatori. Abbiamo approvato il bilancio del 2011 ed esaminato il bilancio preventivo del 2012. Cercheremo il più possibile di rispettare le date del Festival di Torino”. “La centralità del festival sarà sempre all’Auditorium Parco della Musica, per quanto probabilmente non si potrà usare la Sala Santa Cecilia. Verrà creata anche una tensostruttura all’esterno, è ancora da decidere dove metterla”. Non ci saranno sovrapposizioni con il Torino Film Festival. La rassegna torinese è il 23 e io sono stato il primo a dire che avremmo evitato di sovrapporci. Faremo uno sforzo e di fatto non ci sarà alcuna sovrapposizione. C’è vicinanza, ma purtroppo la vicinanza non la scelgo io, le date sembrano impossibili”.
Tempo 48 ore, a meno di ulteriori e clamorose sorprese, e avremo finalmente una risposta ‘conclusiva’ sul futuro del Festival di Roma, mai così incerto come in questi ultimi mesi e in odore di inevitabili polemiche in salsa ‘torinese’.
Fonte: CinecittàNews
Fonte foto: TMnews

Dopo quasi 4 mesi di incredibile tira e molla, Marco Muller è ufficialmente diventato il nuovo direttore artistico del Festival Internazionale del Film di Roma. Lo ha deciso ieri il consiglio di amministrazione della Fondazione Cinema per Roma, presieduto dal presidente Paolo Ferrari e composto dai consiglieri: Michele Lo Foco (Comune di Roma), Salvatore Ronghi (Regione Lazio), Massimo Ghini (Provincia di Roma), Andrea Mondello (Camera di Commercio) e Carlo Fuortes (Musica per Roma).
“Sono particolarmente soddisfatto della nomina di Marco Müller come direttore artistico del Festival Internazionale del Film di Roma. Sono convinto che sia uno straordinario professionista stimato sia in Italia che all’estero. Saranno mesi intensi per tutti noi, dobbiamo preparare un grande Festival, questa città lo merita. Auguro buon lavoro a Marco Müller e a tutto lo staff della Fondazione con il forte auspicio di un’ottima riuscita della manifestazione”.
Queste le parole di Paolo Ferrari, con Muller ovviamente soddisfatto della tutt’altro che inattesa nomina:
“Non potrei essere più felice torno dopo ventidue anni nella mia città per lavorare ad un progetto entusiasmante: il nuovo sviluppo, dopo i risultati dei primi sei anni, del lavoro di un festival che vuole aderire sempre meglio ai bisogni di chi il cinema lo fa, di chi lo fa vedere e di chi lo va a vedere. Ricordate come doveva chiamarsi in origine “La dolce vita” di Federico Fellini? Il primo titolo era “La bella confusione”. Usciamo da tre mesi di “bella confusione”, che può apparirci come la forma del nostro tempo. Se viviamo, dunque, in un’epoca di disarmonia prestabilita, questo può essere interpretato anche come un segnale. Perché testimonia il desiderio di rimescolare le carte per ricominciare la partita, il desiderio di rinnovamento delle storie e delle forme che non possiamo non avvertire. Dobbiamo cominciare ad immaginare, allora, un festival che rimanga ricettivo, aperto a continui riaggiustamenti di rotta, così da saper trascrivere in presa diretta le trasformazioni del continente audiovisivo. E ora, come dice il Presidente Ferrari, basta con le chiacchiere: rimbocchiamoci le maniche e cominciamo a lavorare”.
Conclusa la straordinaria esperienza veneziana, Muller approda così nella Capitale dopo il buon operato di Piera Detassis, ex direttice di un Festival chiamato al ’salto qualitativo’ definitivo.
Fonte foto: TMnews
The Lady, drammatico biopic di Aung San Suu Kyi, pacifista birmana premiata con il Nobel nel 1991, approderà nelle sale cinematografiche a stelle e strisce il prossimo 13 aprile (in molti Paesi d’Europa e in Asia è già stato distribuito) ma non ha ancora una data di debutto italiana.
Diretto da Luc Besson, il biopic è stato presentato al Festival Internazionale del Film di Roma, dove lo abbiamo visto e recensito in anteprima per voi. Nel film, Aung San Suu Kyi ha il volto di Michelle Yeoh, mentre David Thewlis indossa i panni di suo marito, Michael Aris.
Oggi vi offriamo una nuova locandina di The Lady, tre clip tratte dalla pellicola (vi aspettano dopo il salto) ed un nuovo trailer (qui sopra) da guardare e commentare insieme. Buona visione!
The Lady - Nuovo trailer, tre clip e una locandina per il film drammatico di Luc Besson

123.000 spettatori, contro i 118.000 dell’anno passato, 472.000 euro d’incasso con la vendita dei ticket, il 95% dell’occupazione delle sale, il 79% dei votanti per il premio del pubblico, 8.510 accreditati, 192 scuole di Roma e Provincia coinvolte, 15.717 alunni, tra gli 8 e i 17 anni, 110 film proiettati nelle selezioni ufficiali, 42 nazionalità dei film, 510 proiezioni totali, 12 incontri, 17 schermi, 820 accreditati per il mercato del cinema, 140 patner e sponsor, 453 addetti ai lavori, 173 collaboratori, stagisti e volontari, 22 interpreti, 60 hostess, 72 addetti alla sicurezza, 16 facchini, 25 addetti alle pulizie, 71 autisti, 14 vigili del fuoco, 2.704 giornalisti accreditati, 2.901 articoli pubblicati dalla stampa nazionale, 927 servizi tv e radio, un tappeto rosso.
Il Festival Internazionale del Film di Roma 2011 ha chiuso i battenti, con il trionfo dell’argentino Un Cuento Chino. I numeri snocciolati in testa al post sono i numeri che perfettamente rappresentano questa manifestazione, sempre più fondamentale come ‘mercato del cinema’, autentica ‘festa’ per il pubblico romano, che per poco più di una settimana ha letteralmente affollato l’Auditorium ideato da Renzo Piano, sempre meno ‘considerata’ dalla stampa estera, e sempre più ricca di proiezioni e pellicole, spesso tranquillamente evitabili.
Al suo sesto anno di vita il Festival capitolino conferma pregi e difetti del passato, dimostrando di rinnovarsi con eccessiva e preoccupante lentezza. Scovate le pecche, bisognerebbe lavorare per limarle, per non dire cancellarle. Qui vengono aihnoi mantenute inalterate, confermando la spiacevole sensazione di una manifestazione dalle potenzialità enormi, ma ancora non del tutto sfruttate. La macchina c’è, gli ingranaggi e la benzina anche, ma troppo spesso si fatica ad essemblare il tutto. Troppe sezioni, troppi film, per un programma sbilanciato ed ingestibile in alcune giornate, per poi essere povero e al rallentatore in altre.
Se la crisi economica, e i tagli ai finanzamenti, si son fatti sentire, con un red carpet mai così povero di autentici ‘divi’ come quest’anno, il Festival si è confermato uno straordinario appuntamento culturale e mondano per l’intera città di Roma, che l’ha ormai fatto suo, sposandolo e promuovendolo. Tralasciando le beghe politiche con Venezia, che è altro e rimarrà sempre altro, il Festival di Roma deve tornare alle sue antiche e recenti origini. Trasformandosi in ‘Festa’, perché di ‘Festa’ si parla. Semplificare il programma con un’unica sezione che unisca ‘Concorso’ e ‘Fuori Concorso’ sarebbe cosa buona e giusta, così come provare con ancor più forza a raccogliere il ‘meglio’ dei tanti altri Festival sparsi in giro per il mondo. Dal Sundance al Tribeca, passando per Toronto, buttando a mare l’obbligo non scritto di presentare solo e soltanto anteprime mondiali, ormai in ‘esclusiva’ a pochi e rinomati Festival, ovvero Venezia e Cannes. Altri pianeti, altre Storie, altre aspettative. Semplicemente altro.
Continua a leggere: Roma 2011: numeri e considerazioni finali

Il Premio della Critica on line ha annunciato i suoi due vincitori del Festival Internazionale del Film di Roma 2011. Il Mouse d’Oro di quest’anno è stato assegnato all’argentino Un Cuento Chino di Sebastiàn Borensztein, “per aver realizzato una commedia al limite del surreale, dai colori vivaci e i dialoghi brillanti, come poche se ne gustano oggi”.
Il Mouse d’Argento, che vedeva in lizza tutti i film delle sezioni collaterali, ha invece visto trionfare Project Nim, documentario diretto da quel James Marsh già acclamato regista di Man on Wire, documentario visto al Festival Internazionale del Film di Roma del 2008, poi premiato con l’Oscar. Questa la motivazione: “per aver realizzato una ricostruzione documentaristica eticamente ineccepibile capace di comunicare, ad alta voce, l’incapacità d’ascolto dell’animale uomo“. Entrambi i titoli usciranno nei cinema italiani, grazie alla Archibald e alla Sacher Film. La premiazione, presentata da Simone Bracci e Claudia Catalli, giurati del Mouse d’oro, presso il Lancia Café, ha visto presenziare anche il direttore artistico del Festival Internazionale del Film di Roma Piera Detassis e il responsabile della sezione L’altro Cinema | Extra Mario Sesti, che hanno ringraziato le testate del Mouse d’oro per l’attenzione con cui hanno seguito tutti i film del festival e non solo quelli del concorso o gli eventi da tappeto rosso.
Il Mouse d’Oro, istituito nell’agosto del 2009 su iniziativa di Hideout.it, è assegnato da una speciale giuria formata dai collaboratori di 59 tra le migliori webzine italiane di cinema, tra le quali, ovviamente, Cineblog. Ad uscire vincitore, lo scorso anno, Kill Me Please, con The Social Network Mouse d’Argento. Questa sera, alle ore 18:30, la premiazione ufficiale della sesta edizione del Festival.
Lo abbiamo visto e recensito in anteprima per voi nell’ambito del Festival Internazionale del Film di Roma; oggi - a poco più di una settimana dal debutto nelle sale, il prossimo 11 novembre - vi regaliamo il trailer e le foto ufficiali di Il Cuore Grande delle Ragazze, nuovo lavoro di Pupi Avati, con Micaela Ramazzotti, Cesare Cremonini, Andrea Roncato, Gianni Cavina, Erica Blanc, Manuela Morabito, Marcello Caroli, Gisella Sofio, Sara Pastore, Massimo Bonetti, Sydne Rome, Alessandro Haber, Rita Carlini.
Prima metà degli anni ‘30, in una cittadina dell’Italia centrale immersa nella campagna. La famiglia contadina dei Vigetti ha tre figli: il piccolo Edo, Sultana e Carlino, giovanotto molto ambìto dalle ragazze. Gli Osti invece sono proprietari terrieri che hanno fatto fortuna e vivono in una casa padronale con le loro tre figlie, tutte da maritare: le più attempate, Maria e Amabile, e la giovane e bellissima Francesca. Facendo buon viso a cattiva sorte, Sisto e Rosalia Osti accettano che il giovane contadino Vigetti corteggi le due sorelle maggiori con l’intento di sistemarne almeno una. Inizia un periodo di incontri con le due ragazze nel salotto di casa Osti, turbato però un giorno dall’arrivo improvviso di Francesca dalla città in cui è stata mandata a studiare. Tra i due è colpo di fulmine. Tutti i piani vanno in fumo: Carlino non vuole più corteggiare le due sorelle bruttine, e Francesca, la perla della famiglia, non vuole sposare altri che lo spiantato contadino. Dopo l’iniziale contrarietà gli Osti devono cedere: Francesca, disperata, forza loro la mano con tutti i mezzi. Si prepara il matrimonio, ma nella concitazione che lo precede ci si dimentica di avvisare il prete: tutti gli invitati con l’abito della festa e gli sposi felici di fronte alla chiesa si trovano davanti una porta chiusa! La cerimonia salta. Passa poco tempo e stavolta tutto sembra davvero pronto per lo sposalizio….
Il Cuore Grande delle Ragazze - foto, trailer e sinossi completa del film di Pupi Avati
Esploso sette anni fa grazie al boom di Super Size Me, documentario candidato all’Oscar riuscito nell’impresa di ‘costringere’ Mcdonald a diminuire le abbondanti porzioni dei pasti a stelle e strisce, Morgan Spurlock è tornato al Festival Internazionale del Film di Roma. Dopo aver ammirato due stagioni fa Che fine ha fatto Osama Bin Laden?, Sparlock è infatti sbarcato nella Capitale grazie a Comic-Con Episode IV: A Fan’s Hope, folle documentario ‘fumettaro’ ospitato dalla sezione Extra, anche quest’anno ricca di imperdibili chicche.
Al centro del progetto, come potrete facilmente intuire dal titolo, l’evento ‘geek’ più famoso d’America, ovvero il Comic-Con. Nato nel lontano 1970, con poco più di 150 partecipanti, negli ultimi anni il Comic-Con di San Diego si è letteralmente trasformato in un imperdibile ‘Festival pop’, cannibalizzato dalle major e dai blockbuster hollywoodiani. Sparlock, con il suo solito tocco graffiante e l’immancabile ironia di fondo, ha provato a raccontare questo epocale cambiamento, che ha portato un ’semplice’ ritrovo fumettaro a tramutarsi in qualcosa di impensabile, seguendo passo passo alcuni ‘ossessionati’ dall’universo Comic-Con, talmente surreale e spassoso da risultare obiettivamente imperdibile.
Continua a leggere: Roma 2011 - Comic-Con Episode IV: A Fan’s Hope - Recensione in Anteprima
Oggi Cineblog vi fa conoscere il il documentario-inchiesta I Giovani Al Cinecomando che, grazie alla collaborazione degli organizzatori del Festival Internazionale del Film di Roma 2011, si può vedere gratis in streaming fino al 4 Novembre 2011 sul sito ufficiale del Festival.
Il film è diretto da Antonella Cecora e racconta opinioni e desideri di ragazzi dai 18 ai 30 anni incontrati al festival di Roma del 2010; ecco cosa ha dichiarato l’autrice:
“Invece di porre domande a raffica ho cercato di ascoltare i ragazzi, alcuni di loro miei coetanei. Ho scelto di lavorare con una troupe leggera per non inibire o spaventare i miei intervistati. Ponendo domande semplici ed aperte ho posto i ragazzi a loro agio ed ho dato loro modo di aprirsi in modo confidenziale, dando libero sfogo ai loro sentimenti. Ho cercato di ascoltarli attentamente, piuttosto che sommergerli di domande come si fa di solito. (…) La mia formazione sociologica e la mia ricerca con gli attori sono stati uno strumento fondamentale per la realizzazione di un’inchiesta sui giovani con un punto di vista diverso dai soliti documentari ed inchieste televisive. I ragazzi intervistati sono stati più di 100. Con un accurato lavoro di montaggio tutte le loro interviste sono intessute in un’unica e avvincente trama narrativa”.
Potete vedere il film a questo link e avere maggiori informazioni sulla pagina Facebook.
68 anni, regista, sceneggiatore e produttore cinematografico, 10 film diretti in 40 anni, 4 nomination all’Oscar, nessuna statuetta vinta, ma un’aurea di ‘mito’ vivente che da sempre l’accompagna. Michael Mann è sbarcato al Festival Internazionale del Film di Roma, tenendo una ‘lezione di cinema’ ad un pubblico ‘misto’, composto tanto dalla stampa quanto da semplici appassionati. Da sempre immenso innovatore cinematografico, Mann ha mostrato un lato decisamente sconosciuto agli sbigottiti presenti in sala. Perché il leggendario Mann ha svelato un’impensabile incapacità a ‘comunicare’.
Incalzato dalle interessanti, precise e dettagliate domande di Mario Sesti e Antonio Monda, ‘curatori’ dell’attesa masterclass, Mann ha sempre risposto sviando ai quesiti posti, tralasciando particolari e curiosità legale alle sue pellicole, per snocciolarci nient’altro che trame, da tutti ovviamente conosciute. Più che una ’sparatoria’, rimanendo in linea con il suo cinema, possiamo definirla una soporifera partita a carte, che ha visto il regista interpretare la parte di colui che stancamente gioca, annoiando gli altri partecipanti.
I presenti in sala, gremita fino all’inverosimile, si attendevano una grandinata di bossoli, per poi ritrovarsi dinanzi ad una stancante chiacchierata sui suoi film, raccontati scena dopo scena, senza rendersi conto che i ‘poveri’ Mario Sesti e Antonio Monda chiedevano in realtà tutt’altro. Domanda secca su come ha gestito l’esplosivo duo De Niro/Pacino? E giù a raccontarci la scena vista pochi minuti prima sul grande schermo. Come se nessuno la conoscesse. Quesito diretto sul suo amore nei confronti di John Ford? Tre parole e argomento sviato in 25 secondi. Visti alcuni momenti clou dei suoi film, scelti dallo stesso Mann, il regista era poi chiamato a commentare ciò che si era appena ammirato sul grande schermo, provando ovviamente a seguire i precisi quesiti partoriti dai due ‘intervistatori’. Nulla di così complesso, se non fosse che Mann abbia totalmente circumnavigato l’argomento, preferendo raccontare altro, annoiando, più che incantando, i presenti.
Leggendario con la macchina da presa, il regista ha così mostrato un lato di sè decisamente inedito, che lo vede pessimo ‘affabulatore’. E ora, per i tanti che non hanno potuto assistere alla tanto attesa masterclass, ecco a voi il ‘meglio’, nel peggio, partorito da Michael ‘mito’ Mann:
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