Ne avevamo perso le tracce ed ormai anche le speranze. City of Men, serie televisiva nata da City of God, film nominato a 4 Oscar, diretto da Fernando Meirelles, nel 2007 arrivò anche al cinema. O meglio, nei cinema di mezzo mondo tranne che in quelli italiani. Una sorta di Spin-Off dello Spin-Off, diretto da Paulo Morelli, regista di tre puntate della serie Tv, prodotto da Fernando Meirelles e con i due piccoli protagonisti della serie tv, Acerola e Laranjinha, interpretati dagli stessi attori,.
Due protagonisti che sono cresciuti, 18enni, dovendo affrontare le difficoltà di essere padre e cercando di scoprire il proprio, sullo sfondo di una guerra tra gang dalla quale vogliono fuggire, tra le favelas brasiliane.
Ebbene, a partire da dopodomani il film sarà in video on demand gratuito su www.bonsai.tv, oltre ad essere disponibile su Alice Home TV e su Yalp cliccando a questo indirizzo. Per chi ha amato il capolavoro di Meirelles ed apprezzato la serie tv, un buon modo per recuperare un film che si pensava ormai perso per il mercato nostrano. Nel frattempo, cliccate su continua per dare un’occhiata al suo trailer originale.
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Buoni ultimi (e con soli 3 -tre!- anni di ritardo) anche noi italiani potremo vedere Zavet (Promettilo!), film che il regista Emir Kusturica ha co-sceneggiato e diretto nel 2007, prima della pellicola dedicata a Maradona, arrivata nelle nostre sale a maggio 2008.
La produzione franco-serba sarà nelle nostre sale da venerdì 19 febbraio e, qui di seguito, potete vederne una galleria di immagini, il trailer e la locandina. Proseguite, quindi, la lettura dopo l’interruzione.
Il giovane Tsane vive con il nonno e la mucca Cvetka su una remota collina. Quando il nonno avverte di essere arrivato agli ultimi giorni della sua vita, chiede al nipote di onorare tre promesse: Tsane deve recarsi nella città più vicina e vendere la mucca al mercato, poi, con i soldi ricavati, deve comprare un’icona religiosa e qualche cosa che desidera veramente…trovare una moglie e tornare a casa prima della morte dell’anziano parente. Il giovane riesce a mantenere le prime due promesse, ma la terza sembra veramente difficile da rispettare finché, un giorno, Tsane incontra Jasna.
Promettilo! - locandina, foto e trailer del nuovo film di Emir Kusturica
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L’assassinio di Jesse James per mano del codardo Robert Ford (The Assassination of Jesse James by the Coward Robert Ford, USA, 2007) di Andrew Dominik; con Brad Pitt, Casey Affleck, Sam Rockwell, Mary-Louise Parker.
Stasera, 21.10, Rete 4
Il western crepuscolare. Uscito praticamente assieme al remake Quel treno per Yuma, il secondo film del talentuoso Andrew Dominik è l’esatto contrario del dopotutto deludente film di Mangold, in realtà un action travestito da western. Dominik, il cui prossimo progetto sembra essere non a caso la versione cinematografica di Città della pianura di Cormac McCarthy, dilata infatti all’infinito sequenze e ambizioni, girando un film che doveva durare 4 ore.
Il rischio flop era enorme, ma anche l’aver ridotto drasticamente il minutaggio non ha salvato la pellicola al box office. Detto ciò, L’assassinio di Jesse James è un film che può crescere ancora nel tempo. Discusso a Venezia, è invece la malinconica storia del rapporto tra due uomini (i confini omoerotici sono labilissimi), girata e descritta - il paragone è ovvio e quasi abusato - come se fosse un film di Malick. Proprio da un regista che nel film precedente aveva dato prova di sintesi e concisione.
Ma del film non si può negare la carica affascinante e “crepuscolare”, in tutti i sensi del termine. E l’ultima parte, in cui, dopo l’assassinio (nessuno spoiler, ovviamente: Jesse James è Storia, è Mito, è Cinema, e ce lo ribadisce il titolo!), Ford assume il ruolo di vigliacco e James entra nell’eternità, è di grande lucidità. Inattaccabile dal punto di vista tecnico, recitato benissimo e con un Casey Affleck impressionante, L’assassinio di Jesse James ha anche un motivo in più per essere visto ed apprezzato: la colonna sonora più bella ed incredibile degli ultimi anni, firmata Nick Cave.
Borderland (Borderland, Messico / USA, 2007) di Zev Berman; con Brian Presley, Rider Strong, Jake Muxworthy, Beto Cuevas, Martha Higareda.
Sì, lo sappiamo, arriviamo con un vistosissimo ritardo. Lasciateci passare però il motto “meglio tardi che mai”…
I giovani americani non hanno ancora imparato a non cacciarsi nei guai. E l’America sembra continuare a ripetere, più o meno con una formula nata e poi (più o meno) rivista da Hostel in poi, che fuori dai confini c’è un mondo pericoloso e terrificante.
In Borderland, presente fra gli 8 Films To Die dell’After Dark Horrorfest, i ragazzotti americani che decidono di farsi un viaggetto tutto droga e sesso sono Ed, Henry e Phil. C’è chi vuole far perdere la verginità ad un altro, troppo timido e religioso, e c’è chi non ha spedito la domanda per il college ed ha in mente qualcos’altro (la riposta arriva verso la fine: ed ovviamente è “esemplare”…).
Passata la frontiera, i tre arrivano in terra di confine tra USA e Messico, ed è qui che parte l’avventura, complice una setta che pratica sacrifici umani. La polizia non può intervenire, tanto è spaventata. Nel prologo, infatti, un poliziotto fa una fine decisamente tosta. Proprio la sequenza d’apertura, abbastanza efficace, fa sperare in un po’ di divertimento dal solito film derivativo e con pochi guizzi. Ma alla fine Borderland è così…
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St. Trinian’s (i.d. - commedia, GB 2007) Regia di Oliver Parker, Barnaby Thompson. Con Rupert Everett, Colin Firth, Talulah Riley, Gemma Arterton, Jodie Whittaker, Lily Cole, Lena Headey, Russell Brand, Stephen Fry, Celia Imrie, Caterina Murino, Tamsin Egerton, Mischa Barton, Toby Jones.
La timida Annabelle Fritton viene ammessa al collegio femminile di St. Trinian’s, gestito dall’eccentrica sorella del padre, Camilla Fritton. La ragazza si rende presto conto di trovarsi circondata da ragazze selvagge ed incontrollabili. Inizialmente vessata dalle compagne, Annabelle riesce a farsi accettare dal gruppo quando scopre, ascoltando una conversazione fra suo padre e sua zia, che l’istituto è gravemente indebitato e prossimo alla chiusura. Il padre di Annabelle è intenzionato a vendere la proprietà, per poi dividere gli introiti con la sorella, che però rifiuta. Insieme, le ragazze organizzano un piano per salvare la scuola dalla bancarotta.
Dovranno rubare il famoso dipinto La ragazza con l’orecchino di Perla e rivenderlo, con l’aiuto del ricettatore e piccolo criminale Flash Harry, del quale già si servono per commercializzare la vodka al metanolo che distillano clandestinamente a scuola. Per farlo, decidono di utilizzare come copertura School Challenge, un quiz televisivo la cui finale si svolgerà all’interno della London National Art Gallery, dove il quadro è custodito… Il tutto mentre Geoffrey Thwaites, antico amore della preside e Ministro della Pubblica Istruzione, fa di tutto per far chiudere lo strampalato collegio.
Sacro e Profano (Filth and Wisdom, Gran Bretagna, 2007) di Madonna; con Eugene Hutz, Holly Weston, Vicky McClure, Richard E. Grant, Inder Manocha, Elliot Levey, Francesca Kingdon, Clare Wilkie, Olegar Fedoro, Ade, Elena Buda, Stephen Graham.
Sorprendente. Due anni dopo aver entusiasmato il Festival del Cinema di Berlino, arriva finalmente anche in Italia, grazie a Nanni Moretti e alla sua Sacher Film, Sacro e Profano, folgorante esordio alla regia di Madonna. Costato meno di un milione di dollari, girato in un batter d’occhio, interpretato da attori più che altro semi sconosciuti e con una Madonna che oltre a dirigerlo l’ha scritto, prodotto e maniacalmente seguito in fase di montaggio, Sacro e Profano sorprende ed ammalia, facendo venire il forte sospetto che se in casa Ritchie c’era del talento, non era a Guy che dovevamo volgere il nostro sguardo…
Ambientato in una Londra colorata, multietnica, trasgressiva, provocante e sessualmente disinibita, Sacro e Profano gioca con le maschere che ognuno di noi porta quotidianamente sul proprio volto, ricordandoci che per poter arrivare al Paradiso, dobbiamo comunque passare per forza di cose prima dall’Inferno, che qui ha il luciferino volto di uno straordinario Eugene Hutz!
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Garage (Garage, Irlanda, 2007) di Lenny Abrahamson; con Pat Shortt, Conor Ryan, Anne-Marie Duff, Don Wycherley, Andrew Bennet.
Josie lavora in una pompa di benzina. Ligio al lavoro, obbedisce senza opporre resistenza al suo capo, un ex-compagno di scuola che, secondo lui, l’avrebbe aiutato proprio dandogli il lavoro. Quando il capo decide di tenere aperto il servizio anche durante il week-end, Josie si vede affiancare David, un quindicenne che lo aiuterà proprio in quei pochi giorni della settimana. Dopo il gelo iniziale da parte del ragazzino, i due diventano amici…
Nella prima edizione del biennio Moretti del Torino Film Festival, il film di Lenny Abrahamson si è portato a casa il premio maggiore e tanti applausi. Poi sparisce, e due annetti dopo viene fortunatamente rispescato dalla Mediaplex. Esce così quatto quatto, ma il secondo film del regista irlandese ha tutte le carte in regola per essere una delle grandi piccole sorprese di quest’anno.
Scritto da Mark O’Halloran, come il precedente film di Abrahamson, ovvero Adam & Paul, Garage sotto la detestata (da molti) “patina indie” riesce in maniera convincente a dire qualcosa sul mondo di oggi, unendo il cinema sociale di Loach alla parabola triste di un protagonista che non sarebbe dispiaciuta forse a von Trier. Josie infatti è un personaggio a sé, emarginato e a suo modo alienato dal lavoro. Gli hanno neutralizzato la capacità di reagire, e così non può che chinare la testa ad ogni occasione.
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Riunione di famiglia (En mand kommer hjem, Danimarca / Svezia, 2007) di Thomas Vinterberg; con Oliver Møller-Knauer, Thomas Bo Larsen, Ronja Mannov Olesen, Helene Reingaard Neumann, Brigitte Christensen, Morten Grunwald, Karen-Lise Mynster, Ulla Henningsen, Paw Henriksen, Shanti Roney.
Thomas Vinterberg torna col suo ultimo film sul terreno del suo film più fortunato, quel Festen che aprì ufficialmente il Dogma 95, movimento ideato assieme a Lars Von Trier e che morì qualche tempo dopo. Siamo ancora in famiglia: segreti, tradimenti e rivelazioni sono il pane dell’intreccio.
Protagonista di Riunione di famiglia è Sebastian, ragazzo giovane, balbuziente, con due madri (perché il padre si è suicidato), che ritorna nel paese d’origine per festeggiare sia l’anniversario del paesino, sia per festeggiare il ritorno a casa del cantante lirico Karl Kristian Schmidt. Scoprire che quest’ultimo è in realtà il suo vero padre, che ovviamente non si è suicidato, è quasi immediato.
Evidentemente Vinterberg sentiva anche lui la necessità di un ritorno, dopo un incredibile passo falso come Le forze del destino e un oggetto discusso come Dear Wendy, scritto proprio dall’amico e collega Von Trier. L’opportunità quindi era proprio quella di tornare con una storia familiare, così come lo era Festen. Al contrario di questo, però, Riunione di famiglia non pretende di essere un pungo nello stomaco ed è confezionato più come una semplice commedia.
Continua a leggere: Riunione di famiglia - di Thomas Vinterberg: la recensione

Come si dice in certi casi: e chi se lo aspettava?, o qualcosa del genere. Garage, il notevole film dell’irlandese Leonard Abrahamson, qui al suo secondo lungometraggio, arriverà nei cinema italiani il 5 giugno distribuito da Mediaplex, dopo aver vinto il 25° Torino Film Festival - il primo del biennio Moretti - due anni fa.
Josie lavora in una pompa di benzina. Ligio al lavoro, obbedisce senza opporre resistenza al suo capo, un ex-compagno di scuola che, secondo lui, l’avrebbe aiutato proprio dandogli il lavoro. Quando il capo decide di tenere aperto il servizio anche durante il week-end, Josie si vede affiancare David, un quindicenne che lo aiuterà proprio in quei pochi giorni della settimana. Dopo il gelo iniziale da parte del ragazzino, i due diventano amici e la situazione si fa più semplice. Finché…
Garage è una commedia drammatica ironica, che ha uno sguardo sinceramente disilluso e comunque amorevole verso il suo protagonista (un grande Pat Shortt), ma torneremo a parlarne nella nostra recensione in anteprima. Il resto del cast è composto da Anne-Marie Duff, Conor Ryan e Tommy Fitzgerald. Dopo il salto potete vedere il trailer originale.
Continua a leggere: Arriva nelle sale Garage di Lenny Abrahamson, vincitore a Torino
Legami di sangue è il primo film di Paola Columba. La regista viene dal teatro, così come gli attori - Giovanni Capalbo, Pino Rugiano, Andrea Dugoni, Cristina Cellini, Alberto Cracco, Cristina Mantis, Fulvio Cauteruccio, Vanessa Galipoli e il molisano Aldo Gioia -, compresa la guest star, il novantenne Arnoldo Foà.
Il film racconta la storia di una faida interna ad una famiglia contadina molisana, sospesa tra medioevo e modernità: una lotta all’ultimo sangue per una misera eredità che oppone quattro fratelli: un contadino gran lavoratore, un mezzo truffatore, un disabile e l’unica donna, che cerca di tenere unita la famiglia sacrificando se stessa.
Il film è stato interamente realizzato in HD in uno sperduto casolare dell’entroterra del Molise. Legami di sangue ha avuto una storia travagliata: è stato girato nel 2007, ma nonostante la buona accoglienza ottenuta in alcuni festival - Philadelphia, Salerno, Los Angeles-Italia -, e due Premi Flaiano come migliore opera prima e migliore attrice protagonista, aveva ottenuto finora solo una distribuzione home video ed Internet per l’America.
Negli ultimi tempi la storia sembra essere cambiata perché uscirà anche sale italiane il 27 marzo. Dopo il salto troverete un breve trailer del film.
Continua a leggere: Legami di sangue: locandina, trama e trailer del film