Vincitore del premio per il Miglior Film e di quello per la Migliore Sceneggiatura al Sundance Film Festival dello scorso gennaio, Winter’s Bone racconta dell’intrepida adolescente Ree Dolly, costretta a mettersi alla ricerca del padre, un produttore di meta-anfetamine libero su cauzione e datosi alla macchia. Se non riuscirà a ritrovarlo, lei ed i suoi fratellini rischiano di venir separati dalla madre disabile. In una missione eroica, Ree attraversa la contea affrontanto i propri parenti, cercando di rompere il loro silenzio e di portare a casa il padre. Con emozionante tensione, Winter’s Bone rappresenta l’archetipo di un rito di passaggio dall’adolescenza all’età adulta. Solo che questa volta, il giovane guerriero è una ragazza.
Nel cast Jennifer Lawrence, John Hawkes e Dale Dickey. Regia e sceneggiatura sono di Debra Granik. Dopo il salto vi attendono la locandina ed il trailer del film. Che ve ne pare?
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Cosa voglio di più (Italia 2010) di Silvio Soldini; con Alba Rohrwacher, Pierfrancesco Favino, Giuseppe Battiston, Teresa Saponangelo, Monica Nappo, Tatiana Lepore, Sergio Solli, Gisella Burinato, Gigio Alberti, Fabio Troiano.
In un paese in cui la crisi economica non è solo ‘mediatica’, come qualcuno vuole far credere, Silvio Soldini torna a rappresentarla in tutta la sua asprezza dopo l’apprezzato Giorni e Nuvole, portando in sala uno spaccato d’Italia reale, tangibile, tristemente attuale. Quell’Italia che difficilmente riesce ad arrivare alla fine del mese, in cui abbondano i ‘fuori busta’ in nero, con il mutuo ventennale da sopportare ed una monotona vita da cui fuggire di nascosto, tra relazioni extraconiugali e bugie.
Presentato ed applaudito al Festival di Berlino, Cosa Voglio di Più ci porta all’interno della famiglia media italiana, nel profondo nord, con due esistenze così distanti ed apparentemente solide e felici che casualmente si incontrano e si scontrano, finendo per stravolgersi l’un l’altro. Attento a seguirli costantemente come un’ombra, Soldini, che esagera in lentezza e ripetitività, si affida a due dei nostri migliori giovani attori in circolazione, ovvero un’inedita, “sessuale” e bravissima Alba Rohrwacher ed un combattuto ed intenso Pierfrancesco Favino, affiancati da colui che da tempo è forse il migliore attore ‘non protagonista’ del nostro cinema, ovvero Giuseppe Battiston.
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The Last Song (Usa, 2010) di Julie Anne Robinson; con Miley Cyrus, Greg Kinnear, Kelly Preston, Liam Hemsworth, Bobby Coleman, Hallock Beals, Nick Lashaway, Carly Chaikin, Lance E. Nichols, Adam Barnett, Bonnie Johnson, Kricket Ichwantoro, Stephanie Leigh, Nick Searcy, Melissa Ordway, Rhoda Griffis
16 mesi dopo l’indifendibile Come un Uragano, Nicholas Sparks torna nei cinema italiani con un’altra delle sue drammaticamente insopportabili storie d’amore, The Last Song. Protagonista assoluta la nuova reginetta di Hollywood, Miley Cyrus, chiamata per la prima volta a svestire i panni di chi l’ha resa celebre, Hannah Montana, per interpretare un personaggio finalmente più maturo, in un ruolo che ce la mostra così in una veste completamente inedita.
Peccato che di drammatico non ci sia solo la storia ma la prova d’attrice della Cyrus, semplicemente abominevole. Completamente fuori ruolo, mono espressiva e a tratti quasi fastidiosa, Miley dimostra una volta per tutte di essere a dir poco miracolata, grazie ad un’interpretazione disastrosa sotto tutti i punti di vista.

Fresca vincitrice dell’Oscar come miglior regista, Kathryn Bigelow è al lavoro sul prossimo progetto cinematografico che la vedrà impegnata dietro la macchina da presa. Si tratta di Triple Frontier (ne avevamo già parlato la scorsa estate), film d’azione drammatico sul traffico di droga, sceneggiato anche questa volta dal compagno Mark Boal. Secondo quanto riportato da The Playlist, Sean Penn, Javier Bardem e Denzel Washington potrebbero far parte del cast. I tre nomi, infatti, sono stati menzionati da Boal nel corso di un’intervista rilasciata tempo fa al NY Times, nella quale affermava di aver contattato alcuni attori per una possibile futura collaborazione.
La pellicola, corale e per questo descritta come una sorta di Traffic, sarà ambientata nella zona di confine tra Paraguay, Argentina e Brasile (detta, appunto, ‘la triple frontera’), dove i fiumi Igazu e Parana convergono, rendendo estremamente difficile per le forze dell’ordine mantenere sotto controllo le attività delle organizzazioni criminali. Perchè lo script - che probabilmente conterrà svariate lingue diverse - venga ultimato ci vorrà ancora del tempo. Nell’attesa, la Bigelow dirigerà per la HBO l’episodio pilota della serie televisiva The Miraculous Year.
Remember Me (Usa, 2009) di Allen Coulter; con Robert Pattinson, Emilie de Ravin, Chris Cooper, Lena Olin, Pierce Brosnan, Martha Plimpton, Peyton List, Ruby Jerins, Meghan Markle, Gregory Jbara, Amy Rosoff, Wilmer Calderon, Tate Ellington, Chris McKinney, Morgan Turner, John Farrer, Justin Grace, Christopher Clawson, Suzanne Hayes, LeRoy Wilson Jr, Caitlyn Rund, Jon Trosky.
Casi Umani. Se in casa Eagle avessero voluto tradurre il titolo originale, insopportabile moda nostrana sempre più cavalcata dalle case di distribuzione, Remember Me sarebbe potuto (se non dovuto) diventare Casi Umani. C’era attesa nei confronti di questo titolo della Summit Entertainment, ritorno in sala dopo il boom della saga Twilight del sex symbol ed icona delle quindicenni di mezzo mondo Robert Pattinson, qui nei panni di un personaggio talmente fastidioso da far augurare allo spettatore che da un momento all’altro, durante il film, arrivi qualcuno che gli dia tante di quelle mazzate da toglierlo dalla scena una volta per tutte.
Drammaticamente insopportabile più che drammatico nel genere, Remember Me prende infatti il peggio dei clichè del protagonista bello e tenebroso, giovane e dannato, misterioso, sudicio e trasandato ma per questo inspiegabilmente affascinante, catapultandoli tutti sul povero Pattinson, costretto a vestire i panni di un viziato 21enne newyorkese un po’ bohemien e un po’ radical chic, incapace di reagire alla vita, che non lavora, non studia, perchè totalmente mantenuto dal ricco e stronzo padre, che ovviamente lui odia con tutto il cuore, con una sorellina di 11 anni più ‘caso umano’ di lui ed una ragazza da conoscere e di cui innamorarsi follemente, chiamata a completare il fantastico e tedioso trittico degli “human cases”.
Una delle sorprese della passata stagione americana, con una mostruosa percentuale di recensioni positive su Rotten Tomatoes (91%, voto medio 7,5) candidato all’Oscar, al Golden Globe e vincitore al Festival di Berlino e finalmente pronto ad approdare nelle nostre sale. Cambia titolo per la distribuzione nostrana The Messenger, diventato Oltre le Regole, film scritto e diretto da Oren Moverman. Costato 6 milioni e mezzo di dollari, e praticamente inosservato nei cinema americani, con un milione di dollari incassati, The Messenger, che arriva qui da noi grazie alla LuckyRed, ci regala oggi il primo trailer italiano, da vedere e commentare insieme a noi.
Pratogonisti del film, in uscita il 16 aprile, un superbo Woody Harrelson, candidato all’Oscar, Ben Foster, Eamonn Walker, Yaya DaCosta e Steve Buscemi. Al centro della storia due ufficiali (Ben Foster e Woody Harrelson) impegnati nellinevitabile compito di notificare le vittime di guerra alle loro famiglie. Tra i due uomini si forma uno strano legame, messo in discussione solo quando uno dei due è attratto da una giovane vedova (Samantha Morton), dando così vita ad un dubbio etico che si risolverà in maniera toccante e sorprendente…
Mine Vaganti (Ita, 2010) di Ferzan Ozpetek; con Riccardo Scamarcio, Nicole Grimaudo, Alessandro Preziosi, Ennio Fantastichini, Lunetta Savino, Elena Sofia Ricci, Ilaria Occhini, Bianca Nappi, Massimiliano Gallo, Paola Minaccioni, Emanuela Gabrieli, Carolina Crescentini, Giorgio Marchesi, Gianluca De Marchi.
Due anni dopo il pessimo Un giorno Perfetto, Ferzan Ozpetek fa il suo atteso ritorno ad un cinema che è nel suo Dna, capace di miscelare melò e commedia, dando ampio spazio alla contemporaneità italiana, tra diversità e normalità. Mine Vaganti, suo ottavo film, applauditissimo al Festival di Berlino dove è stato presentato fuori concorso, torna sui livelli dei lavori maggiormente apprezzati del regista turco, attraverso una storia corale, capace di commuovere e far sorridere, raccontando le reazioni di una famiglia ‘tradizionale’ dinanzi all’inatteso coming out del figlio.
Incorniciata in una Lecce da cartolina, tra ulivi, pasticciotti e l’azzurro mare di Gallipoli, Mine Vaganti riesce a raccontare con forza e leggerezza uno spaccato d’Italia, ancora oggi fortemente omofobo, annebbiato dalla prepotenza dei luoghi comuni, portando al cinema ancora una volta una famiglia, di sangue ma non solo. Una famiglia allargata ma non nel senso stretto del termine, dove c’è posto per tutti, parenti ma anche amici, dove ciò che conta non è tanto la sessualità del proprio fratello, amico o figlio, ma semplicemente la sua felicità. Perchè se c’é quella, tutto il resto è puro contorno…
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Siamo appena usciti dagli anni zero e abbiamo tutti voglia di vedere cose nuove. Gli sceneggiatori negli ultimi anni non sono stati particolarmente creativi e ci hanno lasciato una camionata di situazioni e sequenze viste e riviste che si trascinano da decenni. Quali sono le sequenze, i personaggi e le situazioni che non volete vedere più nemmeno sotto tortura? Nella pagina seguente le 22 cose, divise per genere, che non dovrebbero essere più proiettate in un cinema (nemmeno se a girarle fosse il clone di Kubrick!).
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Se, durante le scorse settimane, vi è capitato di bighellonare in alcune zone di Milano e di Lodi, postreste aver avuto la sensazione di attraversare un varco spazio-temporale, ritrovandovi all’improvviso nel pieno degli anni ‘70. Probabilmente vi siete imbattuti nel set di Il Fiore del Male, il nuovo lavoro di Michele Placido. La pellicola si ispira all’omonimo libro autobiografico di Renato Vallanzasca, scritto con Carlo Bonini, e racconta la gioventù del “bel Renè”, autore negli anni ‘70 di numerose rapine, omicidi e sequestri, per i quali attualmente sta scontando una condanna complessiva a 4 ergastoli e 260 anni di reclusione.
Abbiamo trovato in rete alcune belle foto scattate sul set di Lodi, in piazza Mercato e in corso Umberto, dove si svolgevano le riprese di due rapine. Alcune le trovate nella gallery a seguire e dopo il salto, altre (tantissime!) le potete trovare sul sito del fan club di Kim Rossi Stuart, che vi consigliamo di visitare.
Oltre al protagonista Kim Rossi Stuart/Vallanzasca, nel cast ci sono Valeria Solarino e Filippo Timi, Gaetano Bruno, Francesco Scianna e la spagnola Paz Vega. La pellicola è prodotta dalla Cosmo di Elide Melli e da 20th Century Fox Italia.
Il Fiore del Male: Kim Rossi Stuart e Filippo Timi sul set lodigiano del film di Michele Placido
Fonte: Kim Rossi Stuart Fan Club
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Il caso cinematografico degli ultimi mesi. In Concorso al Festival del cinema di Venezia del 2008 (qui la nostra recensione in anteprima) The Hurt Locker di Kathryn Bigelow ha fatto incetta di candidature all’Oscar, eguagliando il numero di nomination di Avatar, 9. Distribuito in Italia dalla Videa-CDE a partire dal 10 ottobre 2008, il film è praticamente passato inosservato al botteghino, incassando 111.688 euro. Briciole. Poco meglio è andata negli States, dove il totale ha toccato quota 12.582.593 dollari. Costato appena 15 milioni di dollari, The Hurt Locker non ha sfondato neanche all’estero, incassando fuori dagli Usa poco più di 3 milioni di dollari, per un totale di 16 milioni di dollari worldwide, ovvero poco più di miliardi di dollari in meno rispetto ad Avatar.
Peccato che, piano piano, il film di Kathryn Bigelow abbia iniziato a fare incetta di premi, sbalordendo. Sono così arrivati 2 Los Angeles Film Critics Association (miglior film e miglior regista), 4 Satellite Awards 2009 (miglior film drammatico, miglior regista, miglior montaggio e miglior attore drammatico a Jeremy Renner) 3 National Society of Film Critics Awards (miglior film, miglior regista e miglior attore a Jeremy Renner) 2 Critics’ Choice Awards (miglior film e miglior regia) un Producers Guild of America (miglior film) 8 nomination ai Bafta, 3 ai Golden Globes ed ora ben 9 agli Oscar, compresi Miglior Film, Regia, Sceneggiatura ed Attore protagonista.
Uscito da tempo in dvd sia in Italia che negli Usa, il film non potrà contare sulla tradizionale ’spinta da Oscar’ al box office, rischiando così di non farsi conoscere al grande pubblico, probabilmente curioso da un simile exploit. Ma The Hurt Locker ha davvero concrete possibilità di sbancare l’Academy? Sinceramente parlando, la sfida è quasi impossibile. Ambire alla corona di Miglior film dell’anno, con quel botteghino a disposizione, è tristemente un sogno irrealizzabile. Ma Kathryn Bigelow potrebbe davvero battere Cameron come Miglior Regista dell’anno (secondo il mio modestissimo parere è la favorita numero uno). D’altronde diciamocelo… può l’Academy lasciarsi sfuggire un’occasione simile? Prima donna della storia premiata con l’Oscar alla regia, che batte l’ex marito, regista del kolossal dei kolossal, con un film low budget, che praticamente non ha visto nessuno… un boccone troppo allettante per non essere mandato giù.