
Possibile che un film possa diventare una (l’ennesima) arma per scatenare l’odio tra nazioni? La risposta vorremmo che fosse ovviamente negativa, anzi semmai dovrebbe servire a unire popoli diversi, ma in queste ore sta succedendo esattamente l’opposto. Il premio Oscar come migliore film straniero al film Una separazione, di Asghar Farhadi, è stato al centro di un discorso che lascia molto perplessi.
Veniamo ai fatti, le tensioni politiche esistenti tra Iran e Israele sono ben note a chi ha un minimo di interesse nei fatti di politica internazionale, che purtroppo riguardano indirettamente anche noi. Si parla di tensioni sui progetti iraniani sul nucleare, pacifici o meno è da discutere, ma il rischio è quello che ne nasca una nuova guerra (e si sa che le alleanze e le simpatie delle ex-Superpotenze ovviamente non è mai univoca).
Così anche la piccola battaglia che si è consumata nell’ex Kodak Teathre l’altra notte, dove il film iraniano ha battuto l’israeliano Footnote, è stata commentata con parole decisamente pesanti dai responsabili dell’Islamic Republic of Iran Broadcaster come una presa di posizione nei confronti del regime sionista. Sarebbe il caso di ricordare che la cinematografia di Israele è stata nominata ben quattro volte negli ultimi anni, ma non ha mai visto un premio Oscar.
Javad Shamaghdari, il capo dell’agenzia del cinema iraniano, ha detto (così riporta la rivista Variety) che il premio oscar è il segno dell’inizio del collasso dell’influenza israeliana nei confronti degli Stati Uniti, non a caso il film Una separazione è stato già distribuito in Israele (dal 9 febbraio coin sottititoli in ebraico). Polemiche sterili? Provocazioni futili? Resta il fatto che se il pubblico ha gradito il film, sono sempre i “politici” a strumentalizzare i significati di un lavoro come questo.

Per la serata degli Oscar è già iniziato il conto alla rovescia con le dita di una sola mano, mentre il pugno di candidati per il miglior film straniero dei 63 originari, arriva da tutto il mondo per farvi votare con l’altra il favorito e il preferito del nostro toto-oscar.
La famiglia Shkolnik, padre e figlio, sono famosi in tutta Israele per essere grandi studiosi del Talmud e noti filologi. Tra i due però esiste una curiosa diatriba, il padre infatti ha studiato duramente per tutta una vita e non ha mai ricevuto alcun riconoscimento ufficiale, il giovane figlio invece ne ha già ricevuti numerosi.
Per quanto l’affetto tra i due uomini sia forte, la sensazione del padre è che il suo lavoro sia poco considerato e che lui stesso sia ostracizzato dalla comunità intellettuale. Il colpo finale arriva quando al figlio viene tributato il più importante riconoscimento israeliano nel mondo della cultura che, ovviamente il padre sembra convinto essere distinato a lui. Che sia tutto un errore dovuto all’omonimia tra genitore e figlio?
La tipica ironia yiddish trasforma un potenziale dramma familiare di Footnote in una commedia degli equivoci, dai risvolti esplosivi. Alla regia c’è Joseph Cedar e nel cast Shlomo Bar Aba, Lior Ashkenazi e Yuval Scharf. Per ora non è prevista una distribuzione italiana.

Atteso già al Festival di Berlino, Hearat Shulayim (titolo internazionale Footnote) del regista di origini israeliane Joseph Cedar approda oggi in concorso al 64. Festival di Cannes. Il film è particolarmente atteso dai cinefili sulla Croisette, perché Cedar è soprattutto il regista del bellico Beaufort, vincitore dell’Orso d’Argento alla Berlinale nel 2007 e poi nominato come Miglior film straniero agli Oscar.
Il film narra la storia della rivalità tra un padre e un figlio, interpretati da Lior Ashkenazi e Shlomo Bar-Aba. Entrambi eccentrici professori, hanno dedicato la vita al lavoro. Il padre sembra un cocciuto purista che ha paura degli ambienti che contano. Il figlio, Uriel, si batte per ottenere riconoscimenti, cercando sempre conferme. Ma un giorno le cose cambiano. I due si scambiano di posto quando il padre viene a conoscenza che gli verrà dato il premio più importante a cui uno studioso possa aspirare. Che farà Uriel? Forse saboterà la gloria del padre?
Footnote si presenta sulla carta come una commedia su una competizione insana che porterà padre e figlio ad uno scontro finale decisamente amaro. Tutto condito da sano e cinico umorismo yiddish. Oggi stampa e pubblico potranno dire la loro sul film, e noi ne sapremo di più. Intanto qui sopra e dopo il salto trovate tre brevi teaser triler e tre clip del film.