Gangor (Italia/India, 2010) di Italo Spinelli, con Adil Hussain, Samrat Chakrabarti, Priyanka Bose, Tillotama Shome, Seema Rahmani. Gangor è una giovane donna del Bengala occidentale, attorno le cui vicende ruota l’intero fulcro narrativo del film. Questo, grazie al gettonato fotoreporter Upin, inviato in quella zona per dare vita ad un reportage sullo sfruttamento delle donne indigene del luogo. Al suo fianco c’è Ujan, il suo assistente.
Letteralmente ammaliato dall’immagine di Gangor che allatta il proprio figlio, Upin decide che la foto che ne verrà fuori sarà quella che aprirà l’articolo in prima pagina. Incerto e frastornato, però, quel suo incarico fuori porta terminerà, portandolo a fare ritorno nella sua città, ossia Calcutta. Tuttavia qualcosa è rimasta; quell’immagine, quella donna, hanno lasciato uno strano segno. Qualcosa è senza dubbio accaduto.
E’ così, allora, che Upin decide di tornare a Purulia, spinto dall’ossessionante pensiero di un’avvenente donna che, diversamente, non avrebbe più certamente visto. Abbandona la moglie, quindi, e torna nella poverissima regione in cui era stato fino a poco tempo prima. Sarà in quel momento, giunto sul posto, che realizzerà la situazione. La famosa foto, pubblicata quasi per soddisfare un desiderio meramente personale, ha letteralmente stravolto la vita della povera Gangor. Ed è qui che parte la ricerca della giovane donna.
Manifesto lesbico? Commedia da Sundance? Affresco arcobaleno? Definitelo come volete, strappatevi i capelli cercando di catalogarlo, anche se la Cholodenko non credo sarebbe d’accordo. Ma per chi scrive il bel I ragazzi stanno bene, ultimo della decina dei candidati a Miglior film agli ultimi Oscar ad uscire in Italia, sembra più che altro il coming-of-age di una ragazzina che vive la sua ultima estate prima del college. Il resto è un ordinario “contorno”: la famiglia, con tutti i dubbi e le difficoltà del caso. Non è certo l’unica sorpresa di stagione, anzi: a fare compagnia al film con la Moore e la Bening ci sta un animaletto che in casa Cineblog già amiamo, ovvero Rango, nell’omonimo film di Gore Verbinski (che è più convincente quando non fa i film sui pirati e si dedica a cose un po’ più personali). Un cartoon western, possibile? È l’animazione, bellezza.
Di seguito trovate le trame di tutti i film, i trailer italiani e le nostre recensioni.
Carissima me: Margaret è una donna in carriera. Il giorno del suo quarantesimo compleanno riceve da un notaio un pacco con delle vecchie lettere. Il mittente è… sé stessa quando aveva sette anni. Inizia a leggerle e si accorge di tante cose dimenticate. Commedia franco-belga diretta da Yann Samuell; con Sophie Marceau, Marton Csokas e Michel Duchaussoy. Qui il trailer italiano.
Gangor: Upin è un fotoreporter indiano e, durante un’inchiesta-reportage sulle donne della Purulia, fotografa Gangor mentre allatta suo figlio. La foto viene ripresa dai giornali e provoca uno scandalo scatenando violenze verso la donna. Upin, oppresso dai sensi di colpa, cercherà di aiutarla, ma Gangor da sola riuscirà a portare i suoi stupratori sotto i riflettori della cronaca. Tratto da un racconto breve di Mahasweta Devi, un film italiano diretto da Italo Spinelli. Con Adil Hussain, Samrat Chackrabarti e Priyanka Bose. In concorso a Roma 2010. Qui la nostra prima impressione e qui il trailer italiano.
Gangor è il nome della protagonista femminile del film di Italo Spinelli. Ecco la trama: il fotoreporter Upin (Adil Hussain) si trova nel Bengala per documentare lo sfruttamento e la violenza sulle donne. Qui fotografa Gangor (Priyanka Bose) mentre allatta suo figlio. La foto compare su tutti i giornali del mondo scatenando scandalo nel Bengala e Gangor viene stuprata e maltrattata dagli uomini del suo villaggio. Upi vuole rimediare al suo errore e inizia a cercarla.
Nel cast Adil Hussain, Samrat Chackrabarti, Priyanka Bose, Tillotama Shome, Seema Rahmani. Nelle sale italiane dall’11 marzo. Il film è liberamente tratto dal racconto Choli Ke Pichhe (Dietro il corsetto) di Mahasweta Devi. Il regista ha dichiarato:
“Cos’hai dietro il corsetto, che hai? Choli ke pichhe, kya hai?” È stata una canzone popolare di un film bollywoodiano, di qualche anno fa. Il “choli” è il corsetto che copre la parte media del tronco e lascia scoperta la pancia. Partendo da questo successo, Mahasweta Devi, impegnata da anni a livello politico e sociale a favore delle comunità emarginate, ha scritto un racconto breve, dallo stesso titolo, “Choli ke Pichhe”. (…) Abbiamo girato nei luoghi del racconto, nel distretto di Purulia, a sette ore di macchina da Calcutta. (…) Le donne, in stragrande maggioranza, sono impiegate sopratutto nell’edilizia, trasportate in camion dalla fornace di mattoni alle strade da asfaltare, ai nuovi palazzi. Pagate una miseria, sfruttate, criminalizzate, non parlano il bengalese, vivono senza alcuna garanzia di istruzione o di servizio sanitario. Sono le donne che appaiono intorno a Gangor, la protagonista del film. Lavorare con loro e in mezzo alla loro bellezza è stata per me un’esperienza intensa. Come lo è stato realizzare questo film con una troupe mista, italiana ed indiana, un innamoramento tra culture.
Qui potete vedere il trailer del film.
Gangor: foto e curiosità del film di Italo Spinelli




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Gangor è una produzione Italiana ed Indiana del 2009 per la regia di Italo Spinelli. Presentato al Festival di Roma, uscirà nelle nostre sale dall’11 marzo 2011. Ecco la trama:
Upin (Hadil Hussain) è un fotoreporter indiano e, durante un’inchiesta-reportage sulle donne della Purulia, fotografa Gangor (Priyanka Bose) mentre allatta suo figlio. La foto viene ripresa dai giornali e provoca uno scandalo scatenando violenze verso la donna. Upin, oppresso dai sensi di colpa, cercherà di aiutarla ma Gangor da sola riuscirà a portare i suoi stupratori sotto i riflettori della cronaca. Il film è tratto da un racconto breve di Mahasweta Devi, da sempre in prima linea nelle cause sociali e femminili.
Nel cast Adil Hussain, Samrat Chackrabarti, Priyanka Bose, Tillotama Shome, Seema Rahmani. Qui sopra il trailer italiano.

Dopo La Scuola è Finita ecco arrivare Gangor, secondo titolo ‘italiano’ in Concorso al Festival Internazionale del Film di Roma. Co-produzione italo-indiana, la pellicola, che nasce da un racconto breve di Mahasweta Devi pubblicato da Filema in La Trilogia del Seno, rilancia le vesti femministe di questa 5° edizione romana. Dopo le operaie sessantottine di We Want Sex, ecco infatti arrivare le donne tribali del Bengala occidentale, dove la violenza nei loro confronti non solo è all’ordine del giorno ma considerata addirittura un ‘fatto privato’ all’interno della coppia. Ad interessarsi alla storia della Devi Italo Spinelli, regista italiano da sempre affascinato alla cultura indiana, qui ripresa e proposta sul grande schermo, con tutte le sue incredibili contraddizioni, anche in campo sessuale.
Al centro della trama un reporter, desideroso di far conoscere al grande pubblico lo sfruttamento delle donne tribali, volutamente oscurato anche dalla stessa carta stampata. Folgorato dalla bellezza di una di queste donne, Upin la ritrae mentre allatta il suo bambino. Un’immagine potente, schietta, che viene immediatamente pubblicata in prima pagina su uno dei quotidiani più venduti del paese, con allegato un reportage dal titolo inequivocabuke: Basta Stupri. Fatta conoscere lo scandaloso sfruttamento femminile, la foto rovina la vita di Gangor, vista come donna dai facili costumi a causa di quel seno scoperto, a detta di molti ostentato, anche se utilizzato per nutrire una vita, in un’India che 500 anni dopo la pubblicazione del Kamasutra e dinanzi al Tempio del Sole di Konark, su cui troneggiano statue talmente esplicite da rasentare la ‘pornografia’, si scopre violenta ed ipocrita.
Lodevole l’intento, meno la riuscita. Il gelo in sala ha accolto Gangor di Italo Spinelli, film dai toni documentaristici e fictionistici persosi nell’opinabile scelta di regia, e di scrittura, di far fare ai due reporter protagonisti la parte di chi interpreta, domanda, risponde, spiega e ‘legge’ ciò che accade all’interno del film stesso. Didascalico nello svolgersi, la pellicola si perde in dialoghi banali e leggeri, se paragonati al tema trattato, mostrandoci un’India quasi sconosciuta, povera e maschilista, in cui la donna non è nulla se non ‘proprietà’ dell’uomo di turno. Poco chiaro nel seguire l’evoluzione dei protagonisti, e con un montaggio che finisce per influenzare negativamente una scelta temporale, che ci mostra ad inizio film il quasi epilogo, Gangor delude. Ed ora? Ed ora la palla passa al 3° titolo nostrano in Concorso, Una Vita Tranquilla, sperando che la qualità ‘italiana’ (per puri motivi nazionalistici, volendo anche evitabili) inizi finalmente a bussare al Festival di Roma.
Fonte Foto: Zimbio