La vita di George Harrison ricostruita attraverso interviste ai familiari e agli amici, fotografie e filmati di repertorio e di famiglia. Dall’irripetibile esperienza dei Beatles alla carriera solista, dall’impegno per il Bangladesh alla creazione di una casa di produzione cinematografica, fino alla malattia che lo ha condotto alla morte, nel 2001.
Documentario fiume di quasi tre ore e mezza, diretto da Martin Scorsese e coprodotto da Olivia Harrison, moglie di George, su uno dei personaggi più importanti della storia della musica e della cultura del secolo scorso. Un film pulito, elegante, che scorre attraverso le immagini, le parole e la musica per dipingere il quadro di una personalità complessa e affascinante, irrequieta e inafferrabile, di grande umanità e generosità e perennemente alla ricerca di una verità più ampia, di una spiritualità profonda, di un contatto vero con il mondo, con le persone e, in ultimo, con Dio.
Ricerca che porta Harrison alla sperimentazione delle droghe e poi ad avvicinarsi alla meditazione e alle discipline indiane, in un’esistenza vissuta nel continuo conflitto tra il materiale (di cui ha avuto una vera e propria overdose, grazie al successo senza precedenti dei Beatles) e lo spirituale.

Da anni circola una nota leggenda metropolitana sulla morte di Paul McCartney. Forse da questa dipende l’ultima folle notizia in arrivo da Hollywood.
Dopo la notizia che i libri Orgoglio e pregiudizio e zombie e il suo seguito Abe Lincoln: Vampire Hunter diventeranno dei film, ora sono i produttori di Pulp Fiction, Michael Shamberg e Stacey Sher, ad aver opzionato Paul is Dead: The British Zombie Invasion.
Il libro, firmato da Alan Goldsher, racconta come John Lennon, non-morto dopo il suo assassinio, avrebbe prima ucciso e poi riportato in vita Paul McCartney, Ringo Starr e George Harrison. I Fab Four in versione zombi saranno cacciati da un bounty hunter d’eccezione, niente meno che Mick Jagger.
I Beatles dovranno vedersela anche con una Yoko Ono in versione ninja che cerca di impedire loro di cibarsi del cervello dei loro fan.
Che dire, forse i beatlesiani più puri storceranno il naso, ma per tanti sarà il film in cima alla lista dei più attesi del prossimo futuro!

Brian di Nazareth (Monty Phyton’s Life of Brian Inghilterra 1979) di Terry Jones con Graham Chapman, John Cleese, Eric Idle, Terry Gilliam, Terry Jones, Michael Palin.
È la notte di Natale. Il primo Natale per intenderci, l’originale, il giorno in cui Gesù Cristo è nato. A Betlemme arrivano i Re Magi, che seguendo la stella cadente recano i famosi doni per il futuro messia. Sfortunatamente sbagliano grotta, ed entrano a recare i loro omaggi nell’antro dove un altro bimbo ebreo, Brian, è appena nato, giusto accanto al luogo dove si celebra la nascita di Gesù. Si può ben affermare che comincino qui i guai per il povero Brian che ritroviamo, ormai 33enne, nella Giudea in fermento per le prediche di Gesù. Brian, che ha optato per una carriera diversa dal messia, sfoga il suo odio per i romani unendosi a un gruppo di cervellotici rivoluzionari per la Giudea libera.
Tra una peripezia e l’altra, la sua carriera di golpista non decolla, e Brian si trova costretto, per sfuggire alle truppe romane, a unirsi ai numerosi profeti di strada che postulano ognuno una diversa verità. Peccato per Brian che le sue parole, seppur sconclusionate, facciano breccia nella folla, che lo innalza al rango di messia. Il che, si sa, il più delle volte porta guai.
Per il loro terzo film (i primi due sono stati “E ora Qualcosa di Completamente Diverso” e “Monty Phyton e il Sacro Graal”) il gruppo comico inglese dei Monty Phyton sceglie di fare le cose per bene: coinvolgono nel finanziamento l’amico George Harrison, che per l’occasione fonda una casa di produzione (la Handmade Films), scelgono delle precise location in Tunisia e preparano degli accurati piani di produzione per evitare troppe sorprese. Sistemata la parte organizzativa i sei attori/autori posso ben sbizzarrirsi in tutta tranquillità. Il risultato sono simpatiche condanne di blasfemia un po’ in tutto il mondo, di cui parleremo più in là, ma soprattutto, e scusate se è poco, un capolavoro vero e proprio.
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Martin Scorsese, il maestro, ha deciso che produrrà e dirigerà un documentario (ancora privo di titolo) sul chitarrista dei beatles George Harrison.
Il film uscirà al cinema e la famiglia di George Harrison aiuterà il regista con il suo personale archivio di immagini, purtroppo però ci sarà da aspettare diversi anni prima di poterlo vedere.
Il documentario parlerà del membro dei Beatles, della sua carriera solista, dei suoi ruoli nel cinema e della sua passione spirituale per l’India e la sua cultura.
Un tributo doveroso.
Fonte: Coominsoon