Alice in Wonderland (Usa, 2010) di Tim Burton; con Mia Wasikowska, Johnny Depp, Helena Bonham Carter, Crispin Glover, Anne Hathaway, Stephen Fry, Christopher Lee, Michael Sheen, Alan Rickman, Matt Lucas, Timothy Spall, Barbara Windsor, Leo Bill, Paul Whitehouse, Eleanor Gecks, Lucy Davenport, Jessica Oyelowo, Amy Bailey, Arick Salmea, Marton Csokas, Eleanor Tomlinson, Annalise Basso, Jemma Powell, Frances de la Tour, John Hopkins, Austin James Wolff, Tim Pigott Smith, Geraldine James, Lindsay Duncan, Michael Gough, Noah Taylor.
Il più visionario e gotico dei registi americani che incontra una delle favole più visionarie e folli della letteratura inglese dell’800. Di ingredienti, per alimentare l’attesa nei confronti di questo Alice in Wonderland, ce n’erano a bizzeffe. Quasi 60 anni fa la Disney realizzava un capolavoro animato, all’epoca massacrato dalla critica e snobbato in sala. Oggi, dopo quasi 60 anni, la casa di Mickey Mouse riporta in sala un mito, miscelando live action, performance-capture ed animazione, tutto in Digital 3D. Cosa ne è venuto fuori? Un divertente e pazzo viaggio a ritroso nel tempo per i più grandi, imperfetto negli effetti speciali, per buona parte poco fluido e a volte troppo infantile, ma visivamente sicuramente affascinante.
Sottolineando l’assoluta gratuità del 3D (film che si può tranquillamente vedere anche in due dimensioni), Alice in Wonderland prende a pieni mani da Le avventure di Alice nel Paese delle Meraviglie e da Attraverso lo specchio e quel che Alice vi trovò, capolavori indimenticati di Lewis Carroll datati 1865 e 1871, rielaborandoli a proprio piacimento secondo la vena creativa di Tim Burton, visibilmente tenuta a freno, e alla penna di Linda Woolverton, in passato sceneggiatrice de La Bella e la Bestia, Il Re Leone e Mulan. Spaziando dall’immancabile gotico burtoniano al ‘fantastico’ disneyano, Alice si ritrova così ‘nuovamente’ nel Sottomondo, conteso da due sorelle regine e follemente vissuto da un Cappellaio Matto, ben più che personaggio secondario, interpretato da un Johnny Depp ancora più ‘cartoon’ del solito.
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Sherlock Holmes (USA, Gran Bretagna, Australia, 2009) di Guy Ritchie; con Robert Downey Jr., Jude Law, Rachel McAdams, Mark Strong, Kelly Reilly, Hans Matheson, Eddie Marsan, James Fox, Bronagh Gallagher, Robert Stone, William Hope, Robert Maillet, William Houston, David Garrick, Terry Taplin, Geraldine James, Joe Egan, James A. Stephens.
Holmes, Sherlock Holmes. 122 anni dopo il suo esordio letterario (Uno studio in rosso 1887), torna al cinema il celebre investigatore privato, inventato da Sir Arthur Conan Doyle, in una rivisitazione talmente moderna da far quasi arrossire l’originale. Holmes incontra così James Bond, che incontra Robert Langdon, che incontra Jason Bourne, che incontra Dylan Dog, che incontra Ethan Hunt, che incontra Tony Stark, in un tripudio di maschere riunitesi nel volto gioggioneggiante e guascone di Robert Downey Jr., qui diretto da Guy Ritchie, sempre uguale a se stesso nel portare in sala una storia, che sia The Snatch, RockNrolla o, per l’appunto, Sherlock Holmes.
Correndo all’impazzata tra scazzottate, sparatorie, omicidi e riti magici, in una credibile, cupa e industrializzata Londra di fine 800, vivremo così le surreali avventure di un’eccentrica coppia di presunti maghi del “crimine”, chiamati a far rivivere un mito 122 anni dopo la sua nascita, rischiando, probabilmente, di aver esagerato con l’elisir di giovinezza…
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