
Mario Monicelli da poco compiuto 95 anni ma nei suoi occhi c’è ancora un guizzo acuto e tagliente, che a quanto pare fa ancora paura a qualcuno. Durante in incontro con gli studenti della scuola statale di cinema e tv dedicata a Roberto Rossellini, il regista parla dei tagli alla cultura e sprona i ragazzi a usare la forza per per protestare e sovvertire. Apriti cielo!
Il ministro poeta Bondi replica con sdegno dichiarando che le parole del maestro sono gravissime. Dopotutto sappiamo che la posizione di Bondi non è molto aperta nei confronti di chi manifesta apertamente il dissenso (basti pensare alla mancata presenza a Cannes per protestare contro Draquila di Sabina Guzzanti, scelta che si è rivelata un autogol per il ministro).
Bondi ha inveito contro Monicelli sostenendo che intellettuali come lui non si rendono conto della gravità e delle conseguenze delle loro parole. Bondi infatti cita le parole di Giampaolo Pansa, esattamente l’autore de Il Sangue dei vinti, che prevede l’arrivo di un clima di odio che in Italia ha già prodotto una lunga stagione di violenza politica.
Le parole di Monicelli sono state inserite nei titoli di un documentario sull’Armata Brancaleone presentato per l’occasione (ma che era solo un pretesto per pubblicare questo pensiero) “Spingere con la forza e non tacere. Dovete usare la vostra forza per sovvertire, protestare. Fatelo voi che siete giovani. Io non ho più l’età. Succederà che questo schermo rimarrà nero, senza immagini, senza parole. Succederà che i lavoratori di domani di cinema e televisione non avranno un futuro. Perché si sta tagliando il loro presente, si stanno negando i loro diritti di studenti. Succederà che l’unica scuola di cinema e televisione pubblica in Italia perderà materie fondamentali. E succederà anche che non sarà l’unica. Ragionieri, geometri, agrari,educatori, ricercatori tutti nella stessa barca, anzi, tutti parte di una nuova armata Brancaleone“.
Il sangue dei vinti di Michele Soavi, con Michele Placido, Barbora Bobulova, Alessandro Preziosi, Philippe Leroy, Giovanna Ralli, Stefano Dionisi, Alina Nadelea, Daniela Giordano, Valerio Binasco, Massimo Poggio.
Nel pieno dei bombardamenti su Roma, il commissario di polizia Francesco Dogliani si impunta nel voler scoprire l’assassinio di una giovane prostituta. La donna ha una figlia che viene presa in consegna dalla sorella, un’attrice vicina al Fascio. Con l’intensificarsi della guerra anche gli animi in casa di Dogliani si accendono. Mentre Francesco affronta la seconda guerra mondiale senza scegliere uno schieramento, suo fratello Ettore sceglie i partigiani, mentre la sorella Lucia diventa una repubblichina. La guerra finirà il 25 aprile 1945, ma Francesco non avrà pace fino a quando tutti i morti troveranno una giusta sepoltura.
Non è facile confrontarsi con film di Michele Soavi prescindendo dalla propria posizione politica nei confronti della storia, forse non è nemmeno corretto farlo. Il sangue dei vinti, liberamente tratto dal libro omonimo dello storico Giampaolo Pansa, è secondo quello che ha dichiarato il regista l’equivalente odierno di un combat film. Bisogna precisare che un combat film è una documentazione per immagini, realizzato da cineoperatori militari, ripreso durante i combattimenti. Per essere più precisi il lavoro di Soavi dovrebbe essere definito un “film a tema”, un esempio di come la Storia possa essere manipolata da chi la racconta. Il luogo comune vuole siano i vincitori a scrivere i libri in cui si raccontano gli episodi che hanno portato a un certo risultato, di tanto in tanto però c’è anche la voce di chi è vinto che grida per essere ascoltata.
Nel libro di Giampaolo Pansa sono elencate, in bilico tra la forma del romanzo e quella del saggio, vengono descritte esecuzioni e crimini compiuti da ex partigiani ed altri individui dopo il 25 aprile 1945. Una sorta di “libro nero dei partigiani” che non è certo piaciuto ai reduci dell’Anpi e a chi della Resistenza a fatto un valore fondante della nostra costituzione. Storia recente rivela che la diatriba tra chi ha vinto e chi ha perso si ancora molto sentita è la polemica sulla proposta di legge di equiparare i partigiani ai repubblichini, ma questo dibattito è fuori luogo in queste righe. Nell’opera di trasposizione dalle pagine stampate alla pellicola cinematografica, la coppia Dardano Sacchetti e Massimo Sebastiani, ha costruito un intreccio di finzione che avesse come sfondo le vicende narrate da Pansa. Gli sceneggiatori, si legge in una nota, non hanno voluto rileggere la storia, tanto meno scoprire cose in realtà già note e ininfluenti rispetto al valore della Liberazione.
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