
Il Torino Film Festival 2009 è ormai entrato nel vivo, anche grazie all’inizio del concorso. Sono ben quattro ad oggi i film presentati nella competizione ufficiale: una competizione che ha già presentato qualche bella sorpresa, e nella quale vogliamo sottolineare la presenza di attori eccellenti un po’ ovunque. Ma non manca qualche prima pecora nera…
Gigante - di Adrián Biniez (Festa Mobile - Figure nel paesaggio)
Jara lavora come sorvegliante in un supermarket, e la sera tardi fa il buttafuori in discoteca: la sua stazza glielo permette. Un giorno attraverso i monitor vede un’addetta alle pulizie, Julia, e se ne invaghisce. Inizia a seguirla per capire chi sia: ormai è cotto, e vorrebbe almeno riuscire a parlarne…
Direttamente da Berlino, dove ha vinto l’Orso d’Argento per la miglior regia, arriva al Torino Film Festival l’opera prima di Biniez, ambientata in una Montevideo sfruttata benissimo in tutte le sue zone e la sua solarità, dalle spiagge ai pub notturni, dalle case più povere alle strade affollate.
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Al solito, leggendo il programma del Torino Film Festival ci si può perdere. In questo caso, è solamente un bene. La direzione passa da Nanni Moretti a Gianni Amelio, ma lo spirito (forse perché la squadra è sempre quella, capitanata da Emanuela Martini) resta uguale a quello delle passate edizioni. Dal 13 al 21 novembre il pubblico a Torino potrà godersi nove giorni di cinema, tra grandi anteprime e film piccolissimi, per un totale di più di 200 film.
Nei 16 film in concorso tornano in gara gli italiani, dopo l’assenza delle precedenti edizioni, con Pietro Marcello (regista del documentario Il passaggio della linea, visto a Venezia e poi acclamato in tutta Italia) che presenta La bocca del lupo, e Gioberto Pignatelli, che presenta Santina. Dagli Usa alle Filippine, dalla Romania alla Norvegia, dal Cile alla Francia, passando per l’estremo Oriente: il concorso della 27a edizione del Torino Film Festival è tutto da scoprire, in attesa di poter giudicare in prima persona le pellicole.
La nostra attenzione va a focalizzarsi infine tra i grandi titoli e i grandi autori di questa edizione. Qualche nome sparso: Fantastic Mr. Fox - Una volpe troppo furba, nuovo atteso film di Wes Anderson; Gigante di Adrián Biniez, Orso d’Argento a Berlino; Kinatay, il penultimo film del regista filippino Brillante Mendoza, ormai sdoganato da Cannes (ha vinto il premio per la regia proprio con Kinatay) e Venezia (dove ha presentato il bellissimo Lola); torna Shane Meadows, molto amato da Torino, con Le Donk & Scor-zay-zee; si continua poi con i nuovi Jonathan Demme, François Ozon, Christophe Honoré, Julien Temple. E, per gli appassionati, non mancherà finalmente anche qualche bell’horror. Senza dimenticare il film di apertura, l’atteso Nowhere boy, e l’anteprima di Tetro - Segreti di famiglia di Coppola. E poi le retrospettive su Ray, Oshima e quella su Nicolas Winding Refn (autore del potente Valhalla Rising), omaggi al cinema italiano e alla Nouvelle Vague, Kusturica e le sue 6 ore di Underground…
Il programma lo potete vedere sul sito ufficiale del festival; dopo il salto invece vi proponiamo le schede dei film in concorso e delle anteprima (ringraziamo Alphabet City).
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Tutti contenti dei verdetti della Giuria capitanata da Tilda Swinton, a quanto pare. Nessuno scandalo, nessun premio immeritato e tanta soddisfazione. Si chiude così la 59a edizione del Festival di Berlino, che, vuoi per la mancanza di star, vuoi per la presenza poco “glamour” dei film ha fatto poco parlare di sé.
Eppure c’è stata tanta gente al festival: 270000 biglietti venduti, 20000 accreditati da 136 paesi. Un record per la Berlinale, e di conseguenza tanta felicità per il direttore Dieter Kosslick. Commozione soprattutto per Claudia Llosa che con il suo La teta asustada porta alla ribalta il Perù, per la prima volta in competizione, vincendo l’Orso d’Oro.
Prendendo spunto da una leggenda che vuole che ai figli delle donne violentate venga trasmessa per eredità una malattia, il film racconta la storia di Fausta nel ventennio che va dal 1980 al 2000, tra violenza e guerriglia. Vera sorpresa è stata Gigante di Adrian Biniez, direttamente dall’Uruguay: una commedia ambientata in un supermercato che narra le vicende di un’enorme guardia di sicurezza che tenta di dichiararsi all’amata donna delle pulizie. Per lui tre bei riconoscimenti (Gran Premio della Giuria, Premio Alfred Bauer, Miglior Opera Prima).
Dopo il salto tutti i premi di questa edizione della Berlinale.
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