
Oggi è il compleanno di Matteo Garrone: il regista compie infatti 43 anni. Nato a Roma il 15 ottobre 1968, vanno a lui i nostri migliori auguri di buon compleanno, in attesa di rivederlo al cinema con il suo prossimo progetto Big House, per il quale sono iniziate le riprese lo scorso mese di maggio.
A lui va sicuramente il merito di aver portato con successo sul grande schermo il libro Gomorra di Roberto Saviano (il quale disse sul film “L’occhio antropologico di Garrone non ha permesso quello che per me sarebbe stata una sconfitta, cioè di rendere incredibilmente interessanti dei personaggi per il solo fatto che questi personaggi militavano in certe organizzazioni.”), la quale assenza dagli Oscar continua a stridere per tutti quanti noi anche a distanza di anni dall’arrivo del film, datato 2008.
Ma visto che si tratta di un giorno di festa, inutile stare a rimpiangere quel che non è stato, ed ecco quindi qualche curiosità su uno dei registi più talentuosi del nostro cinema:
- È figlio di un critico teatrale, Nico Garrone, e della fotografa Donatella Rimoldi
- È nipote dell’attore degli anni ‘40 Adriano Rimoldi
- Il suo primo lavoro, datato 1986, è il corto Silhouette inserito poi nel lungometraggio Terra di Mezzo
- Anche Terra di Mezzo, come Gomorra, è composto da episodi
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3 anni dopo il boom di Gomorra, 10.175.000 euro incassati in Italia, Grand Prix Speciale della Giuria a Cannes, 5 European Film Awards, 7 David, 2 Nastri d’argento, 4 Ciak d’Oro, un Satellite Awards e una scandalosamente mancata nomination agli Oscar, Matteo Garrone torna finalmente al cinema.
Annunciato il suo nuovo progetto, Big House, da girare tra maggio e giugno a Napoli e in altre località della provincia partenopea. Prodotto da Fandango, con il sostegno della Campania Film Commission, il film è stato sceneggiato dallo stesso Garrone assieme ad Ugo Chiti e Massimiliano Gaudioso.
Poco o nulla si sa sulla trama, molto probabilmente incentrata sul mondo della tv e sull’illusione da essa partorita. Quando lo vedremo in sala? Per ora tutto tace.

Un caso più unico che raro. Presentato a Venezia, massacrato dal nostro Gabriele, ma anche da buona parte della stampa nostrana ,e uscito nei cinema italiani il 19 marzo del 2009, Io sono l’Amore di Luca Guadagnino è stato un flop al botteghino nazionale. 50,000 euro al primo weekend di programmazione, 240.000 a fine corsa. Briciole, bruscolini, fino all’approdo negli States. Trascinato dalla presenza della solitamente maestosa Tilda Swinton, il film ha incantato la critica americana, tanto da ottenere l’81% di recensioni positive su RottenTomatoes, con un voto medio altissimo, pari a 7.2.
Il miracolo di Guadagnino non si è però fermato solo e soltanto alla critica, visto che il film ha macinato incassi al box office, e qui sta la vera sorpresa. In appena 28 giorni di programmazione I Am Love, questo il titolo ‘inglese’, è riuscito ad incassare la bellezza di 2,246,939 dollari! 8 sale appena al primo weekend, con 191,331 dollari incassati ed una media per sala superiore ai 20,000 dollari; 27 copie al 2° fine settimana, con altri 376,604 dollari incassati; 80 con lo scoccare del 3° weekend, con ben 932,115 dollari portati a casa, ed infine 111 copie con questo ultimo fine settimana, capace di fare incassare al film altri 746,888 dollari, con una media per sala superiore ai 6000 dollari.
Il giustamente osannato Gomorra di Matteo Garrone, per fare un esempio, con 175 giorni di programmazione alle spalle si fermò a quota 1,579,146 dollari. Lo straordinario Il Divo di Sorrentino non è andato oltre i 240,159 dollari. Per ottenere incassi simili negli Usa dobbiamo tornare al lontanissimo 2000 e a Pane e Tulipani di Silvio Soldini, capace all’epoca d’incassare ben 5,318,679 dollari. Qui snobbato, e particolarmente criticato, Io sono l’Amore di Luca Guadagnino sta invece ottenendo tutt’altra fortuna sul suolo americano. Siamo stati noi a sottovalutarlo, e a non capirlo, o sono gli americani che lo stanno meritatamente osannando, tanto da farlo entrare nella loro storia recente del cinema italiano? Al Dio del cinema l’ardua sentenza.

Snobbato dalla giuria dei premi Oscar, Giuseppe Tornatore ottiene una piccola rivincita per Baarìa, la sua ultima (e molto discussa) opera
Tornatore riceverà infatti il Nastro dell’anno 2010 che i giornalisti cinematografici assegnano come riconoscimento speciale destinato al film che rappresenti nella sua eccezionalità il “caso”artistico e produttivo dell’annata. Un premio collaterale ai Nastri d’Argento, voluto dal Direttivo Nazionale del SNGCI, il sindacato dei giornalisti cinematografici. Lo scorso anno il premio fu attribuito a Gomorra di Matteo Garrone.
Così si legge nel comunicato ufficiale: Baarìa, del quale il SNGCI aveva già segnalato l’originalità durante l’ultima Mostra di Venezia, è un film al quale i giornalisti cinematografici riconoscono, con l’impegno produttivo e tecnico, il valore aggiunto di una regia che esalta attraverso il suo cast corale la straordinaria professionalità degli attori italiani. I Nastri d’Argento saranno consegnati anche quest’anno a Taormina, come sempre al Teatro Antico, la sera di sabato 19 giugno, all’indomani del TaorminaFilmFest.
L’appuntamento per la nomina delle cinquine dei candidati è per il 27 maggio.
Un camorrista per bene è stato presentato come l’anti-Gomorra, sembra quasi un manifesto a favore di una realtà che invece l’accoppiata Saviano/Garrone ha cercato di stigmatizzare. Il film di Renzo Acri, girato con pochi mezzi in digitale, per ora avrà una distribuzione limitata ad alcune sale del circuito napoletano, non nuovo a questo tipo di diffusione (basta ricordare il fenomeno di Annaré di Ninì Grassia). Il cast del film è stato selezionato con un casting via facebook.
Il regista Renzo Acri ha dichiarato che la Camorra tocca solo il 3% della popolazione di Napoli (ndr: non credo che sia una percentuale da poco) e ha scelto di raccontare una storia per dimostrare che nei vicoli partenopei c’è anche dell’altro. Ma qualcosa di questo progetto non torna…
Per farlo infatti Acri ha scelto di raccontare la storia di Vincenzo Barbetta, camorrista di spicco negli anni ottanta che torna redento da diciotto anni di 416 bis, e cerca di diventare un produttore discografico per lanciare un giovane talento palermitano. Nel tempo libero però Vincenzo si diletta di fare piazza pulita dei violenti malavitosi che imperversano a Napoli, in omaggio ai “santi” camorristi di una volta.
Il lunghissimo trailer che potete vedere qui sopra può dare un’idea di cosa è il film. Risparmiamo ogni tipo di commento estetico e vorremmo poterlo fare anche rispetto a quello etico ma ci ricacciamo tutto in gola perché consapevoli che non sia corretto dare opinioni senza avere visto l’opera per intero. Il progetto però non si presenta certo come “educativo” e le polemiche sorte a proposito sono già parecchie.
Vincere di Marco Bellocchio ha vinto 4 premi al Chicago International Film Festival. Il film, uscito a mani vuote da Cannes, ha vinto come Miglior Regia, Miglior Attrice (Giovanna Mezzogiorno), Miglior Attore (Filippo Timi) e Miglior Fotografia (Daniele Ciprì).
Uscito sconfitto dalla ’sfida’ con Baaria per rappresentare l’Italia ai prossimo Oscar, continua con successo il viaggio americano di Vincere, dopo l’accoglienza straordinaria della critica e del pubblico ai Festival di Telluride, di Toronto e di New York. Il film parteciperà ad altri cinque Festival da qui a gennaio a conferma dell’entusiasmo d’oltreoceano per la pellicola di Bellocchio (Philadelphia, Santa Barbara, American Film Institute di Los Angeles, LACMA di Los Angeles, NICE di San Francisco e al Cinema Italian Style di Los Angeles).
Con solo 2.089.000 euro raccolti sul suolo italiano, il film sarà distribuito in America dalla IFC, ovvero la stessa distribuzione di Gomorra, dove uscirà i primi di febbraio.

Via dal Lido di Venezia, felici di portarsi a casa qualche bel ricordo di film visti e di amici incontrati; e basta. Via dal Lido, inseguiti dai verdetti della severa ma seria e giusta giuria internazionale, verdetti che ci inseguono come branchi di cani furiosi che vogliono mordere le terga di noi in fuga, quei morsi meritati che ci faranno pensare (?).
Per la verità, io personalmente, ho fatto un viaggio tranquillo dopo aver pranzato in un ottimo ristorante di Venezia e non del Lido. Le terga le ho messe al riparo. I verdetti mi convincono. Li conoscete. Da Lebanon a Women without men, Soul kitchen, dal Leone d’oro fin giù ai premi cosiddetti minori, si tratta di film che non sono stati mai, dico mai, al centro del cosiddetto dibattito dei festivalieri e dei massmedia. Tranne qualche eccezione, tutti, dico tutti, hanno cincischiato con grandi nomi che la giuria ha ridotto a pigmei.
Il cinema italiano si conferma a Venezia 66 in piena era glaciale, un cartone disanimato fra pellicole piccole di costo e di ampio respiro, coproduzioni europee intelligenti e coraggiose, registi e professionisti semiconosciuti o sconosciuti da conoscere. Il cinema italiano con Gomorra e Il divo vinse a Cannes in un festival che sembra lontano anni luce.

In Italia, tutti abbiamo una madrina incorporata prima ancora della nascita. C’è anche chi ha un padrino ma questo è un altro discorso. Naturalmente, ogni anno, da molto tempo in qua, anche la Mostra della Laguna ha una sua madrina. Per l’edizione 66, tocca a Maria Grazia Cucinotta, che fu presente a Venezia con il suo miglior film, Il postino accanto a Massimo Troisi. Come tutte le madrine che si rispettino, Maria Grazia ha dato una intervista. E semina giudizi.
Dice che Matteo Garrone è bravo ma che Gomorra non è proprio il tipo di film che vuole vedere. Paolo Sorrentino è- sostiene- l’Armani del cinema (cos’è Sorrentino? Uno stilista o un costumista?); ma gli manca un po’ di ironia. Secondo Maria Grazia, l’Italia deve puntare alla commedia e, in questo genere, a Gabriele Salvatores preferisce Paolo Virzì, più spiritoso. Difende poi le attrici italiane che però sono costrette a ruoli ingrati, isterici. Infine, si lamenta: “Le tette sono sempre un ostacolo al pensiero. Porto la quinta misura, ci sono abituata, non ci penso più. La fatica è riuscire a non farlo pensare anche agli altri”.
Già. Ho letto l’intervista a un bar, vicino ad un’edicola. Un edicola stracarica di dvd di film di ieri e di oggi, di Sophia e Gina, le più famose maggiorate. Ma il dvd più vistoso di tutti, in un contenitore grande come tutta l’edicola, è dedicato a Cristina del Basso, la diva divina del “Grande Fratello”, sesta misura. Maggiorata come Sophia, Gina e, naturalmente, la Cucinotta. Il risultato della partita a tette? Beninteso, 6 a 5 per Cristina. Ci riuscirà Cristina, farà fatica Cristina a non far più pensare agli altri che ha la 6? O le interessa il contrario?
Update: Maria Grazia Cucinotta è già arrivata a Venezia con fashion Roberto Cavalli.
Sono state rese note le candidature ai Nastri d’Argento 2009 che quest’anno vede la categoria dedicata alla commedia nazionale. Vediamo insieme tutti i titoli, la premiazione avverrà il 27 giugno al Teatro Antico di Taormina. Vi ricordo che i film sono stati selezionati tra le pellicole uscite in Italia dal 1° Maggio 2008 al 24 Maggio 2009. Il Divo ha collezionato più candidature (nove), Gomorra è risultato il film evento dell’anno.
Regista:
-Francesca Archibugi (Questione di cuore)
-Pupi Avati (Il papà di Giovanna)
-Marco Bellocchio (Vincere)
-Marco Risi (Fortapàsc)
-Paolo Sorrentino (Il Divo)
Regista Esordiente:
-Marco Amenta (La siciliana ribelle)
-Federico Bondi (Mar Nero)
-Gianni Di Gregorio (Pranzo di ferragosto)
-Marco Pontecorvo (Pa-Ra-Da)
-Stefano Tummolini (Un altro pianeta)
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Si chiude in parità con sette statuette ciascuno la sfida tra Il divo e Gomorra nell’edizione 2009 dei David di Donatello 2009. Vediamo la lista dei vincitori:
-Miglior Film: Gomorra di Matteo Garrone.
-Miglior Regista: Matteo Garrone, Gomorra.
-Miglior regista esordiente: Gianni di Gregorio, Pranzo di Ferragosto.
-Miglior Sceneggiatura: Gomorra
-Miglior Produttore: Domenico Procacci, Gomorra.
-Miglior attrice protagonista: Alba Rohrwacher, Il Papà diGiovanna.
-Miglior attore protagonista: Toni Servillo, Il Divo.
-Miglior attrice non protagonista: Piera degli Esposti, Il Divo
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