
Come vi avevamo anticipato lo scorso giugno, Takeshi Kitano torna a dirigere un gangster-movie (o dovremmo chiamarlo Yakuza-movie?), genere che lo ha reso internazionalmente famoso grazie allo stile iper-violento ed ironico che caratterizza titoli come Violent Cop, Boiling Point, Sonatine, Hana-Bi e Brothers. Il titolo della nuova pellicola sarà Outrage, “Beat” Takeshi ne ha firmato la sceneggiatura e ne sarà l’interprete oltre che il regista.
Outrage racconta di alcune bande di gangster che si fanno guerra a Tokyo. Kitano un boss di basso rango della malavita che deve fare il lavoro sporco per i suoi superiori. Nel film vedremo anche Tomokazu Miura, Kippei Shiina, Jun Kunimura, Tetta Sugimoto, Renji Ishibashi, Fumiyo Kohinata e Takashi Tsukamoto. Il film sarà sugli schermi il prossimo anno, promette la Office Kitano, casa di produzione fondata dal cineasta.
Ti aspettiamo alla prossima Mostra Internazionale del Cinema di Venezia, Takeshi Sama?
Fonte: Empire
Achille e la tartaruga (Akiresu to kame, Giappone, 2008) di Takeshi Kitano; con Takeshi Kitano, Kanako Higuchi, Nao Omori, Kumiko Aso, Ren Osugi, Masatô Ibu, Yûrei Yanagi, Akira Nakao, Mariko Tsutsui, Eri Tokunaga.
C’è una scena in Achille e la tartaruga che mette i brividi per i contenuti morali che mette in ballo. Non possiamo raccontarvela, sarebbe uno spoiler che guasterebbe un po’ l’emozione del film, ma basta sapere per ora che tratta del rapporto con l’arte vissuto anche nel momento atroce della morte.
Takeshi Kitano torna al lungometraggio per concludere la sua “trilogia del suicidio artistico”, ma lo fa con una pellicola che rimette in ballo la definizione stessa della trilogia che tutti conoscono. Dopo Takeshis’ e Glory to the Filmmaker!, per chi scrive i suoi film meno riusciti nonostante tentino la carta dell’originalità, ci si aspettava tutto meno che un ritorno ad un cinema come quello di Achille e la tartaruga.
Che però conclude il percorso cominciato da Takeshis’ proprio sulla figura dell’artista Kitano: il regista prende in mano il suo personaggio, il suo cinema, la sua arte e tenta di tirare le fila del discorso. Non con episodi e scenette, ma con un’idea ben precisa e comunque non poco pericolosa, come quella di girare un film dai toni autobiografici che sia anche un po’ la summa del suo pensiero sul cinema, sull’arte e della sua filmografia.
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Hana-Bi è in assoluto il mio film preferito di Takeshi Kitano. Un capolavoro che riesce ad unire in assoluta armonia violenza e dolcezza, lacrime di dolore e di gioia. Una storia di straziante bellezza raccontata attraverso le immagini più che le parole (come sempre in Kitano). Un percorso di redenzione alla scoperta dell’amore: per l’amico-collega ridotto su una sedia a rotelle e riscopertosi artista e per la propria moglie malata terminale di cancro, cui Nishi vuol regalare un ultimo viaggio, un ultimo sorriso.
Questo trailer (che evidenzia alla perfezione la poetica filmica di Kitano) è un invito a riscoprire il capolavoro di un autore purtroppo troppo spesso relegato nei circuiti dei Festival.