Per festeggiare i 150 anni dell’unità di Italia, qualche giorno fa, ho chiesto ai ragazzi della redazione di Cineblog di dirmi il loro film Italiano preferito con una breve motivazione. Uno solo. E’ stato difficile (uno solo?) ma ecco il risultato:
Cleaned ha scelto: I Soliti Ignoti (1958) di Mario Monicelli
Un classico con cui i “soliti idioti” attuali non possono competere. L’irresistibile film di Monicelli diverte senza usare volgarità, sfruttando la stessa “semplicità” che si respirava nel paese a quei tempi.
Gabriele ha scelto: Salò o le 120 giornate di Sodoma (1975) di Pier Paolo Pasolini
Dopo la “trilogia della vita”, la mazzata più grande che un intellettuale del calibro di Pasolini potesse offrirci: il film sulla morte, in ogni senso. Testamento lucidissimo e terrificante di un’Italia che era e che sarebbe stata.
Apocalypse ha scelto: Roma città aperta (1945) di Roberto Rossellini
Perché autentico manifesto del genere che ha reso il cinema italiano per anni il più apprezzato, applaudito e premiato in giro per il mondo. Perché figlio di una terribile guerra da poco finita. Perché interpretato da due inimitabili leggende come Anna Magnani e Aldo Fabrizi. Perché ancora oggi, dopo 65 anni, straordinariamente amato, anche dalle nuove generazioni.
Rosario ha scelto: Amici Miei (1975) di Mario Monicelli
L’unico, l’originale. Simbolo di una Commedia all’italiana (quella con la C maiuscola) ormai purtroppo dimenticata e rimpiazzata da cinepanettoni e poco altro. Nel giorno dedicato ai nostri 150 anni è impossibile non ricordare il capolavoro di Monicelli datato 1975, in barba a qualsiasi remake.
Antonio ha scelto: Ladri di Biciclette (1948) di Vittorio De Sica
Un solo film per un solo popolo… che ardua impresa! Non so se Ladri di Biciclette possa o debba considerarsi “rappresentativo” del nostro cinema - ammesso che un solo film basti. Tuttavia a me piace pensare che lo spaccato riportato in questa pellicola tracci, allora come adesso, alcune delle parecchie sfaccettature essenziali di chi risiede nella nostra Penisola. Da quando lo vidi per la prima volta, non riesco a fare a meno di pensare a noi italiani anche come “ladri di biciclette”, per l’appunto.
Carlo ha scelto: Il Gattopardo (1963) di Luchino Visconti
Un affresco senza tempo che attraverso il racconto dei fatti che 150 anni fa hanno contribuito all’unità d’Italia, fornisce una fotografia attualissima delle contraddizioni che sono connaturate all’essere più intimo della nostra nazione. Un crescendo maestoso che culmina nella scena di ballo, tra le sequenze più belle mai viste al cinema.
Carla ha scelto: Il Buono Il Brutto Il Cattivo (1966) di Sergio Leone
Perché Leone ha creato i spaghetti western all’Italiana quando l’Italia era ancora nel pieno boom cinematografico. Perché la sua regia è ancora oggi copiatissima ma inimitabile. Perché il trio Clint Eastwood - Lee Van Cleef - Eli Wallach è assolutamente perfetto. Vogliamo anche metterci che Clint qui era un figo pazzesco? Mettiamocelo. Dite niente…
Le scelte sono state fatte senza essersi messi d’accordo, ognuno ha scelto senza sapere i film degli altri. Avete notato che non ci sono film recenti? A parte questa “disgressione” (molto amara) ci dite il vostro film italiano preferito? Uno solo! E non diteci che il cinema italiano fa schifo perché non è (sempre) vero!
Mario Monicelli si è suicidato ma non è morto. Aveva 95 anni e, davanti alla notizia, non vogliamo credere. Ci ha abituato, non ci “aveva”abituato, a considerarlo immortale. Senza alcun tallone traditore. Mario era l’Achille del ciak, mai morto come si dice quando si parla di un campione che non si rassegna e non si piega al destino che porta via le persone quando vuole.
Coraggioso, abile, scaltro. Mario, il grande regista, la lingua e gli occhi più acuti e spiritosi del cinema italiano, ha deciso di decidere lui, di farla finita, ma non ci riuscirà. Per noi che lo abbiamo conosciuto prima nella pellicola in cui si è incamminato, lasciando perle indimenticabili e che lo abbiamo frequentato quando aveva compiuto gran parte del suo cammino, sarà sempre Mario la freccia della satira e del cuore.
Nei suoi film, nelle interviste e in tutte le sue apparizioni, in tv, sui palcoscenici, nelle arene estive, nelle piazze non sbagliava un colpo. Ascoltava quasi con fastidio gli elogi a cascata. Prendeva con cipiglio cortese ma severo i tanti premi che lo coprivano di diffidenza più che di gloria. Diffidenza per il gioco semiserio della vita: troppo lunga per essere sopportata; troppo felice e quindi sempre sul filo della precarietà della falce che sibila e che si avvicina. Diffidenza per lo splendido gioco del cinema, un gioco fatto di finzione e di verità, verità come finzione, e finzione come prova di verità.

Se ne è andato ieri, ad 81 anni, Tiberio Murgia, ospite di una casa di cura vicino Roma. Il suo esordio nel cinema è già un successo: interpreta infatti Michele “Ferribotte” Nicosia nel capolavoro I soliti ignoti (1958) di Mario Monicelli.
Lo ricordiamo anche in L’audace colpo dei soliti ignoti, La grande guerra, Il giorno più corto, L’onorata società, Caccia alla volpe, La ragazza con la pistola, Innamorato pazzo, Attila flagello di Dio, I soliti ignoti vent’anni dopo. Ultimamente l’abbiamo visto nelle fiction Distretto di polizia (un episodio del 2000) e in Tutti pazzi per amore 2 (2010).
Dopo il salto un video da I Soliti Ignoti, Murgia era doppiato da Renato Cominetti.
Cineblog oggi bacia 95 volte Mario Monicelli, mostro sacro del cinema italiano, regista e sceneggiatore nato il 15 maggio 1915 a Viareggio. Scegliere i titoli per il gioco 5 film da vedere di è particolarmente dura oggi:
- I soliti ignoti (1958)
- La grande guerra (1959)
- L’armata Brancaleone (1966)
- Amici miei (1975)
- Un borghese piccolo piccolo (1977)
Ora sfidiamo voi: tra la vastissima filmografia di Mario, quali 5 film avreste scelto?
I soliti ignoti (1958) di Mario Monicelli, con Vittorio Gassman, Renato Salvatori, Marcello Mastroianni, Tiberio Murgia, Carlo Pisacane, Totò, Claudia Cardinale, Carla Gravina, Memmo Carotenuto.
Stasera 30 giugno su La7 alle ore 21:10
Ci sono dei film che non ti stancheresti mai di vedere e rivedere all’infinito. Italo Calvino diceva che, quando ci si riferisce a dei testi “classici”, non si parla mai di leggere ma sempre di ri-leggere. Trasponendo il discorso al testo filmico, ci rendiamo conto che calza a pennello per questa opera di Mario Monicelli, considerata non solo uno dei capisaldi del cinema italiano, ma anche (e soprattutto, nell’ambito della storia del cinema) capostipite di un nuovo modo di intendere la commedia, che porterà al fiorire del genere “commedia all’italiana”.
I soliti ignoti narra le disavventure di una banda di ladruncoli che sognano di fare il grande colpo per dare una svolta definitiva alle loro vite vissute sempre in bilico fra incertezza e miserie. Gli aspiranti milionari sono: Peppe (Gassman), pugile dalle scarse speranze, Mario (Salvatori) che si fa ancora mantenere dalle “zie”, Tiberio (Mastroianni) che deve badare al piccolo figlio perché la moglie è in galera, Ferribotte (Murgia), siciliano all’antica che costringe sua sorella (Cardinale) a restare chiusa in casa, Capannelle (Pisacane) sempre in cerca di qualcosa da mangiare. E poi c’è Totò, ladro di gran fama nell’ambiente, che insegna loro la sacra arte dello scassinare una cassaforte.