Il grande mistero della nascita viene raccontato nel documentario francese Il primo respiro (Le premier cri) di Gilles de Maistre con Isabella Ferrari come narratrice.
“Secondo una leggenda talmudica, al momento di venire al mondo, il neonato possiede tutte le conoscenze che ha acquisito nelle vite precedenti. In quel momento gli appare un angelo che gli intima di non rivelarle a nessuno. L’angelo posa il dito sul labbro del bambino e il neonato dimentica tutto per entrare nella vita. Del gesto dell’angelo resterà una sola traccia: la piccola fossa tra il labbro superiore e la base del naso… Ed è in quel momento che il neonato emette il suo primo grido”.
Qui trovate la nostra recensione. Il film esce oggi, 13 febbraio. Dopo il salto il trailer italiano e le foto.
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Sì, beh, capisco che la scelta dell’immaginetta possa far storcere a qualcuno il naso. Insomma: si poteva scegliere Il curioso caso di Benjamin Button, il nuovo Fincher nominatissimo agli Oscar, oppure Katyn, il nuovo Wajda. Oppure Religiolus, l’irriverente documentario sull’oppio dei popoli diretto da Larry Charles. Ma se uno ama Jason, ama Jason. Anche se è da una parte cosciente di amare non proprio una “prelibatezza” cinematografica. Venerdì 13? Nah: volete mettere Carpenter, Hooper, Craven? Ma la storia dei generi la scrivono anche i film minori, che poi, derivativi anche loro, diventano clamorosamente dei modelli. Alla fine, quella maschera bianca continua a intrattenere ad anni di distanza e non se la scorda proprio nessuno.
Sono otto i film in uscita nelle nostre sale da questo venerdì (13, non a caso, ed ecco che l’immaginetta va bene così com’è!): vediamo quali sono.
Il curioso caso di Benjamin Button: New Orleans, 1918, il giorno in cui la Grande Guerra finì. Tra i festeggiamenti della città, in una casa borghese, nasce uno strano bambino, avvizzito, rugoso, vecchio. Per lui il tempo non scorre in avanti, ma all’indietro, attraverso una vita insolita, unica ed inimitabile, fatta di luoghi, persone e storie differenti, fatta d’amore, gioie, tristezza, morti e tanta solitudine. Quel bambino si chiamava Benjamin Button… Arriva in sala l’ultimo lavoro di David Fincher, tratto da un racconto di F. Scott Fitzgerald. Con Brad Pitt, Cate Blanchett, Tilda Swinton e Julia Ormond. 13 nomination agli Oscar. Qui la nostra recensione.
Extrema - Al limite della vendetta: Maya ha subito uno stupro da parte di un gruppo di ragazzi. Sotto shock e incapace di ritornare alla vita normale, decide di passare ai fatti: trovare i colpevoli e… ucciderli. Tra visual art e video-clip, un film diretto da Talia Lugacy. Con Rosario Dawson, Chad Faust, Marcus Patrick, Christopher DeBlasio e Vanessa Ferlito. (da sabato)

Il primo respiro (Le premiere cri) di Gilles De Maistre. Francia, 2007. Raccontato da Isabella Ferrari.
Ogni giorno si ripete un rito per oltre 360 mila volte, nei quattro angoli della terra. Ogni volta un evento che uguale a se stesso ma che è sempre portatore di storie differenti, siano esse dense di gioia o di tristezza. Gilles De Maistre racconta così il mistero della nascita attraverso l’esperienza di una decina di donne prossime al parto, scegliendo situazioni estreme che, dalla tundra di ghiaccio abitata dagli eschimesi, conducono fino al deserto dei Masai seguendo l’ideale percorso dell’eclissi totale di sole che avvenne il 29 marzo 2006, evento astrologico estremamente semplice ma che ha sempre suscitato un fortissimo impatto sull’immaginario dell’umanità.
Culture differenti, adattate a vivere in ambienti assai variegati, si uniscono spiritualmente insieme al primo respiro del neonato, circondato dall’affetto dei familiari ma anche da riti religiosi, culti pagani, riti scaramantici e propiziatori dovuto alla tradizione e alla superstizione. Gille De Maistre sceglie però una precisa linea etica nel raccontare le storie delle donne e dei loro nascituri attraverso l’osservazione e il racconto mediato attraverso una voce narrante distante (si dovrebbe discutere sul fatto che in Italia è Isabella Ferrari, mentre in francese si è optato per avere una voce narrante per ciascuna delle stori raccontate) che risulta incapace di offrire una corretta distanza etica dall’oggetto osservato.
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