Poison (Poison, Usa, 1991) di Todd Haynes; con Edith Meeks, Millie White, Buck Smith, Anne Giotta.
Stanotte 6 novembre ore 01.55, RaiTre
Origine di un autore. Poison è il germe, imperfetto fin che si vuole, ma coraggioso, audace, persino originale, di quella che sarà la poetica di uno dei giovani registi americani più interessanti del momento. Per approcciarsi al cinema di Todd Haynes iniziando dal suo esordio, bisogna tenere ben a mente la tripartizione Hero, Horror, Homo, i titoli dei tre corti che vanno a formare Poison.
Tre storie con tre stili differenti: documentaristico-televisivo il primo, in bianco e nero per omaggiare la sci-fi anni ‘50 il secondo, colorato ma cupo e intervallato da flash-back il terzo. Poison non è un film a tematica omosessuale, e nemmeno per sogno un queer horror; è cinema sperimentale, e per questo anche rischioso, ma di horror ce n’è poco. Inutile, forse, tentare di catalogare il film sotto un’etichetta: vorrebbe dire tentare di catalogare anche Haynes, la cui cultura e amore per il cinema non permettono a nessuno di bollarlo facilmente.
E già con Poison, si diceva, si mettono in tavola le carte che torneranno nella filmografia del regista: l’omosessualità, la società per bene che cade a pezzi, lo spettro delle malattie (AIDS su tutte), un repertorio tutt’altro che banale nelle citazioni, e una cura per la messinscena che, anche se questo è un film indipendente a bassissimo budget, è già evidente. Da Poison parte un percorso che è tutto da seguire, e che approda ad un grande film come Io non sono qui: ormai sicuro delle sue potenzialità, ma sempre convinto che il cinema sia terreno per sperimentare ed esprimere in modo non banale tematiche e personalità importanti, Haynes può permettersi di far diventare Bob Dylan sei diversi attori, e non è un’idea da poco.
Lontano dal paradiso (Far from Heaven, USA, 2002) di Todd Haynes; con Julianne Moore, Dennis Quaid, Dennis Haysbert, James Rebhorn, Patricia Clarkson.
Stasera, 20.40, RaiTre
Perché Lontano dal paradiso è un film di Todd Haynes e non può essere di nessun altro? Innanzitutto una premessa doverosa: il film arriva dopo l’eccentrico Velvet Goldmine, che ripercorre le strade del Glam Rock anni ‘70. I due film vanno a braccetto soprattutto per un semplice motivo: sono costruiti sulla falsariga di altri due film.
Se l’indagine di Velvet Goldmine seguiva la costruzione (e spesso ne citava alcuni movimenti di macchina, alcune soluzioni e alcune scene) di Quarto Potere, Lontano dal paradiso riprende in parte la trama di Secondo amore di Douglas Sirk. Negli anni ‘50, una donna, madre e moglie perfetta, scopre che il marito è “ammalato” di omosessualità; troverà un altro amore tra le braccia del giardiniere, un uomo di colore.
La poetica di Todd Haynes non si ferma alla citazione o alla riproposizione di un modello: in entrambi i casi, non si tratta di lesa maestà o cinefilia fine a sè stessa. Semmai va oltre, e soprattutto in questo caso racconta, con lo stile del mélo di quegli anni, con gli splendidi colori accessi di Sirk e il ritmo avvolgente di un perfetto film anni ‘50, di tematiche improponibili per quel periodo. Ed è ormai ben chiaro cosa ossessiona il regista: in primis il perbenismo di una società malata e il tema dell’omosessualità (spesso repressa). Coraggioso e originale, come il successivo e splendido Io non sono qui.

Ormai da due mesetti ci siamo lasciati il 2007 alle spalle, ed un nuovo anno (cinematografico) è iniziato, con grandi film del calibro di Into the Wild, Cous cous, Il petroliere e Non è un paese per vecchi. Noi abbiamo detto la nostra, con le classifiche della redazione dei migliori dell’anno e dei peggiori, e anche voi vi siete espressi.
E’ il momento, anche per dare la possibilità a chi si è perso qualche pellicola e magari vorrebbe recuperarla, di andare a vedere la classifica dei blogger cinefili di Cinebloggers Connection (tra cui c’è il nostro Infamous), che hanno votato i film lungo l’anno e li hanno recensiti nei loro personali blog. Visto che ne abbiamo la possibilità, le precedenti sei posizioni, dall’11 al 16, alla top ten vedono INLAND EMPIRE, Hot Fuzz, Breakfast on Pluto, Soffio, L’arte del sogno e Grindhouse - A prova di morte.
Iniziamo dalle prime tre posizioni; dopo il salto potrete leggere gli altri sette nomi:
1. Ratatouille di Brad Bird
2. Io non sono qui di Todd Haynes
3. Lettere da Iwo Jima di Clint Eastwood
Continua a leggere: Cinebloggers Connection: il meglio del 2007

Sono stati assegnati ieri 13 gennaio con una cerimonia mesta ed umile i Golden Globe Awards. I premi hanno accontentato un po’ tutti. Vediamoli insieme. E commentate con noi. Festa speciale per l’Italia con la vincita di Dario Marianelli per la colonna sonora di Espiazione.
Miglior film drammatico: Espiazione (Atonement) di Joe Wright
Miglior musical: Sweeney Todd di Tim Burton
Miglior attore protagonista: Daniel Day Lewis per ‘Il petroliere’ (There will be blood)
Miglior attrice protagonista: Julie Christie per ‘Away from her’ (Lontano da lei)
Miglior attrice protagonista musical: Marion Cotillard per ‘La vie en rose’
Miglior attore protagonista musical: Johnny Depp per Sweeney Todd
Miglior attrice non protagonista: Cate Blanchett per ‘Io non sono qui’
Miglior attore non protagonista: Javier Bardem per ‘Non e’ un paese per vecchi’
Miglior sceneggiatura: Ethan e Joel Coen per ‘Non è un paese per vecchi’
Miglior regia: Julian Schnabel per ‘Lo scafandro e la farfalla’
Miglior film straniero: Lo scafandro e la farfalla (Francia)
Continua a leggere: Golden Globes: i vincitori, festa per l'italiano Dario Marianelli
E anche questo 2007 è finito. Chiudiamo l’anno con la nostra personale classifica dei migliori film visti al cinema. Ne abbiamo scelti 5 a testa (anche meno a volte) con una mini recensione che spiega la nostra motivazione. Domani pubblicheremo i nostri peggiori e come vedrete anche noi della redazione abbiamo pareri discordanti.
Film che sono stati amati da qualcuno ed inseriti qui sono anche nella lista dei peggiori per qualcun altro. Come si dice allora? Anche al cinema i gusti non si discutono.
Vi ricordiamo che avete ancora tempo per mandare i vostri pareri su questo anno cinematografico. Cliccate qui per sapere come. Il 2 gennaio pubblicheremo le vostre classifiche. Non mancate.
Continua a leggere: I migliori film del 2007 secondo Cineblog
Se dovessi pensare alla colonna sonora che più mi ha colpito in questo 2007 direi senza dubbio quella de L’assassinio di Jesse James per mano del codardo Robert Ford. Se poi dovessi pensare a quale continuo ripetutamente ad ascoltare, senza annoiarmi mai, direi quella di Grindhouse - A prova di morte, magari intervallata da qualche brano di Planet Terror, soprattutto il suo Main Titles (in realtà anche il vero tema principale dell’intero progetto Grindhouse).
Per quanto riguarda le musiche dei film, il 2007 è un anno tutto da ascoltare e riscoprire. Non basterà certo un nostro post per riassumere tutte le soundtrack più belle dell’anno, però è uno spunto, una libera visione per ripercorrere l’anno cinematografico dal punto di vista delle note. Quelle che leggerete subito qui sotto sono le scelte di una persona sola, non di tutta la redazione, e non sono per questo oggettivamente le più rappresentative del 2007: anche perché molti film non li ho visti e alcune colonne sonore non le ho sentite. Ecco quindi le 15 colonne sonore da non perdere.
L’assassinio di Jesse James per mano del codardo Robert Ford di Andrew Dominik - Musiche di Nick Cave e Warren Ellis
La soundtrack più emozionante dell’anno. Nel bel film di Dominik, la parte tecnica è inattaccabile. La cosa migliore, comunque, resta la musica: provare per credere con il brano Song for Jesse, sospeso quasi in un limbo onirico, o Rather Lovely Thing, la prima traccia del cd. Ma il momento più alto resta What Must Be Done, che conquista chi ha visto il film, chi l’ha amato, chi l’ha odiato e chi non sapeva della sua esistenza. Non manca qualche brano più energico, ma il clima resta quello della malinconia.
Continua a leggere: Le colonne sonore del 2007 da non perdere
Faranno molto discutere questi premi, non ci sono dubbi. Partiamo da una considerazione, semplice e anti-snobistica: la selezione dei film in concorso era davvero molto buona. C’erano alcuni film bellissimi, e premiarli tutti era impresa impossibile. La giuria ci ha provato (un ex-aequo per il Premio della Giuria, un Leone Speciale, l’Osella per la sceneggiatura a Laverty), ma alla fine ha scelto il suo Leone d’Oro: ancora una volta Ang Lee. Il suo Lust, Caution ha diviso non poco il Lido: eppure secondo il sottoscritto era uno dei migliori film in concorso. Non era il migliore, non è un capolavoro, e si poteva dargli il Leone d’Argento per la regia andato a De Palma (comunque un gran premio: evviva evviva!) invece del Leone d’Oro. Ma mica c’è una legge per cui, se uno ha vinto due anni fa il premio (Brokeback Mountain), non può vincerlo una seconda volta…
I bellissimi film di Haynes e Kechiche ricevono i Premi della Giuria, mentre l’impegno del rinato Mikhalkov (che presenta un buon film girato in pochissimo tempo) ha fatto sì che la giuria gli abbia dato un Leone Speciale. Cate Blanchett ha battuto altre temibili e brave attrici ed ha ottenuto giustamente la Coppa Volpi, ma come l’anno scorso si ripete lo “scandalo” per la Coppa Volpi maschile: perchè dare il premio a Brad Pitt e non a Casey Affleck (bravissimo) per The assassination of Jesse James? Senza contare la quantità di attori bravissimi che potevano scegliere… Mistero.
Giusto Premio Osella alla scoppiettante, intelligente e gradevolissima sceneggiatura di It’s a free world di Loach, scritta dal fidato Paul Laverty, e secondo premio per Lust, Caution per la gran bella fotografia di Rodrigo Prieto (ma a questo punto non era meglio darlo a Nightwatching di Greenaway, rimasto ingiustamente a mani vuote?).
A mani vuote, oltre a Greenaway e ai tre improbabili italiani, Haggis e Branagh (peccato), Anderson (che si consola col Leoncino d’Oro), e i due orientali-cult Miike e To.
Leone d’Oro: Lust, Caution di Ang Lee
Leone d’Argento (regia): Redacted di Brian De Palma
Premio della Giuria: La Graine e le mulet di Abdellatif Kechiche ex-aequo con Io non sono qui di Todd Haynes
Leone Speciale: 12 di Nikita Mikhalkov
Coppa Volpi (femminile): Cate Blanchett (Io non sono qui)
Coppa Volpi (maschile): Brad Pitt (The assassination of Jesse James)
Premio Mastroianni (rivelazione): Hafsia Herzi (La Graine e le mulet)
Premio Osella (sceneggiatura): Paul Laverty (It’s a free world)
Premio Osella (fotografia): Rodrigo Prieto (Lust, Caution)
Leone Corto Cortissimo: Dog Altogether di Paddy Considine
Orizzonti: Sugisball di Veiko Ounpuu
Orizzonti Doc: Wuyong (Useless) di Jia Zhang-ke
Orizzonti - Menzione speciale: Death in the Land of Encantos di Lav Diaz
Leone del futuro: La zona di Rodrigo Plà (Giornate degli autori)

Torna il tradizionale appuntamento “Venezia a Roma“, vetrina dei migliori film del festival lagunare, in anteprima e in esclusiva per la capitale.
Il tutto partirà oggi, in serata, con una ricca giornata di anteprime con le proiezioni de Le ragioni dell’aragosta al cinema Barberini, La ragazza del Lago al Fiamma e Io non sono qui al Quattro Fontane.
La programmazione completa partirà invece lunedi 10, fino a domenica 16, con un ricchissimo cartellone di oltre 40 pellicole in versione originale con sottotitoli in italiano.
La rassegna sarà itinerante ed ogni giorno coinvolgerà le sale di un determinato quartiere, per offrire ai veri cinefili la possiblità di spostarsi facilmente da una sala all’altra e seguire il maggior numero di film, proprio come avviene in un Festival!
Il costo del biglietto sarà di sei euro, con una speciale fidelity card che permetterà di avere due biglietti omaggio ogni 10 ingressi.
Per avere maggiori informazioni, con tutta la programmazione completa, cliccate pure qui.
Io non sono qui (I’m not there, USA, 2007) di Todd Haynes; con Christian Bale, Heath Ledger, Cate Blanchett, Richard Gere, Marcus Carl Franklin, Ben Whishaw, Charlotte Gainsbourg, Michelle Williams, Julianne Moore.
Le varie tappe di un uomo, in una ricostruzione falsa o vera che sia che comunque ha dell’incredibile. Lungo la sua vita, una persona si evolve, cambia, assume caratteristiche che si vanno rafforzando ed accentuando. E se attraversi varie tappe storiche importanti e ti chiami Bob Dylan, la tua storia è perfetta per un biopic. Questo deve aver pensato Todd Haynes, ad oggi tra i più geniali ed originali registi americani, quando ha deciso di iniziare il progetto di questo splendido I’m not there, da noi Io non sono qui, presentato in questi giorni in concorso al Festival di Venezia.
Bob Dylan lungo tutto il film ha vari nomi come John, Jude, Woody, ed ha i volti di Christian, Heath, Cate, Marcus, Richard e Ben. E non certo perchè i sei (eccezionali) attori solamente lo intepretino in epoche e momenti differenti. Più che altro è notevole lo sforzo di Haynes, nella sceneggiatura, di rendere le varie sfaccettature del cantautore, che ha approvato il film, forse perchè lo rappresenta come nessuno lo aveva mai rappresentato prima: in tutte le sue contraddizioni, in tutto il suo essere uomo.
Si inizia con Bob da ragazzino, che fugge in cerca di fortuna, e pian piano vengono introdotti gli altri attori, in un intreccio che bada più che alla logica alle emozioni e alle sensazioni, il tutto con un ritmo impressionante. C’è spazio anche per le donne della sua vita, come Claire (in realtà è Sara, interpretata dalla Gainsbourg), Alice… e sì, anche Edie (qui si chiama Coco), interpretata da una splendida Michelle Williams, che si mangia la factory girl Sienna con pochissime inquadrature.
Continua a leggere: Io non sono qui: recensione in anteprima