Si è spenta domenica notte nella propria residenza nella zona occidentale di Los Angeles Gloria Stuart (nata Gloria Frances Stewart), conosciuta dalle nuove generazioni soprattutto per aver interpretato, nel 1997, il ruolo di Rose anziana nel pluri-premiato Titanic di James Cameron. Cinque anni fa le era stato diagnosticato un cancro ai polmoni. L’attrice aveva compiuto cent’anni lo scorso 4 luglio.
Prima di ritirarsi dalle scene per dedicarsi alla pittura, negli anni ‘40, la Stuart è stata una delle prime dive del grande schermo e fu tra i fondatori della Screen Actors Guild. Fra il ‘32 ed il ‘46 girò oltre 46 pellicole (fra cui Frankenstein, The Invisible Man, The Prisoner of Shark Island) lavorando al fianco di nomi del calibro di Warner Baxter, Claude Rains, James Cagney, Dick Powell e Boris Karloff, John Ford, James Whale, fino a Shirley Temple. La sua prima ed unica nomination all’Oscar, però, è arrivata all’età di 87 anni, proprio per Titanic. In anni recenti è stata vista in alcune serie televisive, fra cui La Signora in Giallo e Il Tocco di un Angelo.
I veri cinefili hanno il loro appuntamento fisso a Bologna per uno dei festival più importanti del suo genere, siamo parlando de Il Cinema Ritrovato, una kermesse che inizierà domani e per otto giorni proporrà oltre trecento film.
Siamo arrivati alla ventiquattresima edizione di un festival unico in Italia, dove è possibile riscoprire alcune perle dimenticate nel tempo e riportare all’antico splendore alcuni di questi tesori dopo in meticoloso restauro. Realizzato dalla Cineteca di Bologna, il festival quest’anno propone una vera chicca per i cinefili, la retrospettiva completa dei primi film di John Ford.
Ma per gli appassionati le sorprese potrebbero essere tantissime, basta dare un’occhiata al denso programma dell’evento! Il Cinema Ritrovato prende il via sabato 26 giugno e prosegue fino al 3 luglio a Bologna.
La battaglia dei tre regni di John Woo con Tony Leung, Chiu Wai, Takeshi Kaneshiro, Zhao Wei, Shido Nakamura, Chang Chen, Zhang Fengyi, Hu Jun, Lin Chiling, You Yong, Tong Dawei, Song Jia, Wang Qingxiang, Hou Yong, Jiang Tong.
Anno 208, la storia della Cina sta vivendo i giorni del declino della dinastia Han. L’imperatore non è che un giovane inesperto soggiogato dall’ambizioso primo ministro Cao Cao che lo convince a dichiarare guerra ai regni meridionali, quello di Shu e quello di Wu. Un esercito impressionante inizia una lunga marcia sotto la guida dello stesso Cao Cao. I due regni del sud, tradizionalmente rivali capiscono che l’unica speranza per contrastare l’attacco è un’alleanza che troverà il suo quartier generale presso le Scogliere Rosse dove sono chiamati a raccolta i soldati dei due eserciti. Le truppe di Cao Cao inizieranno un assedio di logoramento che sembra avere un’unica possibile conclusione, ma dalla Battaglia delle Scogliere Rosse dipende la storia della Cina a venire. Ma la saggezza può diventare più importante delle armi…
1800 anni fa in Cina si combatteva un’unica battaglia di proporzioni mai viste dalla quale sono dipesi gran parte dei rapporti socio-economici dei secoli a venire. John Woo, a cui evidentemente giova l’aria della patria, dipinge un epico affresco (costato 80 milioni di dollari, la più grande produzione mai realizzata in lingua cinese) ispirandosi a Le cronache dei tre regni un resoconto storico dei fatti scritto oltre settecento anni fa.
Dopo Ang Lee (La tigre e il dragone) e Zhang Yimou (Hero, La foresta dei pugnali volanti), Chen Kaige, anche John Woo compie un passo indietro e ritorna in patria per occuparsi della tradizione cinese. Questa volta però non ci sono i classici elementi del wuxpian, come i combattimenti volanti di cappa e spada, e Woo calca la mano sul genere storico offrendo un ritratto epico di una battaglia che è valsa un’intera una guerra. Dimenticate quindi il Woo hollywood style (che ci ha regalato quel gioiello di Face/Off, ma anche tante delusioni), dategli un budget di ottanta milioni di dollari e una colomba (elemento immancabile nei suoi film) e vi porterà a casa un capolavoro da brividi.
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Mentre cercavo un filmata per ricordare il settantesimo anniversario del film Ombre Rosse, mi sono imbattuto in questo curioso spezzone di Rio Grande, ennesimo celebre western firmato dalla coppia John Ford e John Wayne.
In questa scena il Col. Kirby Yorke (Wayne) parla con la sua bella Kathleen (Maureen O’Hara) mentre si trovano nel cortile di casa, all’aperto. Dietro la testa di Wayne ecco apparire quello che sembra il classico Ufo dei film degli anni 50. Purtroppo la qualità del video non è eccellente, ma chi potesse recuperarlo in dvd potrà vedere meglio i dettagli della scena. A quanto pare il film risulta girato sulle vere locations e non in studio.
Usciva nella giornata di oggi, 70 anni fa, uno dei capolavori delcinema western, ma anche del cinema nel suo complesso, Ombre Rosse (Stagecoach) di John Ford. Un film di cowboy e indiani, ma con una sceneggiatura lontanamente ispirata al racconto Boule de suif di Guy de Maupassant.
Celeberrima a scena dell’inseguimento della carovana guidata da Ringo (Johyn Wayne da parte degli indiani (raccontati ancora come cattivi e spietati). Infinite letture sono state date a Ombre rosse nel corso di sette decenni, per un gioiello che è sempre un piacere rivedere, magari sul palinsesto notturno di qualche piccola rete televisiva locale. Nel 1995 è stato scelto per la preservazione nel National Film Registry della Biblioteca del Congresso degli Stati Uniti. Nei ruoli secondari ricordiamo Claire Trevor (la prostituta Dallas), Andy Devine (Buck), John Carradine (Hatfield) e Thomas Mitchell (il sempre ubriaco Dottore Boone).
La lunga linea grigia. Regia di John Ford. Con Maureen O’Hara, Tyrone Power, Robert Francis. Usa 1955, colore ‘138
Vita militare di un sergente americano, di origine irlandese, in parallelo con la storia di West Poin, storica accademia statunitense nella quale svolge il ruolo di istruttore dei cadetti.
Ford, con questo film, compie un piccolo miracolo di tenerezza e di tecnica. Certo, non aspettiamoci il regista dei grandi western tragici, o dei suoi grandi capolavori conflittuali (come il di poco successivo Sentieri Selvaggi). La sottile linea grigia, è un film minore non tanto nel senso del risultato, ma delle intenzioni; come a parlare di una partitura musicale. Quello che avrebbe potuto essere un film agiografico su West Point si trasforma in un racconto, pieno di notazioni e di spunti notevoli e spesso commoventi, sul passare del tempo, sulla perdita dei valori, sulla famiglia, sulla tenerezza dei rapporti amorosi.
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